“Codex Jung”, vangeli gnostici e UFO (2024)

di Federico Soldani – 4 febbraio 2024

Abbiamo già parlato su PsyPolitics di Jung, lo psichiatra svizzero fondatore della psicologia analitica. Jung è stato discusso in relazione a suo nonno, rettore dell’università di Basilea e di cui è interessante leggere la biografia anche politica. Così come è stato menzionato Jung nel contesto del commento ad un articolo in cui per la prima volta venne pubblicato il nome “psichedelico” dallo psichiatra britannico Osmond, del 1957. Nel commento a questo articolo si collegavano su PsyPolitics gli allucinogeni alle visioni del mondo gnosticheggianti proponendo per la prima volta nel 2021 il nome “pneumadelico” (si vedano gli articoli su PsyPolitics 1, 2 e 3). 

Nel suo articolo del 1957 Osmond pubblicò il nome “psichedelico” per la prima volta, citando, tra diverse altre fonti, Jung quattro volte, inclusa una “comunicazione personale” con lo psichiatra svizzero riportata in bibliografia. “I nostri psicotomimetici somigliano – scrisse Osmond – all’ipotetica endotossina che Carl Jung chiamò tossina-X e che noi abbiamo chiamato sostanza M (simile alla mescalina).”

Anche in conclusione di un articolo su come stia cambiando la mente contemporanea – secondo un modello chiamato su PsyPolitics nel 2020 ‘CyPsy’, da cyber e psychedelic – si parlava di come in base a un modello freudiano tripartito della mente, questa stia vedendo nella fase che stiamo attraversando la “ falsa opposizione tra le narrazioni del “Super-Io” e dell’”Es” e l’obiettivo comune della dissoluzione dell’”Io”. L’articolo concludeva: “I nostri sé coscienti, o ego psicoanalitici, sono bloccati nel mezzo, di fronte a una falsa scelta tra due modalità ugualmente radicali che lavorano insieme per lo stesso obiettivo, invitando l’ego a commettere un suicidio volontario per il bene più grande del “pianeta” e della “razza umana” nel suo insieme in nome della necessità di una dissoluzione o morte dell’ego di massa, sia essa junghiana o più direttamente ispirata alle filosofie orientali. In realtà, una dissoluzione necessaria, secondo l’ipotesi ‘CyPsy’ sulla mente, per i profitti digitali del capitalismo del 21° secolo.”

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Due elementi rilevanti anche rispetto a temi come questi che stanno emergendo sui media di massa e digitali, appaiono importanti proprio in relazione a Jung, nato Karl Gustav II sulla scorta del nome del nonno, nome poi cambiato in Carl Gustav, solitamente abbreviato in C. G.. 

Lo psichiatra svizzero ebbe infatti un forte interesse per [1] i manoscritti gnostici di Nag Hammadi. Quello che porta il suo nome, il codice I (il primo “ad essere interpretato criticamente da persone competenti”), fu l’unico a lasciare l’Egitto, clandestinamente, per approdare attraverso varie banche europee in Svizzera. Secondo l’introduzione italiana della edizione UTET, arrivò a Zurigo acquistato dall’Istituto Jung e “offerto pro forma a C. G. Jung e “battezzato” Codex Jung“.

Jung mostrò anche un notevole interesse per [2] i dischi volanti, anche detti all’inglese U.F.O. (unidentified flying objects, ovvero oggetti volanti non identificati), che esplorò in termini di proiezioni psichiche e simbolismo collettivo nella sua opera del 1958 “Un mito moderno.Delle cose che si vedono nel cielo” (“Ein moderner Mythus: Von Dingen, die am Himmel gesehen werden”, 1958). Quest’ultimo lavoro discute le visioni di oggetti non identificati nel cielo anche in termini di psicologia collettiva.

Speciale Tg1 – Figli delle stelle – Rai – 21/11/2022

Per quanto mi riguarda il primo di questi due elementi l’ho scoperto solo molto di recente nel 2024 leggendo “Testi Gnostici” (UTET 1982). Il secondo lo conoscevo da molti anni, almeno dal 2017, e avevo anche fatto circolare la copertina (foto in alto a inizio articolo) sui social media dal 2020 della edizione italiana edita da Bompiani nel 1960, copertina poi fatta circolare e mostrata anche altrove, di cui avevo già allora una copia (online si trova invece solitamente ad oggi l’immagine di un’altra copia della stessa edizione presa probabilmente da un sito di vendite online).

Anche Freud, che fu uno dei maestri di Jung, fu interessato ai temi dell’antichità – e per sua stessa ammissione lesse più di archeologia che di psicologia in vita sua – per esempio occupandosi di “Hammurabi” nel 1904, nello stesso periodo in cui un gruppo di archeologi francesi rinvenne una grande pietra nell’acropoli di Susa contenente iscrizioni di un codice – poi conosciuto come il Codice di Hammurabi – dettato nel XVIII secolo a.C. da un “dio sole” al re babilonese Hammurabi. Questa fu la prima raccolta di leggi conosciuta all’epoca che antecedeva la Bibbia. Freud notò a questo proposito paralleli con il libro dell’Esodo, il secondo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana. Si veda su PsyPolitics, in inglese, “Il mio primo uditorio.” Freud e la genesi de “L’interpretazione dei sogni” (2021) – PsyPolitics. Di fatto la sua creazione, la psicoanalisi, puo’ essere intesa con un parallelismo come una esplorazione archeologica della psiche

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Gnosticismo è termine che descrive una varietà di movimenti religiosi e filosofici antichi, emersi principalmente nei primi secoli dell’era cristiana, sebbene le radici di questi movimenti possano essere tracciate fino a prima di quel periodo. Lo gnosticismo, come riportato da diverse fonti disponibili online, incorpora elementi di diverse tradizioni, tra cui il cristianesimo, l’ebraismo – in particolare elementi della cabala o kabbalah e dei testi mistici e apocalittici ebraici – il platonismo e il neoplatonismo, così come varie religioni misteriche, e persino lo zoroastrismo (da Zoroastro o Zarathustra). Ad esempio i culti di Dioniso offrivano iniziazioni segrete e promettevano conoscenze e salvezza ai loro adepti. 

Nonostante la grande diversità tra le scuole gnostiche, alcuni temi centrali e concetti appaiono comuni alla maggior parte delle tradizioni gnostiche, per esempio il dualismo radicale materia-spirito, la conoscenza segreta (Gnosis), la salvezza attraverso la gnosi, una mitologia elaborata con cosmogonie complesse e popolate da entità spirituali, critica delle religioni istituzionali e delle autorità, gli gnostici spesso rigettavano le interpretazioni letterali delle scritture a favore di letture simboliche o allegoriche.

Lo gnosticismo, ancora come riportato da diverse fonti online, è stato oggetto di persecuzione e condanna da parte delle autorità religiose cristiane nei primi secoli, portando alla distruzione di molti dei suoi testi. La nostra comprensione dello gnosticismo è stata notevolmente ampliata con la scoperta della biblioteca di Nag Hammadi in Egitto nel 1945, una raccolta di testi gnostici cristiani e di testi correlati, che ha offerto uno sguardo senza precedenti sulle credenze e le pratiche gnostiche.

Il ritrovamento dei manoscritti di Nag Hammadi rappresentò quindi un’importante scoperta per la storia delle religioni e per lo studio dello gnosticismo. Questi manoscritti, scoperti nel 1945 vicino alla città egiziana di Nag Hammadi in Egitto, consistono in una raccolta di tredici codici in papiro contenenti oltre cinquanta testi, scritti prevalentemente in copto.

Carl Gustav Jung ebbe un ruolo significativo nella valorizzazione e nello studio in particolare di uno dei testi gnostici, grazie come detto all’acquisto di uno dei codici, che divenne noto come “Codex Jung”. Questo codice, formalmente conosciuto come Codex I dei manoscritti di Nag Hammadi, fu acquistato da Jung nel 1951, solo sei anni dopo il ritrovamento dei manoscritti.

Il Codex Jung contiene importanti testi gnostici, tra cui il testo chiamato “Vangelo della Verità”, attribuito a Valentino, una figura centrale nel movimento gnostico del II secolo. Jung era profondamente interessato agli aspetti psicologici e simbolici dei testi gnostici, che riteneva potessero offrire una visione profonda della psiche umana e dei processi inconsci. L’interesse di Jung per lo gnosticismo e le sue idee sull’inconscio collettivo e sugli archetipi trovarono un terreno fertile nei temi esplorati nei manoscritti gnostici, come ad esempio la ricerca della cosiddetta gnosi, quale conoscenza spirituale interiore, e la distinzione tra un io cosiddetto superiore e un io cosiddetto inferiore.

Il coinvolgimento di Jung contribuì a introdurre il pensiero gnostico a un pubblico più ampio e a stimolare ulteriori ricerche e studi sui manoscritti di Nag Hammadi nel campo della psicologia, della religione e della filosofia. La sua interpretazione dei testi gnostici, influenzata da teorie psicologiche, offrì nuove prospettive di studio e contribuì a una rinnovata comprensione dello gnosticismo antico.

Carl Gustav Jung fu profondamente interessato allo gnosticismo e alla gnosi, che considerava antenati concettuali delle sue teorie psicologiche. Nella sua visione, le narrazioni e i simboli gnostici rappresentavano metaforicamente il viaggio interiore dell’individuo verso la comprensione e l’integrazione di sé. Secondo Jung, questo percorso implica l’accettazione e l’assimilazione delle parti più oscure e primitive della propria personalità (l'”io inferiore”), spesso associate alla vita materiale e agli aspetti istintivi dell’essere.Questo processo è necessario per raggiungere un senso di completezza e armonia interiore, simboleggiato dall'”io superiore” o dal “Sé”, che in Jung si identificherebbe come il culmine dello sviluppo psicologico, un punto di equilibrio tra le diverse forze della psiche.

La Torre di Bollingen fu per Jung, che la fece costruire circa un secolo fa, un rifugio personale e uno spazio di lavoro isolato, un luogo simbolo del suo viaggio interiore e della ricerca di integrazione psichica, dove poteva immergersi nella sua ricerca interiore e negli studi psicologici lontano dalle distrazioni. Era un luogo di riflessione e meditazione, dove Jung si confrontava con il suo inconscio anche attraverso la scrittura e la scultura. La posizione della Torre di Bollingen nel cantone di San Gallo (in tedesco Sankt Gallen), in riva al Lago di Zurigo, offriva un ambiente tranquillo e naturale, ideale per il ritiro spirituale e il lavoro creativo, simbolizzando la ricerca di equilibrio e armonia interiore.

Per Jung, quindi, la gnosi andava oltre l’ambito del religioso o del mistico, trasformandosi in un processo psicologico profondo attraverso il quale un individuo realizza la propria interezza. La gnosi diventa un cammino di auto-scoperta e di realizzazione del “Sé”, in cui la persona arriva a comprendere e ad armonizzare tutti gli aspetti di sé stessa, inclusi quelli inconsci e precedentemente negati, stabilendo così una connessione più profonda e significativa con l’universo circostante. Questo percorso di individuazione, secondo Jung, sarebbe presente nei testi gnostici, che vedeva come espressioni simboliche delle dinamiche psichiche universali.

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Delle visioni gnosticheggianti in epoca moderna ci siamo invece occupati su PsyPolitics nel 2020 a proposito degli autori Voegelin e Loeb, si vedano rispettivamente gli articoli, in inglese “Voegelin, ‘Scienza, Politica e Gnosticismo’ (2020)” – PsyPolitics e “Vita in una tecnocrazia”, 1933: un soviet di tecnici… in America? /2 (2021) – PsyPolitics.

Del testo di Jung su dischi volanti e U.F.O., così come delle dichiarazioni pubbliche dello psichiatra svizzero a questo riguardo, proveremo a tornare ad occuparci più avanti. Qualche decennio più tardi nel ‘900 un altro psichiatra, un professore statunitense importante della scuola medica di Harvard, il Premio Pulitzer John Edward Mack, si occupò pubblicamente in modo controverso di temi affini, ovvero di rapimenti alieni. 

Qui è importante notare come attorno alla figura di Jung si concentrino diversi dei temi che stanno emergendo nel dibattito pubblico contemporaneo: si vedano lo gnosticismo, indirettamente gli allucinogeni per tramite di Osmond che pubblicò per primo il termine “psichedelico” e per tramite dello psicoanalista junghiano prima dell’OSS e poi di Harvard, Henry Murray, così come i temi avvalorati persino da personalità politiche come l’ex Presidente U.S.A. Obama in anni recenti legati a dischi volanti, alieni e cosiddetti U.F.O..

Obama sugli UFO, intervista sulla TV statunitense del 2021

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Fentanyl, in Oregon è stato di emergenza. Ma c’è molto di più – ilGiornale.it (2024)

La governatrice dell’Oregon ha dichiarato lo stato di emergenza per l’aumento di casi di overdose legati all’uso di questo potente antidolorifico oppioide. Nel 2020 un referendum depenalizzò l’uso di droghe. Abbiamo chiesto un commento all’epidemiologo Federico Soldani

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di Orlando Sacchelli – 31 gennaio 2024 – 20:54

Lo stato dell’Oregon, 4,2 milioni di abitanti sulla costa ovest degli Stati Uniti, ha dichiarato lo stato d’emergenza per il fentanyl. O meglio, per l’aumento di casi di overdose legati all’uso di questo antidolorifico oppioide che ogni anno causa decine di migliaia di morti. La governatrice Tina Kotek ha annunciato “misure straordinarie” per affrontare l’emergenza. “Il nostro Paese e il nostro Stato – ha dichiarato – non hanno mai visto un aumento dei morti come adesso, un dato che ci spinge a intervenire subito”.

È bene ricordare che grazie a un referendum i cittadini dell’Oregon nel 2020 approvarono una misura che depenalizzava l’uso di tutte le droghe, tra cui il fentanyl. Sin da subito la decisione scatenò polemiche. Un dato inquietante: nello Stato tra il 2019 e il 2022 i morti per uso (o sarebbe meglio dire abuso) di oppioidi e simili sono passate dai 280 a 956. E complessivamente negli Usa quasi settantamila persone sono decedute per l’uso del fentanyl, solo nel 2021, il quadruplo nell’arco di cinque anni. Numeri probabilmente in difetto, visto che i medici legali spesso non hanno i mezzi necessari per accertare con specificità la causa esatta della morte.

Che succede ora? Lo stato d’emergenza durerà novanta giorni, durante i quali saranno lanciate campagne pubbliche sul tema e verà potenziato il servizio di consulenza e assistenza per le persone dipendenti dagli oppioidi. Ogni giorno i dati verranno aggiornati per seguire l’andamento dell’emergenza.

Abbiamo chiesto un parere al dottor Federico Soldani, epidemiologo psichiatra del National Health Service a Londra, che da anni studia questi problemi. “L’Oregon fa da laboratorio per le nuove biopolitiche legate alle droghe e alla medicalizzazione e psichiatrizzazione della popolazione. Questo tipo di politiche sono come una tenaglia che vede da una parte la depenalizzazione ma anche, per la prima volta, la promozione attiva delle sostanze psicoattive anche da strada o da discoteca, inclusi i potentissimi allucinogeni, e dall’altra una offerta sanitaria rinnovata per fare fronte ai problemi che queste sostanze inevitabilmente portano con sé. Il fentanyl – prosegue Soldani – è un esempio di come un farmaco, peraltro inizialmente da prescrizione, quindi teoricamente sotto controllo medico e non altrimenti disponibile, possa causare nel tempo effetti avversi anche gravi”.

C’è anche il fentanyl illegale, non prescritto dai medici. Quello che i cartelli della droga mescolano alle altre droghe, dato che è potente ed è più facile da trasportare e nascondere. Negli ultimi anni è soprattutto questo mix ad aver causato decessi, più che il fentanyl da prescrizione, che già li causava ma in misura inferiore.

“Queste sostanze potenti – prosegue Soldani – sono proposte anche per via medica, basti vedere l’altra notizia di alcuni mesi fa secondo la quale centri di distribuzione di questi prodotti sono regolati in Oregon dalle autorità sanitarie statali, anche se non serve una prescrizione per accedere agli allucinogeni, che sono adesso venduti al pubblico come ‘psichedelici’ e come trattamenti per la ‘salute mentale’ di tutti e di ciascuno, una assoluta novità di questi anni”.

Un altro aspetto importante da non sottovalutare: “I media quali la televisione pubblica statunitense PBS hanno riportato e rilanciato la notizia con l’invito alla popolazione a provare sostanze allucinogene avanzato dai nuovi centri privati dell’Oregon dove si possono provare legalmente allucinogeni quali i funghi magici contenenti il principio attivo psilocibina”.

Per concludere, a proposito della via medica per oppioidi, cannabis o allucinogeni, o altre droghe, “quello del Fentanyl – spiega Soldani – è un esempio di come un farmaco, peraltro da prescrizione, quindi teoricamente sotto controllo medico e non altrimenti disponibile, possa causare effetti avversi anche gravi, a dimostrazione che la via medica di per sé non garantisce dai problemi causati da questa nuova e preoccupante tendenza a produrre massivamente e poi diffondere tra la popolazione sostanze potenti”.

E ci sarebbe anche un’altra cosa interessante da sottolineare. I venditori di allucinogeni online non vengono penalizzati o bloccati da società come Facebook/Meta, il cui fondatore, tra l’altro, ha finanziato la campagna referendaria in Oregon del 2020 per depenalizzare le droghe.

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(Articolo riprodotto con permesso. Link originale: Fentanyl, in Oregon è stato di emergenza. Ma c’è molto di più – ilGiornale.it , https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/fentanyl-oregon-stato-emergenza-dietro-c-molto-pi-2276251.html

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Papa Francesco: se un politico è rigido, “mi dico subito che è malato”. “Queste persone avvertono inconsciamente di essere ‘psicologicamente malate'” (2024)

Non lo sanno consciamente, ma lo sentono

Già nel 2020 si notava su PsyPolitics nell’articolo Libertà cyber-psichedelica? (2020), senza conoscere o aver preso in considerazione il testo del 2017 adesso qui di seguito presentato in traduzione italiana su PsyPolitics, come in riferimento all’ “ormai quasi onnipresente discorso della ‘dissoluzione dell’ego” nel contesto del cosiddetto rinascimento psichedelico, “persino il Santo Padre sembra parlare frequentemente in termini non solo spirituali cattolici ma spesso psicoanalitici, proprio in riferimento all’ ‘ego’.

Il seguente passaggio parla di politica e di psicodiscipline, incluse la psichiatria e soprattutto la psicoanalisi di Sigmund Freud, ma anche di uno dei più famosi test proiettivi usato per selezionare il personale, quello delle macchie d’inchiostro dello psichiatra svizzero, che si formò sotto Bleuler, Hermann Rorschach. 

Da notare come quello che è probabilmente il secondo più famoso, o comunque un altro famosissimo, test proiettivo dopo quello delle macchie di inchiostro di Rorschach è il TAT, Tematic Apperception Test – il cui manuale fu per anni un best-seller di Harvard – sviluppato per studiare la personalità a Boston dagli psicoanalisti junghiani (si veda anche Jung su PsyPolitics) Murray e Morgan. Di questi autori abbiamo già trattato su PsyPolitics in relazione anche agli allucinogeni, visto che fu proprio Murray a permettere gli esperimenti di Leary e soci con gli allucinogeni ad Harvard negli anni ’60 del secolo scorso.

È tratto dal libro intervista del 2017 di Papa Francesco con Dominique Wolton dal titolo “Politica e Società” (copertina orginale in alto). Nell’originale francese: Pape François avec Dominique Wolton, “Politique et société – Rencontre avec Dominique Wolton”, Paris, Éditions de l’Observatoire, 2017. In Italiano, Papa Francesco con Dominique Wolton, “Dio è un poeta. Un dialogo inedito sulla politica e la società”, traduzione (non controllata o usata qui su PsyPolitics) di Elena Sacchini e Andrea Zucchetti, Milano, Rizzoli, 2018.

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“Dominique Wolton: Concordo. Riprendiamo il discorso sul dialogo interreligioso. Volevate forse aggiungere qualcosa in merito al rigorismo?

Papa Francesco: Ogni rigidità nasconde un’incapacità di comunicare. Ho sempre notato che… Pensiamo ai preti rigidi che temono la comunicazione, e ai politici rigidi… Si tratta di una sorta di fondamentalismo. Quando mi imbatto in una persona rigida, specialmente se giovane, mi dico subito che è malata. La loro ricerca è quella della sicurezza. A tal proposito, vi racconto un episodio. Quando nel 1972 ero maestro dei novizi, seguivamo i candidati che aspiravano ad entrare nella Compagnia per uno o due anni. Frequentavano l’università e nei fine settimana venivano da noi. Al noviziato praticavano sport e dialogavano con il loro direttore spirituale, ma con me non avevano un rapporto diretto; non mi consideravano neanche, non ero una figura di spicco per loro. 

Facevano colloqui e venivano sottoposti a test piuttosto approfonditi, come i test di Rorschach, condotti da un team qualificato, incluso un psichiatra cattolico e credente che lavorava lì. Io accompagnavo questi giovani ai test. Ricordo uno in particolare, visibilmente rigido, ma dotato di grandi capacità intellettuali, che ritenevo di alto livello. C’erano altri meno brillanti, dei quali dubitavo che potessero superare la selezione. Pensavo sarebbero stati rifiutati per le loro difficoltà, ma furono ammessi per la loro capacità di crescere e avere successo. E quando arrivò il risultato del test di questo primo studente, la risposta fu immediatamente negativa. ”Ma perché? È così intelligente, ha tante qualità.” – “Ha un problema,” mi spiegarono, “è un po’ impacciato, artificioso in alcune cose, rigido.” – “E perché è così?” – “Perché non è sicuro di sé.”

Si percepisce che queste persone avvertono inconsciamente di essere “psicologicamente malate”. Non lo sanno consciamente, ma lo sentono. E quindi cercano strutture solide a cui aggrapparsi nella vita. Diventano poliziotti, si arruolano nell’esercito o nella Chiesa, istituzioni forti, per difendersi. Svolgono bene il loro lavoro, ma non appena si sentono al sicuro, la loro malattia emerge inconsciamente. Ed è allora che sorgono i problemi. E ho chiesto: “Ma dottore, come si spiega? Non capisco.” E mi fu risposto: “Non vi siete mai chiesti perché ci sono poliziotti torturatori? Questi giovani, quando arrivavano, erano ragazzi coraggiosi, buoni, ma malati. Poi hanno acquisito sicurezza, e la loro malattia è venuta alla luce.”

Io ho paura della rigidità. Preferisco un giovane disordinato, con problemi normali, che si arrabbia… perché tutte queste contraddizioni lo aiuteranno a crescere. Abbiamo già parlato delle differenze tra argentini e francesi… Gli argentini sono molto legati alla psicoanalisi, è vero.A Buenos Aires c’è un quartiere molto chic, chiamato Villa Freud, dove si trovano tutti gli psicoanalisti.

Dominique Wolton: Questo è un disastro. Non bisognerebbe mai riunire troppi psicoanalisti, altrimenti diventano pretenziosi. Questo non toglie che la psicoanalisi sia stata una delle maggiori rivoluzioni intellettuali e culturali del XX secolo!

Papa Francesco: Non sono tutti uguali. Alcuni sono così. Ma ne ho conosciuti altri che erano molto umani, aperti all’umanesimo e al dialogo con altre discipline, inclusa la medicina… 

Dominique Wolton: Sì, certo! Quando sono medici, spesso sono più competenti, perché conoscono l’arte della cura. Lo so da tempo, grazie al mio ambiente immediato. E invece quando sono intellettuali… 

Papa Francesco: Quando dialogano con la scienza… per esempio, conosco una psicoanalista molto capace, una donna di qualità, sui cinquant’anni. Lavora a Buenos Aires, ma si reca tre volte all’anno per tenere lezioni, una settimana in Spagna e una in Germania. È affascinante, ha trovato un modo per arricchire l’analisi psicoanalitica con l’omeopatia e molte altre discipline. Quelli che ho conosciuto mi hanno aiutato molto in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di consulenza. Ho consultato una psicoanalista ebrea. Per sei mesi, sono andato da lei una volta a settimana per chiarire alcune questioni. È stata molto brava, estremamente professionale sia come medico che come psicoanalista, rimanendo sempre nel suo ruolo. E poi, un giorno, quando era prossima alla morte, mi ha chiamato. Non per i sacramenti, essendo ebrea, ma per un dialogo spirituale. Una persona davvero buona. Per sei mesi, mi ha aiutato molto, avevo già 42 anni all’epoca.

Dominique Wolton: Tutti possono aver bisogno di un dialogo del genere, con uno psichiatra o uno psicoanalista, per prendere distanza dalla propria infelicità. Quando questa professione viene esercitata bene, si avvicina a quella del prete. Il paragone con il prete esiste ed è vero che un buon psichiatra è spesso una persona che assorbe il male altrui. Il terapeuta [lo “strizzacervelli”, il colloquiale “le psy” nell’originale francese] guarisce gli altri, sentendo il loro dolore, proprio come fa il prete. È una prossimità psichica

Papa Francesco: Accompagnare è un processo difficile.”

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“The Hallucinogens”, 1967 treatise by Hoffer and Osmond (2024)

Hallucinogens “may produce marked changes in our society”

by Federico Soldani

If there are doubts about how certain groups of substances were called for decades by the larger medical and research communities, here we have a 1967 treatise co-authored by the person, Dr. Osmond, who officially coined and then published the word “psychedelic” for the first time ten years before in 1957. See ‘Pneumadelic’? Osmond, 1957: “my own preference being ‘psychelytic’, or ‘psychedelic’ ” (PsyPolitics 2021).

Such treatise is the 600+ pages long “The Hallucinogens” (Academic Press, Inc 1967).

Below the Preface of the book is reproduced, with emphasis added in bold, which includes a discussion about why the two co-authors preferred to write of ‘hallucinogens’ instead of ‘psychedelics’ or other terms, despite one of the two co-authors being the one who officially coined the term ‘psychedelic’ and then published it ten years earlier in 1957 !

Despite nomenclature of these substances being largely taken for granted in the 2020s as the new term of choice, psychedelic, is rapidly becoming widespread including in medicine (see ‘Hallucinogens, not psychedelics’. A letter to the Editor of The New England Journal of Medicine (PsyPolitics 2021) and Hallucinogens: antidepressants hype, cubed. PsyPolitics 2023), the debate about nomenclature is far from settled, as this text by the inventor and proponent of the word psychedelic shows all too clearly. The importance of nomenclature for such substances, and those with similar properties, cannot be overstated.

The two co-authors, in a Preface to this comprehensive pharmacological technical treatise, also mention, as Osmond did already a decade earlier in the paper in which the word psychedelic was published for the first time, the political dimension of such substances stating that hallucinogens “may produce marked changes in our society”.

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Preface

In 1954 we designated mescaline, lysergic acid diethylamide, and adrenochrome as hallucinogens. The only other substances which we classed as hallucinogens were the active principals from marijuana, harmala alkaloids, and ibogain, not at the time identified chemically for certain. In the past decade so many additional hallucinogens have been discovered, studied, and described and so many new publications have appeared that this may be the last time it will be possible to give a detailed description of the hallucinogens in a single volume. Within another five to ten years each hallucinogen may well require its own monograph.

The term “hallucinogen” is not completely satisfactory since it overemphasizes the perceptual elements of the response to these drugs, and perceptual changes are often minor; changes in thought and mood are much more important. Other terms have been suggested but they, too, have faults. Thus, psychotomimetic has been used as a general description, but these compounds do not necessarily make the subject psychotic. The term delirients seem no better since subjects given these compounds are seldom delirious. Psychedelic, Osmond’s word, refers to a particular kind of drug reaction, as does, of course, psychotomimetic, or delirium. For these reasons it seems appropriate to continue using the term hallucinogens for a variety of substances which can produce reactions which may be psychotomimetic, psychedelic, or delirient, depending upon many other factors.

Hallucinogens are then chemicals which in nontoxic doses produce changes in perception, in thought, and in mood., but which seldom produced mental confusion, memory loss, or disorientation for person, place, and time. These latter changes are characteristic of organic brain reactions following intoxications with alcohol, anesthetics, and other toxic drugs.

This work has been written for chemists, biochemists, psychologists, sociologists, and research physicians. It cannot, therefore, satisfy each group fully, but we believe that it is sufficiently comprehensive and well documented so that each group can use it as a springboard for future enquiry into these fascinating chemicals.

The use of hallucinogens has been described as one of the major advances of this century. There is little doubt that they have had a massive impact upon psychiatry, and may produce marked changes in our society. The violent reaction for and against the hallucinogens suggests that even if these compounds are not universally understood and approved of they will neither be forgotten nor neglected.

A. Hoffer

H. Osmond

September, 1967

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Harvard 30th President’s psyspeak: “a well-laid trap”, “obsessive scrutiny,” and “projecting every anxiety” (2024)

Claudine Gay: What Just Happened at Harvard Is Bigger Than Me

– The New York Times, Jan 4th 2024

https://www.nytimes.com/2024/01/03/opinion/claudine-gay-harvard-president.html

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[Photo at the top, Adam Glanzman for The New York Times]

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Toni Negri (1933-2023): la “iterazione ossessiva” e i “nervi a posto” del rappresentante dello Stato (2023)

Enzo Biagi intervista Toni Negri nel 1983 per Arnoldo Mondadori Editore, Rete 4

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Karl Gustav Jung, il nonno (2021)

di Federico Soldani – 8 giugno 2021

English

In un articolo del 2011 sulla rivista della Società di Psicologia Analitica, il nipote dello psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (enfasi aggiunta) “architetto e storico, residente nella casa di Küsnacht, offre prospettive sul ruolo del nonno”.

“C.G. ebbe un rapporto difficile con il padre, ma sentì una forte connessione con il nonno Karl Gustav Jung, anche se questi morì prima della nascita di C.G.“.

L’autore dell’articolo – nipote dello psichiatra Carl Gustav, l’abstract è disponibile su PubMed.gov della U.S. National Library of Medicine – “osserva che c’erano molti parallelismi nella vita dei due uomini; i ricordi di C.G. e il toccante diario personale lasciato da Karl Gustav saranno discussi. Molti degli altri antenati di Jung saranno descritti dal suo punto di vista personale. L’articolo include anche i precursori spirituali di C.G. e infine i morti, i nostri comuni antenati senza nome.”

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Karl Gustav (1795 – 1864) fu un medico e professore di medicina, attivo anche in politica, che trascorse del tempo in prigione. Karl fu amico di Alexander von Humboldt, che fu a sua volta coinvolto nel promuovere la carriera accademica di Karl.

Karl divenne Rettore dell’Università di Basilea, la più antica università della Svizzera, e contribuì a fondare la clinica psichiatrica locale e una casa per bambini ritardati (la foto sotto della lapide è tratta dalla fonte online citata qui).

Suo nipote, lo psichiatra Carl, nato Karl – ‘Karl Gustav II’ (1875-1961), di solito scritto con la C invece della K poiché questo cambiamento nel suo nome venne fatto più tardi nella vita, forse intorno al 1900 – divenne il fondatore della psicologia analitica, un metodo psicoanalitico.

Carl nutriva l’idea, contenuta anche nella sua corrispondenza con Sigmund Freud, che suo nonno Karl potesse essere il figlio biologico illegittimo di Johann Wolfgang von Goethe.

In precedenza abbiamo incontrato brevemente uno degli amici di Goethe su PsyPolitics, il medico che ha coniato la parola “psichiatria” nel 1808, Johann Christian Reil.

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Per ulteriori informazioni sulle biografie di Karl e Carl Gustav Jung, ecco alcuni link da Wikipedia (accesso 7 maggio 2023), New York Times e altri riferimenti bibliografici correlati, per il lettore interessato.

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Karl Gustav Jung (1795-1864) – https://en.wikipedia.org/wiki/Karl_Gustav_Jung

[Commento aggiunto alla versione in italiano dell’articolo, il 7 maggio 2023.

Interessante notare come già fatto in un precedente articolo per alcuni medici, proto-psichiatri o psichiatri storicamente importanti, la postura nel ritratto qui sopra di Karl Gustav Jung, soprattutto il dito indice che punta in basso.

Questo aspetto della postura è infatti molto simile – le foto rispettive sono ai link del nome – per i ritratti di Reil (che coniò il termine ‘psichiatria’, mano nella posizione identica a Karl Gustav Jung), Beyer (che coniò ‘antipsichiatria’), Freud (che coniò ‘psicoanalisi’ e istituì la relativa disciplina, in una fotografia con gli altri sei membri, a cui donò anelli con sigillo, di quello che lui stesso definì “comitato segreto”), Bechterev (tra i fondatori della psichiatria in Russia, in una fotografia con altri quattro membri del primo dipartimento di psichiatria all’Università di Kazan), così come per il politico e rivoluzionario Martov, molto amico e mentore di Trotsky, in una fotografia con Lenin e altri cinque marxisti con cui condivise la prigione, e qui nel ritratto sopra anche per Karl Gustav Jung, nonno di Carl.

Questo ritratto di Karl, accesso 7 maggio 2023, era assente dalla voce Wikipedia in inglese nel 2021 quando era presente soltanto l’altro ritratto, anteriore, usato per scrivere la versione in inglese di questo articolo su PsyPolitics.]

[Nella foto all’inizio dell’articolo, lo psichiatra svizzero Carl Jung, circa 1935.]

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Senzani, criminologo delle Brigate Rosse, 2014: “Nel ’68 sono stato da Basaglia, lì mi sono nate delle idee e sono diventato molto rigido contro l’emarginazione”(2023)

“La storia delle Brigate Rosse fa parte di una storia più grande, la Storia del Movimento Rivoluzionario”. “Bisogna partire dagli albori”.

di Federico Soldani – 29 aprile 2023

In una intervista del 2014 il criminologo Giovanni Senzani delle Brigate Rosse (B.R.) mai dissociatosi, attivo ai vertici delle B.R. anche durante il sequestro di Aldo Moro nel 1978 – che si formò anche in California a Berkeley, come riportato tra altre fonti in questo articolo del 1982 su Time Magazine, accennò ad alcune questioni interessanti al confine tra psichiatria e politica.

Franco Basaglia nel 1979 – https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Basaglia

Senzani, che fu consulente del Ministero di Grazia e Giustizia ed ebbe incarichi universitari a Siena e a Firenze, parlò di [1] un suo periodo di esperienza non meglio precisato nel 1968 presso il medico psichiatra Franco Basaglia, il cui nome è legato alla legge 180 del 1978, approvata dal governo Andreotti il 13 maggio, pochi giorni dopo l’uccisione di Moro, con cui si chiusero i manicomi e si regolarono accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, relatore della legge fu lo psichiatra e politico parlamentare e governativo – della Democrazia Cristiana (D.C.) – Bruno Orsini.

Per il prominente politologo Norberto Bobbio, come ebbe modo di dire in una intervista nel 1985, la legge 180 rappresentò una delle pochissime riforme attuate nell’Italia del dopoguerra.

Senzani parlò anche del [2] concetto di rivoluzione, affermando che “la storia delle Brigate Rosse fa parte di una storia più grande, la Storia del Movimento Rivoluzionario” (maiuscolo nell’originale, enfasi in neretto aggiunta nelle citazioni che seguono, incluse le risposte dell’intervista rilasciata da Senzani per il quotidiano Cronache del Garantista, diretto da Piero Sansonetti, nel 2014).

Si veda a proposito del rapporto tra psichiatria e rivoluzione, Berlinguer, 1969: “concezioni illuministiche, gli psichiatri considerati come protagonisti del processo rivoluzionario” (2023).

Inchieste sul coinvolgimento di Senzani e dei suoi complici delle B.R. nel caso Moro – durante l’intera durata del sequestro fu in carica il IV governo Andreotti, che era entrato in funzione solo tre giorni prima del rapimento – inclusi coloro che tenevano i conti svizzeri con cui si finanziavano, sono state svolte dopo oltre quaranta anni dagli eventi, si veda ad esempio ‘Sequestro Moro: nuova inchiesta, prelevato Dna a Senzani e Baschieri’, Firenze Post, 2021.

Baschieri, appartenente al Comitato Rivoluzionario Toscano delle Brigate Rosse con il nome di battaglia ‘Piero’ – proprio come Senzani mai dissociatosi – figlio di un medico e professore universitario cui è stata intitolata un’aula per il cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Istituto di Medicina del Lavoro presso l’ospedale di Pisa, ottenne la grazia, nonostante non avesse collaborato, firmata nel 1994 dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Fu il primo provvedimento simile firmato da Scalfaro in relazione alle Brigate Rosse. Baschieri è stato in anni recenti ricercatore di biofisica al CNR di Pisa e il suo nome compare come autore di studi in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa.

Si veda anche ‘Rapimento Moro, 43 anni dopo prelievi di Dna a Firenze e Pisa’, Corriere Fiorentino, 2021.

Senzani pubblicò un libro nel 1970 per Jaca Book ‘L’esclusione anticipata: rapporto da 118 case di rieducazione per minorenni’, per il quale venne intervistato nel 1969, mentre svolgeva le sue ricerche, sul primo canale della RAI a TV7 e per il quale ebbe una recensione sul Corriere della Sera nel 1973.

Proviamo a disseppellire da questo silenzio la denuncia sino ad oggi più completa.” – informava il Corriere della Sera – “È la ricerca condotta fra il ’68 e il ’69 da Giovanni Senzani con una visita alle 118 case di rieducazione per minorenni. È pubblica, l’ha stampata la casa editrice Jaca Book col titolo “L’esclusione anticipata”, la seconda edizione è di tre mesi fa, 490 pagine, costa duemila lire, il biglietto di un cinema di prima visione. Senzani ha fatto parlare ragazzi, educatori, maestre, agenti di custodia, direttori, ha pubblicato lettere, verbali, regolamenti. L’insieme è un romanzo sconvolgente e un terribile atto d’accusa su un universo che esiste e prospera. L’universo è fatto di quelli che una volta si chiamavano riformatori.”

Senzani curò la traduzione in italiano del libro, della casa editrice della Chicago University, di Anthony M. Platt, ‘I salvatori di bambini. L’invenzione della delinquenza’, nel titolo italiano per l’editore Guaraldi (Roma-Firenze, 1975; copertina nella foto all’inizio dell’articolo) ‘L’Invenzione della delinquenza’ (The Child Savers; the Invention of Delinquency. Chicago: University of Chicago, 1969). Come recita Wikipedia, voce in inglese, “Il movimento per salvare i bambini emerse negli Stati Uniti durante il diciannovesimo secolo e influenzò lo sviluppo del sistema di giustizia minorile. I salvatori di bambini sottolinearono il valore del riscatto e della prevenzione attraverso l’identificazione precoce della devianza e l’intervento sotto forma di istruzione e formazione.”

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V0026740 Cesare Lombroso. Photogravure. Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images images@wellcome.ac.uk http://wellcomeimages.org Cesare Lombroso. Photogravure. Published: – Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

La criminologia è una disciplina nata a fine ‘800 grazie al medico e alienista positivista Cesare Lombroso e a suoi studenti, in particolare due giuristi, il socialista Enrico Ferri, che fu direttore del quotidiano del Partito Socialista Italiano (P.S.I.) Avanti!, e l’anti-socialista Raffaele Garofalo. Entrambi gli studenti di Lombroso più tardi e in tempi diversi si occuparono di politica diventando Senatori del Regno e aderendo al fascismo. Con loro Lombroso è considerato il fondatore della scuola italiana di criminologia, se non della criminologia tout court.

La criminologia è una disciplina che pretende di studiare in modo scientifico una categoria giuridica, ovvero la criminalità. Uno dei tre, Raffaele Garofalo, è solitamente accreditato come l’ideatore del termine, ovvero colui che coniò e che per primo usò il termine “criminologia”. Garofalo fu favorevole all’eliminazione degli individui psichicamente malati.

Simili tematiche furono condivise in ‘Eugenica, igiene mentale e profilassi delle malattie nervose e mentali’ (Napoli, Casa ed. Libr. V. Idelson, 1925) dal neuropsichiatra e politico parlamentare – Senatore del Regno – Leonardo Bianchi, di cui è interessante leggere la biografia, che fu Ministro della Pubblica Istruzione. “Troppi sono questi deficienti sociali! E il mondo si popola sempre più!”esclamava Bianchi nel suo scritto del 1925 – “Quale selezione farà dei deboli l’umanità futura?”.

Bianchi fu relatore della legge del 14 febbraio 1904, n. 36, nota come legge Giolitti, dal nome del Ministro proponente Giovanni Giolitti, ‘Disposizioni sui manicomi e sugli alienati. Custodia e cura degli alienati’qui la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – che rimase la maggiore riforma in vigore sino alla legge 180, detta Basaglia, del 1978.

Si veda a proposito dell’eugenetica in relazione al movimento per l’igiene mentale, pubblicato su PsyPolitics in inglese, ‘Lady Ida Darwin e l’ “Associazione di Cambridge per la cura dei deboli di mente”‘ (2021).

Uno scritto del “padre della criminologia” Lombroso è già stato pubblicato su PsyPolitics, Lombroso, 1887: ‘Tre Tribuni, studiati da un alienista’ (2022). Interessanti rispetto ai temi trattati su PsyPolitics in particolare i capitoli VI  Una nuova teoria psichiatro-zoologica delle rivoluzioni e VII  Esempi di matti politici.

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Estratto dall’intervista a Giovanni Senzani intitolata “Ho ucciso tuo padre e non oso chiedere perdono però, se lo vorrai perdonami”. 4 ottobre 2014, di Katia Ippaso, in Lettere dal carcere, Cronache del Garantista

Lei è contrario alla criminalità?

Sì, lo so che può sembrare assurdo, ma io sono profondamente contrario alla criminalità. Io ero noto perché ero quello che aveva denunciato i direttori delle carceri, che ha fatto chiudere le carceri minorili, mentre poi sono diventato quello che sono diventato. Io volevo aiutare i poveri e soprattutto le persone del sud. Uno degli istituti che avevo frequentato era diretto dai preti, mi scrivevano lettere bellissime… Nel ’68 sono stato da Basaglia, lì mi sono nate delle idee e sono diventato molto rigido contro l’emarginazione.”

Verso la fine dell’intervista viene toccato il tema della rivoluzione.

Quando suo nipote le chiederà «Nonno, cos’erano le Brigate Rosse?», lei cosa racconterà?

Che la storia delle Brigate Rosse fa parte di una storia più grande, la Storia del Movimento Rivoluzionario, e che bisogna partire dagli albori. Gli direi che la storia delle Brigate Rosse è storia cruenta. Che hanno preso le armi e hanno fatto assurdi processi proletari. Gli direi che anche suo nonno ha creduto che bisognasse fare una rivoluzione nell’Occidente avanzato, ma che questa guerra è stata una scorciatoia. Che i processi storici sono molto più lunghi. Gli direi che con il crollo del Muro di Berlino si è visto che cos’era la rivoluzione russa. Gli direi che io non sono mai stato a favore del socialimperialismo, che io sono stato un brigatista. Che io sono marxista ma non si può prendere Marx e ripeterlo. Gli direi che, al di là dei limiti della nostra impresa politica, i tempi non erano giusti. E che abbiamo messo in moto una cosa che ha comportato tanti lutti. Gli direi che suo nonno amava insegnare e sarebbe stato un bravo professore e la sua vita sarebbe stata tranquilla, gli ricorderei di quando aiutavo i ragazzi devianti a denunciare le loro condizioni.”

Qui l’intervista completa.

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[Nella foto in alto, la copertina di Anthony Michael Platt (1975). L’invenzione della delinquenza. A cura di Giovanni Senzani. Guaraldi, Roma-Firenze.‌]

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Automazione e “nevrosi industriali” secondo Giovanni Berlinguer (2023)

Una sindrome soggettiva comune con astenia fisica e psichica, una sensazione di stanchezza profonda, di annichilimento, di testa vuota, accompagnata da disturbi dell’attenzione e della memoria e da difficoltà a seguire una conversazione

di Federico Soldani – 13 aprile 2023

Il seguente brano è un estratto, enfasi in neretto e link aggiunti, dal capitolo V sulle “nevrosi industriali” in “Automazione e Salute (Problemi medico-sociali del progresso tecnico)” (Istituto di Medicina Sociale editore, Roma 1958) del Dott. Giovanni Berlinguer.

La descrizione delle nevrosi industriali che si accompagnavano all’automazione nell’industria è di particolare interesse oggi che l’automazione si estende alla società intera attraverso il digitale.

Si pensi anche alla difficoltà di distinguere simili sintomi rispetto a possibili cause concomitanti nella popolazione in questi anni, quali l’aumento vertiginoso della esposizione al digitale per le masse così come la sindrome post-CoViD-19 anche detta long CoViD legata al virus SARS-CoV-2 e alla pandemia 2020, in particolare la componente assimilabile alla cosiddetta sindrome da fatica cronica.

David Card, uno dei vincitori del Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel nel 2021 per aver sviluppato e applicato metodi di analisi per dati osservazionali ha affermato in una intervista che durante la pandemia 2020 sono cambiate così tante variabili allo stesso tempo che ci vorranno decenni per cercare di capire cosa è successo sotto il profilo causale all’economia durante la pandemia, ovvero in termini più semplici cosa abbia causato cosa. Lo stesso tipo di ragionamento si può certamente estendere anche all’ambito sanitario.

Cosa può aver causato certi disturbi soggettivi nella popolazione? Il virus, la risposta al virus (lockdown, restrizioni al movimento, etc.), i trattamenti o la profilassi utilizzati, la mancanza di lavoro e di interazioni sociali, la transizione digitale, i media di massa e digitali che hanno creato allarme e che hanno spostato il focus dell’attenzione massivamente e su scala mai vista prima nella storia su questi problemi considerati di ordine “psicologico”, etc.?

Si vedano ad esempio a questo proposito, precedentemente pubblicati su PsyPolitics: Federico Soldani: intervista TV su politica, linguaggio medico-psicologico e tecnocrazia [trascrizione] (2020), Apprendimento, dopamina e dipendenza digitale (2020), Moruzzi: fisiologia della vita vegetativa vs. di relazione (2022), così come altri articoli in inglese a proposito dell’automazione e della rivoluzione dell’automazione.

Si veda anche Berlinguer, 1969: “concezioni illuministiche, gli psichiatri considerati come protagonisti del processo rivoluzionario” (2023).

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Estratto da ‘Le “nevrosi industriali”‘, di Giovanni Berlinguer (1958)

È chiaro che in alcune di queste sindromi la componente nervosa è maggiore, in altre meno forte, fino ad apparire irrilevante.

Anche per le malattie del primo gruppo [secondo il Cazzullo, le psiconeurosi, la nevrastenia, gli stati ansiosi, la nevrosi ossessiva-compulsiva, l’isteria, l’isteria ansiosa, le nevrosi traumatiche (o meglio post-traumatiche). L. Cazzullo. Le nevrosi professionali – Riassunto della relazione al XXII Congresso nazionale di Medicina del Lavoro. Rassegna di Medicina Industriale, 1958] si tratta non molto spesso di forme conclamate, mentre ha più grande espansione la “psichiatria minore”, che si occupa dei disturbi della personalità, delle psiconeurosi e dei disturbi emotivi dei soggetti sani.

La diffusione di queste malattie (anche se sono allo stato iniziale, si tratta sempre di forme morbose) è tale che Mindus e Himler [1955] ritengono che “il 20% della popolazione industriale ha problemi emotivi ; 15% di questi sono così leggeri da poter essere trattati da medici d’azienda, nurses o consiglieri, 3,5% richiedono l’intervento specialistico dello psichiatra industriale, ed il rimanente 1,5% richiede il ricovero ospedaliero”.

La sintomatologia delle “nevrosi industriali” è naturalmente variabile secondo le forme e secondo i malati ; ma esiste secondo Desoille e Le Guillant [1957] un fondo comune, che consente di descrivere una sindrome abbastanza caratteristica con le seguenti componenti:

A) Una sindrome soggettiva comune con astenia fisica e psichica, una sensazione di stanchezza profonda, di annichilimento, di testa vuota, accompagnata da disturbi dell’attenzione e della memoria e da difficoltà a seguire una conversazione. Questa astenia può divenire una condizione permanente, con disinteresse per la vita quotidiana. Questi segni non cedono a riposi brevi, e le giornate festive infrasettimanali sono quasi senza effetto.

B) Disturbi dell’umore e del carattere con irritabilità, crisi di nervi (che richiedono spesso il trasporto all’infermeria), ipersensibilità sensoriale soprattutto ai rumori. Talvolta vi sono infine dei veri stati depressivi con persino idee di suicidio.

C) I disturbi del sonno rappresentano un elemento fondamentale, quasi costante, con ipersonnia diurna e insonnia notturna. La mancanza di “riparazione” per mezzo del sonno è uno degli elementi contemporaneamente causa ed effetto dell’irreversibilità dei disturbi, che rappresenta un aspetto specifico di queste manifestazioni della fatica.

D) Compaiono disturbi somatici, e diverse manifestazioni cortico-viscerali : cefalea, anoressia, palpitazioni, disturbi mestruali, ecc.

E) Possono sopraggiungere, naturalmente, perturbamenti della vita familiare e sociale e modi di vita nevrotici.

Accanto a questi sintomi se ne rilevano altri, che il Patrizi [1957] attribuisce a una spiccata componente neuro-vegetativa della fatica. Le reazioni abnormi dovute al manifestarsi della fatica si scaricano dalla corteccia cerebrale, attraverso il talamo, sull’ipotalamo, e di qui passano alla periferia. Si verificano, secondo i casi, sintomi di eccitazione del simpatico (midriasi, inibizione della secrezione salivare, aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione arteriosa, pallore, ecc.), sintomi da eccitazione del parasimpatico (frequente desiderio di mingere, perdita di orine e feci, ipermotilità con iperemia e ipersecrezione dello stomaco, rallentata frequenza cardiaca, ecc.), e sintomi pseudo organici di natura funzionale, che interessano più frequentemente quegli organi che rappresentano per il soggetto un locus minoris resistentiae.

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[Nella foto in alto, la copertina di “Automazione e Salute (Problemi medico-sociali del progresso tecnico)” (Istituto di Medicina Sociale editore, Roma 1958) del Dott. Giovanni Berlinguer. In copertina Leonardo : Binda con asta dentata e ruotismo riduttore. Codice Atlantico fol. 359 recto c.]

[cite]

Berlinguer, 1969: “concezioni illuministiche, gli psichiatri considerati come protagonisti del processo rivoluzionario” (2023)

di Federico Soldani – 6 aprile 2023

Giovanni Berlinguer (1924-2015) è stato un medico e politico italiano, fratello del più famoso Enrico, segretario del Partito Comunista Italiano (P.C.I.). Fu egli stesso candidato alla segreteria dei Democratici di Sinistra (D.S.) nel 2001, dal cui simbolo erano appena scomparsi la falce e il martello. Per la candidatura pubblicò un libro-intervista – copertina qui sotto, Editori Riuniti (2001) – con il giornalista Piero Sansonetti.

Uno dei temi conduttori di PsyPolitics dal 2020 e prima ancora delle formulazioni di Londra 2019 è stata la tesi innovativa riguardo il rapporto stretto, sin dalla nascita, della psichiatria e delle psicodiscipline con le rivoluzioni politiche e i circoli a queste legati: la psichiatria è nata rivoluzionaria.

Il caso di studio di Giovanni Berlinguer, il quale fu anticipatore di molti dei temi legati a psicodiscipline e politica e del quale intendiamo occuparci più a fondo in ulteriori articoli, è interessante proprio sotto questo profilo.

In questo articolo si intende tracciare qualche elemento introduttivo riguardo l’ambiente di provenienza e alcune delle contiguità culturali di Giovanni Berlinguer in modo da collocarne la figura nel contesto storico sia familiare sia politico e tecnico-scientifico, oltre a fare qualche rapido cenno ai suoi scritti che hanno trattato più direttamente di politica e psicodiscipline.

Verso la chiusura del libro-intervista del 2001 Giovanni Berlinguer toccava temi che potremmo definire psico-politici (enfasi in neretto aggiunta anche nelle successive citazioni):

La cultura di sinistra, anche in Italia, si è concentrata sulle scienze umane: economia, storiografia, filosofia. Trascurando ciò che veniva chiamato “sovrastruttura” e ciò che potremmo chiamare “sottostruttura”.

“Sottostruttura” è tutto quello che non compare alla coscienza, che sta dietro, invisibile. Cioè, per intenderci, la vastissima materia che è studiata dalla psicanalisi e dalla stessa psicologia.

La cultura marxista – continuava Berlinguer – ha avuto per lungo tempo un atteggiamento critico verso queste scienze e verso gli argomenti che trattano. E inoltre l’idea che Marx ha dell’uomo, definito come “l’insieme dei suoi rapporti sociali”, trascura la natura biologica degli esseri umani. Per esempio trascura le parentele, non solo evolutive, ma anche comportamentali, con altre specie viventi. Queste parentele non sono residui, “animalità” da espungere dalla nostra vita: sono componenti determinanti della vita di ciascuno di noi. Da considerare, da rispettare.”

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Come recita la voce Wikipedia, accesso 6 aprile 2023, “Laureatosi in medicina e chirurgia presso l’Università di Roma nel 1952 con una tesi sulle condizioni igieniche e sanitarie delle borgate romane, consegue – rispettivamente nel 1958 e nel 1964 – le abilitazioni all’insegnamento di medicina sociale e di igiene.”

Giovanni, figlio dell’avvocato repubblicano Mario Berlinguer – di cui è interessante leggere la biografia – “nacque da famiglia sarda alla quale Vittorio Amedeo III Re di Sardegna aveva concesso i titoli di “cavaliere” (ai maschi) e di “nobile” (maschi e femmine), con trattamento di Don e di Donna, per concessione a Giovanni e Angelo Ignazio Berlinguer del 29 marzo 1777.”

Stemma della famiglia Berlinguer rielaborato da quello pubblicato in Andrea Borella, “Annuario della Nobiltà Italiana. Nuova Serie”, parte II.  Descrizione: d’azzurro, seminato di stelle d’argento, al destrocherio armato movente dal fianco destro dello scudo ed impugnante un ramo d’olivo al naturale con un sole d’oro orizzontale nell’angolo destro del capo e la campagna pure d’oro.
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Berlinguer

Il padre Mario, recita la voce Wikipedia in ingleseCome molti suoi antenati, apparteneva alla Massoneria italiana ed era Gran Maestro [sic, più probabilmente Maestro Venerabile, ndr] (33° grado di rito scozzese) della loggia regolare di Sassari, affiliata al Grande Oriente d’Italia.” Nella voce italiana si legge che fu iniziato “il 25 ottobre 1924, nella loggia Giovanni Maria Angioy di Sassari” (fonte, ‘Giovanni Berlinguer libero muratore’, in: Gianfranco Murtas, ‘Diario di loggia’, EDES, Cagliari, pag. 73). Giovanni Maria Angioy (1751-1808) fu un rivoluzionario ai tempi del Regno di Sardegna.

Il nonno di Giovanni Berlinguer era inoltre cugino di quello del futuro Presidente della Repubblica Francesco Cossiga – qui sotto in una fotografia con Enrico Berlinguer – anche lui originario di Sassari.

A proposito di Sassari, chiedeva il giornalista Sansonetti nell’intervista a Giovanni Berlinguer candidato alla segreteria dei Democratici di Sinistra nel 2001 “Cosa aveva di speciale Sassari? Ha dato all’Italia un segretario del Pci, due presidenti della Repubblica, un buon numero di ministri. Nessun’altra città di provincia può vantare tanto successo in politica…”.

La figura politica di Cossiga è stata indirettamente toccata in precedenza su PsyPolitics quando si è trattato di Steve Pieczenik, in un articolo sul libro di Lasswell “Elites rivoluzionarie mondiali” della MIT Press (1965).

Fu Cossiga a interagire per il governo italiano durante il rapimento di Aldo Moro con lo psichiatra politico statunitense Steve Pieczenik. Il dottor Pieczenik infatti negli anni ’70 agì come membro speciale – inviato in Italia dall’amministrazione Carter – di uno ‘psico’ comitato durante il caso Moro. Moro era il Presidente del principale partito italiano, la Democrazia Cristiana (D.C.), e fu sequestrato e ucciso delle Brigate Rosse. Si veda a questo proposito il libro ‘La Pazzia di Aldo Moro’ (Rizzoli 2006). La figura di Pieczenik, la “pazzia” di Moro e il ruolo di Enrico Berlinguer nel caso Moro sono stati oggetto di numerosi commenti, ad esempio ‘Caso Moro, non dimentichiamo cosa (non) fece Berlinguer’ di Fabrizio Cicchitto (Il Riformista, 30 giugno 2020).

Aldo Moro fu analizzato a distanza e discusso dai membri dello ‘psico’ comitato di cui faceva parte Pieczenik e fu visto come affetto da problemi psicologici durante il sequestro, come ad esempio una possibile sindrome di Stoccolma, e di conseguenza considerato non più compos mentis.

Gli scritti di Giovanni Berlinguer raccolti in ‘La salute, tra scienza e politica’ (Donzelli 2016) hanno anche meritato una prefazione del due volte Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Qui sotto una fotografia presentata in apertura al libro che ritrae Giovanni Berlinguer e Giorgio Napolitano nell’agosto del 1946 al Primo Congresso Studentesco Mondiale a Praga.

Giovanni Berlinguer con Giorgio Napolitano al I Congresso studentesco mondiale (Praga, agosto 1946). Fonte: G. Berlinguer ‘La salute, tra scienza e politica. Scritti (1984-2011). Prefazione di Giorgio Napolitano

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Giovanni Berlinguer, tra le molte interessantissime pubblicazioni, diverse delle quali prefiguravano temi che sarebbero diventati prominenti nel dibattito pubblico anche alcuni decenni più tardi e di cui torneremo ad occuparci più avanti su PsyPolitics, pubblicò anche la relazione di apertura del convegno ‘Psicologia, psichiatria e rapporti di potere’ tenutosi tra il 28 e il 30 giugno 1969 per iniziativa dell’Istituto Gramsci a Roma (gli atti del convegno furono pubblicati dagli Editori Riuniti nel 1971).

Intorno a quegli anni secondo la Enciclopedia Treccani online era presidente dell’Istituto Gramsci Ranuccio Bianchi Bandinelli, qui sotto con Mussolini e Hitler a Firenze nel 1938. Simili contiguità tra fascismo e anti-fascismo persino comunista, anche in relazione alla psichiatria e in particolare alla figura di Ugo Cerletti – co-inventore dell’elettroshock, divulgatore scientifico sulla rivista ufficiale del fascismo, fondata da Mussolini, Gerarchia e poi politicamente vicino a Giancarlo Pajetta del Partito Comunista Italiano (P.C.I.) – erano già state trattate su PsyPolitics nell’articolo Carlo Angela, allievo di Babiński e politico (2022).

Hitler e Mussolini a Firenze con Ranuccio Bianchi Bandinelli, futuro presidente dell’Istituto Gramsci (9 maggio 1938)

Infine è interessante notare come Giovanni Berlinguer accostasse in un suo commento sul libro che scaturì dal convegno del 1969 all’Istituto Gramsci, dal titolo esplicito di ‘Psichiatria e Potere’, sottotitolo ‘Le malattie mentali e la manipolazione dell’uomo. I rapporti fra contestazione psichiatrica e movimento operaio’ (Editori Riuniti 1969), i temi dell’illuminismo, della rivoluzione e del ruolo degli psichiatri nel contesto della rivoluzione politica.

Si vedano anche a proposito di questi stessi temi gli articoli precedentemente pubblicati su PsyPolitics, perlopiù in inglese, Eugen Bleuler e l’influenza dell’Illuminismo (2021), Immanuel Kant, 1764: ‘Saggio sulle malattie della testa’ (2022), “Essenzialissimo” e “assoluta necessità”: l’igienista Beniamino Sadun e l’insegnamento della freniatria a Pisa (2022), Il ‘Grande Internamento’ (2019), L’epigrafe di “Brave New World” di Huxley e lo psichiatra bolscevico Bogdanov (2020), “Psichiatria russa: il suo background storico e ideologico”, Zilboorg 1942 (2021), Radici della psichiatria polacca (2022), “Che vantaggio trae la Russia da questo Istituto?” Lo zar Nicola II e l’Istituto psico-neurologico (2021) L’ultimo imperatore di Russia e i rivoluzionari dell’Istituto psico-neurologico di Vladimir Bekhterev, Fanon, rivoluzionario e psichiatra del Terzo mondo tra Mosca e Washington, D.C. (2022), ‘Psichiatria’ e ‘antipsichiatria’ (2021), ‘L’ultimo re d’America’ e la proto-psichiatria (2022), Un anno di PsyPolitics (2021), Karl Gustav Jung, il nonno (2021), ‘Vita in una Tecnocrazia’, 1933: un soviet di tecnici… in America? (2021), “Scienza, politica e gnosticismo” di Voegelin (2020), Il “Codice della natura”, 1755: sentimenti collettivi contro ragione individuale (2020) e anche i video Da cittadini a pazienti: una minaccia a cui resistere (2020) e Federico Soldani: intervista TV su psichiatrizzazione del linguaggio e commento voto U.S.A. (2020).

“La polemica verso la psichiatria e la psicologia ufficiali” – scriveva Giovanni Berlinguer in ‘Psichiatria e Potere’ – “che si presentano come neutrali e cercano di imporre come modello oggettivo di normalità psichica una data visione del mondo e dei rapporti fra gli uomini, dettata dalla mentalità e dagli interessi dominanti, diviene perciò più efficace quando non si sceglie “di accettare il dilemma scienza politico-sociale o scienza biologica?, e di pronunziarsi poi per la prima alternativa contro la seconda, ma di studiare sempre più a fondo l‘influsso dell’ambiente sullo sviluppo e sulla patologia del sistema nervoso, mettendo in rilievo la grandissima importanza che nella determinazione dell’ambiente hanno i rapporti di classe.

Anche se è giustissima l’esigenza sottolineata da Laing e Cooper di rifiutare in primo luogo la falsa obiettività tecnica dietro cui si nascondono le dinamiche del potere, non è sufficiente dire che la psichiatria, per non servire alle classi dominanti, deve giungere a rifiutare se stessa e diventare azione politica.

La psichiatria può invece servire in senso opposto alle richieste del potere, ed arricchire così l’azione politica (integrandosi, ma non confondendosi totalmente con essa) quando accompagna al rifiuto il tentativo di una nuova costruzione pratico-scientifica.

Altrimenti, oltre ad alimentare concezioni idealistiche (l’uomo pensante considerato come essere inconoscibile) o concezioni illuministiche (gli psichiatri considerati come protagonisti del processo rivoluzionario), subentrano inevitabilmente, alla fase di vigorosa e necessaria denunzia, perplessità e momenti di crisi. Negare la possibilità di una nuova psichiatria, basata sulla pratica sociale e fondata su nuove basi scientifiche.”

Quarta di copertina di ‘Psichiatria e Potere’ (Editori Riuniti 1969)

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Hallucinogens: antidepressants hype, cubed (2023)

by Federico Soldani – 5th Apr 2023

Two covers of Newsweek from 2021 and 2022 show how hallucinogens – called psychedelics by the new hype – are following a pattern that in many respects resembles what happened to so-called anti-depressants mainly during the 90s. Including presenting these medications in conjunction with psychotherapy, for instance during the 90s in best selling books such as Peter Kramer’s ‘Listening to Prozac: A Psychiatrist Explores Antidepressant Drugs and the Remaking of the Self’, in which the author was listening to his patients but actually hearing Prozac talking. See for instance, more recently, Stossel, S. (2016). Should We Still Listen to Prozac? Peter D. Kramer Jumps Back Into the Antidepressant Debate. The New York Times.‌

See about the new hype, a call by Members of the European Parliament to push for hallucinogens via the medical route Bencharif, S.-T. (2023). Europe needs faster action on magic mushroom, MDMA therapies, urge MEPs. POLITICO.

Anti-depressant medications such as those acting on serotonin reuptake – known as SSRIs, or serotonin selective reuptake inhibitors, however it is debatable how selective these are – are now largely not patented anymore, so there is less of a commercial interest in keeping pushing for them and it is ok even for the U.S. mass media to talk badly about them, see for instance the 2022 cover of Newsweek below: ‘Hooked on Hype. Antidepressants work no better than sugar pills for most of the 43 million Americans who take them’.

Instead, a Newsweek cover told the public in 2021 of “A new treatment for depression. Psilocybin, aka MAGIC MUSHROOMS, could be the biggest advance since PROZAC” (capitalised in the original).

The two discourses – antidepressants are bad, hallucinogens are good – are complementary to one another and actually promoted largely on the same mass and digital media (two examples here and here), as it is clearly the case with the U.S. weekly magazine Newsweek. The new hype about hallucinogens largely resembles the old one from three decades ago, only cubed given the very potent nature of the molecules involved this time around, known as hallucinogenic or psychotomimetic drugs, since they induce hallucinations and psychotic-like symptoms.

Also, the new rhetoric is not just about relatively minimalist statements such as being able to live a normal life or going back to work, as it was for antidepressants, instead it oftentimes makes statements related to being able – even after trying hallucinogens once – to feel connected with nothing less than the cosmos.

Such hype involves substances furthermore that by their very nature cannot be blinded or masked in rigorous clinical studies – think of masking or blinding a study participant for an hallucinogen – and about which the political hype is very high instead. At the end of each study, participants should routinely be asked a simple question, or a variation of it – entirely free of additional costs or time for researchers – which is not asked in major studies including the first randomised clinical trial published recently on this topic in the most prominent medical journal in the world, the New England Journal of Medicine, April 2021:

“What drug do you think you were given, the actual hallucinogen or the sugar pill?” Such type of question might perhaps help sedating the hype a little.

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‘Amica psilo’. Fachinelli, 1989 (2023)

Qui di seguito un saggio sull’allucinogeno psilocibina, principio attivo dei cosiddetti funghi magici, scritto dal medico, psichiatra e psicoanalista Elvio Fachinelli (1928-1989) e pubblicato nel 1989, anno della sua morte.

Fachinelli fu il terzo traduttore in italiano nel 1971 de ‘L’Interpretazione dei Sogni’ (1899) di Sigmund Freud – con la moglie Herma Trettl, firmandosi con lo pseudonimo di Elvio Luserna – per la casa editrice Boringhieri di Torino che pubblicava per la prima volta in italiano l’opera completa di Freud. Il primo traduttore fu Roberto ‘Bobi’ Bazlen – uno dei fondatori della casa editrice Adelphi – nel 1952, per Astrolabio di Roma.

Il saggio ‘Amica psilo’ di Fachinelli fu pubblicato nel 1989 proprio dalla casa editrice Adelphi, nella raccolta di saggi ‘La Mente Estatica’.

Fachinelli scrisse anche molto su temi politici, si veda ad esempio Al cuore delle cose. Scritti politici (1967-1989) – 2016, DeriveApprodi.

La psilocibina è stata di recente approvata nel 2023 insieme all’MDMA o ecstasy come trattamento medico dall’agenzia regolatoria australiana e sara’ approvata – come anticipato su PsyPolitics dal 2020 ad esempio in questo seminario (Da cittadini a pazienti: una minaccia a cui resistere (2020) – PsyPolitics) e in questo articolo che includeva due scoop giornalistici per l’Italia (Gli allucinogeni entrano in borsa (e non solo): svolta negli Usa – ilGiornale.it (2020) – PsyPolitics) – anche negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration (FDA).

Si veda anche a questo proposito La “rivoluzione ultima”. L’ultima rivoluzione sarà psichedelica e avrà a che fare con le droghe. La profezia di Aldous Huxley (2019) – PsyPolitics.

L’enfasi in neretto e i link sono stati aggiunti, il maiuscolo e il corsivo sono nell’originale.

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AMICA PSILO

[Resoconto di alcune assunzioni, a dosi di 4-10mg, di psilocibina Sandoz, uno dei principi attivi del teonanacatl, il “fungo sacro” messicano, isolati da Hoffmann (sic). A. Hoffmann et al., in “Experientia”, 14, 1958, pp. 107-109].

In me la psilocibina, come un bambino piccolo, guarda ogni cosa con eguale stupore. Ogni cosa è in se stessa, isolata, staccata da tutto il resto. In una sfera. Il mio sguardo è questa sfera.

Corpo sorpreso, disorientato. Prima pesante, slogato in parti di diversa gravità. E sformato. Poi attutito, lontano. Poi vibrante in lunghe ondate, corda oscillante. Accentuazione, tensione verso… Tremore, tremore come promessa di qualcosa che verrà, non conosciuto. Tremore di oltrepassamento.

Mi sento come invitato a “entrare”. Invischiato dalla forza di ciò che guardo, anche a occhi chiusi, o che ascolto. Addentramento lento, sinuoso, a gorghi, a volute. Dispiegamento di ricchezza, barbagli, pagliuzze, tessitura finissima. Ma dispiegamento dove?

In certi punti, qualcosa, qualunque cosa, sta senza tempo, e io la guardo stare.

Ma io è soltanto lo sguardo della cosa che sta, suo modo di essere nella luce.

Quell’albero è un essere vivo, vivo essere tremante oscillante nel vento, gomitolo che gioca con l’aria in miriadi di batuffoli. Vibrazione di ogni mia nervatura.

Gioia dell’essere questo. E gioia, certezza improvvisa che l’oscillare di quel ramo è già l’andare in altalena. L’una cosa è l’altra, direttamente.

Ascoltare il silenzio come filtro di luce, come fruscii del mondo di erbe e foglie. Le voci degli esseri animali irrompono come una lacerazione brusca, orrenda.

Il piccolo, il limitato, si rivela inesauribile, infinitamente ricco. Diventa totale. Null’altro al di là – se non quando, con un movimento a onde, mi trovo fuori, di nuovo io.

Quel tavolo carico di libri e carte è ora irto, troppo fitto, faticoso. La libreria diventa una struttura minacciosa. Quell’orologio, indifferente, è un personaggio buffo, risibile, e infatti rido, rido, non smetto di ridere.

Differenza rispetto ad altre ‘droghe’ – che gettano in un infinito galoppante, turbolento. Qui un addentramento lento, per piccoli spostamenti – oppure, ed è lo stesso, occhi che via via si aggiungono, altre visioni convergenti.

Non si tratta di ‘tagliare’ col mondo, con la realtà, violentemente. Per me, basta spostare dei fili, dei legami, come si spostano i rami di un albero per vedere il mare, una radura.

Lo spicco, lo splendore di ogni cosa nasce dalla sospensione dei suoi collegamenti – nel tempo, nello spazio, nell’ordine causale. Un rumore mi sorprende e mi fa sobbalzare, imprevisto, solitario: eppure è quello, familiare, di una porta che sbatte.

Ma il resto del mondo cerca di interferire, di interrompere – finché diventa a sua volta un nuovo elemento del tutto. Il fastidio di un motore agricolo è ora la vibrazione di un calabrone.

Splendore profondo, sontuoso, dei colori, dei suoni. Non più accompagnamento, sostegno delle cose. Sono la loro anima nuova, venature profonde diventate ora visibili. Offerte.

Nella musica, soltanto voci. Ogni strumento voce. E ogni voce, gorgo, golfo inquietante per volute sorprendenti, che si caricano di colori (i colori al posto dei ‘sentimenti’). Mozart, ora, come una cascata di perle su uno specchio. Wagner rosso-purpureo.

Oppure la musica come vibrazione della pelle, dei muscoli, flusso vibrante che tende a un eccesso, che aspetta un eccesso. La voce umana è per il canto e oltre il canto, attesa di godimento.

Sensualità di punti onda emergenti a migliaia, contemporaneamente, campo di grano sfiorato dal vento. La sessualità deriva in una corrente più ampia, si scioglie. Attesa di un orgasmo liquido, come un brivido d’acqua lungo, senza fine, intenso. Irradiato senza centro d’irradiazione. Immagini erotiche, parti del corpo succhianti e insieme icone immobili, distanti.

Allontanamento dalla parola. Dando un nome, esco. Dopo un brano musicale dico (qualcuno dice) meccanicamente, da altrove, “applausi”, e mi separo con dolore dalla risacca del mare.

Esperienza non sempre di gioia. A tratti, immediatamente spaventosa. Aprendo gli occhi, la frangia scucita di una stuoia è un granchio pericoloso.

Costante sorpresa di fronte all’orologio – dubbio che si sia fermato, com’è possibile che sia passato così poco tempo. Vivo fitto, a lamine sottili sovrapposte, ogni lamina punteggiata di innumeri emozioni che si susseguono diverse, senza tregua.

Talvolta insensibilmente, s’impone l’evidenza di una scoperta significativa, addirittura decisiva – emergente come un dono imprevisto, un’offerta in cui si schiude l’intera situazione.

Chi offre? Soltanto più tardi riconosco il donatore: è il pensiero, la fantasia stessa in cui s’incarna la scoperta. Ma prima, essa si rivelava, sorgeva da ogni punto.

Significato ambiguo di questa scoperta. La sua evidenza, prima assoluta, poi cade, risulta falsa. Oppure non cade, resiste alla critica. Processo di ogni ‘scoperta’?

Allo stesso modo, l’accostamento di due oggetti ha ora un senso che colgo con intensa partecipazione, con affetto, con odio, con derisione. E solo più tardi, a distanza, lo riconosco come casuale, come indifferente, e me ne vergogno.

In una fase inoltrata, a occhi chiusi, gioia e sgomento e certezza di aver raggiunto l’essenziale, dentro una sontuosità oro-rosso-porpora in lieve movimento, non vibrante propriamente, cortina che lievemente si sposta, e le grida prima fastidiose di bambini sono lunghe sottili strisce sanguigne sull’orlo di un abisso sul cui fondo passivamente percorro caverne? portici? luminosi templi? d’oro e sangue. Splendore della vita, pulsare della vita – nel suo fondo senza centro, tutto centro. Qui sono lontano dalla sorpresa iniziale, dai colori e dai suoni. E anche lontano da quell’addentramento minuzioso dove ero ramo, foglia, nervatura. Sono in un percorso, sono percorso affascinante affascinato, verso il cui sbocco, ma non c’è sbocco, sono trascinato, riluttante, vittima forse di un sacrificio di sangue.

È così imparata una via, per sempre? In seguito si tratterà solo ritrovarla? Superfluità, allora, delle droghe?

In ogni caso – riconoscere il cambiamento, l’ampliamento, il salto. Facile. Più difficile, forse, riconoscere la propria abituale ottusità, cecità, de-limitazione.

Non grande esperienza: piccola. Un filo d’erba è l’infinito. Formicolio della vita – non abolito, moltiplicato.

(Più tardi).

I temuti flashback degli allucinogeni: ritorni di ciò che si è provato sotto il loro effetto qualche tempo dopo, in piena “sobrietà”. Come una via ormai tracciata – ritrovata.

Le droghe nel mondo moderno come esperienza privata, senza rito-iniziazione (se non strettamente individuale; si veda Walter Benjamin, nel filone che parte da Baudelaire). Senza quindi limitazione. Assorbite in una logica di iperconsumo, ‘ancora’, ‘ancora’, ‘anche’, ‘anche’… Donde i disastri. Per contrasto, la ricerca di Artaud: “… bere Ciguri è appunto non superare la dose, perché Ciguri è l’Infinito, e il mistero dell’azione terapeutica dei rimedi è legato alla proporzione in cui li prende il nostro organismo. Superare il necessario è SACCHEGGIARE l’azione”. [Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi, Milano, 1955, p.139].

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[Nella foto in alto, Elvio Fachinelli e Jacques Lacan a Roma nel 1969, foto di Lisetta Carmi]

[cite]

San Matteo 5,22: “Chi poi dice al fratello: ‘Stupido’ dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: ‘Pazzo’ sarà destinato al fuoco della Geènna” (2022)

Il passaggio seguente è tratto dalla Bibbia CEI – Wikipedia proprio all’inizio del Nuovo Testamento. È tratto dal Vangelo secondo Matteo, che è il primo dei quattro vangeli così come stampati. È Gesù che parla in questo brano.

Per un confronto con altre versioni e traduzioni in altre lingue – come l’inglese – di questo brano, si vedano ad esempio St. Matthew 5:22, “Whosoever shall say, Thou fool, shall be in danger of hell fire” (2022) – PsyPolitics e anche Wikipedia (accesso 7 novembre 2022) Matthew 5:22 – Wikipedia. Si veda anche, in italiano, Matteo 5,21–26 – L’assassinio incomincia nel cuore.

Insulti. La parola Raca è originaria del manoscritto greco; tuttavia, non è una parola greca. L’opinione più comune è che sia un riferimento alla parola aramaica reka, che letteralmente significa “vuoto”, ma probabilmente significava “testa vuota” o “sciocco” [o “stupido”, ndr].

Linguaggio di Gesù – Wikipedia (in inglese, accesso 7 nov 2022): “Raca, o Raka, nell’aramaico e nell’ebraico del Talmud, significa vuoto, sciocco, testa vuota”.

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21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio.

22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

23 Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,

24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione.

26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

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[Nella foto in alto, San Matteo e l’angelo (Caravaggio Roma) – Wikipedia di Caravaggio 1602, Roma – Cappella Contarelli – Wikipedia, Chiesa di San Luigi dei Francesi – Wikipedia]

[cite]

St. Matthew 5:22, “Whosoever shall say, Thou fool, shall be in danger of hell fire” (2022)

The following passage is from The Bible – Authorized King James Version (Oxford University Press, 1997) right at the beginning, 6th page, of The New Testament of Our Lord and Saviour Jesus Christ (Translated out of the original Greek and with the former translations diligently compared and revised by His Majesty‘s Special Command). It is from The Gospel According to St. Matthew, which is the first of the four gospels as printed. It is Jesus who is speaking in this passage.

For a comparison with other versions and translations of this passage, see for instance Wikipedia (access 7th Nov 2022) Matthew 5:22 – Wikipedia.

Insults. The word Raca is original to the Greek manuscript; however, it is not a Greek word. The most common view is that it is a reference to the Aramaic word reka, which literally means “empty one”, but probably meant “empty headed,” or “foolish.”

Language of Jesus – Wikipedia (access 7th Nov 2022): “Raca, or Raka, in the Aramaic and Hebrew of the Talmud, means empty one, fool, empty head.”

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21 Ye have heard that it was said by

them of old time, Thou shalt not kill ;

and whosoever shall kill shall be in

danger of the judgment :

22 But I say unto you, That whosoever

is angry with his brother without a cause

shall be in danger of judgment : and

whosoever shall say to his brother, Raca,

shall be in danger of the council : but

whosoever shall say, Thou fool, shall be

in danger of hell fire.

23 Therefore if thou bring thy gift to

the altar, and there rememberest that

thy brother hath ought against thee ;

24 Leave there thy gift before the altar,

and go thy way ; first be reconciled to thy

brother, and then come and offer thy

gift.

25 Agree with thine adversary quickly,

whiles thou art in the way with him ; lest

at any time the adversary deliver thee to

the judge, and the judge deliver thee to

the officer, and thou be cast into prison.

26 Verily I say unto thee, Thou shalt by

no means come out thence, till thou hast

paid the uttermost farthing.

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[In the photo at the top, The Inspiration of Saint Matthew, by Caravaggio 1602, Rome – San Luigi dei Francesi – Wikipedia. The Inspiration of Saint Matthew – Wikipedia]

[cite]

‘Geo’, ‘bio’ and ‘psy’ politics (2021)

Italiano

What is psypolitics?

by Federico Soldani – 27th Sept 2021

This article aims to introduce the terms – and related concepts – of psychopolitics and psypolitics.

As previously written in the PsyPolitics blog, political psychology applies the knowledge acquired through psychology research to the understanding of political phenomena, so it can be said that it psychologizes research in political science.

On the contrary, when we talk about bio-politics (for example M. Foucault) or psycho-politics (a term of uncommon use and of uncertain definition) we tend to do in a certain sense an opposite operation, which is we politicize the measures and practices that refer to the physical and / or mental health of the population.

In the first case, that of political psychology, the psychological point of view is used to study political phenomena, especially in terms of studying and of carrying out research.

In the second case, that of biopolitics, the political viewpoint is used to study phenomena relating to measures and practices for the physical and / or mental health of the population.

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Nowadays, during the last year and a half, authors with no familiarity with the work and ideas of French author Michel Foucault have begun talking – due to the coronavirus pandemic and especially the media and government responses to this pandemic – of biopolitics. A concept that was mentioned by authors before Foucault but which he developed in his cycles of lectures Society Must Be Defended of 1975-76 and subsequently The Birth of Biopolitics of 1978-79.

It is important to point out – and this is remarkable in my opinion – that initially during his academic career Foucault worked on psychology and psychiatry. In fact, his earliest publications were Mental Illness and Personality (Maladie mentale et Personnalité, 1954) and Madness and Civilization: A History of Insanity in the Age of Reason (Folie et Déraison: histoire de la folie à l’âge classique, 1961).

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In this article – part of a work-in-progress – it is argued that in order to refer, in the biopolitical field, to the mental aspect and to the so-called ‘psy’ disciplines, in English the term psypolitics is to be preferred to the previously and sporadically used psychopolitics. In Italian the term psicopolitica appears sufficiently adequate.

The new terms can lend themselves to problems of various types, perhaps especially in a historical period like the present one, which sees the continuous and daily proliferation of new terms even in languages other than one’s own – primarily in English. One of the effects that sometimes new terms can generate is that of not showing the genealogy of the concepts that they would pretend to convey. Therefore, it will be important to make as explicit as possible the origin of the concepts underlying a new term and to explain in detail how the proposed term is chosen.

In English the proposed term is ‘psypolitics’ while in Italian it is ‘psicopolitica’.

Psypolitics is a term that is meant to be entirely new. Previous sporadic uses can also be taken into consideration for a historical analysis of the use of this term, for example on the Web, however they have not influenced the choice and proposal of the term. Psypolitics partly includes and intends to overcome the old term – psychopolitics, used in different and disparate contexts – and certainly also refers to the biopolitical dimension as for example developed by Foucault.

In English the term psycho has a negative connotation, being linked to psychopathy. Furthermore, psycho, while it corresponds to the initial part of the terms psychology and psychoanalysis (but not psychanalysis) and also psychotherapy and psychopharmacology, does not exactly correspond to terms such as psychiatry or even the increasingly relevant psychedelic. Furthermore, the expression ‘psy disciplines’ already exists in the English-speaking world to outline the disciplines that deal with the psyche in various ways. The use of psy – simpler and more inclusive than psycho and also more in line with the popular bio prefix of biopolitics – may appear preferable.

The term in Italian – psicopolitica – is not entirely new but it appears anyway to be the best choice: psi-politica does not sound good, since psi is not used as bio instead (for example there is bio-logia not psi-logia) and the prefissoide psico in Italian does not denote psychopathy (excluding some recent exceptions, probably borrowed from the use of psycho in English) as does the term psycho in English (think of Hitchcock’s 1960 film Psycho or the Ellis’s 1991 novel American Psycho). Of course, it does not correspond perfectly with terms such as psichiatria or psichedelico, instead corresponding with psicologia, psicoanalisi (but not psicanalisi), psicofarmacologia and psicoterapia.

While in the past the term biopolitics / biopolitica was used to include both the bio aspects and in part the psy ones, today it seems appropriate for various reasons to use a term dedicated to the mental aspect and related disciplines.

There are some who have spoken – in relation to a perhaps more general but certainly less technical aspect – of the politics of the spirit or of pneuma, but although this is an aspect related to the psyche it is not linked to the technical dimension of the psydisciplines. The psydisciplines are sometimes presented, especially by those who advocate their expansion to the whole of society – now very popular – as opposed to the concept of technique. However, this appears to be a difficult position to support, and it is in a certain sense bordering on the spiritual dimension. The psydisciplines – including related professional practices such as psychotherapies – are technical.

This article therefore supports the need to work on a definition and articulation of the study of the politics and policies of the psyche and of the psydisciplines, a new disciplinary field for which the terms ‘psypolitics’ in English and ‘psicopolitica’ in Italian are proposed here.

It is interesting to note how several authors have previously written both about psychopolitics (eg. Greenblatt in the United States) and psicopolitica (eg. De Marchi in Italy, archived Rai Libri profile in Archive.org here), even as if they were the first to have developed these concepts, without however such resolutions – even on the part of highly prominent figures from an academic or medical point of view – leding to further developments of a discipline. Is it possible that the topic of psy/cho/politics is so delicate and sensitive to the point of making one prefer not to deal with it in a systematic or explicit way, for example in a university environment?

In this perspective, it will also be necessary to carry out a genealogical, philological and historical study of both the terms and concepts previously used such as ‘psychopolitics’ in English and ‘psicopolitica’ in Italian.

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More and more frequently today, but also in the past, the global dimension of politics is linked to the biological and mental, even individual, dimension. For example in the document cited several times in PsyPolitics “A LARGER US” 2019 of the Collective Psychology Project based in London. In this context it can be noted that the terms geopolitics and biopolitics were both initially used by the same author at the beginning of the twentieth century.

The term biopolitics was used by the Swedish political scientist, statistician, geographer and politician Rudolf Kjellén. He also used the term geopolitics and is considered one of the founding fathers of the discipline that bears this name. In The Great Powers of Today (1905) he introduced the term biopolitics in his work and later his The State as a Life-form (1916) contributed to the development and spread of the term: in his intentions he was to delineate a new discipline that he “baptized” (sic) with the name of biopolitics.

At present the first traceable use of the term psychopolitics is by the German jurist expert in international law Heinrich Rogge in Psychopolitics and the problem of the leader (Psychopolitik und Führerproblem, 1925). Rogge’s prominence is also testified by the reviews that at least from 1934 to 1937 his writings on Hitler and on the prospect of peace in Europe obtained in the magazine Foreign Affairs, of the US Council on Foreign Relations (CFR).

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