Charles Reade, l’Associazione Medico-Psicologica e “teoria del complotto” (2021)

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“Era almeno piรน plausibile della teoria del complotto del signor Charles Reade”

di Federico Soldani – 31 Dicembre 2021

Secondo l’Encyclopaedia Britannica, “Charles Reade, (nato l’8 giugno 1814, vicino a Ipsden, Oxfordshire, Eng. โ€” morto l’11 aprile 1884, Londra), [fu] autore inglese i cui romanzi attaccano, con appassionata indignazione e laboriosa ricerca, le ingiustizie sociali del suo tempoยป. Un membro del Magdalen College di Oxford, “ha intrapreso una lunga carriera come drammaturgo, direttore teatrale e romanziere”.

Wikipedia, consultato il 31 dicembre 2021, riporta che “Reade รจ passato di moda all’inizio del secolo –“รจ insolito incontrare qualcuno che lo abbia letto volontariamente”, ha scritto George Orwell in un saggio su Reade” (enfasi e link aggiunti in citazioni successive) [โ€ฆ]

L’autore George Orwell riassunse l’attrazione che Reade esercitava sul pubblico: “lo stesso fascino che si trova nei romanzi polizieschi di R. Austin Freeman o nelle raccolte di curiositร  del tenente comandante Gouldil fascino della conoscenza inutile“, proseguendo dicendo che:

“Reade era un uomo di quella che si potrebbe chiamare cultura enciclopedica [penny-encyclopaedic nell’originale, ndr]. Possedeva vaste scorte di informazioni disconnesse che un vivace dono narrativo gli permetteva di stipare in libri spacciati per romanzi. Se hai il tipo di mente che ama le date, gli elenchi, i cataloghi, i dettagli concreti, le descrizioni dei procedimenti, le vetrine dei negozi di cianfrusaglie e i numeri arretrati di Exchange and Mart [Scambio e Mercato, ndr], il tipo di mente a cui piace sapere esattamente come funzionava una catapulta medievale o semplicemente quali oggetti contenga una cella di prigione degli anni Quaranta, allora non puoi fare a meno di goderti Reade.”

(George Orwell, ‘Charles Reade’ 1940)

“Charles Reade,” illustrato da Frederick Waddy (1872).

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Come scrive Jennifer Wallis in ‘Indagando il Corpo nel Manicomio Vittoriano. Medici, pazienti e pratiche (Palgrave, 2017. Vedi anche ‘Le Ossa dei Pazzi’, 2013):

Negli anni ’70 dell’Ottocento diversi manicomi britannici furono esaminati da vicino dalla stampa popolare e medica. Furono segnalati numerosi decessi di pazienti che avevano una caratteristica inquietante in comune: le costole rotte. Il piรน allarmante fu il caso di Rees Price, un anziano paziente cieco ricoverato nel manicomio di Carmarthen che era morto poco dopo il ricovero. Un’autopsia aveva trovato otto costole rotte e venne affermato che Price non aveva ricevuto un’adeguata visita medica al momento del ricovero, nรฉ alcuna particolare attenzione quando aveva iniziato a mostrare difficoltร  respiratorie. Una delle risposte a queste rivelazioni fu una lettera al Pall Mall Gazette del romanziere Charles Reade. Il romanzo di Reade del 1863 Hard Cash includeva un personaggio, ricoverato in un manicomio privato, messo alla mercรฉ di sadici assistenti di manicomio. Reade affermรฒ che la ricerca che aveva intrapreso quando scriveva questo libro, permetteva di far luce sulle circostanze dei casi di frattura delle costole:

“Gli ex guardiani erano tutti d’accordo su questo, ovvero che i guardiani sanno come rompere le ossa di un paziente senza fare venire lividi sulla pelle; e che i medici sono stati ingannati piรน e piรน volte da loro. Per dirla con le mie stesse parole, le ginocchia piegate, queste grandi ossa smussate, e vestite, possono essere applicate con forza terribile, ma non lasciano il segno sulla pelle della vittima. Il paziente refrattario viene gettato a terra e il custode vi cammina su e giรน in ginocchio, e persino salta sul suo corpo, ginocchia in giรน, finchรฉ il paziente non รจ completamente intimorito, spaventato. Se un osso o due si rompe durante questa procedura, non ha molta importanza per il custode; un pazzo che si lamenta di una lesione interna non viene ascoltato. รˆ un essere cosรฌ pieno di illusioni che nessuno crede a nessuna ferita invisibile di cui blatera”.

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Copertina di un numero del 1871 di The Journal of Mental Science [Il Giornale di Scienza Mentale, ndr], a cura di Henry Maudsley di Londra e John Sibbald di Edimburgo, vol. XVI. Con una citazione in latino di Francesco Bacone: โ€œNos vero intellectum longius a rebus non abstrahimus quam ut rerum immagina et raggi (ut in sensu fit) coire possint. “

Questi temi furono discussi durante l’incontro dell’ “ASSOCIAZIONE MEDICO-PSICOLOGICA. Il Rapporto [versione archiviata su Archive.org qui] di una riunione trimestrale dell’Associazione medico-psicologica, tenutosi a Londra, presso la Royal Medico-chirurgical Society [Societร  Reale Medico-chirurgica, ndr], su autorizzazione del Presidente e del Consiglio, il 27 gennaio 1870.” Un documento e un dibattito al riguardo – sotto forma di rapporto – furono poi pubblicati con il titolo di “NOTIZIE PSICOLOGICHE”.

Il rapporto venne pubblicato su The Journal of Mental Science [Il Giornale di Scienza Mentale, ndr], a cura di HENRY MAUDSLEY, M.D. Lond. [nella foto del 1881 sotto, ed.] e JOHN SIBBALD, M.D. Edin..

Henry Maudsley. Fotografato da G. Jerrard, 1881. Henry Maudsley – Wikipedia. Wellcome Library no. 13195i

“La quinta riunione trimestrale dell’Associazione medico-psicologica si รจ tenuta” – recitava il rapporto – “per gentile concessione del presidente e dei membri della Societร  Medico-chirurgica, nella loro sede di Berners Street, giovedรฌ 27 gennaio, il dottor Lockhart Robertson, MD Cantab., uno dei Visitatori del Lord Cancelliere per la Follia [Lord Chancellorโ€™s Visitors in Lunacy nell’originale, ndr], Ex-Presidente della Societร , in cattedra [nella foto del 1881 sotto, ndr].

Membri presenti – Dr. Lockhart Robertson (in cattedra), W. H. O. Sankey, Joseph Buton, J. Lockhart Clarke, W. B. Kesteven, W. Clement Daniel, J. Murray Lindsay, J. T. Sabben, Langdon Down, J. H. Paul, E. S. Haviland, Alonzo W. Stocker, J. Thompson Dickson, Fredk. Sutton, Arthur Harrison, W. Rhys Williams, HL Kempthorne, R. Boyd, Harrington Tuke, H. Maudsley. Visitatori — J. B. Burra, R. Davey e Robert Daly Walker.

Il Dr. SANKEY ha poi letto il seguente articolo su โ€œCostole Fratturate nei Manicomiโ€: โ€œSenza dubbio al momento non c’รจ argomento di maggiore importanza per noi e per il pubblico, in relazione alla follia, di quello della frequenza con cui fratture delle costole sono state trovate in pazienti che muoiono in manicomio. La sua importanza ha relazione con le cause di queste lesioni, con l’oscuritร  che esiste in relazione alla loro origine e con il modo in cui devono essere prevenute.

Nell’indagare sulle cause di queste fratture, devo escludere tutti gli altri casi di maltrattamento e lesione che sono stati recentemente raccolti in articoli apparsi sui giornali e limitare le mie osservazioni ai soli casi di frattura del costole.”

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Dopo la lettura dell’articolo del Dr. Sankey, continuava il rapporto “Il PRESIDENTE riportava che l’Associazione si sentiva molto in debito con il Dr. Sankey per il modo opportuno in cui aveva presentato loro la questione quella sera. La questione, come ha detto il Dr. Sankey, di recente era stata dibattuta con notevole sensazionalismo sui quotidiani, in particolare sulla Pall Mall Gazette.

Lui (il Presidente) credeva che il giornalista della Pall Mall stesse agitando la questione e speculando sui recenti sfortunati casi – che il presidente stesso tanto quanto chiunque altro deplorava – per denigrare la pratica della non-contenzione nei nostri manicomi pubblici, e per coprire i fallimenti riguardo al manicomio criminale di Broadmoor, in merito ai quali i Commissari per la Follia avevano espresso commenti tanto forti. Broadmoor per alcune, a lui sconosciute, ragioni godette in misura singolare del potente patrocinio della Pall Mall Gazette.

Tuttavia lui (il Presidente) doveva ancora esprimere la sua fede piรน assoluta e immutata nel trattamento dei pazzi senza restrizioni meccaniche, e si spingerebbe fino a dire che preferirebbe avere tali complicazioni e disavventure quali costole rotte che si verificano nei rari casi individuali in cui sono accadute, che non acconsentire al ritorno – per quanto modificato questo possa essere – agli abomini del sistema di contenzione. Condannava ugualmente i letti di sicurezza, le polke e le mazurche dei manicomi scozzesi”.

Il Presidente dunque concludeva:

“La teoria del dottor Sankey sul modo in cui queste lesioni al torace si sono verificate nei manicomi meritava la nostra puntuale attenzione. Era almeno piรน plausibile della teoria del complotto del signor Charles Reade e la misura precauzionale suggerita dal dott. Sankey di usare un panciotto imbottito nei recenti casi di mania con paralisi generale – condizione mentale nella quale si trovavano quasi tutti questi casi in discussione – appariva a lui di valore pratico.”

Charles A. Lockhart Robertson. Fotografato da G. Jerrard, 1881 C. Lockhart Robertson – Wikipedia. Wellcome Library no. 13477i

Quanto sopra รจ uno dei primissimi – se non il primo in assoluto – usi attualmente conosciuti dell’espressione “teoria della cospirazione” o “del complotto” – cosรฌ come usata ad oggi – e anche a nostra conoscenza la prima traduzione in italiano del testo inglese che riporta tale uso.

Precedenti usi di espressioni simili sono avvenuti ad esempio nel contesto giuridico scozzese, si veda โ€œuna teoria del complottoโ€, espressione utilizzata in un verbale di un processo dinanzi all’Alta Corte di Giustizia di Edimburgo il 3 gennaio 1838 per i reati di โ€œcospirazione illegale e omicidioโ€.

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A proposito dell’articolo di Sankey presentato in quella occasione, il rapporto aggiungeva tra altri un intervento di uno dei medici presenti all’incontro: “Dr. TUKEMi dispiace che il Dr. Sankey, nel suo articolo sull’argomento, sembri implicare che potrebbe esserci del vero nell’affermazione di alcuni degli scrittori sensazionalistici della stampa, che incidenti cosรฌ deplorevoli come quelli ora in discussione siano comuni, o siano di ordinaria routine. Lo nego in toto; tali incidenti sono rari, e quindi, รจ inutile sostenere che sono per loro natura improbabili, o che si verificano solo nella paralisi generale. L’unica meraviglia รจ che nei manicomi pubblici, considerata la natura selvaggia di alcune delle vittime semi-istruite delle malattie mentali, e la libertร  che il sistema di non contenzione concede loro, gli incidenti non accadano piรน frequentemente; che negli ultimi anni diversi sovrintendenti, e molti assistenti, sono stati gravemente feriti, dimostrerebbe che ci sono due facce di questa medaglia.

Il fatto รจ che nei reparti refrattari dei nostri manicomi pubblici gli inservienti, troppo pochi di numero, portano la propria vita nelle loro stesse mani. Il rimedio รจ aumentare il loro numero e aumentare la sorveglianza su di loro“.

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[Nella foto in alto, Charles Reade di George Goodman, albumen carte-de-visite, 1870-1884, National Portrait Gallery, Londra.]

[cite]

Totalitarian “medicine”. George F. Will in the Washington Post, 1987 (2022)

by George F. Will โ€“ 21st May 1987

Washington Post

“It is a paradox of modern politics that two of the most intellectually primitive regimes have considered themselves servants of science. In 1934, Rudolph Hess said: ”National Socialism is nothing but applied biology.” The Soviet regime applies ”scientific socialism,” within which psychiatry has a special place, as Dr. Anatoly Koryagin can testify. [Koryagin is a Soviet psychiatrist and dissident, in the photo above, now living in Switzerland who was working in Kharkiv, Ukraine, arrested and sentenced in the U.S.S.R. for having sent correspondence published as “Unwilling patients” in The Lancet in 1981. See also, ‘Koryagin urges continued efforts against psychiatric abuse’, AAAS Committee on Scientific Freedom and Responsibility, 1987 (archive.org) ed.].

Koryagin, 48, recently was released to the West from a prison camp where he served six years of a 14-year sentence for the usual offense, ”anti-Soviet activities,” which included getting out to the West an article about Soviet abuses of psychiatry. Such abuses are as old as the Soviet regime. Historian Paul Johnson notes that in 1919 the Moscow Revolutionary Tribunal sentenced an anticommunist leader to treatment in a sanatorium. In the 1930s, the secret police built a 400-bed penal hospital (two words perversely joined in communist societies) on the grounds of a mental hospital. In the 1940s, the leading Soviet research institution for criminal psychology had a department for ”political” cases.

Koryagin says that since 1977 the number of psychiatric ”hospitals” where dissidents are imprisoned with the criminally insane has grown from 11 to 16. And glasnost has not involved the release of any dissident from a psychiatric ”hospital.”

The 1939 Nazi-Soviet pact truly was a joining of kindred spirits. Neal Ascherson, in the New York Review of Books, says German doctors were dazzled to discover that, under Hitler, medicine was ”the central intellectual resource of the New Order.” Doctors practiced ”biological soldiering,” perfecting the race by killing the unfit and using them for ”research” to benefit the master race. And in the Soviet Union, psychiatry, a less-settled science than biology, has been conscripted by the regime.

Since Freud postulated that the self is a fractious committee — the ego, id and libido — there has been ”scientific” doubt about the importance of reason in the individual’s life. Freud, a semi-materialist, believed in the body and ”consciousness,” a passive ghost in the machine. His intimation was that civilization is a misfortune because neuroses result from maladjustments to the unyielding reality of modern society.

But Marxists believe anything will yield to their ”science,” backed by force. They fancy themselves architects of societies so well-designed that they cannot be sources of discontent. As Khrushchev said in Pravda in 1959 about people ”who might start calling for opposition” to communism: ”Clearly the mental state of such people is not normal.”

Psychiatry, with its expanding arsenal of drugs, can be abused as a brutal instrument of social control. And the official Soviet premise, that only the psychologically disabled could fail to love socialism, enlists psychiatry as a rationalization for the regime.

In the West, neurological discoveries and pharmacological sophistication are confirming this much of a materialist thesis: mental illness often is biologically based, as in brain chemistry. This of course does not confirm or even support the Soviet premise that mental disorders of Soviet citizens must be biologically based because Soviet society is too advanced to be a source of suffering for Homo sovieticus, the new Soviet man manufactured for communism. However, what is known about the biological basis of mental disorders is distressingly useful to totalitarians who believe there is no intractable tension between human nature and society because both are infinitely malleable under the forceful application of this or that science.

Technically speaking (scientific socialists love speaking technically), the Soviet Union is, 70 years after the Revolution, still in the Glorious Transition Period. The transition to pure communism is not over because the state has not quite withered away. But Soviet society is close enough to scientific perfection that mental disorders, including persistent dissent, must be biologically based and hence treatable with drugs, at least theoretically.

A perennial question about the Soviet regime is: Does it believe and act on its ideological inanities? A reasonable conclusion is that the regime’s mind is a strange alloy of cynicism and sincerity. Koryagin stresses the cynicism and cites a telling detail about the confinement of dissidents in psychiatric hospitals: whereas people who are really mentally ill are confined until cured, dissidents have been given fixed sentences.

And the regime has elastic standards regarding deviant behavior. When Koryagin’s 9-year-old son received a severe concussion when he was beaten (as all members of the family were at various times in the street), a court held that the beating was a ”natural” expression of public feeling against an anti-Soviet family. Such is the sphere of spontaneity in Soviet society.”

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[According to Wikipedia, accessed 23rd October 2022, George Frederick Will (born May 4, 1941) is an American libertarian-conservative political commentator and author. He writes regular columns for The Washington Post and provides commentary for NBC News and MSNBC. In 1986The Wall Street Journal called him “perhaps the most powerful journalist in America”, in a league with Walter Lippmann (1889โ€“1974). He won the Pulitzer Prize for Commentary in 1977. Bold for emphasis and links were added in the text above.]

[cite]

Lombroso, 1887: ‘Tre Tribuni, studiati da un alienista’ (2022)

V0026740 Cesare Lombroso. Photogravure. Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images images@wellcome.ac.uk http://wellcomeimages.org Cesare Lombroso. Photogravure. Published: – Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

Indice

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PREFAZIONE


Allโ€™amico ignoto,

Non ho il coraggio di dedicare questo libro a un amico provato, come aveva fatto per lโ€™altro; quando si lotta per veritร  poco note o poco accette non si deve legare alla catena dolorosa della propria impopolaritร  lโ€™amico che a voi si affidava.

Ma ve nโ€™รจ uno, al quale chi lotta per unโ€™idea puรฒ sempre abbandonarsi senza ritegno.

รˆ lโ€™amico ignoto, spesso piรน caldo del compagno dโ€™infanzia, che non rifugge mai dalle idee generose per quanto combattute, anzi perchรจ combattute.

รˆ a lui che mi rivolgo.

Quando, anni fa, pubblicavo i Due Tribuni collโ€™intento di spiegare un fenomeno sociale e politico, che parve sulle prime un vero problema, mostrando, senza rispetto ad alcun partito, la miseria in cui siamo caduti, e tentando, da vecchio alienista impenitente che sono, di cavarne unโ€™applicazione allo studio del mattoide, io aveva fallito la strada.

Non รจ poeta chi vuole, e non รจ chi vuole, popolare. รˆ necessaria una dose di grande duttilitร  e lucidezza; e non basta, come io credeva, sorvolare sulle citazioni, ma bisogna condurre il pubblico passo per passo; se no, avverrร  che egli, trovatosi allโ€™improvviso sopra una strada ignota, non sappia orientarsi, ed accusi della propria confusione non giร  sรจ stesso, ma la sua guida.

Quando qualcuno legge un libro per sollazzo, si ferma ai fatterelli che gli si adducono, senza sognare che vi sia sotto una conclusione. Meno ancora sognerร  che lโ€™autore pretenda da lui la conoscenza delle altre sue opere, senza le quali molte delle teorie addotte devono sembrare bislacchi paradossi; e cosรฌ io avendo, in altro lavoro, con parecchie centinaia di esempi, mostrato la frequenza della pazzia nellโ€™uomo di genio e le ragioni anzi per cui lโ€™uno a vicenda si trasforma nellโ€™altro, e gli speciali caratteri dei mattoidi, ommisi quelle dimostrazioni, dopo le quali poche frasi colte a volo nelle lettere di Cola da Rienzi, nellโ€™Ezio II, bastavano per mostrare lโ€™indole morbosa dei loro autori. Un altro difetto capitale si aggiungeva in quel libro: la mancanza dโ€™ogni misura nella diagnosi delle nostre piaghe. Il vero tutti dicono dโ€™amarlo; ma ei devโ€™essere un vero anodino, che non ci guasti le digestioni; un vero debitamente filtrato attraverso lo staccio dei partiti e degli interessi.

Ti concederanno, per esempio, di maltrattare un Tizio, purchรจ abbi cura di non rivelare le magagne di Cajo: e giura, anzi, che quelle sieno glorie e non magagne, e lascia tranquilli i potenti, sian pure prepotenti, anzi… appunto se tali.

Qui trovo che i critici hanno proprio ragione. Che diavolo! Siamo in unโ€™epoca di serafica contentatura, e tutti facciamo il bocchino dโ€™oro, ed abbiamo convertito in turiboli le fiere alabarde: quando in talโ€™epoca uno, invece di miele e di incensi, va in busca di bastonate e di beffe, per dirci che noi confondiamo la calma con lโ€™apatia; che non si provvede sul serio al delitto collโ€™estendere la giurรฌa; e allโ€™ignoranza con dei brani di carta sotto forma di legge; e alla questione sociale, dimenticando lโ€™agricola; e allโ€™agricola dimenticando i pellagrosi; che non si progredisce ripristinando le preistoriche cremazioni, oh! costui non conosce il suo tempo.

E mi si fa un appunto proprio di ciรฒ, che io speravo fosse un vanto: dellโ€™avere tentato di sfrondare la leggenda rosea che involge e confonde la storia di alcuni idoli nostri. Oh! che, risponderei, non ne abbiamo abbastanza delle favole che dobbiamo ufficialmente accettare, perchรจ ammesse per vere dai piรน, da dovere aggiungervi anche quelle che passarono per la mente dโ€™un romanziero, o fra i deliri dโ€™un popolo che inneggia ad eroi che prima adorava, poi calpestava e derideva, sempre senza comprenderli.

A che servirebbero gli studi se dovessero tenere dietro e non precedere i portati della pubblica opinione? A che servirebbe una vita passata in mezzo a ricerche speciali, se non desse diritto a sorridere alle risa deglโ€™ignoranti, e ad imporsi, senza spavalderia, ma senza esitanza, a coloro che, essendo colti negli altri rami, pretendono e nol sono nel vostro?

Lโ€™allontanarsi dalla leggenda non รจ, del resto, giร  per sรจ, sempre un progresso? E non ci permette di spiegarci dei fatti che, finchรจ vagoleggiano in un mondo nebuloso ed incerto, potran destare negli uomini volgari stupore ed anche diletto, ma rimanendo pei savi un muto ed inutile enigma?

Prendiamo, ad esempio, il Cola da Rienzi. Come, colla sua leggenda, connettere il suo principio colle replicate cadute, le sue vane imprese colle sue gigantesche proposte, ecc.? E, ammessa la leggenda, quali applicazioni utili se ne possono cavare di piรน che dalle epiche imprese di Orlando e di Rinaldo? Mentre, invece, seguendo solo i lumi della storia e rettificando la leggenda coi lumi della psichiatria, se ne spiccia un raggio che non solo rischiara una serie di fatti storici male compresi, ma ci aiuta a spiegare alcuni fatti che non ci sappiamo spiegare, malgrado si svolgano sotto i nostri occhi, come i trionfi di Lazzaretti e di Coccapieller: e ci fa intravvedere anzi una teoria sulla genesi di quei grandi avvenimenti storici che sono le rivoluzioni, cui molti anche non miopi ingegni derivavano cosรฌ spesso da casuali incidenti, oppure lasciavano inesplicati, anzi (che รจ peggio) non presentendo che alcuno credesse necessario di trovarne la soluzione.

La ragione intima, perรฒ, di tutto questo sta nella profonda ignoranza che cโ€™รจ, anche nel pubblico colto, per quanto tocchi la psichiatria. La nostra educazione classica, classica cosรฌ per dire, che nel fondo la maggior parte non fa che imparare (Dio sa con qual vantaggio!) come lo stesso oggetto si chiami e si declini in vecchie lingue, portandoci via i piรน begli anni e le piรน belle forze della nostra giovinezza, non ci lascia, si puรฒ dire, un margine sufficiente per le cognizioni piรน solide e piรน utili. Non vโ€™รจ nessuno della buona societร  che ignori chi sia Romolo o Ulisse, o ignorandolo non se ne vergogni; ma, viceversa, cosa sieno i terribili bacteri che sono i padroni della nostra vita, come si respiri e come e perchรจ si cammini, oh! questo pochissimi sanno, e pochissimi si vergognano dโ€™ignorarlo; arrivederci poi in certi problemi di psichiatria, sconosciuti persino a molti medici!

E intanto fenomeni psicologici e storici, anche volgari, restano completamente un enigma; per esempio, noi non sappiamo spiegarci come si manifestassero quelle vere epidemie psichiche dei medio evo e dei tempi antichissimi, nรจ comprendiamo cosa fossero le streghe, i profeti, i santi, gli oracoli, i miracoli, e, come vedremo, ci sfugge la causa di una gran parte delle rivoluzioni. Ogni volta che un fenomeno psicologico si presenta allโ€™improvviso al pubblico, come lโ€™ipnotismo, e sโ€™impone per la sua gravitร , desta una strana maraviglia e per poco non ci fa ritornare alle credenze dei tempi selvaggi, come certo accade quando degenera nelle fedi spiritiche.

E vโ€™hanno uomini indegni di rispetto, perchรจ troppo di mala fede, che gridano ai miopi loro seguaci in letteratura, in diritto, come dei piccoli merciai timorosi dโ€™ogni concorrenza: Guardatevi da questi alienisti invasori che sconfinano e invadono i nostri campi! โ€” Potremmo noi rispondere: Se invadiamo, gli รจ perchรจ siamo forti, e voi siete dei deboli, malamente aggrappati al passato.

Quando si applicavano, e il costume non รจ ancora scomparso, la teologia e poi la metafisica, che sono la negazione della vera scienza, alle quistioni pratiche e sociali nonchรจ alle fisiche, allora il danno era grave, e sarebbe stata utilissima, e non vi fu, lโ€™opposizione; ma che male vi ha quando si applichi una scienza tutta desunta dai fatti a spiegare dei fatti che prima non si comprendevano? Chi si lagna, ora, per la intrusione della chimica, della meccanica in tutti i congegni della nostra vita se non sono i nemici di ogni movimento civile?

E notisi, poi, per suggellare la sconfitta di codesti avversari: che non sono proprio tanto gli alienisti che si facciano innanzi ad estendere le applicazioni della loro scienza (per istrano caso, in Italia, meno poche eccezioni, tutti sono od avversi o tiepidi amici a questโ€™idee), quanto gli uomini di grande ingegno come il Ribot, il Taine, lo Spencer, il Maury, il Guyau, il Ferri, il Garofalo, il Drill, il Campili, il Fioretti, il Puglia, che, estranei alla psichiatria, vi si addottrinarono per applicarla ai loro studi. E certo niun alienista si dolse di sรฌ nobili soci e maestri.

Ma intanto, si soggiunge, con tutto ciรฒ voi fate del mondo nientโ€™altro che un grande manicomio. Oh! si rassicurino costoro, chรจ dello spazio libero per le menti tranquille e timorate ne resta, e di molto. Tutto il mondo che lavora senza elevarsi ad una idea, tutto il mondo che si affatica dietro ad una misera croce, ad un impiego, ad una zolla, tutto quel mondo insomma che fa da platea ed anche da orchestra ai pochi attori di genio, รจ immune di questa pece; e cosรฌ anche coloro che essendo fra i piรน e volendo essere fra i meno si formalizzano di queste teorie, e sminuzzando i dettagli o vedendo solo, un lato della questione non ne capiscono o fingono di non capirne lโ€™insieme.

Ma forse migliore dโ€™ogni ragione, รจ quella che siamo in un paese vecchio, che, come i vecchi ed i bambini, ha terrore di ogni novitร ; e per difendersene crea la leggenda e la fiaba, che trasforma in uno strupo di caotici demolitori quanti osano pensare diversamente dalla inerte maggioranza e cerca annichilarlo.

Passeggiando nella nostra capitale รจ ovvio, infatti, lโ€™imbattersi in molti di quei semi-politici e semi-scienziati, che fanno della doppia mediocritร  uno sgabello alla fama propria non solo, ma anche allโ€™infamia altrui; ed รจ ovvio sentire presso costoro gabellate dโ€™assurde e rivoluzionarie delle teorie, che presso molti scienziati di altri paesi hanno ormai diritto di cittadinanza. Nรจ vale il rispondere con libri che arrechino nuove esperienze, nuove prove; essi non hanno il tempo per leggerli, nรจ forse lโ€™ingegno a capirli. Un bel accenno olimpico del capo non รจ egli piรน facile e โ€” presso i molti ignoranti โ€” piรน fruttuoso di unโ€™opera intera?

E sono un manipolo di auto-apostoli muti, che, tenaci nel dogma, nel catechismo e piรน nella reciproca ammirazione, credono schiacciare ogni altro col peso del loro silenzio, od oppongono la loro lodata sterilitร  ai vostri volumi. Se essi non hanno creato, chi deve creare? Quando poi si degnano parlare, chi oserร  porre in dubbio la loro sentenza?

Del resto, alla bufera tien dietro spesso la pioggia fecondatrice che ravviva e raddoppia i raccolti nella zona dalla prima distrutti, ed alla bufera che mโ€™attende, malgrado le correzioni introdotte in questo libro, spero succeda il trionfo di alcune almeno delle idee da me spalleggiate.

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CAPITOLO I.


Intelligenza dei pazzi โ€” Monomani โ€” Mattoidi.

Come ho giร  accennato poco sopra, mal potrebbe il lettore profano agli studi di psichiatria, afferrare quanto io tenterรฒ di esporre nei seguenti Capitoli, se prima non si persuade essere non giร  una bizzaria che mi pulluli in capo, ma un fatto, ormai nettamente risoluto dalla scienza, che, salvo negli idioti, negli imbecilli e nei dementi che hanno servito sventuratamente a modello pei piรน, lโ€™intelligenza della maggior parte dei pazzi รจ piuttosto in una esagerata che non deficiente attivitร ; se eโ€™ sbagliano, sbagliano perchรจ troppo sentono e pensano, e quindi sono in un contrasto continuo coi loro coetanei e fino col loro stesso passato.

Ciรฒ ben si capisce, perchรจ in essi lโ€™organo di quella funzione sublime che รจ il pensiero, non รจ tutto colpito1, ma lo รจ solo in parte, e lโ€™energia, che vien meno solo negli affetti, nellโ€™ordine, od in quello che noi diciamo senso comune, viene compensata nel rigoglio di altre facoltร , la fantasia, la memoria, p. es., la passione estetica.

Cosรฌ Winslow conobbe un gentiluomo, incapace, quandโ€™era di mente sana, di fare una semplice somma, che diveniva un famoso aritmetico sotto allโ€™accesso maniaco; cosรฌ come una donna, poetessa nel suo manicomio, ritornava, guarendo, la piรน prosaica delle massaie (p. 207).

Un monomaniaco di Bicรชtre si doleva, con questi bel versi, della sua triste prigionia (Moreau):

Ahi le poรจte de Florence โ€” Nโ€™avait pas dans son chant sacrรฉ
Revรฉ lโ€™abรฎme de souffrance โ€” De tes murs, Bicรชtre exรฉcrรฉ.

Esquirol racconta come un maniaco, durante il periodo acuto del male, inventasse un cannone che venne adottato.

Morel curava un pazzo, soggetto a vere ebetudini intermittenti, prima delle quali componeva delle belle commedie.

Un altro pazzerello curato dal Verga, avea fantasticato, nel e pel suo delirio, con molto ingegno, se non con veritร , lโ€™etimologia di Senavra, da Sen-avrร ; un medico, figlio dโ€™un grandโ€™uomo, colpito dalla follia, inventava, con molto ingegno, e, non dirรฒ, per onore dellโ€™armi, giustezza, che farmacia deriva da far-marci e medico da ocidem.

G. B., nipote di un celebre letterato, ammattito (mania), un giorno che gli prescrissi un decotto di camomilla, la medicina notoria delle comari: ยซVedi, escรฌ a dirmi subito,

Vedi Tiresia che mutรฒ il sembiante,
Poichรจ di maschio femmina divenneยป.

M. G., negoziante, melanconico, da uno dei compagni chiamato col titolo di conte: ยซChe conte โ€” rispose, โ€” dei conti ne ho fatto molti, ma erano conti di quattrini; conte non sono puntoยป.

ยซPerchรจ non mi vuol dar la mano, diceva io, una mattina, alla signora M… (follia morale), รจ forse meco in collera? Ed essa: ยซPallida virgo cupit, rubiconda recusatยป.

ยซSpera di uscir presto, signora M…, dallo Stabilimento?

Uscirรฒ quando avranno messo giudizio quelli che ne stanno fuoriยป.

N. B. รจ un poeta del manicomio, scrive versi con molto buon senso, ma con piedi troppo numerosi; il suo compagno G. B. diceva che allungava loro quei piedi perchรจ essendo ben piantati, non gli fuggissero di mente2.

Quindi sbagliano coloro che negano la pazzia di certuni, perchรจ ragionano meglio che non la comune degli uomini; appunto perchรจ ragionano meglio degli altri, essi non sono normali. Infatti, la massa degli uomini generalmente non ragiona troppo, nรจ troppo pel sottile; generalmente lโ€™uomo, fruges consumere natus, suole esercitare la sua intelligenza nelle questioni che riguardano il suo ufficio, il suo mestiere, il suo cibo; quando quindi vediamo, p. es., un venditore di frutta applicarsi quasi continuamente a fare ragionamenti filosofici, od un birro sbracciarsi a far il filantropo, come il Bosisio, noi dobbiamo sospettare che la sua mente si trovi in uno stato anormale.

Ma, ben inteso, questa anormalitร , a chi ben vi studia, non รจ mai isolata; quasi sempre si osservano in costoro, insieme alla esagerazione, anomalie caratteristiche, lasciandosi essi, per esempio, dirigere negli atti da una rima (come colui che voleva uccidere un povero curato perchรจ ยซcuratoยป faceva rima con ยซcroatoยป), od adoperando parole antiquate e straniere, od esagerando nelle minuzie o nei simboli, ecc.; od applicandosi ad argomenti poco adatti alla loro condizione, come, per esempio, il Lazzaretti, quando, carrettiere, volle fondare una nuova religione; od in una direzione inutile od anche dannosa, come, per esempio, quella M. che riponeva i suoi aghi in una serie innumerevole di sacchetti rinchiusi lโ€™uno nellโ€™altro, ecc.

Hanno alcuni un esagerato sentimento dellโ€™ordine; cosรฌ, per esempio, una mia cliente, per la mania dellโ€™ordine, quando allogava nel cassetto la biancheria, ne ritagliava quella che essendo piรน lunga non apparisse abbastanza allineata.

Cosรฌ non di rado i pazzi tracciano bei disegni, ma in cui si ravvisa qualche difetto caratteristico.

Uno, per es., nellโ€™eseguire un lavoro di paesaggio, trascura la prospettiva come un Giapponese, perdendosi invece a disegnare con una cura esagerata certi

DISEGNO Dโ€™UN MONOMANE

particolari minutissimi ed inutili affatto (vedi tavola I). Eppure con tutto ciรฒ riesce, grazie allโ€™originalitร , ad un effetto mirabile, come trovarono Boito e Castellazzo. Altri, come un monomane studiato dal Raggi, riproduce nelle scolture tutti i caratteri degli artisti preistorici e medioevali. Queste anomalie si osservano specialmente nei pazzi ereditari, monomani in ispecie, e nei mattoidi, sui quali piรน a lungo ci fermeremo.

pazzi ereditari, scrive Magnan3, offrono caratteri fisici e psichici speciali, che li fanno distinguere da tutti gli altri, e fin dai primi anni di vita.

Spiccano in essi la disarmonia intellettuale, lo squilibrio non solo fra le facoltร  mentali, egli atti intellettuali da una parte e le inclinazioni dallโ€™altra, ma anche fra le varie facoltร  mentali. Cosicchรจ si hanno degli imbecilli molto atti ad uno o ad altro lavoro psichico ed incapaci affatto per tutto il resto; e ciรฒ perchรจ le lesioni dei centri sono in essi irregolarmente distribuite, alcune essendo bene sviluppate, mentre restano quasi completamente atrofiche le altre.

Alcuni sono dotati di ottime facoltร  intellettuali, ma difettano delle morali; altri al contrario, moralissimi, sono inatti affatto o pochissimo capaci a tutto che richieda lavoro mentale. Magnan ci narra dโ€™uno, di codesti squilibrati, il quale torturรฒ per piรน anni sua moglie, obbligandola ad udire dei discorsi che duravano per intiere notti ed in cui formulava lamentele punto giustificate: quando egli aveva parlato per sette od otto ore era soddisfatto e la famiglia poteva andarsi a riposare: ebbene la figlia di questo parlatore notturno comincia, ora, verso le otto ore di sera le sue arringhe e non finisce che al mattino; e grandemente si irrita se non la si ascolti o se si tenti di farla tacere.

Mattoidi. โ€” Una forma nuova4, quasi sempre congenita5 di alienati, รจ quella chโ€™io chiamo dei mattoidi, che si avvicina allโ€™imbecillitร  da un lato, e alla monomania dallโ€™altro, ma ha caratteri suoi ben spiccati. E prima di tutto ha pochissime di quelle anomalie che si chiamano dagli alienisti degenerative, e che deformano la fisonomia. Sopra un gruppo di 30 di costoro, solo 21 ne presentavano, e ben poco spiccati: 12 cioรจ con 2 anomalie; due soli con 3; con 4, due; con 6, un solo; e quasi tutti questi ultimi grafomani. I piรน spiccati anzi avevano una fisonomia intelligentissima ed armonica. Un altro carattere negativo รจ la conservazione degli affetti per la famiglia, ed anzi per gli uomini in genere, che va fino allโ€™esagerato altruismo; per quanto perรฒ nellโ€™altruismo stesso entri in molti la grande loro vanitร .

Bosisio pensa fino al benessere dei posteri.

Cosรฌ Dim… ama. la moglie, i nipoti, lavora continuamente per la famiglia; cosรฌ Cianchettini manteneva la sorella sordomuta; il Lazzaretti adorava la moglie.

Nel carcere, pochi dรฌ sono, dovendo fare una trasfusione di sangue, perdetti assai tempo per trovare un individuo sano cui cavare del sangue; tutti si rifiutavano: appena lo seppe un mattoide, tisico, si offerse, e sโ€™adontรฒ anzi quando io non lo volli usufruire.

Ed hanno in genere perfettamente conservato, e fin esagerato, il senso dellโ€™ordine: quasi sempre sono sobrii. Bosisio si nutre di polenta senza sale; Passanante solo di pane; Mangione con 13 soldi di ceci e fagiuoli; Cianchettini arrivรฒ a formarsi col risparmio un piccolo peculio, facendo il portinaio dโ€™una caserma.

Lโ€™intelligenza loro, sulle prime, non sembra offrire notevoli anomalie; eโ€™ sono spesso di una notevole furberia e abilitร  nella vita pratica, per cui alcuni riescono medici, deputati, militari, professori, consiglieri di Stato; ma hanno di particolare e di morboso una laboriositร  esagerata in materie estranee alla loro professione e sproporzionata alla loro non elevata intelligenza; attivitร , ma non attitudine, insomma, pari a quella del genio.

Ma ancora il carattere prevalente sta nella singolare abbondanza degli scritti. Il pastore Bluet ha lasciato nientemeno che 180 libri lโ€™uno piรน insulso dellโ€™altro. Il fornaciaio Mangione, che per giunta era storpiato nella mano e non poteva scrivere, si privava del cibo per potere stampare, e parecchie volte spese piรน di 100 scudi al mese coi tipografi. Di Passanante sappiamo quante risme di carta vergasse, e come egli desse piรน importanza alla pubblicazione di una insulsissima lettera, che alla sua propria vita.

Qualche volta le loro stramberie eโ€™ si accontentavano di scriverle e stamparle senza diffonderle al pubblico; eppure credono che esso le debba conoscere.

In questi scritti, oltre ciรฒ, si nota che lo scopo รจ o futile, o assurdo, o in perfetta opposizione col loro grado sociale e coltura; cosรฌ un prete deputato tira giรน ricette pel tifo; due medici fanno della geometria ipotetica e dellโ€™astronomia; un chirurgo, un veterinario ed un ostetrico dellโ€™areonautica; un cuoco fa dellโ€™alta politica; un carrettiere della teologia.

รˆ notevole che in quasi tutti, Bosisio, Cianchettini, Passanante, Mangione, De Tommasi, ecc., le convinzioni esposte nei loro scritti sono tenacissime, profonde, ma non fervide, sicchรจ non dan luogo al delirio di azione se non per eccezione, e quando vi si associa lโ€™estrema penuria; e sono di tanto piรน prolissi e assurdi nello scrivere, di quanto sono sensati e succosi nel rispondere; si vedono respingere, solo a monosillabi, le obbiezioni, salvo a sfogarsi piรน tardi in chilogrammi di carta, e comportarsi, nel rispondere a voce, con tal buon senso, da far credere, ai meno dotti, per savie le loro fantasticherie.

ยซIl guardiano รจ la vera sentinella del popolo e governo, la libertร , la circolazione della stampaยป, รจ sentenza di Passanante, che sembra una logomachia, ma egli la spiega ai periti con questi termini: ยซLa libertร  della stampa, la libera circolazione dei giornali costituiscono la sorveglianza dei diritti del popolo. โ€” Quandโ€™io chiedevo al Bosisio perchรจ portasse bizzarramente i sandali e passeggiasse in pieno luglio a capo scoperto e seminudo mi rispondeva: Per imitare i romani e per lโ€™igiene del capo, e infine per richiamare con un segno esterno lโ€™attenzione del pubblico sulle mie teorie. Mi avrebbe ella fermato se io non fossi stato acconciato in questo modo?ยป.

Insomma costoro, pazzi certamente nei loro scritti, e molte volte piรน di quelli dei manicomi, lo sono poco negli atti della vita, dove mostransi pieni di buon senso, di furberia ed anche di ordine; per cui accade loro il rovescio che ai veri poeti e in specie a quelli ispirati dalla pazzia, quasi tutti di tanto piรน abili nelle lettere quanto meno lo sono nella vita pratica. Quindi si spiega come molti di questi autori di bizzarrie mediche sono reputatissimi pratici. Uno era direttore di un ospedale. Lโ€™autore dello Scottatinge fu capitano e commissario di guerra. Un altro, inventore di macchine quasi preistoriche e di scritti piรน che umoristici, รจ in un ufficio che lโ€™espone a continui contatti con uomini colti, che non lโ€™hanno sospettato mai di follia.

La convinzione esagerata in loro dei proprii meriti ha ciรฒ di speciale: del manifestarsi piรน negli scritti, che negli atti della vita e nella parola, sรฌ che non mostra irritarsi, cosรฌ come succede nei pazzi e anche nei genii, della contraddizione e delle tristizie della vita pratica.

Il Cianchettini si paragona a Galileo e a Gesรน Cristo, ma scopa la scala della caserma. Passanante si nomina presidente della Societร  politica e fa il cuoco. Mangione si classifica martire dellโ€™Italia e del proprio genio, eppure si adatta a far da sensale.

E non sarebbero mattoidi se insieme alla apparenza della serietร  e alla tenacia costante in una data idea, che li fa simili al monomaniaco ed allโ€™uomo di genio, non sโ€™accompagnasse spesso negli scritti la ricerca dellโ€™assurdo e la continua contraddizione e la prolissitร  e futilitร  pazza; ed una tendenza che supera tutte lโ€™altre, la vanitร  personale.

Cosรฌ il Cordigliani si accinge ad insultare alla Camera per aver un vitalizio dal Governo e crede che ciรฒ gli debba tornare a grande onore. Cosi Passanante dopo aver predicato: ยซNon distruggiamo piรน vita umana, nรจ proprietร ยป, danna a morte i rei dellโ€™Assemblea; e dopo aver ordinato di ยซrispettar la forma del Governoยป, insulta la monarchia e tenta il regicidio e propone di abolire gli avari e lโ€™ipocrisia.

Un medico vi stampa che i salassi espongono allo eccesso di luce; ed un altro, in due grossi volumi, vi predica che le malattie sono elittiche.

Vero รจ che qua e lร  qualche concetto nuovo e robusto ti vien fuori dal caos di quelle menti. Cosรฌ, p. es, in mezzo alle assurde sentenze, ne ha Cianchettini alcune bellissime: ยซCome una porta chiusa a chiave non puรฒ essere aperta senza lesione che con chiavi o grimaldelli, cosรฌ lโ€™uomo avendo perduto la libertร  mediante la lingua, non รจ che la lingua che possa svincolarlo senza lesione di parteยป.

In mezzo ai cantici spropositati dello Scottatinge, trovo questo bel verso sullโ€™ItaliaPadrona o schiava sempre โ€” ai figli tuoi nemica.

Ho mostrato nella Monografia su Passanante come egli, qualche volta negli scritti, e piรน nei discorsi, uscisse in concetti vigorosi, originali, che appunto indussero tanti in errore sulla natura e veracitร  del suo morbo, ricordiamo la frase: ยซDove il dotto si perde, lโ€™ignorante trionfaยป; e quellโ€™altra: ยซLa storia imparata dai popoli รจ piรน istruttiva di quella che si studia nei libriยป.

Perchรจ se il cervello non giunge in essi alle concessioni geniali, ha, col genio e col pazzo comune, allโ€™opposto del mondo volgare, il filo-neismo, la passione del nuovo, dellโ€™originale.

รˆ naturale, che in questi concetti, essi rinnovino i pensamenti dei politici o pensatori piรน forti, ma sempre a loro guisa incompleti ed esagerati; quindi nel Bosisio tu trovi esagerate le delicatezze dei nostri zoofili, e prevenute le idee della Royer sulla necessitร  dellโ€™applicazione Malthusiana. E il De Tommasi, un sensale, truffatore, trovรฒ ugualmente, salvo quanto vi aggiunse di erotismo morboso, unโ€™applicazione pratica della selezione Darwiniana. E Cianchettini vuol mettere in pratica il socialismo.

Ma lโ€™impronta della pazzia non รจ tanto nellโ€™esagerazione delle loro idee, quanto appunto nella sproporzione in cui sono con sรจ medesimi, cosicchรจ a pochi passi da qualche raro concetto, ben espresso ed anche sublime, si corre subito a uno piรน che mediocre ed ignobile, paradossale, quasi sempre in contraddizione coi ricevuti dai piรน e colle condizioni loro e colla loro coltura: quello, insomma, per cui Don Chisciotte invece di strapparti lโ€™ammirazione, ti fa sorridere: eppure le sue azioni, in unโ€™altra epoca, ed anzi in un altro uomo, sarebbero state ammirabili ed eroiche; e ad ogni modo in costoro i tratti di genio sono piuttosto lโ€™eccezione che la regola. Nei piรน vi รจ piuttosto mancanza che esuberanza dellโ€™estro: riempiono interi volumi senza senso, senza sugo; alla mediocritร  dellโ€™idea, allโ€™impotenza dello stile, che sfugge, direi, alla irruenza dellโ€™ambizione loro, suppliscono con punti esclamativi od interrogativi, con continue sottosegnature, con parole speciali di tutto lor conio, proprio come usano i monomani; cosรฌ giร  Menke notava di alcuni mattoidi suoi contemporanei che avevano inventate le parole derapti felisan.

Un altro, il Le Bardier, scrisse unโ€™opera per insegnare ad ottenere il doppio raccolto agli agricoltori, evitare i venti ai marinai, unโ€™opera intitolata: Dominatmosfheri; egli poi sโ€™intitolava: Dominatmosfherifateur (De le Pierre, Litรจr. des fous, 1882). Il Cianchettini ha trovato il travaso, il Pa… ha la cafungaia, il morbozoe, il Waltuk l’antropomognotologia, il Gem… la ledepidermocrinia; spesso tu vi trovi una tipografia bizzarra con linee verticali tagliate da orizzontali e solcate di traverso e perfino con diversi tipi, come nel Cianchettini.

Molte volte mescolano delle figure alle proprie frasi, quasi per rinforzarle ritornando (parallelamente a quanto vedremo fare i megalonomaniaci) alla scrittura ideografica degli antichi, in cui la figura faceva da segno determinativo; cosรฌ il Bluet ha nel suo lib. 88 una figura oscena chโ€™egli esplica ancor piรน nella sua strana prosa: ยซLโ€™uomo giacerร  supino e la donna a lui presso; un serpe a due teste gli attornia il pene ed un dragone fa entrare la sua gran coda nella femminaยป.Tutti nelle loro opere usano unโ€™esuberanza nei frontispizi veramente singolare. Io ne posseggo uno di 18 righe, non compresavi una nota che vorrebbe illustrare il frontispizio stesso. Un dramma ne ha 19. Unโ€™opera socialista, stampata da un italiano in Australia e in puro italiano, ha un frontispizio foggiato ad arco trionfale.

Quasi tutti, nel titolo, tradiscono subito lโ€™indole pazzesca. Basti questโ€™esempio del mattoide Dรฉmons: ยซLa dรฉmonstration de la quatriรจme partie de rien est quelque chose, tout est la quintessance tirรฉe du quart de rien et des dรฉpendances, contenant les prรฉceptes de la sainte magie et dรฉvote invocation de Dรฉmons pour trouver lโ€™origine des maux de la Franceยป.

Molti hanno il ticchio di mescolare e accumulare serie di cifre alle frasi, il che fanno qualche volta i paralitici. In una matta opera di Sovbirร  intitolata 666, tutti i versi sono accompagnati dalla cifra 666: lo strano รจ che contemporaneamente certo Poter in Inghilterra aveva pubblicato unโ€™opera sul numero 666 dichiarandolo il piรน squisito e perfetto dei numeri (De le Pierre, op. cit.). โ€” Anche Lazzaretti aveva per alcuni numeri una speciale predilezione.

Un carattere, speciale a costoro ed anche ai pazzi, รจ quello di ripetere alcuni vocaboli o frasi centinaia di volte anche nella stessa pagina. Cosรฌ in uno dei capitoli di Passanante il riprovate si ripete circa 143 volte.

Un altro carattere รจ quello di adoperare una ortografia e calligrafia loro speciale con parole in stampatello o sottolineate e nello scrivere in doppia colonna anche nelle lettere private, oppure in tanti versetti, distaccati come nella Bibbia, o frammischiando puntini ogni due o tre parole, come un certo Bellone, o intercalando continue pompierate, come certo Jasnรฒ, che voleva provare che le articolazioni del braccio formano un tutto colla mano che si mena e semene (semaine) per mostrarci lโ€™analogia colla semaine in cui Dio creรฒ il mondo, gioco tra main e semaine!!

Hepain immagina un linguaggio fisiologico, che in fondo consiste nelle nostre lettere o rovesciate o sostituite da numeri: sta 5 nq facto, p. es., vorrebbe dire votre prรฉsence.

Ve nโ€™ebbero, come il Wirgman, che facevano per le proprie opere fabbricare la carta a parte, con differente colore nel medesimo foglio, il che aumentava enormemente le spese, sicchรจ un volume di 400 pagine gli costรฒ piรน di 2200 sterline.

Ma il carattere piรน spiccato รจ la calma, malgrado la tenacia in unโ€™idea delirante, che si puรฒ osservare del resto anche nei monomaniaci e ne forma la differenza precipua dai maniaci.

Ma, come appunto nei primi, anche nei mattoidi, la calma alle volte cessa tutto ad un tratto e dร  luogo a forme impulsive e deliranti, specialmente sotto lโ€™aculeo della fame, o nellโ€™acutizzarsi dalle varie nevrosi che si accompagnano al morbo e forse lo generano, come in Cordigliani e Mangione. Poichรจ giova notare che molti vanno soggetti a sintomi che accennano alla preesistenza di alterazioni dei centri nervosi. Gin… e Spand… hanno convulsioni alla faccia, abbassamento del sopraciglio destro, ptosi destra; anestesia si mostrรฒ in Lazzaretti, in Passanante, e in B., incendiario, fenomeni epilettoidi in Mangione ed in De Tommasi, deliri brevi in Cordigliani.

Querelanti. โ€” Vi ha poi una varietร  di costoro: รจ quella giร  nota sotto il nome di maniaci litiganti o queruli.

Sono individui con forme del cranio e volto normali, fegato perรฒ quasi sempre ingrossato, che hanno un bisogno continuo di perseguitare giuridicamente gli altri, dicendosi essi, invece, i perseguitati, e spiegando una attivitร  strana, una conoscenza minuziosa dei codici, che vogliono sempre applicare a proprio vantaggio, accumulando istanze su istanze, memoriali su memoriali, ed in copia tale, cui lโ€™immaginazione nostra difficilmente giungerebbe. Molti sโ€™attaccano ad un personaggio, intrigano presso di lui, poi vanno fino al Re, al Parlamento; non di rado incontrano; od al piรน sono ritenuti per esagerati litiganti; ma poi finalmente, dopo che la loro insistenza stancรฒ clienti, giudici, deputati, essi trasformano la violenza curialesca e scrittrice in vie di fatto, pur sicuri che tutto loro verrร  perdonato in grazie alla giustizia della causa, e servirร  anzi a risolversi in loro favore, il che a dir vero qualche volta loro capita in virtรน dellโ€™assurda istituzione dei giurati; cosรฌ il G.., perduta una lite, aveva ferito con un colpo dโ€™archibugio il conte Colli e fu prosciolto, per la singolare eloquenza che sviluppรฒ avanti ai giurati; dieci anni dopo finรฌ per invadere ad armata mano un appartamento che aveva giร  venduto e che voleva riavere ciรฒ malgrado, e che ancora sostiene per suo.

Come lโ€™erotomaniaco sโ€™innamora dโ€™un soggetto ideale o si immagina di essere amato da tale che non lโ€™ha nemmeno veduto, cosรฌ essi fanno col diritto, che non ha altro aspetto per loro se non quello che lor puรฒ giovare; e gli avvocati ed i giudici che non li sostengono diventano altrettanti nemici; concentrano lโ€™odio verso un nemico immaginario o non vero; e fanno a lui rimontare ogni disgrazia. Un certo B…, cui il parroco, con pieno diritto, aveva tolto un campo, si mise in mente di avere il diritto di ferire tutti i preti del suo paese, perciocchรจ, egli diceva, ยซil cattolicismo รจ in opposizione col nostro governoยป, e poi tutti i pretori, perchรจ preti e pretori sono uguali; un altro giorno tenta dโ€™incendiare la chiesa, il tutto dopo una serie di liti e proclami molto sensati e giusti, se si vuole, nel fondo, ma non nelle applicazioni.

Ho osservato che tutti questi hanno una forma di scrittura affatto somigliante a lettere molto allungate e che somigliano un poโ€™ a quelle dei vagabondi.

In molti le liti personali si mescolano alle politiche: ed รจ questa la specie che piรน si manifesta pericolosa, ai nostri giorni; si tratta in genere dโ€™individui a cui la scarsa coltura e lโ€™estrema miseria non permette di sfogare per la stampa le proprie idee e in cui, direi, mancando lo sfogo, a poco a poco la irruenza delle idee si trasforma in violenza di fatti; tale fu il Sandou, che diede molte noie a Napoleone III ed a Billaud, ed era un mattoide politico; e tali sono pure Cordigliani, Mangione e Sbarbaro.

Perseguitano deputati e magistrati, a cui, quando non riescono nelle liti, attribuiscono lโ€™insuccesso. E stendono la reazione alle piรน alte autoritร , rifiutansi di pagare le multe, insultano i giudici, si fanno gli avvocati di tutti gli oppressi. Buchner (Friedreichโ€™s Blatte, 1870) racconta di uno che fondรฒ a Berlino una societร  per proteggere tutti coloro chโ€™erano stati maltrattati dai giudici, e ne mandรฒ il proclama al re.

Monomania (alcuni, con uno dei soliti stupidi grecismi, che giovano tanto… per non farsi capire, la chiaman paranoia) รจ quella specie di pazzia, senza depressione nรจ eccitamento, in cui predomina un delirio parziale che lascia apparentemente integre alcune facoltร  del pensiero.

Ben poche anomalie presentano costoro, e ciรฒ solo basterebbe per distinguerli dagli altri alienati cosรฌ tempestati da caratteri degenerativi; al piรน soffrono qualche contrattura, specie dei muscoli flessori; piรน facile รจ riconoscerli pei gesti speciali, pel portamento, per la truccatura, si direbbe in linguaggio comico, ricercata e altiera nei pretesi re, umile e piena dโ€™unzione nei neo-religiosi, e per la scrittura minuta, studiata, vergata qualche volta verticalmente od obliquamente, con numerosi poscritti, sottolineamenti e con frasi speciali che spesso ripetono, ed a cui annettono un grande significato; hanno, per es., la scottona, la gotta superiore.

Abusano poi nelle parole e negli scritti di simboli che diventano alle volte la loro esclusiva maniera di esprimersi.

Cosรฌ, p. es., si trovarono da Lazzaretti lunghe striscie di carta su cui erano disegnati cavalli con quaranta gambe e venti ali; un altro megalomano, credendosi dappiรน degli altri uomini, sdegnava scrivere colle lettere usate comunemente e parlare coi vocaboli ordinari: quindi aveva una lingua sua speciale da lui immaginata, e la sua scrittura era composta da tante piccole medaglie in mezzo alle quali eravi un simbolo, e sotto una epigrafe esprimente lโ€™idea che voleva indicare. Egli poi si firmava: Padrone del mondo. Questโ€™individuo fu facilmente riconosciuto come pazzo, ma se egli colle sue idee barocche fosse per avventura riuscito a commuovere qualche turba di ignoranti (come avvenne a Lazzaretti), probabilmente sarebbe stato accusato di cospirazione e condannato. Costui (che era poi pederasta) aveva con tali segni fatto un vero programma politico.

Senza affetto per alcuno, hanno tendenze ad isolarsi, a vivere rinchiusi nelle loro cerchie dโ€™idee: e spesso vi tempestano di scritti e di lunghe autobiografie, mentre a voce non vogliono o possono rispondere.

Vedono negli infermieri ora ministri che li proteggono, ora spie che li perseguitano, ora persone prima loro note; inclinano essi a interpretare tutto quanto vedono e sentono come relativo alla loro personalitร : sโ€™imbattono in un avviso dโ€™osteria โ€” li si accusa di essere ubbriachi. โ€” Il principe tale ha il loro nome โ€” รจ perchรจ anchโ€™essi sono principi. โ€” Un prete, che si credeva perseguitato per certe sue maccherelle, vedendo, p. es., allโ€™Esposizione di Torino il cane da caccia di V. E.: ยซEcco, me lo misero qui per mostrare che invece di fare il prete fo il cacciatoreยป. – Un veterinario fa degli elogi sperticati nel giornale ad uno di costoro, che credendosi dannato, avea regalato una grossa somma ad un sindaco; il credereste? esso andรฒ su tutte le furie – pretendendo che lโ€™elogio partendo da un veterinario, voleva significare: esser egli una bestia.

Uno avendo veduto della paglia nella strada: ยซรˆ segno, dice, che non vi doveva andareยป. Se una mosca cade morta nel suo piatto: ยซรˆ per indicarmi che รจ avvelenatoยป.

Hanno illusioni in cui vedono le persone colla faccia dโ€™un altro. Vi รจ qualche mistero sotto, dicono, e li cominciano a fissare sul gesuita, sulla polizia, sul magnete. Avendo esagerato insomma in strano modo il senso della propria personalitร  vedono se stessi designati nei libri, come profeti, per la stessa ragione che sono bastardi di re, ecc., o scopritori della quadratura del circolo, creatori di nuovi partiti. In genere lโ€™idea fissa comincia a germinare lentamente in quegli individui predisposti, in seguito ad una forte emozione o una viva sensazione.

Un magistrato di mediocre intelletto, comincia a fissare che gli oggetti di rame nuociono alla salute e loro attribuisce le malattie sue e degli altri.

Una ragazza, che giร  sino da 16 anni mostrava una tendenza a preoccuparsi delle cose piรน futili, sentรฌ parlare di un cane arrabbiato che aveva morsicato un altro cane; evita non solo i cani, ma gli oggetti che possono essere stati da loro toccati, perfino le corde della lavandaia ed il bucato, poi i suoi genitori, perchรจ non prendevano precauzioni sufficienti; piรน tardi comincia a sospettare fino delle loro esalazioni.

Hanno poi una gran tendenza allโ€™interpretazione mistica, ai simboli sessuali โ€” hanno (dicono) polluzioni elettro-magnetiche โ€” visioni di santi nudi. Masturbandosi uno credeva creare dei mondi nuovi, e si dipingeva in uno strano quadro a colori, che io posseggo, nellโ€™atto di fabbricare a questo modo dei pianeti, mentre due donne ignude lo contemplavano molto da vicino, e dallโ€™alto lo sorvegliava unโ€™aquila enorme con un grande Napoleone accoccolato su una piccola montagna.

Nei loro raziocinii con finissimo criterio tentano dimostrare la veritร  delle piรน assurde asserzioni; per es., se si dicono imperatori, figli di Napoleone, non convengono, come fanno i paralitici, dโ€™essere nel medesimo tempo calzolai, ecc., ma lo negano recisamente; e non asseriscono dโ€™essere diventati re, imperatori tutto dโ€™un tratto, ma in seguito ad avvenimenti che hanno qualche vernice di probabilitร ; erano bastardi di quella imperatrice che godeva tuttโ€™altra nomea che di castitร  come Maria Luigia, e ne furono affidati a colei che porta ora il nome della loro madre, ecc.

Ed una volta che questo delirio parziale si organa presenta una tenacitร  straordinaria.

Tutti gli accidenti della vita essi li interpretano nel senso di quello. Qualche volta, รจ vero, alla prima contraddizione convengono dellโ€™assurdo, ne ridono anche, ma per lo piรน non ammettono di sbagliare, se non per un grande interesse loro personale (evitare la reclusione, ecc.) o non siano colpiti da una potente emozione che li faccia rientrare momentaneamente in se stessi, come la speranza di vendicarsi, lo spettacolo di molte persone minacciose o severe, dei giudici, per es., od i superiori.

Non hanno, sulle prime, allucinazioni; ma queste pullulano sotto al rigoglio delle idee persecutorie, ed allora passano ad atti illogici: vanno dalla polizia a lagnarsi, protestano, viaggiano per fuggirle, sโ€™irritano se si fa osservare che furono essi che diedero luogo a quelle scene, coi loro sospetti e colle loro azioni.

Alle volte restano immobili o rifiutano gli alimenti, perchรจ sentono pretesi ordini superiori, che se mangino o se si muovano sarebbero morti. Una donna ricchissima e molto educata un giorno si vide defecare, in mezzo alla stanza, e ciรฒ perchรจ nella latrina eravi un sistema di lenti e macchine elettriche che le occasionavano delle strane sensazioni. Farina sente ogni volta che va alla latrina le voci Cesar tรฒ e punta che lo indussero per disperazione allโ€™omicidio. โ€” Qualche volta cominciano dopo qualche tempo a calmarsi, a dubitare di sรจ, oppure si trasformano in forma cronica.

In genere perรฒ (e ciรฒ illude lโ€™autoritร  ed il pubblico sul loro stato) hanno un contegno passivo, di difesa; restano tranquilli, anche quando son colpiti da allucinazioni dolorose o da idee di persecuzione (chiudono le finestre per non lasciar entrare il nemico) e in ciรฒ si distinguon dai maniaci e dai melanconici. Solo lโ€™intossicazione alcoolica, il calore o freddo eccessivo, o la opposizione troppo tenace li spingerร  a commettere atti assurdi e feroci e per poco tempo. Un certo Gianinetti, cui la vicinanza della Reggia di Moncalieri inspirรฒ delirio ambizioso, credevasi proprietario di quel R. Castello, sposo di una Napoleonide e pacificatore del Tonchino: minacciato stupidamente di multa e carcere perchรจ non isgombrava abbastanza presto la neve dal suo portone, egli, che credevasi invulnerabile, grazie ad un certo revolver che Re Umberto avea toccato โ€” sparรฒ addosso ai RR. Carabinieri e alle Guardie del Comune, sicchรจ diรจ luogo ad una vera battaglia. Eppure egli era presidente di una fiorente Societร  operaia โ€” e da tutti chiamato come giardiniere modello.

Malgrado il delirio, la preoccupazione esagerata della propria personalitร  e lโ€™allucinazione, lโ€™intelligenza รจ spesso acutissima; e scrivono spesso dei libri (uno ne inserii nel Genio e follia) libri che sono, anzi, in opposizione colla loro coltura, colla loro posizione.

Perchรจ lโ€™essenziale carattere di questi รจ lโ€™originalitร , sicchรจ riescono in combinazioni ove uomini anche di una coltura e di un ingegno superiore non riescirebbero: per es., quel Gianinetti, un povero agricoltore, era giunto a modificare senzโ€™ombra di coltura meccanica, una macchina idraulica venuta dallโ€™estero, con dei congegni che avrebbero fatto onore ad un vecchio specialista.

Tutto ciรฒ gioverร  a farci comprendere perchรจ sรฌ spesso i grandi progressi politici e religiosi delle nazioni siano attuati od almeno determinati da pazzi o semi-pazzi. โ€” Gli รจ che in essi soltanto si puรฒ trovare accoppiata allโ€™originalitร , che รจ propria dei genii e dei pazzi, e piรน ancora di quelli che sono lโ€™uno e lโ€™altro insieme, lโ€™esaltazione capace di generare una tal dose di altruismo che valga a sacrificare i proprii interessi e la vita per far conoscere e spesso accettare i nuovi veri al pubblico, a cui ogni novazione รจ sempre inaccetta, e che se ne vendica non di raro col sangue.

ยซOsserviamo (dice Maudsley) come costoro sono atti a scoprire le vie recondite del pensiero state neglette da ingegni piรน gagliardi e cosรฌ proiettare sulle cose una luce nuova.

Si nota questa tendenza anche in molti di quelli che non hanno genio, e neanche talento; essi battono vie intentate nellโ€™esaminare le cose, e nellโ€™operare si staccano dallโ€™andazzo comune. รˆ singolare la indipendenza con cui taluno dโ€™essi discute, quasi fossero semplici problemi di meccanica, argomenti ed avvenimenti che il comune pensiero copre di un ossequio convenzionale; quindi nelle credenze sono in genere eretici, spessissimo incostanti, perchรจ facili a sbalzare da un estremo allโ€™altro, ovvero, confortati da una fede profonda nellโ€™opinione che hanno sposata, spiegano uno zelo ardente, incurante di ogni ostacolo, non vedendo, innanzi, i dubbi che si parano davanti ai pensatori scettici e calmiยป.

Quindi spesso sono riformatori.

Ben inteso che essi nulla creano di punto in bianco, ma solo determinano i moti latenti preparati dal tempo e dalle circostanze, comechรจ grazie alla loro passione del nuovo, dellโ€™originale, essi si ispirano quasi sempre alle ultime scoperte o novazioni, e da queste partono per indovinar le future. Cosรฌ Schopenhauer scrisse in unโ€™epoca in cui il pessimismo incominciava a venir di moda, mescolato al misticismo ed allโ€™enfasi, ed egli altro non fece che fondere tutto ciรฒ in un sistema filosofico.

Lutero riassunse le idee di molti contemporanei e predecessori โ€” basta ricordare Savonarola.

Che se queste idee sono troppo discordi dalle opinioni prevalenti nei popoli, o troppo assurde, esse cadono col loro autore, spesso anzi lo trascinano seco nella caduta.

Il pazzo (Maudsley) รจ in contraddizione collโ€™opinione dei piรน, e cosรฌ pure in sulle prime il riformatore, ma questo finisce per essere accettato, il pazzo per restare solo colla piccola schiera di quelli che ne subirono il contagio (Responsability, p. 48).

Dopo ciรฒ sarร  facile comprendere il miracolo di Cola da Rienzi.

Note

  1. โ†‘ E si noti che in essi lo sviluppo del cranio e del cervello รจ spesso maggiore che nei sani: il cranio piรน voluminoso, oltre i 1900 c.c., che si conosca, รจ quello di un pazzo (Quatrefages): e precede quello di un uomo di genio.
  2. โ†‘ Per altri esempi vedi Genio e Follia, 5ยช edizione, in corso di stampa.
  3. โ†‘ Dei segni morali della follia ereditaria. โ€” Ann. mรฉd.-psych., 1886.
  4. โ†‘ Il pubblico ha afferrata e fatta sua la parola, ma non il concetto: crede si tratti di mezzi pazzi: invece sono costoro, come si vede qui, qualcosa di piรน e qualcosa di meno dei veri pazzi, perchรจ il loro delirio รจ perpetuo e congenito, mentre dโ€™altra parte รจ assai meno intenso e senza perdita degli affetti.
  5. โ†‘ Vedi il mio Genio e Follia, 5ยช ediz., Torino, Bocca.

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CAPITOLO II.


Un Tribuno medioevale.

Era il 1330; Roma inabissava nel caos. ยซOgni die (dice uno storico, Zeffirino ReVita di Cola, 1ยช, pag. 5), si combattea; Rettori non ne avea: dovโ€™era loco di vergini si vituperavano; le piccole zitelle si fiaccavano. Le mogli eran tolte al marito nel proprio letto, i lavoratori quando andavano a lavorare erano derubati alle porte di Roma. I pellegrini scannatiยป. La pace (scriveva il PetrarcaRerum famil., ii, Ep. 9, 1335), ยซรจ bandita da cotesti luoghi non so per qual delitto del popolo o legge celeste.

Il pastore invigila nei boschi, armato, piรน temendo i ladroni che i lupi: loricato รจ il colono. Nulla si tratta senzโ€™arme. Qui non regna pace, non umanitร , ma guerra, odio, e tutto ciรฒ che assomiglia ad operazioni di malo spiritoยป. I monumenti servivano di trincee ai nobili contro il popolo, che era impotente contro la loro tirannia, ringagliardita dallโ€™aver essi dimora nellโ€™agro su cui aveva speciale pretensione il pontefice. Per cui, nemmeno le rivoluzioni di piazza riuscivano a liberarnelo.

Le condizioni generali favorivano allora i moti popolari. Re Roberto, protettore dei baroni, era morto. Todi (1337), Genova con Adorno (1367) e Firenze (1343), avevano iniziato un reggimento democratico che preludiava al terribile moto dei Ciompi del 1378; in Europa corse in quel tempo un vero precoce fremito popolare, fino nella feudale e monarchica Francia – che un ingegno eletto, il Marcel, per poco tempo organizzรฒ nella capitale, ma che tosto cessรฒ essendo troppo immaturo, troppo sproporzionato, se non alle cause, alle forze del povero schiavo dei campi e dei semischiavi, neonati, Comuni1.

Cola. โ€” In queste condizioni, Cola, un giovinetto nato nel rione del Tevere nel 1313 da un taverniere e da una lavandaia od acquaiola, fattosi, da mezzo contadino che era, da sรจ, archeologo, notaio, si vide ucciso il fratello da quei miserabili che erano al governo, o meglio, allo sgoverno di Roma.

Allora egli, che, come dice lโ€™Anonimo storico, avea nella bocca sempre un riso fantastico, e giร , meditando sui libri antichi e sui monumenti eloquenti di Roma, aveva pianto sulle sue miserie e spesso esclamato con quel suo strano sorriso: ยซDove sono i buoni Romani dei vecchi tempi? Dove รจ la loro giustizia?ยป, fu preso da unโ€™irresistibile fantasia, come confessรฒ poi (Lettera a Carlo IV, documento 33 nel Papencordt), di intraprendere collโ€™opera ciรฒ che aveva imparato prima leggendo.

Come notaio si dร  a proteggere i pupilli e le vedove, e assume il curioso titolo di loro Console, cosรฌ come si davano aโ€™ suoi tempi i Consoli dei falegnami, dei lanaioli, ecc.

E perรฒ, notisi, usava una penna dโ€™argento, dicendo che tale era la nobiltร  del suo ufficio da dovervisi adoperare solo quel metallo il che – a chi ben consideri, tradisce quella doppia passione dei simboli e del lusso, che poi tanto in lui giganteggiรฒ – essendo chiaro che quellโ€™ufficio si puรฒ esercitare nobilmente anche con una penna….. dโ€™oca.

Nel 1343, in una delle molte rivoluzioncelle che eran abituali a quellโ€™epoca, la plebe avea tentato abbattere il Senato, creando il Governo dei tredici sotto lโ€™autoritร  papale.

In quella occasione il Cola fu mandato ad Avignone come oratore del popolo, e lร  vivamente dipinse le tristezze di Roma, e colla franca e potente eloquenza colpiva e seduceva i freddi prelati, da cui ottenne la nomina di notaio della Camera Urbana (1344).

Appena tornato in Roma continuรฒ ad esercitare quella carica con una esagerazione di zelo, e facendosi chiamare Console non piรน delle vedove, ma Romano; sempre il primo a prevenire gli altri nella cortesia, rigido nella giustizia, e sempre trascinato in lunghi discorsi contro quelli, che egli chiamava i cani del Campidoglio.

Un giorno, in piena assemblea, in un momento di fanatismo esagerato gridรฒ ai Baroni: ยซVoi siete cattivi cittadini, voi che succhiate il sangue del popoloยป. E rivolgendosi agli ufficiali e governatori, li avvertรฌ che ad essi spettava provvedere al buono stato; il frutto ne fu un enorme schiaffo che gli applicรฒ un camerlengo della casa Colonna. Se la prese allora con un poโ€™ piรน di calma, e cominciรฒ prima a raffigurare, in quadri, le glorie antiche di Roma e le attuali miserie, dove gli omicidi, gli adulterii, i malfattori erano rappresentati da scimmie e da gatti, i giudici e notai corrotti da volpi e da vecchi, i senatori e i nobili da lupi e da orsi.

Un altro giorno mise fuori la tavola famosa di Vespasiano, e invitรฒ il pubblico, compresi i nobili, ad una sua spiegazione drammatica; vestito dโ€™una cappa tedesca con un cappuccio bianco, con un cappello pur bianco, cinto da molte corone, di cui una era divisa in mezzo da uno spadino dโ€™argento, simboli bizzarri che nessuno sa interpretare, e che indicano giร  la sua mania (essendo caratteristico dei monomani il servirsene continuamente, come giร  dissi sopra, finchรจ finiscono a sacrificare alla passione dei simboli lโ€™evidenza delle cose che vogliono raffigurarvi); e lรฌ, applicando un poโ€™ a suo modo il decreto del Senato che accordava diritto a Vespasiano di fare le leggi a suo gradimento, di aumentare o scemare i giardini di Roma e dโ€™Italia (se fosse stato erudito avrebbe detto il circondario di Roma), di fare e disfare dei re, fece loro considerare in che tristo stato si trovavano: ยซPensate che il giubileo sโ€™approssima, e voi non avete viveri, nรจ provviste; finite le discordie, ecc.ยป.

Ma insieme a questi teneva altri discorsi, per lo meno bizzarri. ยซSo, per es., che si vuol trovare un delitto nei miei discorsi, e ciรฒ per invidia; ma, grazie al Cielo, tre cose consumano i miei nemici: la lussuria, lโ€™invidia e il fuocoยป2. Parole queste due ultime che furono applaudite, ma che viceversa poi io non comprendo, lโ€™ultima in ispecie, e che credo fossero applaudite appunto perchรจ non comprese, come accade a molti oratori di piazza in cui il suono reboante e vuoto supplisce allโ€™idea โ€” ed accatta, anzi, meglio, gli applausi.

Il fatto รจ che nellโ€™alta societร  egli passava per uno di quegli alienati, allora ricercatissimi per sollazzare le brigate 3. E i nobili, i Colonna in ispecie, se lo rubavano lโ€™un lโ€™altro, ed egli parlava loro delle glorie del suo futuro governo:ยซE quando sarรฒ re, imperatore, farรฒ guerra a tutti voi, farรฒ impiccare il tale, e decapitare il tal altroยป. Nessuno di essi egli risparmiava, e li designava uno ad uno, faccia a faccia, e intanto a nobili e a plebei seguitava a parlare del buono stato e di sรจ che voleva esserne il restauratore 4.

E qui apro una parentesi. Si disse (dal Petrarca in ispecie) che egli fingesse la pazzia, che fosse un secondo Bruto; ma quando noi lo vedremo crescere man mano nelle pompe, nel lusso, negli stranissimi simboli e vestiari quanto piรน procede innanzi nella carriera politica e dopo conseguito il potere, esagerandoli anzi sempre piรน, non abbiamo piรน alcun dubbio che egli non giร  fingesse, ma, scusate il bisticcio, fungesse da alienato: che fosse, allora insomma in carattere, e non lo simulasse.

Egli continuรฒ poi a mettere fuori nuove pitture simboliche, una fra le altre, collโ€™iscrizione: Il tempo della giustizia arriva โ€” Attendi questo momento. Notisi che codesta pittura figurava una colomba che porgeva una corona di mirto ad un uccellino; la colomba voleva dire lo Spirito Santo (che vedremo essere uno dei prediletti oggetti del suo delirio), e lโ€™uccellino era lui, che doveva coronare Roma di gloria. Finalmente nel primo giorno di quaresima 1347 appiccicรฒ alla porta di San Giorgio un altro cartello colle parole: Fra poco i romani saranno ristabiliti in buono stato.

Non temuto dai nobili che il tenevano per pazzo, egli potรจ congiurare sottomano, o piuttosto far fermentare lโ€™opinione pubblica, prendendo a parte, man mano, gli uomini che gli parevano adatti, e dando loro la posta sul monte Aventino verso la fine dโ€™aprile, giorno in cui sโ€™assentava il governatore.

Genio di Cola. โ€” In questo solo convegno che si tenesse segreto, si deliberรฒ sul modo di ottenere il buono stato. Qui si mostrรฒ eloquente come chi parla convinto e di cosa troppo vera per non iscuotere gli animi; dipinse la discordia dei grandi, lโ€™avvilimento dei piccoli, gli armati che scorrevano qua e lร , le donne strappate dal talamo coniugale, i pellegrini sgozzati alle porte, i preti perduti nelle orgie, nessun vigore, nessuna prudenza in chi aveva il potere nelle mani; dai signori tutto poteva temersi, nulla sperare.

ยซOve erano essi in mezzo a tanti disordini? Sortivano di Roma per godere il riposo nelle loro terre, mentre tutto periva nelle cittร ยป. E siccome i popolani esitavano anche per la mancanza di fondi, fece loro intravvedere che se ne troverebbero da quelle tasse della Camera Apostolica, calcolando 100,000 fiorini solo pel sale, 100,000 di fuocatico e 100,000 dai porti, cifre che Sismondi dichiara assolutamente erronee (Capitolo 38), e facendo comprendere chโ€™egli agiva dโ€™accordo col Papa (ed era falso), e che dโ€™accordo con lui poteva mettere mano sulle sue rendite; aggiunse:

ยซQuanti cittadini vโ€™hanno che saccheggiano i beni della Chiesa contro il suo volereยป, e firmรฒ e fece firmare una carta per il buono stato, e si mise pure dโ€™accordo col Vicario del Papa.

Al 18 maggio 1347 (giorno in cui S. Colonna era assente) fa avvisare colle trombe per le strade che tutti si trovino nella notte del giorno dopo, nella chiesa del Castel Santโ€™Angelo, per provvedere al buono stato. Notisi qui una congiura fatta a suono di tromba, come da noi nel 1848, ma per quei tempi stranissima; egli al 19 si trovรฒ al convegno, armato, cinto da 100 uomini armati, e accompagnato dal Vicario del Papa e da tre gonfaloni carichi di simboli stranissimi, uno significante la libertร , uno la giustizia ed uno la pace, ecc.

Fra le misure che fece adottare in quel comizio improvvisato, alcune andrebbero bene ai nostri tempi, per esempio

I processi sarebbero chiusi in 15 giorni;

Che la Camera Apostolica provvederebbe alla sussistenza delle vedove ed orfane.

Che ogni rione di Roma avrebbe un granaio pubblico.

Che se un romano fosse ucciso in servizio della patria, i suoi eredi ne avrebbero 100 lire se era un fante, e 100 fiorini se era cavaliere.

Che le cittร  e fortezze avrebbero soldati tolti dal seno del popolo romano.

Che ogni accusatore che non poteva giustificare la sua accusa andava soggetto alla pena cui sarebbe stata condannata la sua vittima.

Che non si distruggerebbero (come in tutti i Comuni allora avveniva) le case dei condannati, ma andrebbero al Comune.

Il Cola ebbe da quel parlamento popolare signoria piena della cittร ; si assunse a compagno innocuo il Vicario del Papa, si intitolรฒ Tribuno e fece veramente miracoli; restituรฌ la pace dove era il caos; potรจ vedere chinati aโ€™ suoi piedi i superbi baroni, perfino il ribelle e potente prefetto di Vico. Esercitรฒ una giustizia severa con tutti, coi piรน potenti come coi popolani. Degli Orsini, dei Savelli, dei Gaetani, furono da lui, perchรจ violatori della legge, fatti appiccare, e, quello che รจ piรน, anche dei preti, come il monaco di Santโ€™Anastasio, imputato di parecchi assassinii.

Col cosรฌ detto Tribunale di pace riamicรฒ 1800 cittadini, prima nemici mortali. Abolรฌ, o meglio, tentรฒ abolire lโ€™usanza servile del titolo del Don, che pure serpeggia tuttโ€™ora fra noi nel sud; proibรฌ il gioco dei dadi, il concubinato, gli inganni sui commestibili, con che si guadagnava piรน il favore della plebe. Creรฒ, infine, una vera milizia cittadina, una vera guardia nazionale! Fece distruggere tutte le armi dei nobili sui palazzi, sugli equipaggi e sulle bande, non dovendosi avere in Roma altra signoria che quella del Papa e la sua.

Ristabilรฌ una tassa di 1 carlino e 4 denari per fuoco in ogni villa e cittร  del distretto di Roma, e fu obbedito sino dalle comunitร  di Toscana, che potevano addurre pretesti per esimersene โ€” ed i ricevitori non bastavano alla bisogna โ€” e tutti i governatori (meno due) si sottomisero, e persino istituรฌ una specie di giudice di pace, di conciliatori, anche per le questioni penali.

Fece anche di piรน. Immaginรฒ, egli, primo, quanto nemmeno Dante aveva pensato: unโ€™Italia che non fosse Guelfa, nรจ Ghibellina, con a capo il Comune di Roma, in cui, primo, in Italia, come il contemporaneo Marcel a Parigi, tentรฒ di radunare (e non fu compreso che da 35 Comuni), un vero Parlamento nazionale5.

Trasportato, infine, in Avignone seppe compiere la impresa che io credo maggiore di tutte lโ€™altre; farsi, dopo tante opere e parole nemiche alla Corte papale, perdonare da coloro che non perdonano mai, i preti, e preti di quel secolo feroce ed implacabile, e farsi rimandare, benchรจ per poco, e benchรจ in posizione subalterna, ad un posto che avrebbe dovuto essere per essi la maggiore delle minacce6Pazzia. โ€” Ma tutti questi miracoli, ahimรจ! non durarono che pochi giorni; egli che nei concetti politici superรฒ non solo i contemporanei, ma persino molti moderni, e prevenne nellโ€™idea unitaria Mazzini e Cavour, era certamente un monomaniaco. Come, infatti concordano gli storici Re e Papencordt, se era grande nei concetti, era incerto e nullo nelle cose pratiche. Ben il mostrรฒ, per esempio, quando avendo avuto in mano il suo nemico piรน grande, il prefetto di Vico, lasciavalo andare tenendone in ostaggio il figliuolo; e quando non approfitta della vittoria insperata sui Baroni.

Incapace, sempre, di prendere una risoluzione che non fosse teorica, credeva operare tutto in grazia dello Spirito Santo (Papencordt), con cui abbiamo veduto dar inizio alle sue imprese.

Confermossi vieppiรน nella sua follia per una eresia sorta in quei giorni, secondo cui lo Spirito Santo dovea rigenerare il mondo, e sopratutto dal fatto, molto innocente per sรจ, che una colomba discese mentre egli mostrava al popolo uno dei suoi quadri allegorici. A quella attribuรฌ il suo felice principio, come allโ€™ispirazione profetica attribuรฌ la vittoria contro il Colonna (Vita, I, 32), e contro il Prefetto (id., I, 17). Negli affari piรน grandi credeva dโ€™ascoltare in se stesso, per sogno od altro cenno, la voce di Dio, con cui si consigliava e a cui tutto riferiva.

Sostenuto dal prestigio di questa ispirazione, dettava anche leggi religiose, lโ€™obbligo, per esempio, della confessione una volta lโ€™anno, pena la perdita di un terzo dei beni. Nel momento in cui doveva credersi vicino a morire, nella carcere di Praga (lettera a fra Michele), reputava di essere vittima di macchinazioni diaboliche, o di ubbidire ai voleri celesti, per cui: ยซBacio, scriveva, il chiavistello del carcere quasi un dono di Dioยป.

Contraddizione e delirio. โ€” E non mancarono in lui le solite contraddizioni speciali ai pazzi. Egli, religiosissimo, si paragona senza esitare a Gesรน Cristo, solo per la coincidenza di avere a 33 anni (lโ€™etร  in cui G.C. salรฌ in Cielo) ottenuto una vittoria; ma, dopo le patite sconfitte si paragona ancora a lui, con uno di quei giuochi di cifre comuni agli alienati, perchรจ era esulo 33 mesi alla Majella, proprio come poi Lazzaretti, in un eremitaggio selvatico, in mezzo a certi allucinati, seguaci dello Spirito Santo che gli profetarono la sua rivincita e lโ€™impero anzi del mondo. – Prevalse sopratutto in lui il delirio megalomaniaco, il che spiega in gran parte queste contraddizioni. Ei credette di raccogliere in sรจ tutte le speranze dโ€™un Messia dโ€™Italia, che dovesse ristaurare niente meno che lโ€™impero, anzi redimere il mondo! (Papencordt, doc. 83).

Un giorno si levรฒ dal trono, ed avanzandosi verso i suoi fedeli disse ad alta voce: ยซNoi ordiniamo al Papa Clemente di presentarsi al nostro tribunale e di abitare in Roma e diamo lo stesso ordine al collegio dei cardinali. Citiamo davanti a noi i due pretendenti Carlo di Boemia e Luigi di Baviera, che si prendono il titolo dโ€™imperatori. Comandiamo a tutti gli elettori dellโ€™Allemagna di informarci per qual pretesto abbiano usurpato il diritto inalienabile del popolo romano, il quale รจ lโ€™antico e legittimo sovrano dellโ€™imperoยป.

Quindi trasse fuori la sua spada, lโ€™agitรฒ tre volte verso le tre parti del mondo, e nella sua stravaganza disse tre volte: ยซE ancor questo mi appartieneยป.

E tuttociรฒ perchรจ, per aver fatto un bagno nella vasca di Costantino, scandalizzando perciรฒ i suoi seguaci, credeva averne ereditato il potere.

Mentre egli cosรฌ operava, il legato papale, dal cui concorso solo potevasi ancora fino ad un certo punto giustificare tanta bizzarria, protestava con tutta la forza che gli permetteva la sua scarsa energia! Sarebbe presso a poco come se il console di San Marino si mettesse in mente, per aver avuto i suffragi a pieni voti, o per aver portato il cappello di Napoleone I, di poter chiamare davanti il suo ufficio glโ€™imperatori dโ€™Austria, di Germania, di Russia, con qualche Duchino per giunta. E pazienza ancora ai nostri tempi in cui, almeno a parole, si pretende che il diritto primeggi sulla forza, ma allora!

Nรจ quella lรฌ era una momentanea scesa di capo.

A noi resta ancora la comunicazione diplomatica (12 agosto) destinata agli imperatori dopo quella mattesca cerimonia teatrale. Ne caviamo alcuni passi (Oxemio, De actis pontific., tom. 2ยฐ e 3ยฐ):

ยซIn virtรน della medesima autoritร  e dei favori di Dio, dello Spirito Santo e del popolo romano noi diciamo, protestiamo e dichiariamo che lโ€™Impero romano, lโ€™elezione, giurisdizione e monarchia del S. Impero appartengono di pieno diritto alla cittร  di Roma e a tutta Italia, per molte buone ragioni che noi diremo a tempo e luogo, e dopo aver indetto ai Duchi, ai Re, ecc., di comparire da quel giorno fino a quel di Pentecoste prossimo davanti a noi in S. Giovanni Laterano, coi loro titoli e pretese, senza che, spirato il termine, si procederร  in avanti contro loro, secondo le forme del diritto e lโ€™ispirazione dello Spirito Santoยป.

E tuttavia aggiunge, quasi che non si fosse espresso abbastanza oltre il fin qui detto: ยซpro generale e pel particolare noi citiamo personalmente gli illustri Principi Luigi Duca di Baviera e Carlo Duca di Boemia, sedicenti Imperatori, o eletti dellโ€™Impero; inoltre il Duca di Sassonia, marchese di Brandeburgo, ecc., perchรจ compaiano nel suddetto luogo davanti a noi in persona e davanti agli altri magistrati, senza che procederemo contro essi come contumaci, ecc.ยป.

Era troppo! Lโ€™animositร  dei Colonna e degli Orsini venne sospesa per un momento. Essi si riunirono per combatterlo, per cospirare.

Un loro sicario che voleva attentare ai giorni del tribuno, fu arrestato, e messo alla tortura, accusรฒ i nobili; da quellโ€™istante Rienzi incorse nella sorte di un tiranno, ne prese i sospetti e le massime. Poco dopo, con differenti pretesti, invitรฒ al Capitolino i suoi principali nemici, fra i quali erano anche molti degli Orsini e tre dei Colonna; giunsero persuasi che li chiamava ad un consiglio o ad una festa, e Rienzi dopo convitatili a lauto desco li fece arrestare; innocenti e colpevoli dovettero provare lo stesso spavento.

Il suono della grande campana avendo fatto accorrere il popolo, vennero accusati di una cospirazione contro la vita del tribuno: nรจ si alzรฒ una mano od una voce sola per difendere i capi della nobiltร  dal grande pericolo.

Essi passarono la notte in camere separate, e Stefano Colonna, battendo alla porta della sua prigione, scongiurรฒ piรน volte lo liberassero con una pronta morte da una schiavitรน cosรฌ umiliante. Lโ€™arrivo dโ€™un confessore e il suono della campana funebre li fecero accorti di ciรฒ che li aspettava.

La grande sala del Capitolino dove si doveva giudicarli era tappezzata di bianco e di rosso come solevasi nei giudizi di sangue. Tutto parea pronto per la condanna, quando il tribuno, intimorito od impietosito, con un lungo discorso al popolo, in loro difesa, li fece assolvere, e anzi loro diede benefizi (Prefettura dellโ€™armata) che dovevano essere armi terribili contro lui. Non sono cose che si facessero a quel tempo; fin il Petrarca trovo chโ€™era stato troppo clemente; e il popolo minuto lโ€™espresse in un modo piรน osceno ma anche piรน energico (costui emette il flato e poi ritira le natiche).

E tanta fu la sua pazzia, dice lโ€™Anonimo (veramente dice pascia), che li lasciรฒ fortificarsi, di nuovo, contro lui e poi mandรฒ loro un messaggero perchรจ gli comparissero dinanzi; il messaggero fu ferito, ed egli li citรฒ di nuovo e poi ne fece dipingere due col capo allโ€™ingiรน e quelli, a loro volta, gli prendevano Nepi; nรจ egli seppe trarre altra vendetta che annegare due cani che dovevano rappresentarli, e dopo incruente ed inutili scorrerie, tornare a Roma e indossata la dalmatica (!) degli imperatori farsi incoronare per la terza volta. Ma quel che รจ peggio cacciava intanto il legato del papa, Bertrando (MuratoriCronaca Estense, XVIII, pagina 409), gettando via cosรฌ lโ€™ultima ร ncora di sicurezza nel giorno che piรน nโ€™abbisognava.

Oltre la bizzarria della consacrazione a cavaliere dello Spirito Santo, preceduta dal bagno nella vasca di Costantino (che ancora poteva spiegarsi colle idee dellโ€™epoca, ma che gli fece grave danno, come di profanazione, nellโ€™estimazione dei piรน, dei religiosi in ispecie), commise lโ€™insigne follia politica di dichiarare che dopo quella cerimonia il popolo Romano era tornato nel pieno possedimento della sua giurisdizione sul mondo: che Roma era capo del mondo, che la monarchia dellโ€™impero e lโ€™elezione dellโ€™imperatore spettavano alla cittร , al popolo Romano e allโ€™Italia, il che era voler combattere e il Papa e lโ€™Imperatore. Piรน tardi, al 15 agosto, colla solita sua tendenza monomaniaca pei simboli, volle incoronarsi con 6 diademi di diverse piante; di edera, perchรจ amava la religione, di mirto perchรจ onorava la scienza, di appio, perchรจ esso resiste ai veleni (come lโ€™imperatore alla malizia); infine vi aggiunse, Dio sa il perchรจ, la mitra dei re Troiani!! e una corona dโ€™argento!!!

Tutto prova, dice il Gregorovius, che egli avesse intenzione di farsi incoronare imperatore.

E come gli Imperatori Romani dopo la incoronazione promulgavano editti, cosรฌ egli, subito dopo, con decreti poetici, confermรฒ a tutta Italia il diritto di cittadinanza romana.

Dopo vinti, e non per suo merito, i nobili, egli, che prima fu cosรฌ generoso, proibiva alle vedove di piangere i morti, ed anzi, invece di proseguire la guerra, il giorno dopo, con un atto inutilmente vigliacco, che fu una delle cause della sua rovina, eccitando tutti i suoi volontari a montare a cavallo: Seguitemi, loro disse, voglio procurarvi doppiamente la pace. E feโ€™ suonare la tromba, e li condusse, avendo alla sinistra il figlio Lorenzo, lร  dove il Colonna era stato ucciso, e con lโ€™acqua tinta nel suo sangue ne asperse il figlio, sentenziandogli: Dโ€™ora in poi tu sarai il cavaliere della vittoria. E volle che ogni capitano gli battesse colla spada nelle reni, e finรฌ la cerimonia tristamente burlesca con un discorso: “Ricordatevi, ciรฒ che ora io feci ci accumuna a voi soli ed a noi appartiene”.

Atti e parole che anche in quellโ€™epoca selvaggia apparvero cosรฌ barbari e pazzi a quei suoi Cavalieri sacri, comโ€™egli li chiamava, chโ€™ei non vollero piรน portar lโ€™arme per lui; e da quel momento comincia da una parte la sua manifesta pazzia, dallโ€™altra il disprezzo di tutti gli onesti, espressogli fieramente fin dal Petrarca in una lettera notissima al pubblico (v. s.).

Ed ora si comprende perchรจ egli fosse cosรฌ tenero dei titoli pomposi fin dalle prime sue armi: che appena egli incominciรฒ ad adoperarsi per le vedove, si facesse chiamare loro console, e non iscrivesse fin dโ€™allora che con una penna dโ€™argento; come questo Console delle vedove, appena tornato da unโ€™ambasciata ad Avignone divenisse Console Romano, che รจ ben altro; e declamasse cinto di un berretto trapunto a corone; come dopo ottenuto il trionfo dellโ€™acclamazione popolare, si facesse chiamare prima Tribuno, poi Tribuno Clemente e Severo, non badando alla contraddizione, pur di ricordare Severino Boezio, di cui aveva adottato anzi lo stemma; e poco dopo (giocando nuovamente con quelle omonimie che sono si care agli alienati ed ai citrulli, sulla sua nomina in agosto), Tribuno Augusto (Gregorovius, volume 6ยฐ, pag. 294).

E quando ormai era destituito dโ€™ogni potere e profugo e prigione, ei si rivolgeva al prosaico Imperatore Carlo IV, comunicandogli (come vedremo) con tutta sicurezza i suoi sogni, come fossero avvenimenti reali.

A Roma, dopo la sua prima caduta (e fu forse questa una delle cause della papale indulgenza), era ripullulato di nuovo il disordine, a cui aveva tentato inutilmente porre argine un tribuno, restato quasi ignoto, il Baroncelli; nรจ meglio vi riescรฌ egli, ritornando ormai senza prestigio e senza quella baldanza giovanile, che, insieme allโ€™eretismo maniaco, centuplicava le forze del povero letterato; e fu abbattuto dal popolo stesso. Poichรจ contro la forza naturale delle cose non valgono gli uomini, siano essi pazzi di genio od anche genii completi. โ€” E non riescรฌ a Parigi il Marcel, che disponeva di forze ben maggiori, e dellโ€™alleanza colle campagne (Jacquerie).

Demenza. โ€” Ma egli del resto non poteva fare nemmeno i prodigi del genio pazzesco perchรจ era allora disceso alla vera demenza.

Da uomo parco e sobrio che parve almeno nei primi tempi del suo governo, e per cui bisognava che si sforzasse per trovare il tempo di mangiare, era passato agli estremi opposti, allโ€™orgia continuata, ad una vera dipsomania, che egli scusava cogli effetti dโ€™un veleno che gli sarebbe stato propinato in carcere7, e che noi invece crediamo lโ€™effetto del progredire del male, perchรจ vediamo che era un fenomeno cominciato fino dai primi mesi del primo Tribunato8, e perchรจ i veleni lenti rendono tabifiche, non grasse le loro vittime.

ยซIn ogni ora confettava e beveva, non osservava nรจ ordine nรจ tempo, temperava il greco col flavione: ad ogni ora era del bevere vino fresco. Troppo bevevaยป (Anonimo, pag. 192).

ยซAncora era diventato grasso sterminatamente; avea ciera fratesca, tonda, trionfale come da abate Asiano, viso rosso e barba lunga. Aveva occhi bianchi, e tratto tratto sโ€™arrossiva come sangue, e subito i suoi occhi si infiammavanoยป.

Come, insomma, chi inclina a demenza, il corpo si era fatto enorme, gli occhi spesso sanguigni, la faccia con unโ€™impronta tutta brutale. La mente assai meno attiva, e lโ€™umore profondamente alterato, lโ€™incostanza, lโ€™inquietudine, la bizzarria che gli avevano servito presso il popolo per provocarvi una profonda ammirazione, erano degenerate invece cosรฌ da danneggiarlo e di molto. I suoi famigliari dicevano che egli cambiava di sentimenti come nellโ€™espressione del viso da un minuto allโ€™altro, che non era un quarto dโ€™ora di seguito costante nello stesso pensiero. Egli รจ cosรฌ che comincia lโ€™assedio di Palestrina e poi lo lascia, che nomina un abile comandante e poi lo destituisce.

Negli ultimi tempi, quando dovette imporre tasse sul vino, sul sale ai poveri, anchโ€™egli temperรฒ il suo lusso e tornรฒ in apparenza sobrio: ma non mutรฒ punto nelle altre tristi tendenze. Alla intermittente generositร  di cui avea dato prova nel primo periodo succedette un freddo egoismo, una perdita del senso morale che, anche in quei tempi crudeli, destรฒ ribrezzo, quando, per es., fece decapitare fra Monreale per non restituirgli la somma avutone in prestito: il Pandolfo Pandolfuccio, lโ€™amico suo, rispettato da tutta Roma, come modello di vita onesta, senza una causa al mondo, solo per gelosia della sua fama, fu da lui fatto decapitare; e cosรฌ immolava o spogliava dei beni i migliori del paese. E ora timido, ora feroce, passava dallโ€™uno allโ€™altro eccesso.

Lo si vedeva ora ridere, ora piangere quasi nel medesimo tempo e senza una causa legittima: i suoi accessi di gioia erano seguiti da sospiri e da lagrime.

Epistolario. โ€” Ma รจ sopra tutto dalle lettere che appare tutto il suo genio e piรน la sua pazzia.

Le lettere di Cola da Rienzo eran cercate ed accolte con singolare curiositร  quasi cadessero (gli scrive il Petrarca piรน volte) giรน dagli antipodi o dal mondo della luna, e di lui si possiedono quattro epistolari: a Mantova, a Torino (22 pagine fitte), a Parigi, a Firenze (autografi questi), pubblicati e ripubblicati dal Gaye, dal De-Sade, dallโ€™Hobbouse, dallโ€™Hoxemio, dal Pelzel, dal Papencordt9; e che basterebbero da soli a darcene la diagnosi.

E non ve nโ€™รจ infatti quasi una che non porti una impronta o di una vanitร  morbosa, o di quei giochetti di parole e di quelle ripetizioni di cui si dilettano specialmente gli alienati.

E prima di tutto la loro grande abbondanza in unโ€™epoca in cui sรฌ poco si scriveva.

Quando, dopo la sua prima fuga, si saccheggiรฒ il Campidoglio, ove risiedeva, ciรฒ che piรน sorprese chi penetrรฒ nel suo ufficio fu la massa delle lettere cui egli aveva abbozzate e non ancora spedite: ed era noto come i moltissimi scrivani da lui arruolati non bastavano alla fatica delle sue dettature, come che egli mandasse corrieri su corrieri, non solo alle repubbliche amiche, ma anche ai potentati indifferenti o sdegnosi, come il Re di Francia, che gli rispose per beffa col mezzo di un arciere, qualche cosa di simile ad una guardia di P. S., e come i Signori di Ferrara, di Padova, di Mantova che gli rimandavano le sue lettere. Sโ€™aggiunga, lo stile, il volume esagerato, irto da poscritti piรน lunghi del testo, la firma singolare cosรฌ ricca di titoli laudatori quale solo era usata dai principi orientali ed africani.

E veramente quelle sue lettere hanno un sapore loro proprio, una vivacitร  che usciva dal compassato classicismo preso a modello, unโ€™esuberante confidenza che obbligava a prestar, sulle prime, fede alle bugie di cui formicolavano: e pare, anzi, che, come accade a certi matti ed a certi impenitenti bugiardi, egli finisse per credere egli stesso alle menzogne che vi dettava.

Lasciando stare i motti spropositi strani in un dotto latinista10 e lโ€™abbondanza che abbiamo accennato e che รจ un carattere morboso, e tanto piรน in un uomo di Stato di quei tempi, per cui il silenzio era piรน aureo che non ai nostri, necessario anzi, grazie alla generale incoltura, un fatto mi ha colpito: il giuoco continuo delle omofonie, o, per dirlo con un motto moderno, il pompierismo, che รจ uno dei segni della massima leggerezza umana, e che certo non era uno dei caratteri della diplomazia di quei tempi.

Qual รจ lโ€™uomo assennato che anche in pieno Medio Evo scriverebbe come fa egli a papa Clemente nella lettera del 5 agosto 1347: ยซAvendo la grazia dello Spirito Santo liberata la repubblica sotto il mio regime, ed essendo stata nei primi di agosto promossa la mia umile persona alla milizia, mi si attribuisce come nella sottoscrizione il nome ed il titolo di Augusto.ยซDato come sopra il 5 agosto.Umile CreaturaCandidato dello Spirito Santo, Nicolรฒ Severo e Clemente, Liberatore della Cittร , Zelante dโ€™Italia, Amante del Mondo che bacia i piedi dei beatiยป.

E notisi che, dopo tanto di firma, segue ancora la lettera per ben tre altre pagine, con argomenti ben piรน serii di questi e che egli aveva posposto a quella pompierata sullโ€™agosto.

Ed, a questo proposito, un documento chiaro della sua pazzia รจ la lettera che scrisse, nellโ€™ebbrezza della vittoria sui baroni, a Rinaldo degli Orsini, notaio del papa (Hoxemio, III, 35). Senza fermarci alla indelicatezza, ben poco diplomatica, di che dร  prova nel citargli fra i traditori, due suoi congiunti, Rainaldo e Giordano degli Orsini, e senza fermarci alla strana dimestichezza con Dio, che mostra quanto scrive: che Dio formรฒ alla guerra quelle dita che lโ€™arte aveva istruito alla penna, mentre, in fondo, egli non ebbe nessuna arte di guerra; giova notare come, lรฌ, fra le piรน gravi accuse contro i Colonna, annoveri che essi abbiano saccheggiato una chiesa dove egli aveva deposto la sua corona dโ€™oro. Piรน strana รจ questa pretesa alla profezia spedita ai preti, che di tali ubbie sono piรน scettici, come quelli che ne fanno mercato. ยซNon dobbiamo, aggiunge poi, dimenticare di dirvi che due giorni prima di questi avvenimenti ebbimo la visione di papa Bonifazio, che ci predisse il trionfo su quei tiranni; noi ne femmo rapporto in pieno Parlamento ed in presenza dei Romani riuniti, ed andammo in S. Pietro allโ€™altare di Bonifazio e gli offrimmo un calice ed un velo.

La visione, infine, grazie al Cielo, si รจ effettuata, grazie allโ€™aiuto del Beato Martino, suo Tribuno (e qui dimentica che due pagine prima aveva, nella stessa epistola, attribuito le vittorie a S. Lorenzo ed a S. Stefano).

Come, continua egli, quei traditori avevano saccheggiato i pellegrini nel giorno della sua festa, quel Santo ne prese vendetta per mano di un tribunotre giorni appresso, cioรจ a dire nel giorno di S. Colombano, che glorificรฒ la colomba del nostro drappelloยป. Si noti questo gioco di parole di Colombo e Colombano, di tribuno e di tre giorni.

E con quei poscritti, che sono cosรฌ abituali nelle lettere dei monomaniaci e che si trovano in pressochรจ tutte le sue corrispondenze, egli finisce:

ยซDato al Campidoglio, il giorno proprio della vittoria, il 3 novembre, in cui perirono sei tiranni della casa Colonna, non restando piรน che lo sciagurato vecchio Stefano Colonna, che รจ mezzo morto. รˆ il settimo, ed ecco come il Cielo volle eguagliare il numero dei Colonna uccisi alle corone (sic) del nostro incoronamento11, ai rami dellโ€™albero fruttifero che ricordava i sette doni dello Spirito Santoยป. Concetto e parole assolutamente pazzesche in cui fa intervenire Dio a spegnere una famiglia di eroi per fare un tristo bisticcio in suo onore, egli, che poche pagine prima, con bugiarda ipocrisia, cosรฌ tosto smentita dai fatti, aveva scritto: ยซStando al nostro carattere, non volemmo impiegare la severitร  della spada, per quanto giusta, contro coloro che possiamo far rientrare in grazia senza danno della libertร , della giustizia e della paceยป.

Comica e pazzesca รจ pure la maniera con cui in altra lettera a Rinaldo Orsini (22 settembre 1347) orpella quel suo enorme errore di mettere in libertร  i nobili arrestati poco prima con tanti inutili infingimenti. ยซNoi vogliamo che vostra paternitร  sappia come avendo giudicati alcuni nobili legittimamente sospetti al popolo ed a noi, piacque a Dio che cadessero nelle nostre mani (e noi sappiamo comโ€™egli li aveva invece invitati). Noi li abbiamo fatti chiudere nelle carceri del Campidoglio; infine i nostri scrupoli e sospetti essendo stati levati, usammo di un innocente artificio (sic) per riconciliarli non solo con noi, ma con Dio. Perchรจ noi procurammo loro la felice occasione di fare una devota confessione. Fu nel 15 settembre che noi inviammo a ciascuno di essi dei confessori nel carcere, e come questi ignoravano le nostre buone intenzioni e credevano che noi saremmo stati severi, dissero ai nobili: ยซIl signor Tribuno vuol condannarvi a morteยป. La campana dei Campidoglio intanto suonava senza posa pel Parlamento; cosรฌ i nobili spaventati si credettero perduti e attendendo la morte si confessarono devotamente e fra le lacrime… Io poi ne feci gli elogi, ecc.ยป.

Se questo puรฒ chiamarsi una felice occasione lascio al lettore il giudicarlo e giudicare se chi parla di ciรฒ, anche in via diplomatica, come dโ€™uno scherzo da nulla, possa dirsi un uomo dโ€™integro senso morale.

Notisi poi che, diplomaticamente, una simile scusa, specialmente coi preti, che, essendo ed usando del mestiere, se ne intendono e ne sanno il valore, non era solamente inutile, ma mutavasi, anzi, in accusa gravissima. Nรจ meno strana รจ la sua conclusione: ยซCon ciรฒ i loro cuori sono talmente uniti al nostro e a quello del popolo, che questa unione dovrร  durare pel bene della patria, perchรจ cosรฌ vedono che noi siamo imparziali e non vogliamo essere rigorosi quanto il possiamoยป.

Ma non finirono lรฌ le inutili ipocrisie; egli probabilmente, messo in uzzolo da quella confessione dei patrizi, ordina (come accennai) che almeno una volta allโ€™anno tutti i cittadini debbano confessarsi e comunicarsi, sotto pena di perdere un terzo dei beni, di cui la metร  sarร  data alla chiesa parrocchiale del reo e lโ€™altra metร  alla cittร . E i notai sono obbligati a fare la spia per ciascun testatore. Ora il Rienzi, in un poscritto a quella lettera (notisi, ripeto, questo ticchio dei poscritti in quasi tutte le sue lettere, che io ho trovato frequentissimo nei monomaniaci), dร  notizia di questa sua nuova legge, aggiungendovi queste linee: ยซCi parve decente che come un secondo Augusto cura lโ€™incremento temporale della Repubblica, cerchi di favorirne, aumentarne il bene spiritualeยป. Il che, a chi ci pensi, era un usurpare i piรน speciali diritti e doveri del pontefice, anche nel senso il piรน moderno della cosa, cosรฌ come poi quando ordinava al clero delle speciali cerimonie e processioni ecclesiastiche di sua invenzione e dettava dei decreti contro i religiosi che non rientrassero in Roma. Questa, infatti, fu una delle precipue e giuste accuse che gli opposero a Praga e ad Avignone, e di cui non si scolpรฒ che….. mentendo.

E quando la guerra contro Giovanni di Vico e il Ceccano conte di Fondi andava male, egli scrisse unโ€™altra lettera (7 luglio 1347), in cui, mentre al Papa dร  del signore e gli parla del suo popolo romano, dichiara come questa medesima Roma e questi medesimi popoli fecero giuramento nelle sue mani di mantenere il governo che egli stabilรฌ, secondo il regolamento ispiratogli dallo Spirito Santo; e data la sua lettera dal primo anno della liberazione della Repubblica, e parla con una sicurezza nella sua ispirazione dello Spirito Santo, che non potrebbe comprendersi se non in un uomo di buona fede, e quindi in un allucinato.

ยซIo ebbi giร  cura, scrive, dโ€™informare la Vostra Santitร  della grazia eccellente e del dono prezioso che il padre delle luci fece discendere il giorno di Pentecoste ultimo sul vostro popolo romano per fargli intravvedere con un raggio del suo splendore e fargli abbracciare la libertร  nellโ€™unione e il santo bacio della pace e della giustizia.

รˆ in grazia dello Spirito Santo, dโ€™onde la mia amministrazione prese origine e stabilitร , che la destra del Re dei Re ridusse sotto la mia obbedienza tutti i grandi, i tiranni, i principi della cittร  cosรฌ meravigliosamente e in cosรฌ poco tempo, che sarebbe stato difficile ed anche impossibile a qualunque altro, non dico dโ€™intraprendere questa grandโ€™opera, ma di formarne il pensiero e lโ€™espressione; รจ ora la clemenza, ora la forza, ora la virtรน, ora lโ€™assistenza, ora la grazia e ora la libertร  dello Spirito Santo che lo illuminarono dei suoi progettiยป.

Eppure, in quei giorni, non toccava che continui e gravissimi scacchi (v. s.).

Chi vede le altre corrispondenze subito capisce che il bagno nella vasca di Costantino era (come fu per il Lazzaretti il tatuaggio della fronte) uno di quei giochi simbolici a cui annettono gli alienati significati affatto particolari, e una specie di investitura imperiale!

Cosรฌ in unโ€™altra lettera al Papa ei vi ritorna a proposito della sua vittoria sui piccoli principotti e sui ladroni dei dintorni e vi afferma: ยซVisto le loro nequizie, fu una gran fortuna se un cotale si lavรฒ nella conca di Costantinoยป, ecc. (Lettera 4 ottobre 1317).

Nella lunga epistola a Carlo IV (luglio 1350), dalla prigione, scrive a proposito di certi amori poco onorevoli di sua madre collโ€™imperatore Enrico VII12

ยซEssa disse esserne gravida ad una sua amica in segreto; lโ€™amica, segreta al modo delle donne, trovรฒ unโ€™altra amica in segreto (diremo noi ciarlona), a cui come in segreto raccontรฒ la cosa, e la donna tenne alla peggio segreto il negozio, e cosรฌ di segreto in segreto, si propalรฒ la notizia, ecc.”. (Cod. Pelzel, pag. 44-57).

Ora tutto questo giochetto sulla parola segreto trattandosi degli amori della propria madre raccontati ad un imperatore, in una lettera non confidenziale, รจ proprio pazzesco, e non รจ il solo; chรจ, poco dopo, fa unโ€™altra pompierata sullโ€™essere egli Tribuno-Augusto mandato dal Cielo in agosto all’Augusto Carlo (15 agosto, 1350, dal carcere), e gli viene narrando con bisticci doppiamente assurdi come egli, nellโ€™idea che la madre di Severino Boezio discendesse dai re di Boemia (!!), chiamรฒ Boezio il figlio e se stesso Severo; piรน ne addottava lo stemma delle sette stelle, tutte cose che proprio non avevano nulla che potesse interessare quel Re, nรจ giovare a lui, ma che hanno tutto il conio pazzesco.

E cosรฌ quando gli scriveva di essersi persuaso, grazie alle profezie di quei tai Romiti di cui parlammo, che il secondo proprio innalzamento sarebbe molto piรน splendido del primo; come il sole lungamente occultato dalle nuvole appare piรน grato agli occhi degli spettatori. “Forse Iddio, giustamente sdegnato della nefanda ed inaudita morte del serenissimo di lui avo (Enrico VII), e delle perdite dโ€™anime e corpi sofferte dal mondo per la vacanza dellโ€™impero, aveva fatto nascere Cola a vantaggio di Carlo, elettolo a ristabilire lโ€™impero, ed aveva disposto che fosse battezzato in Laterano nella chiesa del Battista e nel lavacro di Costantino perchรจ divenisse precursore dellโ€™Imperatore, come Giovanni lo era stato di Cristo. Carlo aveva detto bensรฌ non potersi che per miracolo ristabilire lโ€™impero; ma questo essere appunto un miracolo, che un poverโ€™uomo potesse soccorrere lโ€™impero cadente, siccome San Francesco aveva soccorsa la Chiesa; si svegliasse egli e cingesse la spada; non doversi ritener nulla la rivelazione dei frati, poichรจ tutto il nuovo e vecchio Testamento erano pieni di rivelazioni; poter egli solo impadronirsi di Roma. Se non lo faceva subito, Carlo perderebbe almeno centomila fiorini dโ€™oro, delle gabelle del sale e degli altri proventi della cittร , accresciuti pel giubileo.

ยซEntro un anno e mezzo il Papa morrebbe: molti cardinali sarebbero uccisi.

In quindici anni non vi sarร  che un pastore ed una fede, e il nuovo Papa, lโ€™Imperatore Carlo e Cola saranno come un simbolo della Trinitร  sulla terra. Carlo regnerebbe nellโ€™Occidente, il Tribuno nellโ€™Oriente. Per ora gli bastava di sostenere lโ€™Imperatore nella sua andata a Roma; voler egli aprirgli la strada presso i Romani e gli altri popoli dโ€™Italia, dโ€™altronde avversi allโ€™impero, cosรฌ che scenda fra essi tranquillamente e senza sparger sangue e la sua venuta non sia cagione di lutto per la cittร  e per tutta la nazione, come lo era stata quella degli altri imperatoriยป.

Tanto che lโ€™arguto arcivescovo di Praga gli scriveva: (Cod. Pelzel, pag. 121-122) ยซmeravigliarsi come il Tribuno, dopo aver fatte cose che parvero sul principio venir da Dio, sรฌ poco tuttavia esercitasse la virtรน dellโ€™umiltร , da considerare la propria elevazione come opera dello Spirito Santo, e da nominarsi suo candidatoยป13 โ€” il che gioverร  notare contro coloro che credono quella sua follia non altro che unโ€™ubbia dellโ€™epoca.

E quel Re gli rispondeva con molto buon senso ยซCola dover consolarsi della sua sorte colla sentenza della Bibbia, che tutta la legge dipende da due precetti: amare Iddio sopra ogni cosa ed il prossimo come se stesso. Se qualcuno deve essere punito, ne lasci a Dio il cรฒmpito; Cristo ci avverte di guardarci da quelli che ci vengono in veste dโ€™agnello e son lupi. Perciรฒ ti ammoniamo di desistere dagli ignoranti eremiti, i quali credono camminare nello spirito di umiltร , senza che possano nemmeno resistere ai loro peccati, e salvare le loro anime, e che fantasticano di sapere i secreti arcani e di governare in ispirito tutto che sta sotto il cielo, e se anche cominciano collโ€™apparenza dellโ€™umiltร , mirano sempre piรน alle cose terrene che alle celesti. Laonde, amando noi Dio di tutto cuore ed il prossimo come noi stessi, per amor di Dio, ti abbiamo fatto imprigionare come autore di zizzanie e poi per amore dellโ€™anima tua, per curarlaยป.

E piรน tardi ยซsmettesse quelle stramberie, e qualunque fosse la sua origine, pensasse che tutti siamo creature di Dio, figli di Adamo e fatti di terra, ecc.ยป.

Curiosa lezione di democrazia data da un re Boemo ad un ex-tribuno di Repubblica italiana!

Ma non gli servรฌ, e quando, dopo tante sventure, riebbe una larva del pristino potere, grazie a denari carpiti con una vera truffa, ne avvisava pomposamente Firenze, aggiungendo: ยซche le donne, i ragazzi, i maschi, i chierici, i laici gli erano andati incontro con palme e olivo e trombe e grida di evvivaยป.

Quei discorsi sembrarono cosรฌ bizzarri, che il Re Zeffirino non possedendo i documenti poco sopra riassunti, dichiara falso il Polistore che vi accenna14, fondandosi sul fatto che con tali pazze ed eretiche idee il Petrarca non avrebbe osato difenderlo, nรจ lโ€™Imperatore lโ€™avrebbe potuto favorire un solo momento, nรจ il Cola avrebbe potuto scrivere al cardinale Guido di Bologna, protestandosi innocente, e domandando di essere mandato al Pontefice, o essere ammesso al sacro Ordine Gerosolimitano, e che ad ogni modo avrebbe dovuto esserne fatta menzione in quei quattro capi dโ€™accusa indettigli ad Avignone conservatici dallโ€™Hoxemio, cap. V, 2, e dal Petrarca (Epistola 16, libro 13); nรจ da unโ€™accusa documentata a quel modo egli avrebbe potuto lavarsi e non avrebbe potuto essere dichiarato, come fu poi da Innocenzo VI, fedele cristiano.

Ma che tutto ciรฒ, per quanto inverosimile, fosse vero, risulta giร , a priori, anche senza lโ€™esame di quelle strane lettere e piรน strane circolari, da chi conosce la follia sempre progrediente di Cola, e che trionfava appunto per la sua audacia, e da chi sa che quei buoni boemi non furono tanto scandolezzati quanto intontiti (lo dice lโ€™Anonimo, pag. 92) e stupefatti e commossi, poi anche, dalle sue ritrattazioni.

E quegli scritti furono confutati dai vescovi boemi con documento che si conserva, e poi ritrattati da lui stesso; e per una delicatezza, di cui gli storici non tennero abbastanza nota, non furono consegnati, integralmente, alla Corte Papale insieme alla persona del Tribuno, la cui condanna certo non poteva tornare gradevole nรจ utile allโ€™ospite giร  costretto dalla politica a tradire la confidenza in lui riposta.

Psichiatria. โ€” Egli restรฒ, intanto, un fenomeno singolare, una specie di monolito in mezzo al deserto, e per gli storici un geroglifico: perchรจ non tanto la storia, quanto la psichiatria, potevano riescire a spiegarcelo compiutamente; la psichiatria che ci addita in Cola tutti i caratteri dei monomani: fisionomia e scrittura regolare; tendenza esagerata ai simboli ed ai giochi di parole; attivitร  sproporzionata alla sua posizione sociale, ed originale fino allโ€™assurdo, e che tutta si esauriva nello scrivere; senso esagerato della propria personalitร  che lโ€™aiuta sulle prime fra la plebe, e supplisce alla mancanza di tatto e di abilitร  pratica, ma poi lo trascina allโ€™assurdo; mancanza di senso morale; calma non alterata che dagli abusi dellโ€™alcool, e dalle vive opposizioni allโ€™avvicinarsi della demenza.

Giudizi altrui. โ€” E qui mi preme si sappia non essere io stato il primo a giudicarlo alienato; lโ€™avevano battezzato tale fino i suoi contemporanei, che lo dissero Re da teatro (Villani), ed il contemporaneo Anonimo che scrive (pag. 153):

ยซPoichรจ fu palesato che bagnato sโ€™era nella conca di Costantino e che aveva citato il Papa, molto stette dubbiosa la gente e tale disse che era fantastico e pazzoยป.

E parlando della cerimonia in cui comparve con ยซun cappello tutto di perle con sopra una colomba pure di perle, ecc.,ยป aggiunge: questi vizi lo fecero stramazzare.

Gibbon, commentando la tristissima lettera sui Baroni, aggiunge: ยซChe non poteva essere dettata se non da un pazzo o da un tristoยป.

Il gesuita Du Cerceau lo dipinge assai bene (Conjuration de Nicolas Gabrini, 1734, p. 28), come il potrebbe uno dei piรน moderni psichiatri.

ยซRienzi รจ un genio difficile a definire, misto di virtรน e di vizi, di talento e di incapacitร , che sembravano in contrasto, ma che egli riuniva in istrano modo: era spiritoso e grossolano, furbo e semplice, ardito e timido, fiero e pieghevole, unโ€™apparenza di saggezza e gravitร  lo faceva credere un politico profondo; ma gli sfuggivano dei tratti di bizzarria che subito lo facevano giudicare pazzo dalla gente di buon senso; capace delle imprese piรน temerarie, aveva una paura che non gliele lasciava compiere; avea troppo poco giudizio per comprendere gli ostacoli e troppa viltร  per poterli vincere. La sua fierezza volgevasi ben presto in vigliaccheria, e i suoi colpi di politica, in bizzarrie deplorevoli, seppure la follia non ne era la causa. Il suo coraggio passava allโ€™eccesso e poi si mutava in fiacchezza. La sua furberia era fondata sulla sua semplicitร .

Credendo che il mondo reputasse vero tutto ciรฒ che egli inventava anche fuor di senno, ne profittava per mettere in pratica le sue chimere piรน strane, e finiva per crederle egli stesso.

E cosรฌ la sua ipocrisia partiva da una pazza sinceritร , che gli faceva prendere per ispirazioni divine le bizzarrie che gli passavano pel capo. Del resto, era ambizioso fino a concepire il disegno di una monarchia universale: eloquente cosรฌ da imprimere le sue idee nello spirito degli altri, non distingueva, o fingeva non distinguere, gli applausi ironici dai veri; conoscitore della storia antica, zelante a parole, e anche a fatti, della giustizia, ma in fondo artificioso e interessato, faceva servire ai proprii interessi ciรฒ che immaginava di buono ed utile pel pubblico. Pazzo fino alla stravaganza, e sensato fino alla esagerazione della saggezza: nato pure per governare, ma non per governare a lungo, atto a fare una rivoluzione e iniziare un governo tirannico, non a conservarlo; insomma, uno di quegli ingegni che Dio manda, ogni tratto, per essere il flagello o la felicitร  dello Statoยป.

รˆ piรน che non occorra questo giudizio per lโ€™alienista! โ€” Oh! se le nozioni psichiatriche son cosรฌ scarse ora fra gli uomini di Stato ed i letterati, che non vedono la pazzia se non nella pretta demenza, quanto meno lo dovevano essere nel tempi antichi, in cui la psichiatria non era ancor nata e i pazzi erano o stregoni, o stregati, o profeti!!

Lโ€™opinione pubblica si รจ falsata, di poi, in proposito di Cola, grazie alla famosa ode dello Spirto gentil di Petrarca, che ora si provรฒ non essere stata a lui dedicata, e dove infatti elogiava il suo piรน tenace nemico, il Colonna; gli รจ verissimo perรฒ che malgrado fosse legato col Clero dโ€™Avignone e amicissimo dei nobili romani suoi avversari, Petrarca vide in lui un ideale di eroe classico; e lo inneggiรฒ nelle sue lettere destinate giร  prima alla pubblicitร , presso a poco come qualche democratico in guanti gialli inneggia, tra un pollo ed un tartufo bene ammanito, alle teorie di Lassalle e di Marx15. Ma gli era, sempre, un amore assai platonico, come quello sรฌ poco consistente per Laura.

Infatti la passione politica non passa mai oltre allโ€™invio di lettere e di commendatizie, salvo quando si dispose a mettersi in viaggio per vederlo di persona ed รจ notรฒ che egli, poi, sโ€™arrestรฒ, a mezzo cammino, a Genova.

Il De Sade (Vie de Pรจtrarque, III, 317) osserva che in quellโ€™anno in cui egli pareva tanto preoccupato di Cola, scrisse il maggior numero dei canti a Laura. Ed egli, il fautore di Cola, ha un gran numero di sonetti pei suoi piรน implicati nemici, i Colonna (il nยฐ 30, 71, 45, 52, 77, 82, 281), e pone anzi la loro amicizia a lato dellโ€™amore di Laura (227, 229). โ€” Evidentemente la politica gli permetteva delle divagazioni, e di molte!

Quando lo seppe prigioniero in Avignone, รจ vero, scrisse ai Romani perchรจ si adoperassero in suo favore, il che essi non fecero: ma la lettera non era, come egli stesso confessa, firmata, il che proverebbe che lโ€™entusiasmo non giungeva fino allโ€™imprudenza.

Ed era, ad ogni modo, una specie di consorteria professionale, che parve ispirarlo: perchรจ lโ€™argomento principale che assumeva a sua difesa era lโ€™immunitร  concessa ai poeti: argomento che pare cogliesse nel segno, in quellโ€™epoca in cui forse lโ€™ignoranza grande aumentava il rispetto ai cultori delle muse. รˆ probabile, anche, che egli mandassegli lettere cosรฌ spesso, per riceverne anche altrettante, e soddisfare la sua vanitร  e la curiositร  dei suoi Avignonesi.

Notisi, poi, che anche in quelle lettere non รจ escluso un cenno sulla sua poca prudenza e sulla sua follia.

ยปTutti e due, parlando egli di Bruto e di lui, finsero di essere folli quando il fingerlo era necessario per coprire lโ€™impresa e il talento; il primo fu sprezzato dai re chโ€™egli cacciava; voi vedete il secondo servire di trastullo ai tiranni (Lettera 1347, De Sade, vol. ii). ยซAmmiro, scrive a lui stesso, lโ€™arte con cui vi esprimete per mettervi al riparo dai rimproveri; vi scongiuro di stare attento su questo punto.ยป Dunque egli dubitava della sua prudenza e finisce con una raccomandazione che pare proprio un rimprovero, e ben meritato, diremo noi: Far egli bene a tenere copia dโ€™ogni sua lettera, acciocchรจ lโ€™una non appaia in contraddizione collโ€™altra16 (Biblioteca di Torino, Codice 784, xxi).

Fatto รจ poi che non un motto di dolore gli sfuggรฌ dal labbro, a proposito della sua infelicissima fine, salvo questa sola frase: ยซCredo che nel morire abbia rimpianto il carcere dโ€™Avignoneยป (De Sade, 375, ii).

Frase punto compassionevole e anche niente verosimile, perchรจ nel morire, se pure a qualcosa, ha pensato a ben altro che alla sua carcere; ma che prova quanto fosse fredda e platonica anche questa amicizia Petrarchesca.

E ciรฒ si prova dalle ripetute scuse chโ€™egli quasi chiede pei passati entusiasmi nelle Familiari. Quando la catastrofe era finita, egli scrive: ยซIo gli diedi lodi e consigli, il che รจ piรน conosciuto che io forse non vorreiยป.

ยซIo amava la sua virtรน, approvavo il suo progetto, credeva (notisi la vanitร ) partecipare alla sua gloriaยป, ecc.

ยซDevo io pentirmi dโ€™avergli scritto lettere? Se volessi sopprimerle nol potrei, perchรจ son pubblicate. Confesso non si potrebbe punire abbastanza un uomo che non seguรฌ con costanza ciรฒ che si prefiggeva, che potendo distruggere dโ€™un colpo i suoi nemici, nol fece, nรจ seppe approfittare dโ€™occasioni che nessun imperatore ebbe sรฌ propizie. Perchรจ cangiasse cosรฌ tutto dโ€™un tratto nol so. Scelse forse fra i compagni malvagi i piรน tristiยป.

Oh! da siffatti amici che ci guardi Iddio!


Note

  1. โ†‘ Vedi PERRENSE. Marcel, 1880. โ€” Dรฉmocratie en France dans le Moyen รขge, Paris, 1875.
  2. โ†‘ Cosรฌ lโ€™Anonimo e Z. ReMuratori vorrebbe leggervi juoco, il gioco: ma nemmeno cosรฌ si puรฒ spiegare, perchรจ erano ben altri vizi che non il giuoco e lโ€™invidia quelli che consumavano il patriziato dโ€™allora.
  3. โ†‘ Anche dopo il primo plebiscito, Stefano Colonna nellโ€™opporglisi disse: ยซSe questo pazzo mi fa arrabbiare, lo fo gettar a giรน dal Campidoglioยป (pag. 349).
  4. โ†‘ ยซIn questi giorni usava a li mangiariยป (Anonimo, pag. 37)
  5. โ†‘ Vedi PapencordtCola di Rienzo, 1844. โ€” GregoroviusStoria della cittร  di Roma, VI, p. 267.
  6. โ†‘ Vi contribuรฌ lโ€™opinione pubblica facendone, nella sua ignoranza, come dice il Petrarca, un gran poeta; e quelli, bisogna pur dirlo, erano tempi in cui si aveva un maggiore rispetto delle opinioni che non forse ai nostri.
    Chi piรน disse male dei tiranni italiani, romani in ispecie, di Dante e di Petrarca che furono loro ospiti! Chi sentรฌ mai che DantePetrarca fossero scomunicati per le invettive cosรฌ fiere contro la Corte Pontificia! Forse anche in quei tempi barbari la letteratura era circoscritta fra cosรฌ pochi che poco influiva nella grande politica (nรจ molto si puรฒ dire vi contribuisca ora) e che la tolleranza poteva non essere altro che figlia di una giusta noncuranza โ€” e anche di quella paurosa ammirazione che desta una cosa troppo rara.
  7. โ†‘ ยซDice che nella prigione lโ€™aveano straniato (stregato?)ยป (Anonimo).
  8. โ†‘ Sin dopo pochi mesi del Iยฐ tribunato, si diรจ alle dapi succulenti, cominciรฒ (scrive lโ€™Anonimo, p. 92) a moltiplicare cene e conviti e crapule di diversi cibi e vini, ed agli ultimi del dicembre mise colore e carne assai e meglio manicava.
  9. โ†‘ GayeCarteggio inedito dโ€™artisti, ecc. Firenze, 1839. โ€” HoxemioQui Gesta Pontificum, Tungrefium, etc. Leodii, 1822, II, pag. 272-514. โ€” PapencordtCola di Rienzi. Amburgo, 1847. โ€” Hobbouse, Historie Illustrat. of Childe Harold, 1818. โ€” De SadeMรจmoires de Pรจtrarque, III.
  10. โ†‘ Anche negli autografi troviamo cotidie per quotidie, Capitalo per Capitolio, patrabantur per perpetrabantur, speraverim per spreverim, michi per mihi; ho notato lo strafalcione da lui preso nello interpretare il pomoerium, il Circondario di Roma pel giardino dโ€™Italia; il che tutto indica come non era punto precisa e punto completa la sua coltura.
    Quanto alla calligrafa non troviamo nulla di particolare. Vedasi questa sua firma, che dรฒ per coloro che credessero non esistere di lui pure una riga di scritto.

  1. โ†‘ Tra le sue bizzarrie abbiamo notato quella di farsi incoronare con 7 corone. E nei suoi sigilli vโ€™erano 7 stelle e 7 raggi; solo nel 2ยฐ Tribunato divennero otto.
  2. โ†‘ I monomani, pur restando fissi nellโ€™idea principale, variano, fin contraddicendosi nei particolari: cosรฌ mi spiego che egli nel 2ยฐ Tribunato pretendesse, invece, di discendere da un suo bastardo, essendosi trovata presso il ponte Senatorio in uno scavo di una fabbrica restaurata, pare, da Rienzi, questโ€™epigrafe da lui dettata, secondo Gabrini, per esternare il suo vergognoso delirio: Nicolaus. Tribunus. Severus. Clemens. Laurentii. Teutonici. filius. Gabrinius. Romae. Senator, con timida allusione ad un tedesco che non era piรน Enrico, ma un suo bastardo. (Gabrini, Osservazioni storico-critiche sulla vita di Rienzi, 1706, pag. 96).
  3. โ†‘ Cola gli rispose: ยซEssere stato sedotto dallo spirito della superbia, e aver meritato la condanna scagliata contro di lui. Lโ€™angelo satanico che nelle selve lโ€™aveva inebriato coi suoi pomi e gli aveva sconvolta la mente, essergli nuovamente apparso colle sue glosse; ma averne tosto reso consapevole il comune signore. Voglia lโ€™arcivescovo pregare Iddio per lui, tenere secreti i suoi falliยป. โ€” Ma, poco dopo, colle solite contraddizioni, in unโ€™altra lettera, di cui non ci rimase che un frammento, autorizza lโ€™arcivescovo a palesare ciรฒ che aveva prima confidato a lui e al Preposito della cattedrale, sotto il suggello della confessione, quando ciรฒ piacesse allโ€™Imperatore, e spera che, siccome Ester aveva abbattuto i nemici dei Giudei mediante lo stesso Assuero, cosรฌ Maria Vergine domerร , mediante lโ€™Imperatore, i nemici infernali โ€” con allusioni chiare ai suoi deliri ambiziosi, che evidentemente il carcere, come suole, acutizzava.
  4. โ†‘ Il Polistore (Collez. del Muratori, tom. IV, cap. XXXVI, pag. 819) racconta chโ€™egli, andato a Praga allโ€™Imperatore Carlo, gli dicesse: ยซEsser ambasciatore di un frate profeta, il quale gli comunicรฒ aver mandato nel mondo il Padre e il Figliuolo di Dio. Ora รจ tolta la possanza e data allo Spirito Santo, il quale deve regnare sul tempo che ha a venire, e che un altro messo del frate andrebbe a dire altrettanto al Papa, e che il Papa per quelle parole il farebbe abbruciare, ma egli risusciterebbe il terzo di per la virtรน dello Spirito Santo. Per la qual cagione il popolo di Vignone correrebbe alle armi e ucciderebbe il Papa con tutti i cardinali, e poi fatto sarebbe un Papa italico, il quale rinnoverebbe la corte di Vignone e ridurrebbela a Roma.
    ยซIl quale Papa manderร  per voi, imperatore, e per me, i quali dobbiamo essere una cosa col detto Papa, il quale coronerร  voi con la corona dโ€™oro del reame di Sicilia, di Calabria e Puglia, e me coronerร  di argento facendomi Re di Roma e di tutta Italia.
    Quegli arcivescovi udendo quelle parole partironsi, dicendo che colui era uno stolto eretico. E fecero che il tribuno scrivesse tutto quello che aveva dettoยป. Ora i documenti di Pelzel mostrano esattissimo il Polistore.
  5. โ†‘ ยซVoi, che avete veduti i re ai vostri piedi, ora siete servi. Di chi? Di nobili venuti signori, scozzoni delle valli del Reno e dei Rodano; non ricchi se non perchรจ vi rubano. Discordi lโ€™uno allโ€™altro, in ciรฒ solo sโ€™accordano di derubarvi. E voi avete avuto i due Bruti! Il nuovo tribuno raccoglie le glorie dei due Brutiยป (Rerum. famil. Epist.).
  6. โ†‘ E nel novembre, 29, quando cominciรฒ a sentire la novella delle sue follie, gli scrive: ยซTi bisogna piantare solido

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CAPITOLO III.


Un Tribuno moderno.

Ma a capire ad ogni modo lโ€™opera, per quanto effimera, del primo tribuno, ci aiuta lo studio delle condizioni dei tempi, tristi in tal modo che qualunque mediocre riformatore sarebbe sempre stato considerato come una grazia del cielo, e avrebbe goduto, non fossโ€™altro come Baroncelli, per qualche giorno, lโ€™aura popolare.

Non potrebbe dire altrettanto chi studia il fenomeno dei nuovi sedicenti tribuni, ahi! quanto diversi, nelle opere e nello ingegno, dallโ€™antico.

Certo lโ€™Italia non รจ felice nรจ puรฒ andare fiera di sรจ; si direbbe che, stanca degli sforzi, non tutti suoi nรจ tutti energici, per raggiungere lโ€™unitร  e la capitale, si sia assopita nellโ€™umida e bigia atmosfera dellโ€™indecente mediocritร  che non le lascia, nemmeno, avvertire il grado di avvilimento in cui รจ caduta.

Passavamo, or non รจ molto, allโ€™estero, tra lโ€™ammirazione ed il sospetto, non scevro di simpatia, per un popolo di piccoli Machiavelli; e siamo giunti, in breve ora, a destare le risa e la compassione, come Pulcinelli ipocriti che larvano la impotente e vigliacca grettezza colla vernice del sentimentale umanitarismo; e per quanto messi da parte e derisi, non mostriamo nemmeno volercene accorgere, non che vendicarci1.

Non abbiamo, piรน, quasi un palmo di dominio sul mare che ci circonda; e mentre tutta Europa si slancia ad assicurarsi ampi sfoghi coloniali proporzionati ai bisogni, ci folleggiamo, come fanciulli, su una baia deserta che forse potrร  costarci molto ma viceversa renderci nulla; e perdiamo di vista quei punti specialmente vicini alle coste nostre ed alle bocche dei grandi fiumi africani, che solo possono prometterci un avvenire.

Ai mali profondi che ci rodono gli organi piรน vitali, alla pellagra, allโ€™alcoolismo, allโ€™ignoranza, alla superstizione, alla regolamentata ingiustizia2, alla indisciplina ed ignoranza scolastica, provvediamo con dimostrazioni teatrali, con frasi rettoriche e con formole curialesche, che lasciano il tempo che trovano, quando non riescono anche a guastarlo, illudendo dโ€™avervi provveduto.

La societร  della capitale, retta, come nel Giappone, da un leale capo politico, da un religioso, e da una casta di retori che sostituisce quella dei Daimios, riassume in piccolo le piaghe di tutta Italia. Un clero impotente in teoria, ma, in fatto, influente ancora sui due estremi della scala sociale, la plebe ed il patriziato, in ispecie, ridotto suo mancipio; una casta avvocatesca che ha ereditato officialmente il potere, ma non il prestigio, dโ€™amendue, e che di poco li supera dโ€™ingegno e dโ€™energia; la mediocritร  dominante per tutto ed inconscia della propria inettezza, che anela dietro allโ€™effetto, senza previsione nรจ preoccupazione del fine.

Dovunque il monumento e le feste preferite alla istituzione, lโ€™adorazione feticcia del campanile sostituita allโ€™amore di patria, e la setta, e il gruppo, sostituiti allโ€™associazione, al partito, grazie allโ€™individualismo che sottrae, invece di sommare, le forze: infine una calma triste, come quella dei mari oceanici, interrotta a larghi intervalli da brevi burrasche, dovute ad uomini piรน valenti che onesti, che vendono spesso al minuto la loro effimera influenza sulla credula plebe, la loro maschera di Eolo.

Vi si affaccia unโ€™epidemia, e cedendo ai ciechi e paurosi sussulti della piazza, vi provvedete, come nelle epoche medioevali, sbarrando il passo con le baionette ed i fucili agli invisibili microbi, aggravando i mali del morbo con quelli della miseria, che segue ai rallentati commerci, mentre con minori dispendii, provvedendo alle acque, alle carni, ai cereali guasti, non solo portereste rimedio ai pericoli affatto temporanei che svampano come meteore, ma a quelli ben piรน gravi che permangono perpetui, ed hanno dato, quasi, unโ€™impronta, una cittadinanza speciale alla patologia italiana, come la pellagra, il cretinesimo, la malaria, ai quali ahi! prestasi troppo poca o niuna attenzione3.

Siete sfidati dallโ€™eterno nemico dellโ€™umano pensiero, dal prete, che dal suo trono di bronzo basato sul dogma, sulle opinioni e sulle abitudini delle masse e sui molti nemici di fuori, perpetuamente vi minaccia perfino nellโ€™unitร  e nella libertร ; e invece di controminarne la potenza lร  dove รจ la sua forza, nellโ€™opinione e nella gerarchia, colla protezione del clero minore e sopratutto collโ€™arma del libro e della scienza, vi prodigate in scede carnevalesche, in proteste da circhi, che ne suggellano assai piรน, che non ne scemino, il prestigio; e combattete o spegnete quelle cattedre che ne sono il piรน sicuro antidoto.

Invece di combattere lโ€™ignoranza che permane non solo ma invade, dโ€™ogni parte, dallโ€™alto e dal basso, e contro cui appena basterebbero nuove legioni di maestri la cui posizione fosse non solo comoda ma rispettata, onorevole, noi provvediamo con mezzi anodini, che salvano le apparenze, senza toccare la sostanza; e quanto allโ€™alta coltura, quella che deve illuminare il paese, destare le nuove forze, le nuove glorie, essa minaccia ridursi, per la poca iniziativa di chi รจ in alto, in un ramo di quellโ€™arida burocrazia per cui, come nel carcere, le persone non sono che numeri.

Anche qui, cedendo alle pressioni parlamentari, abbiamo moltiplicate ed allargate di tanto le cattedre universitarie (con preferenza alle cattedre archeologiche e metafisiche su quelle di scienze sociali, moderne, che mirino allโ€™avvenire e non al passato), che ormai i professori si reclutano, come gli ultimi soldati di Napoleone, fra gli immaturi ed i deboli; ed alle falangi di studenti ignoranti si aggiunsero quelle, peggiori, degli ignoranti docenti!

La Giustizia esiste, sempre, nella lettera della legge; ed esiste senza alcun dubbio anche nelle intenzioni dei governanti, uomini fuori dโ€™ogni sospetto; ma ahimรจ! cosa puรฒ la lettera scritta e la buona intenzione contro il terribile meccanesimo dellโ€™intrigo organizzato e potente sotto lโ€™egida del parlamentarismo?

Oh! se le era difficile tenere in bilico la sua bilancia, quando i despoti eran pochi, come potrebbe riescirvi ora che son piรน di 500, e resi piรน sicuri che non fossero i primi, perchรจ coperti dalla collettivitร , dalla vernice della libertร , dellโ€™umanitarismo e dalle finezze leguleie, che unite alle grazie, alla giuria, agli appelli e alle replicate cassazioni rendonla spesso incerta, sempre tardissima! โ€” E quando lโ€™opinione pubblica, per poco fuorviata, comincia a lagnarsi, si propongono, come estremo rimedio, delle riforme che allargano le garanzie dei colpevoli piรน assai che quelle degli onesti!

Oh!… vโ€™รจ materia e quanta per un tribuno che, vedendo attuato, sรฌ, ma in via di guastarsi il sogno di Cola, vi voglia porre rimedio, per quanto il possa un individuo che non appartenga alla categoria delle caste dominanti nella politica attuale.

Ed il tribuno parve sorgesse, e munito delle due armi piรน potenti dei nostri tempi, la stampa e lโ€™opinione pubblica. โ€” Era il Coccapieller.

Ma, tuttochรจ cosรฌ bene corazzato e tanto fortunato, a che cosa approdava costui?

Salvo a quella meta affatto personale, del parlamento, che centuplica i solidi ingegni ma li seppellisce se inani, a nulla ci seppe riescire di degno della aureola concessagli dalla mobile plebe.

Non uno dei grandi concetti di Cola gli passรฒ un momento pel capo; nemmeno, anzi, una di quelle felici trovate rettoriche che assordano o trascinano piรน che non conquistino; nemmeno uno di quei lampi di genio che balenano, nei momenti piรน fortunosi, anche agli ingegni volgari. No. Egli non seppe che vellicare, colla piรน volgare furberia, il campanilismo dei buoni patrioti Romani, e con ciรฒ e colle grida e gli insulti e con abili rivelazioni soffocare le mosse altrettanto incomposte di uomini, piรน turbolenti di lui, e cosรฌ a loro sostituirsi.

Ma pure, per giungere anche a questo, dallโ€™ultimo gradino della scala sociale occorreva una forza, un organismo ben diverso dal comune.

Dovโ€™era, cosโ€™era questa forza? Vale la pena di studiare lโ€™enigma col lume della psichiatria:

รˆ il Coccapieller un uomo di statura elevata, con fronte alquanto sfuggente e seni frontali spiccati. La testa tende assai piรน allโ€™ultrabrachicefalia che non avvenga nel piรน dei Romani attuali, i quali pendono al dolicocefalo; e relativamente alla statura รจ di volume piuttosto scarso.

Gli occhi, senza essere strabici, hanno poca parallassi fra di loro; e se non fosse errabondo come di chi temesse continuamente un agguato, lo sguardo, come la fisonomia, avrebbe unโ€™impronta di bonomia quasi giovanile e non mostrerebbe alcuno dei caratteri dellโ€™uomo criminale e meno ancora dellโ€™alienato.

Anche la scrittura, ricca di prolungamenti, di graffe a lettere allungate, uniformi, non ha nulla dellโ€™alienato e nemmeno del mattoide; รจ propria, piuttosto, dโ€™un uomo astuto ed abile nei commerci โ€” dโ€™una volpe, direbbero i toscani, che abbia pisciato su molte nevi.

Ora veniamo alla sua storia biografica, allโ€™anamnesi, come direbbero i medici. โ€” E qui io non posso entrare nella vita privata di un uomo, troppo lodato, e forse troppo calunniato; nรจ mi valse, per mettermene meglio in chiaro, di richiederne lui stesso. Per un riserbo, quindi, che รจ troppo naturale, io mi devo limitare a cavarne quanto egli stesso dice di sรจ in due suoi giornali ultimi, Lโ€™Eco dellโ€™operaio โ€” Ezio II, e quanto potei raccogliere da persone di fede sicura, e quanto giudiziariamente risultava nei suoi ultimi processi.

Secondo questi documenti, egli nacque da famiglia originalmente svizzera stabilita a Roma ed addetta ai servizi del Papa.

Non capii bene se madre o nonna fu aia del cardinale della Genga. Suo padre, perรฒ, fu, a quanto egli dichiara, repubblicano e amico di Ciceruacchio; sicchรจ ad ogni modo egli nacque e visse in mezzo a gente oscillante, a vicenda, a pochi anni di distanza dallโ€™una allโ€™altra bandiera. Chรจ questo padre, giร  repubblicano, e colpito da censure pontificie, fu egli che, a suo dire, obbligollo, nel 49, a servire nelle truppe papali.

Questa contraddizione si rinnova, direi atavisticamente, in tutta la vita sua. Sono repubblicano, dice egli, come mio padre โ€” e certo รจ che giร  nel 48 fu tra i patrioti volontari; ma nel 49, come giร  toccammo, egli serviva come sottโ€™ufficiale dei dragoni nellโ€™esercito del Papa, e vi servรฌ, vuolsi, dodici anni. Ora la leva non essendo nello Stato pontificio, la milizia non eravi obbligatoria; e si poteva, ad ogni modo, una volta ingaggiato, uscirne volontariamente con dimissione, che certo il governo pontificio sarebbesi affrettato ad accettare quando avesse avuto dubbi sulla sua fedeltร  politica. Che se anche ciรฒ egli non avesse potuto conseguire, per lo meno non avrebbe dovuto durare in un grado di fiducia; nรจ si capisce come, con un patriottismo quale il suo, e nellโ€™etร  in cui le passioni tutte, e piรน le politiche, sono nel massimo dellโ€™energia, egli non tentasse sottrarsi a quella sorte durissima, con la fuga in Piemonte; e solo si sfogasse con certe sue piattonate contro i Francesi, di cui mancano i documenti, non avendo certo avuto premura di fornircene di autentici chi le ricevette, e neanche….. chi le distribuiva.

Checchรจ dicasi, รจ, ad ogni modo, questa una notevole contraddizione: ma non รจ la sola. Egli รจ repubblicano, e poi si piace, ogni momento, nel citare le piรน insignificanti frasi di Re Vittorio, quando per esempio gli diceva: Sei un bravo uomo; e nei suoi giornali tira a colpi infocati contro i repubblicani assai piรน che contro i monarchici.

Questa contraddizione รจ uno dei caratteri dei mattoidi. Cosรฌ il Cordigliani si accinge ad insultare alla Camera per avere un vitalizio dal Governo, e crede che ciรฒ gli deve tornare a grande onore; cosรฌ Passanante, dopo aver predicato: ยซNon distruggiamo piรน vita umana, nรจ proprietร ยป, danna a morte i rei dellโ€™Assemblea; e dopo aver ordinato di ยซrispettar la forma del Governoยป, insulta la monarchia e tenta il regicidio (Lombroso, Genio e Follia, 1882, iv ed.).

Il pastore Bluet si credeva apostolo e conte di Permission, e, come lโ€™autore dello Scottatinge, non degnava rivolgersi che a regnanti, ma poi non isdegnava funzionare da scozzone.

Un altro dei caratteri di costoro, che non manca in lui, รจ quello di lasciarsi trascinare ad affermazioni erronee, giustificandole subito, rabberciandole, direi, con singolare abilitร .

Cosรฌ egli dichiara di essere stato aiutante di campo di Garibaldi; ma poi, quando si provava che non lo fu, dichiara che intendeva dire suo compagno inseparabile, perchรจ ebbe lโ€™onore di accompagnarlo nellโ€™agro romano; il che รจ certo una cosa assolutamente diversa. Cosรฌ Mangione, smentito sulla falsa asserzione che Giusso gli avesse dato uno schiaffo, subito correggeva: Uno schiaffo morale.

Nel 67, certo, fu con Garibaldi e si mostrรฒ, pare, valoroso soldato, e migliore, anco, come scudiere: cessata la campagna fece cento mestieri diversi; il domatore di cavalli, il segretario di circhi, il giornalista, il guardia-letti, peggio anche, forse, ma evidentemente costretto dalla dura necessitร . E sempre tenendosi ugualmente lontano e dallโ€™agiatezza e da quella disonestร  che il codice colpisce. E chi ha provato come sappia di sale il pane dellโ€™esilio e chi ricorda i gentiluomini francesi, nel 93, costretti a fare da camerieri e da cuochi, non puรฒ fargliene un demerito, tanto piรน in una epoca e in un paese a reggimento popolare.

E deve notarsi, non senza dargliene lode, il disinteresse con cui, malgrado la povertร , respinse ora profferte vantaggiose perchรจ rinunciasse alla sua nuova posizione politica.

Lo alienista, perรฒ, deve tenere nota della mutazione sua continua nei mestieri, che รจ propria degli uomini equivoci, e piรน dei mattoidi. Guiteau fece il giornalista, lโ€™avvocato, il predicatore religioso, lโ€™impresario. De Tommasi a 33 anni aveva funzionato da cameriere, falegname, caffettiere, banchiere a pegno, scrittore comico, prestigiatore, bacologo, bettoliere, cerretano, ed anche egli da giornalista. (Vedi Genio e Follia, iv ed., pag. 320). Mangione fu militare, agricoltore, costruttore di ponti, fabbricatore di mattoni, impiegato al cimitero (Vedi mio Arch. di psichiatria e scienze penali, vol. ii, Torino, 1881).

Tuttavia, nessunโ€™arte, per vile che fosse, ebbe virtรน di fargli venir meno la vanitร  e la passione di scribacchiare politicamente. Cavallerizzo, inventa un freno per i cavalli, che perรฒ non pare abbia una grande applicabilitร  pratica: sia per questo, sia per altro, ha frequenti colloquii ed accesso presso Vittorio Emanuele che certo gli prestรฒ, sulle prime, piรน attenzione che non a molti scienziati e letterati, ma poi finรฌ collโ€™esserne ristucco, e, pagatolo, allontanarselo.

Qualunque ne fosse la causa e lโ€™esito, questi incoraggiamenti regii, perรฒ, non furono poco sprone a quella vanitร , cui nessuna sventura aveva potuto domare.

E noi vediamo che giร  da molti anni egli si atteggia a politico e scrive in un ammasso di giornali, poco noti, รจ vero, ma degni della sua penna: Asino, per esempio, Baciccia, Precursore, Soluzione, Cittadino.

Nel 70, egli che fu tra i primi ad entrare in Roma, non fu accolto come sperava.

Si trattava della prima elezione politica in Roma: Napoleone Parboni era presidente di un seggio elettorale nel rione Monti, ed il Coccapieller avendo tentato dโ€™impadronirsene, dopo un poโ€™ di tafferuglio finรฌ colla peggio.

Egli, fin dโ€™allora libellista, lanciรฒ gravi accuse contro il Parboni, di essere cioรจ un ex-soldato papalino, di aver tirato, in tal qualitร , delle schioppettate contro i detenuti politici del forte di Pagliano, di aver tradito la causa dellโ€™insurrezione nel 1867, di essere un agente di Napoleone III. โ€” Corse una sfida; il Coccapieller rifiutรฒ di battersi se prima il Parboni non giustificava la sua onorabilitร  e quando egli ciรฒ fece ampiamente, ritirรฒ le accuse e disparve.

Dopo, di lui non si sentรฌ piรน parlare altro che allโ€™epoca dellโ€™esposizione di Milano, ove espose un freno di sua invenzione per ovviare al disastri di una vettura lanciata in fuga.

In Roma, nel 1882, gli strati piรน intimi della plebe, dallโ€™indole troppo aperta, dalle tradizioni storiche, nuove ed antiche, dalla reazione naturale contro lโ€™antica dominazione dispotica erano tratti agli eccessi demagogici: ve li spingeva anche il fermentare e il ripullulare di vecchie sette, e la bonaccia politica che tenne dietro alle prime ebbrezze del 1870; la mediocritร  universale lasciava fecondo il terreno ad ogni fermento, specialmente dopo scomparso lโ€™ultimo dei grandi che formarono lโ€™Italia. E queste torbidi correnti politiche apparivano tanto piรน minacciose in vicinanza alla sede del Governo.

Gli antichi rioni, le antiche e numerose confraternite e corporazioni, trasformatesi dโ€™un tratto in societร  operaie, avevan mutati i loro capi da cardinali e monsignori e da principi o grandi signori chโ€™erano prima, in faccendieri politici, in tribuni. Si andarono formando circoli sopra circoli, gli Anticlericali, quello pei Diritti dellโ€™Uomo, il Centrale Repubblicano, ma invece di fare della vera democrazia, di procurare, cioรจ, il benessere del popolo con quel magazzini cooperativi, con quelle banche popolari, con quel dormitori e ricreatori che i nostri veri liberali Luzzatti, Fano, Sonzogno, Viganรฒ, Fortunato, seppero diffondere in tanta parte dโ€™Italia, e con quei consorzi operai cooperativi di cui i liberali di Romagna ci diedero esempi cosรฌ belli โ€” essi si limitarono a declamare, molto, contro il prete in ispecie e contro il Governo, a bisticciarsi lโ€™un lโ€™altro in nome di principii, che mal comprendevano, o in nome di quel suffragio universale che fu lโ€™arma prediletta dei despoti contro le libertร  popolari; cosรฌ si perdettero in dimostrazioni antipapaline e irredentistiche, che ad una sola cosa potevano riescire, a risuggellare il prestigio di quegli eterni nemici dellโ€™umano pensiero, col farne, a parole, dei martiri, ed a fatti, degli esseri piรน potenti che nel vero nol fossero, ed a compromettere allโ€™estero una politica che era giร  per se stessa troppo fragile nelle sue basi.

Fu in questo tempo โ€” 1882 โ€” che, o per ispirazioni ed aiuti (come alcuni pretendono) quasi ufficiali, o per iniziativa propria che fosse, certo seguendo le sue vecchie tendenze, lโ€™ex-gendarme papale, Coccapieller, si levi contro costoro con una straordinaria audacia, prima nellโ€™Eco dellโ€™Operaio, un giornale che da poco si pubblicava da alcuni operai tipografi a Roma senza molta fortuna e che raddoppiรฒ la tiratura sotto quegli insulti sgrammaticati, ma cari al pubblico perchรจ personali e violenti, quindi nel Carro di Checco in collaborazione con Ricciotti Garibaldi, infine, nellโ€™Ezio II. – Fu allora che si tentรฒ pubblicare un giornale che gli tenesse testa, Il Fulmine, ma eโ€™ fece fiasco.

Nulla resisteva alle strampalate botte del nascente tribuno: persino i circoli anticlericali si sfasciarono โ€” lasciando dietro sรจ una diecina di bandiere ed un vuoto bollettario. E, intanto, i terribili vice-tribuni delle societร  operaie, dei rioni furono sfatati, ma non senza ire, proteste e tentativi di vendetta.

Tognetti, fra gli altri โ€” un demagogo fanatico, beccaio, che fin da bambino sโ€™era mostrato violento e manesco, e 12 volte fu condannato per ribellione, ferimento, diffamazione, ecc. โ€” insieme ad alcuni suoi colleghi e capi di sette, attentรฒ alla vita stessa del Coccapieller, che dovette solo al suo mirabile sangue freddo e allโ€™essere armato, non che al pronto accorrere delle guardie di P.S., il suo scampo.

Malgrado il corso pericolo e chiare e numerose testimonianze, il Coccapieller dovette scontare con tre mesi di carcere preventivo… il torto di non essersi lasciato uccidere.

Ora questo che parve un nuovo ed ingiusto martirio, e non era che lโ€™effetto delle solite incertezze poliziesche e giudiziarie, ed il pericolo corso per una causa apparentemente pubblica ed il coraggio di cui diede continua prova, nei suoi attacchi ed in quei frangenti, gli guadagnarono i suffragi popolari e quindi la sua elezione a deputato.

Ma ciรฒ che sarebbe parso a chiunque il segno massimo del suo successo, fu il principio della sua caduta.

Egli, audace, onesto, ma incolto, si trovรฒ nel Parlamento come Mefistofele nel regno dโ€™Elena, peggio anzi, perchรจ lรฌ era lui che si trovava a disagio, mentre gli altri lo accoglievano con rispetto e tolleranza; mentre qui egli, sulle prime, non sโ€™accorgeva o non pareva accorgersi della generale disistima e dellโ€™insuccesso che lo aspettava anche quando aveva dalla sua la ragione, come allora che, con uno scambietto parlamentare, si fece sottostare una sua interpellanza ad unโ€™altra che era sรดrta dopo.

E qui mi si permetta soggiungere che per quanto sia triste ed uggioso il sentire la voce di volgari mattoidi in quelle nobili aule dove aleggia ancora lo spirito di Cavour e di Garibaldi e dove, or non รจ molto, parlarono Sella, Fabrizi, Spaventa, pure รจ in disarmonia alla tempra di un vero regime democratico, rappresentativo, come vorrebbe essere il nostro, il non permettere a costoro di esprimersi nel solo linguaggio che essi posseggono.

Oh! per Dio, non estendetelo il suffragio cosรฌ come avete voluto farlo, Dio sa con quali risultati per la libertร  del paese! ma, una volta che lโ€™avete esteso, subitene, sino allโ€™ultimo, le conseguenze, lasciando libera affatto la parola a quegli eletti che corrispondono, nei modi come nelle idee, agli elettori da voi decretati e voluti.

Mettiamo, per esempio, che in uno slancio dโ€™umanitarismo, il quale non sarebbe poi troppo alieno dalle abitudini retoricamente leguleie dei nostri legislatori, mettiamo, dico, che a quella dozzina di Danakili che fan mostra di essere sudditi nostri sulle spiagge di Assab, si dia il voto e la eleggibilitร , non perciรฒ potreste pretendere che, nominati, essi vi parlino il linguaggio della Crusca e adottino le riserve, i sottintesi e le sordine che acquista la parola, passando nei profumati e femminei salotti politici della capitale!

Fatto รจ che il nostro povero tribuno finรฌ, poi, col sentirsi un pesce fuor dโ€™acqua alla Camera, e, temendo che lโ€™insuccesso parlamentare finisse per estendersi anche a quello della piazza, approfittรฒ cavallerescamente di un momento in cui il ritirarsi lo esponeva al rischio di subire una condanna per una delle solite sue offese personali, e si dimise da deputato.

Certo egli sperรฒ, anche, che il popolo lโ€™avrebbe ricondotto allโ€™ambitissimo seggio, che egli sโ€™era in poco tempo sciupato e, ve lโ€™avrebbe rimesso in carreggiata; ma la memoria del popolo รจ labile sempre; ed egli, il povero tribuno, non avendo da offrirgli un secondo attentato nรจ un secondo martirio, non fu rieletto, cadde vescica svesciata.

Peggio anzi; fu abbandonato da coloro che ne avevano cavato il loro prรฒ, nรจ avrebbero potuto piรน oltre sfruttarlo โ€” anche perchรจ la sua mattรฌa era proceduta assai piรน in lร  della linea da loro assegnatagli, e, novello Ruy Blas, avea presa troppo sul serio la pretesa missione, sicchรจ sโ€™era mutato da manico in coltello, anzi in accoltellatore. E dovette pagare ben salato, troppo salato, il fio delle accuse, vere in parte, in parte no, che aveva accatastate fino allora nel suo giornale: e fu condannato per sette analoghi capi dโ€™accusa โ€” chรจ, non gli si volle, con troppa sottigliezza giuridica, cumulare, ma scindere la colpa e la pena.

Benchรจ alcuni di quei reati non fossero invero politici, ma comuni e dipendenti dalla sua follia, e dallโ€™orgoglio, resoglisi gigante ormai dopo i primi trionfi, come gli insulti al Pretore Carcano, e ad un usciere che dovea eseguirgli un sequestro, pure la punizione che giuridicamente era correttissima, agli occhi di molta parte del pubblico parve resultato di pressioni politiche, che certo non vi furono, ma il cui sospetto era giustificato dai dubbi che corrono sullโ€™amministrazione della giustizia.

Perciรฒ quella condanna gli diede quellโ€™aureola di martire che bastava per far dimenticare il sonaglio pazzesco: e quando questa nuova aureola, questo nuovo prestigio coincise col rifiuto veramente cavalleresco di chiedere la grazia, e colla giustificazione quasi completa, grazie al processo dโ€™Ancona, di una almeno delle sue accuse, quella contro il Lopez, egli fu rieletto; e migliaia di firme chiesero la grazia per lui โ€” grazia che se fosse stata accordata in tempo avrebbe risparmiato di far di un matto un martire, e di un martire un deputato. โ€” Oh! a cosa giova il medioevale diritto di grazia se non riesce a risparmiarci simili controsensi?

Il suo trionfo fu perciรฒ completo: ma probabilmente sarร  seguito, โ€” se egli continua a dare in nuove escandescenze cosรฌ antigiuridiche, (come or ora gli accadde alla stazione di Roma e alla posta di Spoleto), da altre accuse, e, se gli uomini di Stato vorranno essere piรน rigidi giuristi che politici, da nuove condanne, e da un secondo martirio che daranno luogo a nuovi trionfi, salvochรจ il manicomio non ponga esso fine a queste gazzarre cosรฌ poco degne di un popolo libero e serio.

Poichรจ รจ certo che il Coccapieller ebbe dei veri accessi megalomani. โ€” In carcere per es., credeva dover egli comandare, gli altri obbedire; minacciava i guardiani; e dichiarava che, nominato deputato, avrebbe fatto cacciar via i ministri e 402 deputati โ€” e peggio anche se non rigavan dritti: disturbava le piรน alte autoritร  dello Stato per nonnulla, anche per veri delirii; mandava un giorno, per es., a chiamare il Procuratore del Re, per dirgli: Io non sono Re se non perchรจ non lo voglio essere: si regoli in conseguenza (sic).

Egli si rifiutรฒ di salutare Sbarbaro, perchรจ non degno di lui: quando si piega a spedire una sdegnosa e strampalata supplica, in quattro fitte pagine, per essere graziato, la firmรฒ ad uso proprio di Cola di Rienzi: Coccapieller, tribuno di Roma, e difensore di Casa Savoja. โ€” Oh! qui spero non si vorrร  dire che cosรฌ facendo obbedisse ad un uso che corra oggidรฌ; e qui tutti i lettori del Fanfulla, del Fracassa e del Pasquino ricorderanno aver vedute certe firme o biglietti di visita con titoli strambalati e che non finivano mai โ€” del F…………. capitano dโ€™un battello a vapore, autore di ecc., e bidello โ€” dello Scottatinge, capitano, commissario, accademico; e ricorderanno che Guiteau pure aveva una facciata intera di titoli nel suo biglietto di visita.

E che quello non fosse un delirio momentaneo, generato dalla dimora dei carcere, nel quale perรฒ godeva di tutti gli agi possibili, appare dai discorsi tenuti anche mesi dopo liberatone, discorsi in cui si atteggia a gran Cancelliere di Stato e modestamente rinnova la dichiarazione che non vuole essere Re, nรจ Papa, nรจ Capo di Repubblica; โ€” ma che ha un piano liberatore (i mattoidi han sempre un qualche piano) che sarebbe una vecchia rifrittura delle leggi agrarie Romane, che gli deve esser venuta in mente nel leggere i fasti dei Tribuni, e che fu provato, se fosse applicata adesso, darebbe un nuovo suggello al dominio di quellโ€™oligarchia avvocatesca che, in fondo, ci regge, e chโ€™egli non voleva rivelare per tema gli venisse carpito e fatto suo dai Ministro!

Non era ancora confermato deputato che giร , come prima oltraggiรฒ uscieri e pretori, cosรฌ ora maltrattava (egli che pur si dice democratico), ufficiali di posta e ferroviarii, sicchรจ dร  luogo a lamenti e forse a nuove azioni penali, perchรจ nol rispettano abbastanza.

Ma la prova delle sue follie, assai piรน che negli atti e nelle parole โ€” in complesso abbastanza temperate e misurate, ed astute tanto che gli conquisero migliaja di ammiratori, โ€” รจ negli scritti.

Nellโ€™Eco dellโ€™Operaio, nellโ€™Ezio II scrisse articoli sempre piรน numerosi e sbrigliati.

Lasciandone, per ora, il contenuto, importante era… la quantitร ; nemmeno quel Briareo dei giornalisti che era il Bianchi-Giovini potrebbe reggere alla soma di quegli articoloni di cui inondava lโ€™Ezio II.

Ora รจ questo dellโ€™abbondanza esagerata, della quantitร  sostituita alla qualitร , il carattere speciale del mattoide grafomane.

Ricordiamo di Mangione, che si privava del cibo per poter stampare, e parecchie volte vi spese piรน di cento scudi al mese. Nel 1870, fra le accuse che fa al sindaco Giusso รจ quella di un migliaio di lire ยซdi danni prodottigli in un mese per vergare quattrocento fogli di carta in reclamo alla Giunta onde meglio illuminarlaยป; e ciรฒ benchรจ avesse quattro copisti gratuiti che gli fornivano persino la carta4.

Nello scritto di costoro, oltre ciรฒ, sรฌ nota che lo scopo รจ o futile, o assurdo, o in perfetta opposizione col loro grado sociale e coltura; cosรฌ un prete deputato tira giรน ricette pel tifo; due medici fanno della geometria ipotetica e dellโ€™astronomia; un chirurgo, un veterinario ed un ostetrico, dellโ€™aeronautica; un cuoco fa dellโ€™alta politica; un carrettiere, della teologia; un portinaio della drammatica; una guardia di finanza, della sociologia; e cosรฌ egli, cavallerizzo, fa della politica5.

รˆ notevole (io giร  lโ€™osservai nel mio Genio e Follia) che quasi tutti i mattoidi, Bosisio, Cianchettini, Passanante, Mangione, De Tommasi, ecc., han convinzioni tenacissime, profonde, ma non fervide, sicchรจ non dan luogo al delirio di azione se non per eccezione, e quando vi si associa lโ€™estrema penuria; e sono di tanto piรน prolissi e assurdi nello scrivere, di quanto sono sensati e succosi nel parlare: e, salvo a sfogarsi piรน tardi in chilogrammi di carta, comportansi, nel rispondere a voce, con tal buon senso, da far passare, fra i meno accorti, per savie le loro fantasticherie.

E ve ne sono di tale abilitร , da riescire veri truffatori, senza perciรฒ venir meno alle tendenze pazzesche, anzi essendo piรน mattoidi degli altri: talโ€™รจ quel De Tommasi di cui enumerammo poco sopra le molte professioni mal praticate, e che a queste aggiungeva il ricatto e le truffe con abilissima arte condotte e ripetute piรน volte6. Guiteau era un mattoide, ma nello stesso tempo uno scroccone e truffatore abilissimo (Vedi Genio e Follia, pag. 350).

Insomma costoro, pazzi certamente nei loro scritti e, molte volte, piรน di quelli dei manicomii, lo sono poco negli atti della vita, dove mostransi pieni di buon senso, di furberia ed anche di ordine; onde accade loro il rovescio che nei veri poeti.

Quattro sono professori, uno anzi dโ€™Universitร ; tre Deputati, uno Senatore, nรจ รจ meno strampalato; uno รจ Consigliere di Stato, uno di Prefettura, uno della Corte di Cassazione, tre Consiglieri provinciali, cinque preti, e quasi tutti vecchi e rispettati nella loro carriera (Genio e Follia, pag. 156).

E cosรฌ Coccapieller: mentre รจ megalomaniaco negli scritti, negli atti della vita, nei contatti sociali mostra tale finezza, presenza di spirito, e duttilitร , da conquistarsi lโ€™animo dei potenti e delle plebi, il che non รจ dato certamente che ai furbi.

Nรจ รจ a negarsi che egli non abbia coi suoi giornali portato qualche vantaggio; chรจ, molte volte, seppe colpire nel vero e smascherare persone le quali coprivano colla bandiera ultra liberale un animo vile e rapace, Lopez, per esempio.

Ma, anche in questโ€™impresa, che fu certo utile e coraggiosa, e in cui non รจ difficile abbia avuto aiuto da quei partiti da cui pareva piรน alieno, egli si condusse con una violenza e con una fraseologia veramente pazzesca.

Cosรฌ, senza analizzare la grammatica, che รจ sempre un poco in difetto in costui, gli troviamo frequentemente (per es., n. 123, 129 e 157 di Ezio) molte parole scritte in corsivo od in caratteri diversi; per esempio:

ยซEd ora due parole a quel vigliacco che si chiama e si firma nel giornale intitolato Stabbia โ€” e che invece lo si dovrebbe chiamare

stabbio,
cioรจ letamajoยป.

รˆ una specialitร  dei mattoidi. Mangione, per es., nel proclama a S. M. il Re ha sette caratteri tipografici in 27 righe7.

Che se non usa di mescolare allo stampato (vedi pag. 12) i simboli, i geroglifici, la tendenza a codesti segni trapela dallo stile. Per esempio, nel numero 18 dellโ€™Operaio, egli dichiara che ha quattro poderosi cavalli al suo carro, la Luce, la Veritร , la Vendetta e la Giustizia… E il Carro di Checco e i cavalli, ecc., ritornano frequentissimi, nei suoi capolavori, tanto piรน che qui il mattoide si fonde allโ€™auriga in riposo.

Quanto alla violenza, non enumererรฒ gli insulti ad A. Mario, al Sirtori, al Sonnino, al Zanardelli, che lโ€™Italia tutta riconosce per intemerati: al Vassallo, chโ€™egli pretende aver perduto i diritti civili e politici (!!); mi basterร  questa frase diretta contro al venerando Fabrizi, innanzi alla cui onorata canizie avrebbe dovuto sentirsi almen piรน modesto lโ€™ex-dragone papale: ยซVoi siete venuto a cacciarvi fra le ruote del mio carro che stritolerร  tutti voi, lโ€™Auriga passerร  trionfante schiacciandovi senza misericordiaยป.

Lo stile mattesco, che gode delle ripetizioni, delle rime, spicca nelle frasi: ยซHo lottato, lotto, lotterรฒ fino alla fine, dovessi finire questa lotta col sacrificioยป. โ€” E nellโ€™altra: ยซEccovi, provatevi la repubblica spogliatrice che vuole lemme lemme โ€” affari โ€” e sempre affari โ€” milioni โ€” milioni โ€” e milioniยป.

E nei Framagnoni per Framassoni; e la Passera (un congiurato) passera; e nel Pericoli รจ in pericolo,

ยซSรฌ, noi assistemmo agli insulti di una stampa mercenaria che ha il coraggio di scrivere insulti sopra insultimenzogne sopra menzogneinfamie sopra infamie, senza pur unโ€™ombra di veritร ยป. โ€” E in ยซLombroso pazzo curatore di pazzi, ecc.ยป.

Spicca ancora in alcune frasi di suo conio, stereotipate, ripetute le centinaia di volte, come per esempio Giraffatroglodite e i guenoni, applicate ai suoi nemici, che non hanno in fondo nessun significato nemmeno odioso; e nellโ€™intitolazioni strane deโ€™ suoi articoli; come le cannonate di Coccapieller e quei birri di Napoleone III che egli applica ad individui che non avevano avuto il piรน lontano rapporto con Napoleone, individui che lavorarono a pro o contro del paese quando Napoleone era non solo caduto dal trono, ma perfino sepolto e dimenticato.

Tutti questi caratteri si vedono negli scritti dei mattoidi. Se uno in un caffรจ guarda in cagnesco Mangione, o se un altro nel fornirgli deโ€™ mattoni ne dimentica una dozzina, egli pone ciรฒ in concatenazione colle persecuzioni di Varapodio.

E quasi tutti, nel titolo, tradiscono subito lโ€™indole pazzesca. Basti La pulce ed il leone di Mangione, e questโ€™esempio del mattoide Dรจmons; ยซLa dรฉmonstration de la quatriรจme partie de rien est quelque chose, tout est la quintessence tirรฉe du quart du rien et des dรฉpendances, contenant les prรจceptes de la sainte magie et dรฉvote invocation de Dรฉmons, pour trouver lโ€™origine des maux de la Franceยป. รˆ il titolo dโ€™una delle sue opere!

Ma ad un dato momento il delirio megalomaniaco, sotto lโ€™aculeo della miseria, della vanitร  incitata, vellicata, scoppia in essi di un tratto, come divampa lโ€™eccitazione maniaca nei monomaniaci piรน calmi quando irritati. E cosรฌ vediamo il Cordigliani, il Mangione, il Passanante, che dalle assurde ma calme astrazioni passarono a terribili vie di fatto, e Coccapieller finisce col minacciare uscieri e pretori, o collโ€™uscire nelle piรน strane espressioni del delirio ambizioso.

Questi passi, che ristampo dallโ€™Ezio II, n. 123, ecc., ce lo dimostrano anche colla prova scritta:

ยซIl vostro Tribuno, il vostro Rappresentante non dorme, e ciรฒ vi basti – ma ricordatevi – che chi ha intrapresa la lotta, sono io, e non deve avere altri Duci; il Duce che ha attaccato la battaglia saprร  condurla fino alla fine – e quando prometto ricordatevi che so mantenere la mia parola…

Socrate fu condannato alla cicuta; il figlio di Dio alla croce, Torquato al carcere…

Vi sono due specie di tribuni, i falsi che sono degli spostati, dei birbanti, come Alcibiade, Cesare e Napoleone. I veri non sono ambiziosi, amano il popolo da cui escono e con cui vivono; non hanno facondia: il loro gesto รจ lโ€™immagine della loro anima, hanno subitanee inspirazioni che confinano cui genio, come Demostene, Ciceruacchio e Coccapiellerยป. (Dallโ€™Ezio II, n. 116).

Piรน in su di paragonarsi a un Dio non sarebbe possibile andare, ed รจ la prova piรน chiara della forma megalomana; in ciรฒ, ma solo in questo, il Coccapieller assomiglia al grande Cola di Rienzi.

ยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยทยท

ยซCristo insegnรฒ la morale, predicรฒ inconcusse veritร , proclamรฒ la libertร  nellโ€™ordine, lโ€™eguaglianza nel rispetto alle leggi ed alle autoritร .

Lo seguirono tutti gli uomini di buona volontร , tutti gli onesti e di animo retto; lo perseguitarono i malvagi e tutti coloro che della veritร  eran nemici.

Se Egli non nacque come Coccapieller in un regale palagio, fu perรฒ ossequiato e adorato nel suo umile giaciglio dai Re di Tarso, di Cipro e di Gerusalemme.

E poi non fu messo in dubbio il luogo di nascita del Coccapieller fino a ieri? Non gli fu contrastata la cittadinanza romana, come i Farisei negato avevano lโ€™origine di Cristo?

… Cristo discacciรฒ i mercatanti e i ladri dal tempio sacro; Coccapieller ha purgato Roma dalla maffia e dai farabutti, che congiuravano contro il sovrano ed il popolo.

Cristo insegnava la caritร , e i farisei gridavano che era un bestemmiatore; Coccapieller insegna ad amare la patria, a rispettare la monarchia, e viene accusato di libellista; dice la veritร , e lo chiamano mentitore; si difende, e lo chiamano impostore.

Cristo fu accusato, e si dichiarรฒ innocente. Il popolo gridรฒ: tolle, tolle, crucifige!

Coccapieller fu accusato, processato, imprigionato e infamato in mille guise.

… Cristo fu tradito con un bacio; Coccapieller col silenzio: il traditore di Cristo fu Giuda, il suo piรน caro apostolo; il traditore di Coccapieller fu Pianciani, il suo collega.

… Finalmente Cristo inalberรฒ sul Golgota il vessillo della redenzione del genere umano; Coccapieller ha inalberato nellโ€™aula del Parlamento Italiano la bandiera dellโ€™onestร , della moralitร , della giustiziaยป. (Dallโ€™Ezio II, 30 gennaio 1883, n. 27).

ยซSรฌ, sappiatelo, anche Roma aveva dato il suo uomo, e se vi รจ qualche celebritร  spiccata che si รจ innalzata nellโ€™epopea del nostro nazionale risorgimento – credetelo, vi รจ anco un romano, e questi รจ chi scrive, Coccapieller – la di cui vita iutiera potrร  comparire al pubblico setacciata.

Eh! miei cari, so bene perchรจ la sera del dieci agosto mi voleste far regalare delle pillole di piombo, ma la mano di Dio che ha guidato la stella dโ€™Italia, allontanรฒ dal mio petto il piombo Tognetti, armato dai vili, sicari, ladri, i traditori della patria, ma la Dio mercรจ Francesco Coccapieller, il fiero Romano, vive ancora, per dire nella faccia a tutti la loro vita passata di obbrobrio e dโ€™infamie.

Sรฌ, ve lo scrissi un giorno. Se durante il periodo che percorrono le nazioni, non sorgesse di tanto in tanto qualche uomo provvidenziale, e dove mai finirebbero le nazioni dove si accumula la piรน sfrenata e ributtevole societร , che per far denari venderebbero (sic) i padri, le madri, le spose, le sorelle, i figli?

ยซSรฌ, Dio ha voluto che lo spettro nero, che la setta di destra e di alcuni della sinistraยป ecc.

โ€” ยซMa se verrรฒ attaccato io, ricordatevi. che il mio esercito รจ pronto per demolire non importa chi ed a qualunque partito appartenga. โ€” lo non faccio, ne farรฒ la guerra ai partiti, ma la farรฒ micidiale a tutti coloro che in nome del partito hanno abusato di questo โ€” e della Nazione.

Sรฌ, Signori, ad Umberto I non resta che una strada, o scegliere fra colui che impavido ha attaccata lotta per sgominare ed estirpare dallโ€™Italia, i ladri, e i traditori โ€” o seguitare sulla via dove lโ€™han condotto i Ministri di Destra e di Sinistra.

Sรฌ, รจ da questa terra che dominรฒ il mondo, che รจ sorta una voce chiara, sonora, e che non dice che la pura veritร  โ€” ed a questa voce nรจ il monarca puรฒ fare da sordo, nรจ il popolo lโ€™abbandonerร  nella lotta suprema che io ho intrapresa.

Sรฌ, Italiani, รจ tempo che il monarca nel leggere lโ€™Ezio che glโ€™invio giornalmente apra gli occhi, e veda colla lente della veritร  lโ€™abisso in cui i ministri attuali trascinano la nazione e la monarchia e vi dirรฒ di piรน.

Si chiamassero anche re o imperatori gli individui che volessero speculare sulla mia intemerata coscienza, ho lottato, lotto, e lotterรฒ fitto alla fine dovesse finire questa lotta col sagrifizio della mia vita.

Sรฌ, Italiani, ricordatevi, e questo ce lo insegna la storia, che vi sono degli uomini prodigiosi che appariscono di quando in quando sulla scena del mondo col carattere della grandezza e della dominazione.

Una forza ignota e superiore glโ€™invia allโ€™opportuno tempo per fondare le nazioni, o ripararne la loro ruina.

Indarno questi uomini creati per le grandi imprese si tengono nascosti; la mano della fortuna, spinta da una forza sovrumana, li porta rapidamente di ostacolo in ostacolo, di trionfo in trionfo, allโ€™apice della potenza. (Si capisce da tutti che allude a se stesso).

Una specie dโ€™ispirazione soprannaturale anima ogni loro pensiero; un movimento irresistibile รจ impresso a tutte le loro imprese, la moltitudine popolare li cerca tuttavia nel suo seno e piรน non ve li trova, innalza essa allora gli occhi, e mira in una sfera splendida e luminosa di gloria coloro che agli occhi degli ignoranti, e dei disonesti avversari, non sembravano che temerariยป.

Da questo punto di vista il suo discorso del 3 febbraio 1886 rassomiglia, salvo una tinta archeologica-socialistica e un eccellente ed onesto fervorino a quello che aveva recitato, dalla stessa casi e dalla stessa finestra, il 15 novembre 1882.

ยซMio popolo di Roma! – Vi ringrazio della dimostrazione di affetto che fate al vostro Checco, al vostro deputato, al vostro tribuno. Io veglio sopra Roma, sopra questa Roma seminata di cadaveri schiacciati dal mio Carro. Io vi prego di darvi appiglio; di rispettare la legge come la rispetta il vostro deputato. I nemici miei, che son quelli di Roma, sono molti; ma io vi prometto che alla Camera smaschererรฒ tutti i farabutti, tutti i… perchรจ io anderรฒ alla Camera, dove difenderรฒ il Re, il quale, collโ€™opera mia, assicurerร  la felicitร  allโ€™Italia a dispetto dei birri di Napoleone III. Il vostro Checco non si compra, perchรจ lui non si vende. Vi saluto: gridiamo: Viva Roma, viva il Re!ยป.

Fece poi seguire un manifesto in cui diceva che ยซla congrega di tutti coloro che impunemente, da anni ed anni, gozzovigliano alla mangiatoia dello Stato, alle spalle dei contribuenti dellโ€™italico Regno, vede appressarsi lโ€™ora fatale della sua caduta, segnata a caratteri indelebili, marcata a caratteri di fuoco dallo spettro nero, spavento terribile degli uomini di Destra ed oggi di quelli di Sinistra piรน prevaricatori dei primiยป.

ยซSรฌ, italiani, mi chiamino pur temerario, ma la Dio mercรจ compirรฒ la sacra missione che mi sono proposta sotto lโ€™egida dellโ€™illustre Casa di Savoia e del popolo, e se il monarca Vittorio Emanuele II mi ripetรจ piรน volte:

Tu sei un bravโ€™uomo.

Tu sei un bravโ€™uomo…ยป ecc.

Questโ€™ultimi tratti che trovano un esatto riscontro in alcune dichiarazioni di Lazzaretti e di Guiteau, ci riescono preziosi, perchรจ rivelano una delle cause che rende i mattoidi cosรฌ influenti sopra le plebi e cosรฌ superiori ad uomini dโ€™intelligenza e finezza molto maggiore; โ€” cioรจ la convinzione della loro superioritร  cosรฌ completa, cosรฌ sincera, che nessuna simulazione potrebbe eguagliare e che finisce collโ€™imporsi o innestarsi in chi non abbia un criterio piรน elevato delle cose umane. Essa รจ un effetto degli eccitamenti psichici che seguono alle iperemie cerebrali e li fanno, per un momento, per un troppo breve momento, essere simili ai veri geni sotto lโ€™estro creatore. Anche Lazzaretti scrisse: ยซUno spirito agisce in me non proveniente dallโ€™uomo con ispirazioni istantaneeยป. E nel suo manifesto ai popoli diceva: ยซQuando voi apprenderete che un uomo povero ed oscuro si annunzia come il Cristo, dichiarando che รจ sortito dalla razza dei re dei re, voi sarete nella stupefazione, e direte che ciรฒ ripugna allโ€™orgoglio dellโ€™uomo; eppure รจ cosรฌ, e di quellโ€™avvenimento fu giร  profetato, e in tutti i libri si parla di questo modello di virtรน che deve mandare al mondo, e che non รจ altri che luiยป (Archivio di psichiatria e scienze penali, vol. I, p. 34).

E altrove: ยซIddio ha donato alla Chiesa ed alle nazioni un principe, un monarca che tu ancor non conosci, nรจ altri il conosce perchรจ รจ oscuro al mondo. Esso scenderร  dai monti tenendo in mano il vessillo della redenzione dei popoli, ecc.ยป. ยซDio suscitรฒ dalla polvere un grandโ€™uomo che difenderร  i vostri diritti. Quale armata potrร  resistergli?ยป (Id.).

Guiteau scriveva: ยซIo fui sempre un operaio di Dio. Dio ha ispirato i miei atti come nel sagrifizio di Abramo; coloro che attentano a me saranno puniti di morteยป. – Piรน tardi aggiunse: ยซIl Giurรฌ deve decidere se io fui o non fui ispiratoยป. Richiesto che cosa fosse lโ€™inspirazione, risponde: ยซQuando la mente รจ posseduta dalla divinitร  suprema e agisce fuori di sรจ. Da prima mi faceva orrore lโ€™idea dellโ€™omicidio, ma poi conobbi che era vera ispirazione. Io non posso essere pazzo. Dio non sceglie i suoi operai fra i pazzi, e Dio prese cura di me, ed รจ perciรฒ che io non fui fucilato nรจ impiccato. Dio finirร  col punire i giurati suoi nemiciยป. (Genio e Follia, p. 335).

E quel passo riesce prezioso, anche, perchรจ ci offre in mezzo a frasi sconclusionate e sgrammaticate, che del resto sono in lui la regola generale, dei brani degni di un colto scrittore.

Gli รจ che in quel momento lโ€™estro maniaco ha ravvivato di un fulgido lampo lo stonato e monotono pennello del mattoide.

In mezzo ai molti spropositi di Passanante trovo la bella frase: ยซDove il dotto si perde lโ€™ignorante trionfa!ยป, e quellโ€™altra: ยซLa storia imparata dai popoli รจ piรน istruttiva di quella che si studia nei libriยป. Il Bluet distingue ยซla pulcella dalla vergine perciรฒ, che la prima ha cattivo volere senza potere, ecc.ยป. โ€” รˆ naturale che in questi concetti essi rinnovino i pensamenti dei politici o pensatori piรน forti, ma sempre a lor guisa ed esagerati; quindi nel Bosisio tu trovi esagerate le delicatezze dei nostri zoofili, e prevenute le idee della Royer e del Comte sulla necessitร  dellโ€™applicazione malthusiana. E il De Tommasi, un sensale, truffatore, trovรฒ ugualmente, salvo quanto vโ€™aggiunse di erotismo morboso, unโ€™applicazione pratica della selezione darwiniana. E Cianchettini vuol mettere in pratica il socialismo: e Coccapieller subodora e sente viva quella necessitร  che รจ nel cuore di ogni italiano onesto, dellโ€™ordine, e dellโ€™ordine sotto lโ€™auspicio della monarchia.

Ma lโ€™impronta della pazzia non รจ tanto nellโ€™esagerazione delle loro idee, quanto appunto nella sproporzione in cui sono con sรจ medesimi; cosicchรจ a pochi passi da qualche raro concetto ben espresso ed anche sublime, si corre subito a uno piรน che mediocre ed ignobile, (come nelle ultime righe del citato frammento), paradossale, quasi sempre in contraddizione coi ricevuti dai piรน e colle condizioni loro e colla loro coltura; quello insomma, per cui Don Chisciotte invece di strapparti lโ€™ammirazione ti fa sorridere: eppure le sue azioni, in unโ€™altrโ€™epoca, ed anzi in un altro uomo, sarebbero state ammirabili ed eroiche; e ad ogni modo in costoro i tratti di genio sono piuttosto lโ€™eccezione che la regola. Nei piรน vi รจ piuttosto mancanza che esuberanza dellโ€™estro: riempiono interi volumi, senza costrutto, senza sugo, come appunto fa coi suoi articoli il nuovo tribuno.


Note

  1. โ†‘ Dopochรจ furono stampate queste righe la sobria e dignitosa parola di Robilant rialzava di molto il depresso senso morale degli Italiani.
  2. โ†‘ Tutto ciรฒ non tocca alcuno dei nostri uomini di Stato. Che colpa ne hanno essi se, sotto il dominio alterno di retori e di mercanti, la giustizia ha finito col considerarsi nullโ€™altro piรน quasi che un cespite dโ€™entrata per gli avvocati e per lo Stato, anzi, piรน per quelli che per questo; diventando la giustizia inaccessibile ai poveri e pei ricchi impastoiata da tali remore da parere effetto di un accidente, o di una grazia, anche quando imbercia nel vero?
  3. โ†‘ รˆ da poco solo che per lโ€™acque in rapporto al tifo e al colera, si รจ tentato provvedere con una circolare Morana; e al mais guasto con modesti aiuti per forni essiccatoi e con circolari bellissime e progetti di legge Grimaldi ancora piรน belli, ma che parmi non sโ€™abbia il coraggio di portare innanzi a corpi legislativi, in cui i proprietari sono in maggioranza e i coloni non sono solo in minoranza, ma mancano affatto; sicchรจ ricorderanno, sullo stesso terreno, le grida degli Spagnuoli.
  4. โ†‘ Vedi sopra, a pag. 7.
  5. โ†‘ Vedi Archivio di psichiatria, vol. I, 1880.
  6. โ†‘ Archivio di psichiatria e scienze penali, vol. II, p, 169: Pazzia nei truffatori. Fra gli altri notai un mattoide che si credeva e spacciava profeta ed era falso monetario.
  7. โ†‘ Or ora vedo che Richet, ignorando che io lโ€™avessi accennato 12 anni fa, dร  come sua questa osservazione Revue Philosophique, 1886.

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CAPITOLO IV.


Il terzo tribuno.

Il terzo tribuno, o meglio, il nuovo mattoide che tentรฒ in questi ultimi tempi tribuneggiare, colle armi moderne della stampa e del Parlamento, รจ, come il pubblico ha giร  sentenziato, Sbarbaro.

La naturale pietร  per un collega negli studi, e per un uomo vittima di troppe e, in apparenza, immeritate sventure, mi ritenne per molto tempo dal parlare come e quanto avrei voluto, di questi, che era uno dei classici tipi di quella psicopatia da me introdotta nel mondo scientifico. Ogni riserva, perรฒ, mi parve, in questi ultimi tempi, inutile, perchรจ il pubblico, perfino i magistrati, cosi riluttanti ad accordarsi cogli alienisti, avevano giร  da un pezzo adottato questa diagnosi, e perchรจ egli raggiunse, per quanto per vie dolorose e vergognose, quella notorietร  che era tutto il suo sogno, e perchรจ, infine, qui la vera pietร  era quella che mettendo a nudo il suo morbo, dava modo di curarlo, o almeno di scusarlo.

Per quanto piรน in su si rimonti nella sua vita, la nota che tu trovi ad ogni passo รจ la lotta, o meglio, la lite, la polemica personale, violenta, e in cui qualche nobile e grande idea tenta far capolino, ma soffocata, sempre, da una sfrenata ambizione personale, di cui quellโ€™idea non serve che di arma o di pretesto.

Studente, a 16 o 17 anni, mena nel suo giornale, il Salvatore, violenti tirate contro il clero e la religione, sicchรจ Cavour, in una lettera chโ€™egli stesso ha pubblicata, lo esorta ad esser meno violento ed a riserbare le sue ire contro i cattivi preti e contro la Curia Romana; fatto questo assai interessante, visto che, piรน tardi, doveva, per amor del paradosso, diventare un arrabbiato protettore delle fraterie, e viceversa nel 1870 farsi promotore di un esaltato conciliabolo.

A 19 anni, a Voghera, al Congresso delle Societร  operaie, prese una parte attiva in favore delle Societร  operaie, e combattรจ fieramente Mazzini e Montanelli. E giร  si proponeva di salvare la dinastia. Poi scrive nella Bollente di Acqui, nel Goffredo Mameli, e nellโ€™Italia e Popolo; fonda, poi, il Saggiatore di Savona, che durava tre anni senza infamia e senza lode, e che riempieva di polemiche locali.

Nel 1863 โ€” a 24 anni โ€” conseguiva la laurea, e dettava giร  lezioni pubbliche, pare, molto applaudite.

In quel turno, credo, dirige il Corriere delle Marche, che pullula di nuove polemiche.

A 25 anni era professore di economia politica e di filosofia del diritto a Modena: vegliava la notte e dormiva il giorno, con poco profitto, pare, dei suoi studenti; ma egli, al povero preside che mitemente ne lo redarguiva, rispondeva una volta con una sfida, unโ€™altra col dire: ยซChe, se pur faceva poche lezioni, una delle sue valeva tutte quelle che i suoi colleghi davano in una settimanaยป; il che ripetรจ poi piรน tardi.

A 30 anni si agita contro la Regรฌa dei tabacchi.

Scialoja gli toglie la cattedra, ed egli scrive feroci lettere contro di lui: tempesta tutti i giornali, sicchรจ era diventato un uomo proverbiale. Fu in quel turno, se non erro, chโ€™egli, proprio come il persecutore di Buchner (vedi sopra, pag. 16), fondava la lega degli uomini onesti contro il Governo, lega di cui egli era, pare, il solo membro effettivo!

Sorta lโ€™agitazione pel macinato, egli propose (nientemeno!) di tradurre il Ministro Sella davanti al Senato per violata costituzione.

Era il 1876 (Giornale italiano di Macerata, 1884, N. 691); a Macerata ferveva bollente la lotta tra due deputati: Allievi ed Oliva. Sbarbaro tentennรฒ tra i due; ma poi la popolaritร  lo travolse per lโ€™ultimo, che… forse in grazia dellโ€™aiuto suo, non riescรฌ. Parecchie dimostrazioni avvennero il giorno della lotta, e la sera, al teatro, allโ€™improvviso, si vide agitarsi Sbarbaro e gridare:

โ€” Cittadini di Macerata, se avete sangue, e non sciroppo di salsapariglia nelle vene, seguitemi.

E alla testa di una coorte di 400 persone, andรฒ a fischiare, casa per casa, tutto il Comitato avverso, a cominciare dal Sindaco. Se ne fece un processo, ma egli fu assolto, malgrado parlasse, dicesi, quattordici ore (?).

Lโ€™esordio incominciava cosรฌ: ยซNella mia fede di cristiano โ€” nella mia coscienza di filosofo โ€” nella mia dignitร  di cittadino โ€” nel mio apostolato di professore โ€” nel mio diritto di uomo di Stato…..ยป.

Quel giorno Sbarbaro anatemizzรฒ la canizie contaminata di Depretis, da lui proclamato, pochi giorni prima, il salvatore della patria.

Nellโ€™aprile 1878 pretendeva ad ogni costo che quella Facoltร  Giuridica nominasse professore onorario Aurelio Saffi. Il Rettore avendogli obbiettato che i regolamenti non lo permettevano, egli si diede ad eccitargli contro gli studenti; ma la Facoltร  si adunรฒ e votรฒ perchรจ fosse rimosso dallโ€™ufficio. Il Coppino lo sospese: egli si ribellรฒ contro il Ministro, sostenendo non potesse sospenderlo; disse che gli studenti avevano riprovato il contegno del Ministro. Ma pare, anzi, che questi, stanchi, a loro volta, del loro rumoroso Tribuno, lo fischiassero di santa ragione, sicchรจ egli si appellรฒ dagli studenti al Saffi.

Schiaffeggiato dal Pierantoni, pochi anni dopo, ne loda poi in un pubblico giornale la dottrina, lโ€™eloquenza, dopo che egli assistette ad una sua lezione, a Macerata, di enciclopedia giuridica, e di nuovo lo brindava ed elogiava quando fondava il cosรฌ detto Istituto di diritto internazionale; unโ€™idea sua, diceva lui.

Quando De Sanctis giunse al potere, egli chiesegli una cattedra di primo ordine, e vedendonelo riluttante, lo minacciรฒ di pubblicare aver egli venduto, essendo Ministro, i segreti di Stato agli speculatori di Borsa; lui, il De Sanctis, che visse e morรฌ povero!

A Napoli, dove venne poi mandato come incaricato dal Coppino, promuoveva, con un discorso che stancรฒ mezzo mondo, lโ€™anti-concilio ecumenico, lโ€™agitazione per la riforma religiosa e per la pace universale, egli che ne era cosรฌ poco fautore in particolare!!

Un nuovo Ministro, il Perez, nel 1872 lโ€™allontana da Napoli e lo nomina a Parma; egli protesta, ma poi vi va; e nel 1880 vi lesse una buona parte dei suo enorme volume, una bagattella di 549 pagine, sulla libertร ; e iniziรฒ proteste per la nomina dโ€™un suo collega per influenza parlamentare.

Nel 1880 prese a patrocinare una causa, in parte giusta, contro il Baccelli, che pure essendo liberale, aveva commesso un atto, apparentemente dispotico, contro alcuni giovani studenti sardi che si dichiaravano repubblicani; la ragione lโ€™aveva lui: ma i modi suoi erano tali da dargli completamente torto.

Ed allora cominciava una iliade, in parte grottesca, in parte tragica, contro tutti coloro che non lo favoriscono, in ispecie il Baccelli, e contro tutti, anzi, i Ministri precedenti.

Demolรฌ Presidi e colleghi, provocรฒ dimostrazioni, sicchรจ la Facoltร  nel 1882, quando egli fu sospeso, e, pare, a torto, temendone il ritorno, lo dichiarรฒ incompatibile colla dignitร  del Corpo, a cui era aggregato, ed egli allora voleva che i colleghi fossero deferiti al Consiglio Superiore; pretendeva soddisfazioni dal Ministro, eccitava i giovani a dimostrazioni in suo favore. Chiamato a dar spiegazioni dei suoi atti e scritti in seno alla Facoltร , esce in ingiurie tali da parer un pazzo furioso.

Poco dopo, stampa insulti contro il direttore del giornale La Luce, e quando questi gli manda poi due padrini, egli si mise a gridare: ยซCanaglia, assassini, sono percosso, assassinatoยป; li percosse, ferรฌ e chiusili in casa, andรฒ alla pubblica sicurezza a denunciarli come assassini.

Il Ministro della Pubblica Istruzione, preoccupato di questi disordini, invitรฒ il Rettore a convocare i professori dellโ€™Universitร  in assemblea generale perchรจ si pronunziassero in proposito.

A questa assemblea non solo interviene egli, ma pretende assumerne la presidenza, e nel momento della votazione rovescia calamai, tappeti e libri addosso ai colleghi, e poi gridando: ยซAmmazzerรฒ tuttiยป, tenta di spegnere i lumi dellโ€™anticamera, sicchรจ lโ€™assemblea decreta ยซche sia allontanato un professore, che insulta tutto e tutti, che pubblica libelli la cui violenza non รจ neppure raggiunta dalla stampa piรน avventata, che mette il disordine nellโ€™Universitร  e reca onta allโ€™onorato ufficio suo con degradanti umiliazioni, non meno che con spavalderie da pazzo furiosoยป.

Fu deferito al Consiglio Superiore, e, malgrado la sua splendida difesa, fu destituito.

Da quel giorno gettรฒ una valanga dโ€™ingiurie, di minaccie, di ricatti ai giudici, ai Ministri, alle loro mogli, figli, amici – ingiurie spesso prese sul serio – e pur troppo vendicate, come se fossero il parto dโ€™una mente sana, e vendicate cosรฌ severamente da rivolgere in simpatia il ribrezzo che potevano meritare.

In complesso, questo uomo che si potrebbe dire un vortice animato di liti politiche e personali, riproduce, esattissimamente, il tipo di quel mattoide querulante di cui abbiamo dato la descrizione poco sopra, salvo la differenza che ne viene da un ingegno non comune e da una non comune coltura.

Per chi rifuggisse dalle descrizioni generiche, offro queste note ufficiali di Lasegue, Blanche e Tardieu su un altro querulante politico, Lรฉon Sandon, anchโ€™esso dโ€™ingegno singolare, che invece di tormentare Baccelli e Depretis, ebbe a dar noia, e non poco, a Billault e Napoleone III1.

ยซNella sua giovinezza, Sandon, avvocato ambizioso oltre misura, si trovava in una posizione assai bassa. Si attacca al Billault, suo compagno di scuola, da cui viene elevato a posti superiori al suo merito; abbandonato, poi, da lui quando ne capรฌ la pazzia, gli addossa la responsabilitร  dei suoi errori, e dei malanni che si era attirati.

Si lagna dโ€™esser oggetto di persecuzioni inaudite; ed invece si fa egli organizzatore dโ€™un sistema di calunnie, per cui tutti i mezzi, anche il falso, sono buoni, e col quale cerca di comprometterlo.

E passa dal piรน stolto orgoglio e dalla piรน impudente presunzione alla piรน bassa vigliaccheria; ora minaccia ed ora si umilia. Sogna amori, gloria, e poco dopo domanda piangendo che lo si dimentichi. Vuole che si ragioni con lui come con uno che rappresenti un partito, e poi, senza transizione, afferma che si contenterebbe dโ€™un posto in una casa di salute come un povero malato.

Nรจ tali contraddizioni si manifestano solo in modo astratto: cosรฌ riguardo a Billault, nella stessa lettera in cui ยซlo minaccia di farlo assassinare, gli chiede del pesce, gli affida la cura dโ€™eseguire le sue ultime volontร , e gli designa il luogo dove vuole riposino le sue spoglie mortali; minaccia lui e suo genero dโ€™una sanguinosa riparazione, e nel tempo stesso gli promette che se piรน tardi una rivoluzione lo farร  Ministro, egli proteggerร  la sua famiglia, e magari lui stessoยป. โ€” Era un pensionato dal Ministero dellโ€™Interno e dalla Prefettura di Polizia, e si diceva loro vittima!

Nello scritto medesimo in cui indirizza alla figlia di lui le suppliche poetiche piรน appassionate, seguono i piรน violenti oltraggi (proprio come Sbarbaro con Baccelli).

La tinta dโ€™opposizione politica di cui sembra si colori la pazzia di Sandon non resiste al piรน semplice esame. Egli compromette ed abbandona successivamente tutte le opinioni e tutti coloro che le rappresentano; nel tessuto delle sue menzogne ed illusioni รจ facile sorprendere lโ€™influenza del delirio ambizioso, della pazzia affettiva e della perversione morale che le inspirano.

Il tempo delle elezioni politiche รจ per Sandon un pretesto naturale per sfogare la sua follia ambiziosa2. Egli attribuisce a Carnot la promessa formale di farlo nominare deputato di Parigi: tuttavia preferisce presentarsi nel suo paese (la Creuse), dove senza difficoltร  troverร  da 8 a 10,000 voti; malgrado ciรฒ egli acconsentirebbe anche a presentarsi come candidato del Governo, il quale gli assicurerebbe lโ€™unanimitร ; ma alla condizione dโ€™essere sotto il patronato del conte di Persigny e non del duca di Morny. Ma poco dopo dichiara che accetterร  roba per sua madre e per la sua serva, libri per sรจ, e andrร  a vivere in un ritiro per farsi dimenticare.

Egli vanta lโ€™amicizia piรน intima cogli uomini piรน altolocati, e dichiara che il suo banchiere ordinario รจ Dโ€™Haussonville, pronto per lui a pagare qualsiasi somma.

Nei suoi scritti si scorge facilmente comโ€™egli creda che la Francia e lโ€™Europa non si preoccupino dโ€™altro piรน gravemente che della sua persona e della sorte che a lui รจ riserbata.

Egli la pretende a grande scrittore; si paragona a Montesquieu, e vedesi giร  aperte le porte dellโ€™istituto grazie al suo Trattato sulla grandezza e la decadenza della democrazia, e in seguito a quanto gli avrebbe predetto Privat-Paradol.

E nulla diciamo della feconditร  dei suoi scritti, della sua mania epistolare, che, in tutti i posti, a Parigi o a Telletin, in prigione o in libertร , dappertutto, tutti i giorni ed a tutti, gli fa riprodurre le stesse idee e le stesse frasi, senza che egli si arresti dinanzi al costante insuccesso della sua universale corrispondenza. Nelle lettere sue, poi, si notano numerosi poscritti e sottolineamenti moltiplicati, e la scrittura serrata che segnalano cosรฌ bene gli scritti degli alienati.

Il Sandon รจ di costituzione vigorosa: il suo viso porta lโ€™impronta dโ€™una certa interna sofferenza, ha carnagione pallida, lineamenti ordinariamente contratti; egli porta spesso la mano al capo, e con un magistrato si lagna di sentirsi il cervello rosicchiato dai topi. รˆ affatto incolto nellโ€™abbigliamento, nรจ la sola povertร  puรฒ giustificare la sordidezza e lโ€™abbandono della persona. La sua parola รจ facile e prolissa, ma incoerente. Egli non risponde mai, direttamente, ad una questione, e per toccare fatti piรน recenti, comincia dal raccontare la vita passata e circostanze affatto estranee alla domanda.

Un giorno prega uno dei capi del Consiglio dellโ€™Ordine degli avvocati di venirlo a visitare a Mazas; appena esso viene, lo prende per una spia; poi pretende che egli stia per inserire in un giornale belga una nota contro di lui, nota che egli stesso aveva scritta, ecc.ยป.

Ma quella forma non รจ la sola. Giร  il Mignan ha dimostrato che parecchi deliri sโ€™innestano lโ€™uno sullโ€™altro, e Sbarbaro ne รจ un esempio singolarissimo. Due o tre forme di alienazione sโ€™abbarbicano cosi intorno al ceppo dei mattoide persecutorio, che ne fanno quasi del tutto scomparire le linee essenziali.

E prima di tutto abbiam veduto come lโ€™affettivitร  ed il senso morale siano in costoro, quasi sempre integri, anche piรน vivi che negli altri. Ora se questo poteva dirsi di Coccapieller e di Sbarbaro giovane, non puรฒ pila dirsi di lui specialmente in questi ultimi anni3. Senza voler entrare nei sacrarรฎ domestici che van sempre rispettati, gli affetti figliali e coniugali, di cui mena tanto scalpore come sempre chi ne difetta, non furono in lui che unโ€™eruzione intermittente. Il giorno stesso delle nozze, a cui aveva invitato nientemeno che Holtzendorff a testimonio, si perdette con questi neโ€™ suoi sproloqui cosรฌ, che dal mattino si venne allโ€™ora in cui stava per chiudersi lโ€™Ufficio Municipale, ed intanto la sposa aspettava quasi sola sul lastrico. Altrettanto si dica dellโ€™amore pel padre, che quasi mai negli ultimi tempi ebbe a vedere; e quella sola volta che andรฒ a Savona appositamente per salutarlo dopo parecchi anni di assenza, avendo trovato degli amici, perdutosi seco loro nelle solite orgie di parole e di vino, se ne dimenticรฒ affatto; e quando il poveretto lo raggiunse, non ebbe che il tempo di richiederlo delle sue valigie e di andarsene.

Un amore per gli uomini lo ebbe, ma, per quanto mi risulterebbe da parecchie informazioni, era, e fino dai 17 anni, un amore che proverebbe piรน la mancanza che la presenza del senso morale.

Quanto alle vere amicizie, egli ne iniziรฒ molte, ma nessuna, che io sappia, che non tradisse e non convertisse in sorgente di odio e di accuse.

Lo stesso povero Mattiauda, che perdette per lui tanto tempo e denaro, ne fu gratificato solo con vili contumelie che diedero luogo allโ€™ultima sua condanna; e cosรฌ lโ€™ultimo ospite suo in Isvizzera.

Un certo L… che spese forti somme a suo proโ€™, finรฌ col riceverne lโ€™onorevole battesimo di Sacco dโ€™oro e di asineria.

Lโ€™amore stesso per quella femmina chโ€™รจ sua moglie, la quale apparteneva, come รจ ben noto, ad una famiglia addetta alla monta degli asini, ed in cui non mancavano le note criminose (il che รจ bene ricordare quando si pensi allโ€™importanza che hanno le affinitร  criminose per dimostrare le tendenze immorali), รจ, piuttosto, una sottomissione brutale, come accade alle tempre affatto astratte e teoriche innanzi ai caratteri pratici, dโ€™azione, che non lโ€™amore calmo ed eguale del coniuge.

Senza ricordare le pretese sue aspirazioni… principesche ed altre distrazioni piรน positive e meno alte basterebbe a dimostrarlo la scena che ebbe luogo alle carceri. Egli tempestava fieramente colla moglie gridando, battendo i pugni sul tavolo, ecc., perchรจ essa non sโ€™era destreggiata in una data bisogna. Le ragioni della donna e le persuasioni anche severe del Direttore presente alla scena non servivano a nulla, quando colei senzโ€™altro gli menรฒ un potente ceffone. Bastรฒ questo perchรจ eโ€™ si calmasse e le chiedesse, raumiliato, scusa, commosso di quella singolarissima prova dโ€™amor coniugale.

Dโ€™altronde, come ben accennรฒ Bonghi al Tribunale, il suo altruismo รจ morboso; e troppo spesso gli alienisti vedono lโ€™altruismo servir di vernice alle piรน egoistiche e criminose pazzie.

Non che la sua fosse mai una criminalitร  freddamente premeditata, abituale: era, come la sua bontร  e come la sua genialitร , un effetto di veri accessi impulsivi intermittenti, che appunto sono cosรฌ frequenti nei pazzi morali e negli epilettici. รˆ perciรฒ ancora chโ€™egli, nello stesso giorno in cui fingesi, con caritร  santa, ad una famiglia dโ€™orfani, debitore perchรจ ne accetti il denaro, affamato, perchรจ acconsenta di mangiare con lui, fa presso il Ministro da delatore al collega A… e tenta farlo destituire per succedergli.

รˆ certo sotto altro simile morboso impulso, che egli, forse affatto inconscio, getta in faccia ai colleghi il calamaio, e sputa ai ministri. e schiaffeggia rivali, e scrive valanghe di oscenitร , di insulti, di minaccie, di veri ricatti4, ed entra nel sacrario delle famiglie, egli che, al di fuori di quei momenti, almeno cosรฌ attestano persone rispettabili, รจ incapace della minima violenza e che giร  ebbe a scrivere nella sua Libertร  ยซessere stoltezza ed immoralitร  lโ€™entrare nei secreti dellโ€™uomo privatoยป5.

รˆ allora che gli si acuisce il delirio persecutorio per cui egli perseguita gli altri, mentre, e perchรจ se ne crede perseguitato: delirio che, come รจ il solito caso in costoro, egli rivolge contro a coloro che sono al potere, salvo ad adularli e lodarli quando ne siano caduti, quando ne abbia bisogno o quando sia cessata lโ€™acuzie del male; con che si spiegano le vilissime lettere adulatorie a quelli che prima insultava, e le sue proteste di non aver inteso far ricatti ed insulti, e il suo metodo di scrivere un articolo dโ€™elogio sopra un personaggio e mandargli poco dopo una lettera impertinente (Deposiz. Panizza).

Fu in uno di questi momenti, certo, che un giorno dicesi siasi mostrato nudo innanzi ad alcuni scolari, e che baciรฒ pubblicamente sulla via una vecchia che non lo conosceva affatto, gridando: ยซLo dovevo, lo dovevo, perchรจ assomiglia alla madre!ยป.

In carcere, ogni tanti giorni, esciva in violentissime invettive contro il Re, contro i magistrati ed i colleghi, e poi, calmo, si meravigliava di esserne incolpato e lo negava recisamente e con perfetta sinceritร .

Questa sua tendenza veramente epilettoide ed impulsiva si travede nella prima sua lettera minatoria diretta allโ€™On. Baccelli, nella quale afferma che, prima di buttarsi nel Tevere, vuol dare un esempio allโ€™Italia. ยซNon uso a mentire, prosegue, sento una vertigine che mi spinge a spezzarmi contro Baccelliยป.

Fra le lettere dirette a quellโ€™egregio Ministro, ve nโ€™ha una che comincia cosรฌ:

ยซSignor Baccelli, ladro, la prego di ordinare il pagamento a me di lire 300, ecc.

Io non vedo lโ€™ora di schiaffeggiarlo, perchรจ lo sputarle in viso mi ripugnaยป.

Unโ€™altra รจ di semplice preghiera fino a metร , poi si chiude colla minaccia dโ€™uno scandalo.

Ben inteso che a questa forma impulsiva in cui si risolvono molti dei suoi reati sopratutto influisce lโ€™offesa di quel sentimento esagerato della personalitร  che in lui รจ il fenomeno predominante. Da questo lato รจ bello raccogliere qui il giudizio di Spaventa, che sarebbe, con poche varianti, diviso da qualunque alienista:

ยซHa un grande amore per la giustizia, ma la giustizia la concepisce in modo personale, vale a dire che ogni atto che egli creda ingiusto contro di lui รจ considerato da lui come un delitto, di cui egli applica la pena delle sue minaccie, delle sue ingiurieยป.

Anche Broglio e Pelosini deposero intorno a lui:

ยซIl suo impulso รจ nobile, ma finisce per mettersi dal lato del tortoยป.

E Oliva: ยซIl punto di partenza รจ sempre giusto, ma si svia per stradaยป (Deposiz. Processo Sbarbaro, 1885).

Megalomania. โ€” E sโ€™aggiunge insieme il delirio erotico ed ambizioso, per cui egli, umile cittadino ed ammogliato per giunta, si crede alla vigilia di principesche nozze, di principesca progenie.

Pochi mesi fa, trovando a Savona uno scultore celebre, lโ€™abbraccia esclamando: Ecco il genio (era lui!) che stringe la mano allโ€™arte!

Una volta disse al Berti: Sbarbaro รจ capace di distruggere 25 generazioni (Deposiz. Berti; Processo).

ยซFui giudicato (scrive egli di se stesso) nella medesima aula dove Galileo fu costretto a negare il moto della terraยป.

I suoi articoli politici recenti sono rigonfi di continue litanie di citazioni, e specialmente di nomi proprii seguiti ciascuno dalla scorta di unโ€™ingiuria o di una lode, immeritata quasi sempre, sempre esagerata, e ciรฒ secondo che i nominati abbiano favorito o contrariato il suo delirio fastoso.

ยซรˆ (dice di lui Dario Papa, Italia, 1882) una mente malsana, allargata dalla scienza in modo che ci si sono gonfiate dentro non si sa quante bolle di sapone. Ed ogni bolla di sapone รจ unโ€™idea grandiosa di se stesso che riflette alla luce dellโ€™egoismo meriti sublimi del mattoide. Se pone una taglia per ottenere qualcosa, la pone perchรจ crede di compiere unโ€™opera di giustizia verso se stesso, uomo piรน grande fra i grandi, apostolo, mistico, politico, scientifico. Questโ€™uomo che non si compra col danaro, si prostituisce per ottenere una lode. Non basta: si prostituisce per ottenere un biasimo. Lโ€™ho sentito io stesso dire una volta: ยซA me basta che si parli di me, e non mi curo dโ€™altro, e sono felice quando costringo la gente ad occuparsi di meยป.

E non manca infine il delirio alcoolico, poichรจ abusa enormemente di liquori, e la maggior parte deโ€™ suoi scritti รจ dettata in istato dโ€™ebbrezza.

E questo ci spiega i suoi strani errori di logica che parrebbero proprii, solo, dei grandi indebolimenti mentali, per cui spedisce insolenze al Ministro in carta da bollo da 1,20, e sentenzia:

ยซUn libro buono puรฒ integrare delle lezioni non fatteยป, ed ยซUn professore che abbia fatto degli errori non puรฒ essere nominatoยป.

E per ciรฒ egli che ha ardente voglia di essere nominato deputato, aโ€™ suoi elettori di Savona dichiara che non farร  loro nessun favore, nemmeno un lampione, e fa lunghe prediche per convertire i suoi compatriotti, uomini pratici e dati agli affari, al socinianesimo, allโ€™unitร  religiosa, il che si spiegherebbe in un Catone, in uno Spaventa, non in lui che intanto adula il clero ed i repubblicani avanzati per farsi nominare, il che รจ peggio che concedere a tempo, a loro, un fanale.

Grafomania. โ€” Ma la forma piรน caratteristica รจ la grafomania, che in lui sโ€™associa con la logorrea. รˆ noto comโ€™egli fosse il terrore dei giornali e degli amici, perchรจ usava affogare gli uni con valanghe di lettere ed intrattenere gli altri per intere notti della sua eterna e monotona parola; e giร  vedemmo in lui gli affetti di sposo e di figlio tacere innanzi a quelli del parlatore.

ยซIl parlare non gli costa che vento, e Sbarbaro non sente che questo bisogno; ha bisogno di parlare con dieci, con venti persone alla volta, magari, su argomenti diversiยป (Dario Papa).

Lโ€™elenco deโ€™ suoi scritti sarebbe un troppo lungo capitolo; ma, oltre lโ€™abbondanza, qui si osservano altri caratteri speciali ai mattoidi. E prima di tutto: La minutezza deglโ€™inutili incidenti che ci ricordano il pittore della Tavola, e che non giovano, ma fanno perdere anzi di vista lโ€™insieme.

Ciรฒ si nota fin nelle prime sue opere, o meglio elucubrazioni, perchรจ appunto per ciรฒ nessuno deโ€™ suoi lavori raggiunse la forma organica del libro.

Il libro Della libertร  (1873) รจ unโ€™introduzione di piรน di 500 pagine! E questโ€™introduzione รจ poi a sua volta una grande bibliografia cogli eterni elogi e biasimi aโ€™ suoi avversari e con quelle minuzie fratesche, naturali nei letterati del secolo scorso, ma che stonano in lui. Per esempio, sostituisce (e lo fa osservare in apposita nota) parlamentale e elementale a parlamentare e elementare, e non manca dei soliti giochetti di parole prendendosi la libertร  di dedicare quel libro alla Libertร .

Parlando del metodo sperimentale, lo chiama ยซosservativoยป, o come anche oggi si dice, positivo; e nella sua Filosofia della ricchezza perde una quantitร  di pagine per mostrare che lโ€™economia politica si deve chiamare la filosofia della ricchezza!!

Un articolo speciale delle Forche dedica per studiare con qual nome si debba chiamare il secondo figlio del nostro Re, figlio… che ha ancora da nascere.

In questโ€™abuso dellโ€™inutilitร  egli ha delle singolaritร  tutte sue, o meglio tutte speciali dei mattoidi; una รจ quella di collocare insieme molti nomi proprii con un epiteto laudativo od infamante a seconda deโ€™ suoi capricci; per poche linee ciรฒ parrebbe un vezzo umoristico, ma egli รจ capace di foderarne volumi; cosรฌ nel numero 26 delle Forche trovo questo giocherello seguito nientemeno che per 114 linee, e tutto ciรฒ a proposito, o meglio a sproposito della etimologia di polizia ยซper cui cittร  e Stato formavano una cosa sola, come sarebbe a dire Perino e quattrini, diritto e statura, Luzzati e pensiero, Carie e vita nel diritto, De Zerbi e coleraยป e via via.

Un altro che con questo si connette รจ quello delle digressioni, e delle minuterie futili. Tutto il suo libro โ€” Regina e Repubblica โ€” รจ un ammasso di digressioni.

Qualche volta una parentesi vi si caccia dentro nellโ€™altra, e le piรน senza altro significato o ragione che di sfogare la smania di scrivere.

A proposito dei nemici delle sue idee, fa una digressione sul salame eccellente che il deputato Lagosi fa assaporare ai suoi colleghi (pag. 23).

Una pagina e 1/4 tratta della veridicitร  storica e del famoso detto di Ferruccio a Maramaldo, e ciรฒ a proposito dellโ€™amministrazione disonesta dโ€™Italia (pagina 17-18),

E qui, come in altre sue opere, perde delle intere facciate per dimostrare che si deve dire parlamentale e non parlamentare.

Qualche volta, specie negli ultimi scritti, le digressioni sono anche sudicie, ma di quellโ€™oscenitร  tabaccosa, fratesca, che รจ piรน indizio dellโ€™impotenza che della vigoria straripante e festiva del giovane; รจ una oscenitร , insomma, che sente piรน il P. Soarez che lo Stecchetti od il Mantegazza.

ยซLa calunnia avrร  le gambe piรน corte dโ€™una p… attaccata alle coscie lanose del ministro X.ยป.

ยซLa differenza, p. es., che intercede tra lโ€™opulenza delle anche stecchettiane e le due isolette aleardiane, che sempre si guardano e spesso si toccanoยป. E a proposito di questa che รจ giร  una digressione (digressione 1ยช), ne interseca altre, inutili tutte. ยซBenchรจ il poeta non se ne sia mai accorto, ed abbia fatto come Cesare Rossi (digressione 2ยช) quando nella commedia monachile di Marengo, ora presidente del liceo Chiabrera nella mia Savona (digressione 3ยช), entrando in scena, vede il bersagliere in congedo che stringe la contadinotta dalle anche copioseยป (digressione 4ยช) โ€” il che tutto รจ osceno, se vuolsi, ma non converge a nessuna dimostrazione, nemmeno lontana.

ยซLa Camera ha confermato Capoduro (Cittadino di Savona, 20 dicembre 1886) โ€” Che bel nome, per rappresentare la virilitร  del pensiero politico in Italia, ed io prego il vostro Proto, scusate, che non รจ un prodigio di delicatezza, a stamparmi delicatezza con due z e Capoduro con un p solo e non due… avvegnachรจ (e qui una lunga digressione) se il Cittadino stampasse due… si altererebbe la rappresentanza del nostro Rappresentante; egli non sarebbe piรน lโ€™emblema della virilitร  della coscienza incorruttibile degli Italiani…ยป.

Minutezze da pazzo e sudicerie da ubbriaco, e che notai, si fanno piรน frequenti quando parla di una delle piรน gentili e venerate dame dโ€™Italia, e piรน suscitano, perciรฒ, schifo e ribrezzo.

Nella Regina e Repubblica dopo aver scherzato scioccamente sulla frase Margaritas ante porcos, si lagna di non poter convertire o fabbricare salami eccellenti dei porci indegni di accogliere la buona novella; e poi dichiarando ยซchโ€™egli scende come un cavaliere antico portando per la quarta volta i colori della donna adorata, una delle piรน gentili dโ€™Italia, subito soggiunge, chโ€™egli vuol spezzare la lancia contro la lue che minaccia di far passare lโ€™Italia al sifilicomio della tirannideยป.

Tutti conoscono la sua tendenza ai giochi di parole, alle pompierate… che noi vedemmo essere cosรฌ frequente nei mattoidi: ยซAppuntare la punta (pag. 305) inappuntabile dei loro stivalini nella parte piรน notabilmente sferica (Regina e Repubblica).

…ยซBastava che ci fosse un Visone per vedere.

ยซI miei provvedimenti compiranno la bonificazione dellโ€™agro. Ed al dolce non ci pensa? (Idem).

Baccelli, i bacilli!

Baccarini, ingegnere di educazione, sโ€™ingegniยป.

Nรจ manca nemmeno, come dissimo, in quel ponderoso volume sulla Libertร .

รˆ inutile fermarsi sulle sue contraddizioni, almeno per quanto tocca le persone.

ยซBoccardo, detto nelle opere sue vastissimo intelletto e vera biblioteca ambulante, al N. 6, 20 luglio, delle Forche, รจ trascinato al tribunale supremo della gente dotta, ed รจ conosciuto reo di untosa ignoranza.

Crispi, il secondo uomo di Stato, dallโ€™anima gigante, Crispi il Capaneo della rivoluzione, il solo intelletto dopo Mancini, nei suoi volumi, ecc., รจ divenuto un ciarlatano (Forche, N. 1), e piรน tardi (N. 4) uno sciagurato causidico.

Marco Minghetti, uomo di Stato di maggior nerbo, di ingegno, e di grandezza di concepimenti, diventa poi fiacco, improvvido, senza bussola come Mancini, meno la scienza giuridica.

I volumi di Lampertico gli danno il vomito e il capogiro (N. 14); ma nella Libertร  a pag. 13 lo avea detto lume dellโ€™erudizione, della critica e della scienza economica in Italia.

Guido Baccelli era prima per lui lโ€™oratore dalla romana facondia, che difese nella politica dello Zanardelli il grande verbo del reprimere e non prevenire.

Di Sella, chโ€™egli volle porre in istato di accusa, conserva con gli autografi, anche uno….. sigaro.

Il Mancini, chโ€™era il principio ed il segno dโ€™una quarta epoca dellโ€™umanitร  inaugurata dal pensiero italiano, non sa scrivere una circolareยป6.

Lato buono. โ€” รˆ perรฒ vero che in alcuni dei suoi principii teorici, lโ€™unitarismo religioso, il rafforzamento del poter regio, egli persistette con costanza rara anche negli uomini politici piรน sani.

Ed รจ verissimo che qua e lร  nei suoi libri brillano dei tratti geniali. – Eccone alcuni:

ยซLโ€™uomo che non sente odio per le cose laide o inique che ingombrano la nostra vita sociale รจ una menzogna di cittadino, un eunuco di mente e di cuore (Forche, 21).

I sistemi parlamentari non fungono bene perchรจ non permettono che gli ottimi sieno in alto ed i nulli in fondo (Forche, 3)ยป, il che รจ perรฒ tolto alle Decadi di Macchiavelli.

ยซUn uomo che porta nel cranio unโ€™idea sarร  sempre piรน forte di un milione dโ€™uomini che non abbiano in tasca che un interesse (n. 27).

Io credo la libertร  piรน salvaguardata da un suffragio ristretto che da un suffragio allargato.

La nazione รจ venuta in termini di cosรฌ profonda anarchia morale che puรฒ dar occasione e materia anche allโ€™ultimo dei cittadini di suscitare un incendio, una rivoluzione morale, una santa insurrezione civile contro mali che offendono la monarchia.

Temeva lโ€™avanzarsi della vituperosa e mala compagnia dei demagoghi, temeva le sorti dellโ€™America dove lโ€™oltrapotenza della canaglia politica, dove i filibustieri politici hanno invaso ormai stampa, comizi, tribuna, e i galantuomini delle classi piรน elevate si ritirano a poco a poco dallโ€™arringo politico contaminato dalla feccia della repubblica (pag. 382).

ยซSe io sono un malcontento, disse al Consiglio di pubblica istruzione, ciรฒ mi fa onore: il progresso si deve ai ribelli e ai malcontenti. Era un ribelle, un fazioso, Cristo.ยป

ยซLe grandi riforme sociali sโ€™iniziano da un rivolgimento di pensieri e non dalle leggi; le leggi vengono dietro il progresso come lโ€™ombra i corpi. Se la coscienza umana non sโ€™impregna dโ€™una dose maggiore di giustizia, le piรน belle impalcature a nulla approderanno, anzi potranno permutarsi in arnesi di perdizione, come era lโ€™inquisizione fondata nellโ€™idea che il salvar lโ€™anima eretica col bruciarne il corpo fosse opera meritoria.ยป

ยซPrimieramente si deve vedere il modo, il metodo, che il Governo adopera e segue per la conservazione dellโ€™Ordine, imperocchรจ รจ in ciรฒ che spicca la differenza caratteristica dei Governi buoni, liberi, dai cattivi e dispotici. Lโ€™ordine รจ mantenuto a Londra quanto a Pietroburgo, a Costantinopoli come a Filadelfia. Ma dove nei paesi dispotici questo visibile effetto della materiale sicurezza si consegue col metodo preventivo dellโ€™assoluto sacrificio di tutte le libertร  del cittadino, nei paesi liberi, invece, il medesimo risultamento sโ€™ottiene colla custodia, e colla conservazione legale di tutte quelle libertร . Voi, vedete, voi non avete provato ancora nulla col dire che lโ€™ordine รจ una grande e bella e buona cosa. Se lโ€™uomo fosse un animale, la distinzione or fatta, avrebbe poca importanza. Invero: che una mandria di pecore, un branco di porci, ecc. beva, mangi, pascoli senza confusione e con ordine o per magistero di bastonate o per opera di vocali comandi del mandriano nulla rileva. Ma trattandasi di societร  di uomini la questione del mezzo piglia un carattere ben piรน grave, delicato e complesso. Bisogna, per muovere le volontร  libere dโ€™un popolo verso un complesso di fini, eleggere fra i tanti mezzi quelli solo che non offendono il sacro carattere dellโ€™Umanitร  scolpito in tutti i cittadini dโ€™un libero paese.ยป

ยซVoi sacrificate sistematicamente alle esigenze dellโ€™ordine materiale le esigenze dei principii dellโ€™ordine morale. E tremate per ogni lieve scompiglio. Insensati! Voi vโ€™impaurite sopra ad ogni cosa dei pericoli che corre lโ€™ordine materiale della Nazione: ebbene! Un illustre conservatore, il Tocqueville, vi insegnรฒ, che il vero pericolo delle nazioni democratiche non รจ lโ€™anarchia, il disordine delle strade, ma sapete quale รจ? Precisamente quello che voi custodite con tanta sollecitudine, quello a cui sacrificate dignitร  di patria, indipendenza di giudici, moralitร  di stampa, decoro di Governo, lโ€™Ordine materiale che per voi รจ il capolavoro della politica e dellโ€™amministrazione! Imbecilli!ยป (Forche, 22).

Nella Libertร  ribadisce con Cavour e La Farina che, tutte le piรน grandi rivoluzioni sono, in fondo, economiche perchรจ le piรน nobili idee per divenir fatto hanno dovuto congiungersi col soddisfacimento dei naturali bisogni.

E bella, per quanto rettorica, vi trovo questโ€™osservazione: ยซUn pubblicista francese parla del paganesimo degli intelletti che ancora regna; ma vi รจ di peggio, il paganesimo delle coscienze, una paganeitร  superstite nel sentimento, nelle passioni collettive, negli istinti politici delle nazioni, tanto piรน turpe quanto piรน si copre delle forme di giustizia socialeยป; ed in prova ne adduce il procedere rivoluzionario, gli incameramenti ecclesiastici.

รˆ felice sopratutto negli epiteti o meglio negli insulti personali che trascinavano al riso per la fusione di due o tre giochi di parole in una, e per la malvagia o sottile ironia simile a quella che ispira le formazioni gergali e che piace alla gente poco delicata che forma le masse. โ€” Cosรฌ, per lui, lโ€™ordine di S. Maurizio รจ lโ€™ordine equino; Romano sempre finisce in mano; Pierantoni, uomo altissimo e colonnello della territoriale, รจ colonnello Tellurico; Lombroso รจ un flebotomo che trascina lโ€™obesa nullitร  dappertutto; Depretis รจ Cincinnato da barbabietole.

In complesso, perรฒ, egli ebbe, sรฌ, alcune idee veramente originali, ma non seppe completarle in forma organica; egli intravvide alcuni veri, ma non li dimostrรฒ. Nรจ pare ad alcuno grande se non perchรจ รจ audace, e perchรจ moltissimi sono vili e ignorano dove sia di casa la sinceritร , e si meravigliano in chi ne faccia uso.

I suoi scritti sono molto piรน pesanti e abbondanti che seri e concludenti; lโ€™ingegno fa capolino sรฌ ma come unโ€™eccezione o meglio come unโ€™eruzione vulcanica, mentre la scoria e lโ€™inorganico predominano; le eccezioni sono lโ€™effetto, per lo piรน, oltre che della educazione classica, dei momentanei accessi di genio, paralleli ed analoghi, nellโ€™energia e nella origine, agli impulsivi a lui sรฌ fatali, in cui trova colla chiaroveggenza incosciente del sonnambulo, la nota giusta; oppure converge le punte affilate dallโ€™epigramma con effetti potenti; ma questi lampi sono molto rari e confusi, e finiscono col perdere ogni efficacia colle trovate che gli sgorgano negli altri momenti ben piรน frequenti in cui prevale la pesante e monotona logorrea, senza la piรน lontana scintilla dโ€™ingegno.

ยซOgni tanto una nota giusta (scrive bene di lui Dario Papa, Italia, 1885) la trova nellโ€™acrobatismo da trapezio del pensiero convulsionario.

In lui cโ€™รจ lโ€™arena mobile di tanti sedimenti scientifici male connessi, e su quellโ€™arena mobile non รจ possibile nessun edificio, che non rassomigli ai castelli di carte che si sfasciano e si ricostruiscono dai bambiniยป.

Molti hanno notato nello Sbarbaro quel fenomeno che io diedi per caratteristico del mattoide: di mostrarsi a parole piรน savio assai che in iscritto.

La sua difesa al Consiglio superiore fu un capolavoro, e commosse e convinse uomini che certo non gli erano parziali.

Il suo primo discorso al Parlamento parve a tutti assennatissimo. โ€” Anchโ€™egli a parole seppe con mirabile disinvoltura dare una spiegazione plausibile alle sue piรน bizzarre trovate: ciรฒ giova bene a spiegare il suo successo presso i meno colti.

Non รจ dunque lโ€™ingegno che manca a costui, ma sono appunto lโ€™esuberanza, lโ€™ineguaglianza dellโ€™ingegno, anzi, che ne segnalano la malattia, che non permettono, direi, ai cristalli dellโ€™idea di organarsi tranquillamente, formandone un solido nucleo: non dando luogo che ad uno scoppiettรฌo, piรน spesso monotono che piacente, e sterile sempre.

Non ho notato i caratteri fisici, le note degenerative che mancano, per quanto io sappia, in lui completamente, come in quasi tutti i mattoidi (v. pag. 6), malgrado un largo sprazzo di ereditร  morbosa7. Ma quando le opere parlano e cosรฌ chiaramente, non รจ indispensabile, quanto lo รจ pur negli altri casi di pazzia, ove scarseggiano e mancano simili dati, lโ€™osservazione dei caratteri fisici e nevropatologici; ed a me si puรฒ credere in questo caso, a me, che forse non ho altro merito nel mondo scientifico, tranne di aver pronato ed attuato โ€” quando pochi in Italia vi pensavano โ€” lโ€™esame clinico ed anatomico nello studio dei pazzi8; e che ne raccolsi sรฌ larga messe dโ€™ingiusti biasimi.

Il termometro รจ utile, necessario, anzi, in clinica come in chirurgia, ma una frattura od una pseudomembrana si puรฒ diagnosticare anche senza il suo aiuto.

Note

  1. โ†‘ ร‰tude mรฉd.-lรฉg. sur la folie, 1866.
  2. โ†‘ Idem vedremo per Sbarbaro.
  3. โ†‘ Benvenuti (Proc. Sbarbaro 1885) depone: aver conosciuto Sbarbaro nel 1862, e nei 1870; allora era buono e mite; nel 1880 era cambiato: irritato, irritabile, con volubilitร  strana di carattere.
  4. โ†‘Al Ministro De Sanctis.ยซBologna, 27 luglio 1878.ยซSignor De Sanctis,
    ยซ…..Ella non solo non mi fa paura, ma mโ€™ispira un profondo ribrezzo e disprezzo: specie dopo che ho in mano tanto da farlo uscire subito dai Consigli di un Re Galantuomo.
    ยซAlludo al mercato da Lei fatto in Torino dei segreti di Stato, la prima volta che Ella fu ministro.
    ยซ…..Le ripeto sul viso che รจ un buffone, uno svergognato, un codardo. Coraggio lร , coraggio; mi trascini innanzi al Consiglio superiore. Lo esigo! Le ripeto che Ella รจ un miserabile, un mentitore! Coraggio! Io lโ€™aspetto a Roma.
    ยซP. Sbarbaroยป.
    Al Ministro Guido Baccelli.ยซRoma, Campo Marzio 84, li 18 di luglio 1882.ยซSignor Ministro,
    ยซ…Badi, eccellenza, che io nรจ la prego nรจ la importuno per questa traslocazione. Io lโ€™attendo senza neppure la disposizione di essere a lei Baccelli minimamente grato, e di perdonarle lโ€™oltraggio codardo e sanguinoso che mi ha fatto, e che prima di morire, od in un modo od in un altro vendicherรฒ.
    ยซ… Ho comprato un revolvers a cinque canne (motivo per cui non posso restituire al signor avv. Augusto Baccelli le sue lire quindici), e con questโ€™arma soddisferรฒ tutti, facendomi saltare le cervella dopo di lei e dopo Struver, lo straniero a cui Ella impose di mentire per oltraggiarmi.
    ยซ… E inauguri lโ€™amministrazione dellโ€™insegnamento superiore col trasferirmi a Bolognaยป.

    Ministero Istruzione Pubblica.ยซAl Sig. Cretino,
    ยซ… Lโ€™insultare una donna, codardo, non l esercizio di attribuzioni amministrative, ed io ti rompo la testa, sfidandoti a denunciarmi fin dโ€™ora allโ€™autoritร  giudiziaria, poltrone senza preterito, e senza avvenire.
    ยซSbarbaroยป.
  5. โ†‘ ยซVi รจ un secreto, un mistero che circonda in certa misura ogni piรน antica ed accettata instituzione privata, onde sarebbe non solo stoltezza, ma immoralitร  pretendere di alzare il velo che la buona educazione come la civiltร  prescrive di religiosamente rispettare. Cosรฌ, per atto di esempio, ha il suo secreto inviolabile, ha i suoi misteri la vita domestica, la famiglia, nรจ alcuno ha mai ragionevolmente preteso di sapere ciรฒ che si passa nelle domestiche pareti in ordine alle faccende religiose od a qualsiasi altro negozio di questa e dellโ€™altra vitaยป.
  6. โ†‘ Vedine una raccolta curiosa nel libro del prof. Pierantoni: Sub lege Libertas. โ€” Roma, 1884, 2a ed., pag. 83, 85, 108, III.
  7. โ†‘ Ha cranio calvo ma voluminoso e armonico, leggermente doligocefalo come i Liguri. Quanto ai suoi congiunti: il padre era negoziante alla marina; generalmente lo stimavano per un bravโ€™uomo, e un pizzico di vanitร  morbosa si notava in una certa prodigalitร  strana in lui ligure, nella smania di parer piรน ricco di quanto fosse.
    La madre pare commettesse delle stranezze, ma non era matta. Una sorella soffrรฌ di malattia mentale; peggio un fratello, girava per la cittร , fermando tutti, declamando degli sproloqui senza senso, ma non dava noia ad alcuno, se non lo tormentavano.
    Una sorella, monaca, รจ sana di mette; perรฒ non volle vedere suo padre morente.
  8. โ†‘ V. Lombroso, Klinische Beitrรคge zur Psychiatria, Leipzig, 1871. โ€” La medicina legale degli alienati studiata col metodo sperimentale, Padova, 1866.

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CAPITOLO V.


Confronto fra tre tribuni. โ€” Cause del loro trionfo.
Il tribunato storico.

Certo potrebbe parere un insulto ad una memoria sacra a tutti gli Italiani il porre a confronto questi due ultimi pseudo-tribuni, alle cui buone intenzioni non corrispondono certo lโ€™opere nรจ lโ€™altezza della mente, con quel grande che per qualche mese trasformava i destini di Roma, e concepiva piani politici superiori a quelli di tutti i suoi contemporanei, Dante compreso, e quali sโ€™avverarono solo ai nostri giorni.

Ma, come pel medico ostetrico non vi sono regine ma femmine, e come pel buon prete non vi sono che anime, cosรฌ per lโ€™alienista non esiste un patriziato psichiatrico: ed anche i pazzi di genio, e, quindi, assai spesso gli eroi, sโ€™accomunano per lui al volgare demente; ed รจ anzi grazie a questa indipendenza dai comuni giudizi ispiratagli dagli studi sereni che eโ€™ potรจ rapire il segreto della natura del genio, segreto che sfuggiva ai piรน acuti pensatori.

Ora appunto questi tre uomini comparsi nelle stesse regioni in epoche differenti ed in sรฌ differenti condizioni politiche, ma sempre di dominio popolare, ci riescono preziosi come la dimostrazione di quei due tipi psichiatrici cosรฌ diversi che sono il mattoide ed il monomane di genio.

In questโ€™ultimo, di cui Cola offre un esemplare stupendo, รจ di tanto piรน grande ed originale il concetto teorico, quarto piรน รจ scarso ed incompleto il modo di eseguirlo.

ยซOsserviamo (ripete Maudsley) come costoro sono atti a scoprire le vie recondite del pensiero state neglette da ingegni piรน gagliardi, e cosรฌ proiettano una luce nuova sulle cose. Essi battono vie intentate nellโ€™esaminare le cose, e nellโ€™operare si staccano dallโ€™andazzo comune. รˆ singolare lโ€™indipendenza con cui taluno di essi discute, quasi fossero semplici problemi di meccanica, argomenti ed avvenimenti che il comune pensiero copre di un ossequio convenzionale; quindi nelle credenze sono in genere eretici, (e Cola per poco non lo fu); spessissimo incostanti, perchรจ facili a sbalzare da un estremo allโ€™altro, (Cola da antipapista divenne ufficiale del Papa); ovvero, confortati da una fede profonda nellโ€™opinione che hanno sposata, spiegano uno zelo ardente, incurante di ogni ostacolo, e prevedendo di lunga mano gli eventi, si slanciano senza pensare a se stessi contro alle avversitร  del presente, operando come quegli insetti che col volare da un fiore allโ€™altro trasportano un polline, a cui occorrerebbero molti turbini o molto tempo per riescire fecondoยป.

E Cola trovรฒ favorevoli allโ€™ardita sua impresa, (chi pensi allโ€™indole di quei tempi trova favoloso che un figlio di taverniere, notaio per giunta, non prete, non guerriero, potesse imporsi ai patrizi ed al clero, e parlare a tu per tu, fosse pure per poco, coi potentati), le tristissime condizioni di Roma โ€” che avrebbero fatto tollerare e desiderare qualunque mutazione.

Ma la mancanza di tatto, la incapacitร  pratica fecero abortire ogni piano a Cola di Rienzo, quasi sul nascere, e lo fecero odiare in pochi mesi da coloro che aveva tanto beneficato, e impastoiarsi in contraddizioni cui forse avrebbe evitato lโ€™uomo piรน volgare.

Il nuovo sedicente tribuno Romano, invece, allโ€™audacia e alla fanatica convinzione del proprio valore, chโ€™ebbe pure Cola, spinto fino a credersi inviato da Dio, sa unire tal finezza, tale abilitร  dei tratti sociali, da farsi quasi perdonare, e spesso non lasciar avvertire ai piรน tutta la povertร  dei suoi concetti.

Non che egli proprio ne manchi, ed ancora meno ne manca il suo collega nel tribunato moderno: al contrario; i concetti pullulano in tutti costoro, ma incompleti, smozzati, in uno stato embrionale; sono come i feti immaturi, prima morti che nati, sicchรจ la loro inutilitร  non trova riscontro che nella loro frequenza ed abbondanza.

ยซIn quei cervelli vi ha (dice Daudet), come nei mercati di bric-ร -brac, un poโ€™ di tutto, senza trovarvici nulla, causa la polvere, il disordine degli oggetti rotti, incompleti, incapaci al servizio (Jack, v. 11).

Razza vegetante, embrionale, incompleta, assai simile ai prodotti dei fondi marini che hanno tutto dei fiori tranne il profumo, tutto degli animali salvo il moto: eโ€™ sono filosofi sordo-muti che solo espongono a gesti le loro idee.

Ma lโ€™arte รจ una sรฌ gran maga; essa crea un sole che brilla per tutti come un vero sole; e quelli che vi si accostano, anche i men degni, anche i grotteschi, riportano seco qualche poโ€™ del suo calore e della sua luce.

Questo fuoco rapito imprudentemente dal cielo, che i mattoidi serban riposto nella loro pupilla, li rende spesso pericolosi, piรน spesso ridicoli; ma la loro esistenza ne acquista una serenitร  grandiosa, uno sprezzo del male, una grazia a soffrirlo, che le altre miserie non conoscono, e che li fa ammirare dai piรน.

La chimera dallโ€™ali dorate loro illumina e riscalda la via.

Si direbbero pellegrini dโ€™Oriente in marcia verso una Mecca incognita che sfugge loro dietro lโ€™orizzonte.

Nulla li scoraggia, nรจ la malattia, nรจ la disillusione, nรจ il freddo, nรจ il caldo, nรจ la fame: ci sโ€™affrettano e non giungono maiยป.

Ma, intanto, codeste mirabili parvenze del genio bastano ad illudere le menti volgari. Ed ecco lรฌ una causa speciale dei rinnovati trionfi del tribuno Romano, anche in confronto del Savonese, a malgrado, in grazia anzi, della sua inferioritร .

E non รจ la sola.

2. Quando i mediocri, i meno che mediocri preponderano, รจ naturale che possa destare fanatismo nei volghi chi ha le apparenze dellโ€™uomo superiore.

3. Quando il coraggio delle opinioni va scemando di guisa che molti si fan timidi nel manifestarle, o le mutano ad ogni cadere di foglia secondo il proprio interesse, รจ naturale che possa riescire simpatico chi ha manifestato, in mezzo ai deboli, una grande audacia ed energia.

4. Anche gli uomini assennati furono grati a Coccapieller di unโ€™opera a cui nessun altro si sarebbe sobbarcato, e favorirono, col non frenarli a tempo, gli istinti popolari; nรจ giurerei che non avessero parte in ciรฒ anche uomini del nostro Governo, e i seguaci di quellโ€™altro cui egli prestรฒ lโ€™opera sua per tanti anni, forse per gratitudine, ma piรน allo scopo di spargere il disprezzo, la nota ironica, sulle odiate nostre istituzioni, servendosi, come fu sempre suo costume, delle passioni popolari per vendicarsi di queste.

5. Lโ€™uno, solo e quasi inerme, fu minacciato nella vita da piรน uomini armati: si difese, e fu poscia, nรจ pare sempre giustamente, messo in prigione; e quindi al prestigio della forza sโ€™aggiunse lโ€™aureola del martirio.

Liberato grazie al voto popolare, potendo, come tanti altri, godersi lโ€™impunitร  di nuovi reati sotto la corazza del deputato, se ne spogliรฒ. โ€” Fu in carcere di nuovo, e vi stette non poco. โ€” Ora alcuni di quei reati non parvero aโ€™ suoi partigiani corrispondenti alla gravitร  della pena, tanto piรน dopo che alcune accuse, tenute per calunniose, vennero confermate da un nuovo processo. Anche dello Sbarbaro il popolo pure ammetteva i reati, ma trovava esagerata la pena, cosรฌ da parere, quel che certo non era, lโ€™effetto dโ€™una vendetta.

6. Il Coccapieller รจ Romano, e il popolino di Roma vi vede tanto piรน il suo rappresentante, perchรจ egli abilmente seppe vellicare, piaggiare quel sentimento municipale che batte in tutte le cittร  latine, ma piรน di tutte, e non a torto, nellโ€™antica capitale del mondo.

7. Si trovรฒ che i suoi, spesso, coincidevano cogli avversari di una setta, se cosรฌ puรฒ dirsi, nobilissima, i massoni di alcune parti dโ€™Italia โ€” e con quelli di un troppo noto pubblicista che, insieme ad un giovine dotato di un cognome caro allโ€™Italia, si fecero della sua penna unโ€™arma per le proprie vendette.

8. รˆ un fatto curioso che tutti e tre questi fenomeni psichiatrici sono un diretto prodotto della piรน o meno seria coltura classica.

In Cola lโ€™erudizione, sbagliata se vuolsi, delle antichitร  di Roana, รจ il punto di partenza del delirio ambizioso e dei giganteschi suoi tentativi che avevano invero tutta lโ€™impronta della grandezza romana.

In Coccapieller questa coltura manca affatto, ma non mancano quelli fra i suoi effetti che piรน sono nocivi, le confuse memorie del tribunato, le glorie e gli errori dellโ€™antica Roma, perfino, che Dio glie lo perdoni, quello della votazione per centurie, e dei suoi cavalieri, fra cui egli, come cavallerizzo, crede poter imbrancarsi1.

La coltura vaporosamente classica, nutrita di metafisica e gonfiata di rettorica, formano tutto il retaggio del sapere di Sbarbaro, e ne inspirรฒ gli ammiratori, anchโ€™essi educati alla stessa scuola e nutrici dello stesso alimento.

9. Rozzi, perรฒ ciรฒ malgrado, nel fondo, i nostri due neo-tribuni parlarono rozzamente e poterono svillaneggiare onesti e birboni con frasi che i cรฒlti sfuggirebbero, ma appunto per ciรฒ agli incolti riescono piรน adatte. E ben dice Coco (Storia della rivoluzione di Napoli) non essere certo gli uomini eruditi che possono influire sul popolo, tua quelli che hanno maniere di sentire pari alle sue.

E Heine diceva: ยซIl popolo si fida piรน degli ambiziosi i quali parlano il gergo delle sue passioni, che dellโ€™uomo dabbene che si sforza dโ€™illuminarloยป.

Il loro stile che agli uomini cรฒlti suona bizzarro e mattesco, appunto peโ€™ suoi diletti, ripetizioni, allusioni, simboli, frasi eteroclite e violenti, ha virtรน di attrarre, di scuotere le fibre delle plebi men cรฒlte.

10. Coccapieller ha smascherato dei non sempre degni capo-popoli: e la plebe, trovando spezzati i suoi idoli, col bisogno di adorare qualche cosa, ha riversati i suoi affetti su quello che li aveva battuti, appunto perchรจ li avea battuti e perchรจ primo si trovava in ordine di successione, chรจ anche nelle demolatrie vi hanno le dinastie. Cosรฌ nelle sette camorristiche di Napoli lโ€™uccisore di un capo diventa, ipso facto, perciรฒ, suo successore nel grado โ€” anche se prima non apparteneva alla setta.

11. Il popolo romano ha unโ€™inclinazione speciale per codesti tribuni: prova ne siano Ciceruacchio e Cola di Rienzo e Baroncelli. Nรจ รจ difficile vi influiscano lโ€™atavismo, o la ricordanza dellโ€™antica magistratura popolare, che tanto giovรฒ al suo trionfo contro i patrizi, e che giustamente dovea restare cara alla sua memoria.

Tribunato. โ€” Quando si pensa alla durata e allโ€™immensa influenza di questa istituzione in Roma antica, ben si comprende come essa possa aver perdurato fino ad ora nella sola cittร  che vi diede la culla e in cui piรน a lungo permase con forma legale nel mondo.

รˆ un fatto ammesso dagli storici, dai Romanisti e dai politici, e basta citare MachiavelliMommsenBonghi e Schupfer, che questโ€™istituzione meravigliosamente semplice e senza riscontro con alcunโ€™altra, servรฌ di cosรฌ mirabile contrappeso alla prepotenza patrizia, che era pure aiutata dalla ricchezza, dallโ€™intelligenza, dalla tradizione, e, quel che รจ piรน, dalle leggi, da impedire le inevitabili guerre civili, che sfasciarono le nostre repubbliche medioevali, da permettere una vera eguaglianza civile, pur lasciando, per molto tempo almeno, il potere alle classi piรน colte, finchรจ, degenerando, provocรฒ la demagogia ed il cesarismo. Essa fu, dunque, un potente fermento delle sue glorie e delle sue ruine.

Il tribuno rappresentava quello che รจ per noi la opposizione parlamentare, la stampa e la Cassazione.

I tribuni, che non potevano esser scelti se non nelle classi popolari, fecero, quasi si puรฒ dire, da codice vivente e da magistrato permanente quando codice e magistratura vera mancavano, e tutto era nellโ€™arbitrio dei patrizi, e quando i creditori patrizi esercitavano le piรน crudeli torture sui debitori, tal che il popolo, per sottrarvisi, rifiutรฒ di andare alla guerra (282), e creando una secessione, una vera cittร  plebea, minacciava di non piรน riunirsi se non si davano loro questi diritti, Essi fecero da valvola di sicurezza e da anello tra nobili e plebe, e fecero, come nota Machiavelli (Decadi, III), che gli uni sโ€™avvantaggiassero delle forze degli altri senza elidersi.

Essi, sulle prime, non avevano altra insegna, altra scorta che il pedestre viator; non avevan manto nรจ sedia curule, anzi non avevan sulle prime pur un seggio nel Senato, alla cui porta dovean star in piedi; ma divenuti i suoi veri difensori, indipendenti dal potere civile, potevano fin mettere in prigione i magistrati, sospendere un giudizio, infliggere una condanna persino capitale; difendevano al cospetto pubblico lโ€™accusato (jus auxilii); potevano, salvo il domandare lโ€™auspicio e il farne fissare il giorno dal Senato, radunare i comizi, ottenerne deliberazioni, far cessare lโ€™arresto di un debitore condannato; potevano citare a comparire davanti a loro qualunque cittadino, anche i consoli, e farli venire colla forza in caso di rifiuto; potevano, con un veto, sospenderne qualunque deliberazione.

Piรน tardi, studiate ed imitate le leggi di Solone, codificata quella grossolana pratica criminale e civile, che era infine nullโ€™altro se non la legittimata prepotenza dei ricchi e dei nobili, e resasi meno crudele per quanto conservasse le orribili pene pei debitori, ridottasi lโ€™usura al 10 per %, si sospesero, come meno necessari, i tribuni, la cui intromissione pareva turbasse lโ€™andamento dello Stato; ma eโ€™ si dovettero ristabilire, salvo ad avere il solo diritto dโ€™infliggere multe, e non piรน la pena capitale, e quello di nominare i pagatori o questori, il che li faceva entrare nella vera amministrazione. Poi ebbero un voto consultivo ed uno sgabello in Senato. Nel 620, per lโ€™aumentata miseria, i Gracchi, patrizi diventati i piรน audaci tribuni, giunsero a strappare, con una specie di suffragio universale, delle leggi con cui si davano alle plebi i campi giร  proprietร  dello Stato, e si fornivano di grano ad un prezzo inferiore della metร  al reale; riforma, questa, che fu, probabilmente, il primo passo allโ€™anarchia.

Infatti piรน tardi Saturnio (651-54), attivo, eloquente, ma violentissimo, a colpi di randello strappรฒ delle vere leggi socialistiche, colle quali ridusse di 1/6 di asso il prezzo del grano, giร  ancora dimezzato; represso, chiamรฒ gli schiavi in aiuto. A lui si deve la prima battaglia civile combattutasi in Roma (10 dicembre 654).

Sulpicio Rufo organizzรฒ (666) una vera armata di 3000 demagoghi contro il Senato.

Clodio (696) limitรฒ il diritto dei censori di redarguire i cittadini scostumati, tolse ogni restrizione alle associazioni.

Dโ€™allora in poi i tribuni divennero i padroni ed i tiranni della Repubblica e la causa della sua caduta. Cosรฌ essi prepararono, col disordine prima, e poi collโ€™elezione dei partigiani alle cariche, la venuta dellโ€™Impero.

Si crede da molti che il tribunato cessasse collโ€™Impero. รˆ vero che Cesare avocรฒ a sรจ la potestร  tribunizia, ma non perciรฒ aboliva i tribuni; nรจ ciรฒ era a presumere in un governo come lโ€™imperiale che sotto forma dispotica proteggeva, infatti, glโ€™interessi popolari. Certo perรฒ se ne restrinsero i poteri che erano in gran parte rappresentati dallโ€™Imperatore.

Essi conservarono il Jus auxilii ed il Jus intercessioni contro i magistrati, ma non contro lโ€™Imperatore, da cui anzi dipendevano direttamente (TacitoAnnali, XIII, 28). – Perdettero il diritto di veto, ma conservarono quello di presiedere il Senato (Dione Cassio, 55), ed ebbero la presidenza di un certo numero di rioni di Roma (Mommsen, II, 120), il che si puรฒ dire vi si perpetui tuttora, come accennammo, sotto altro nome.

Divenne il tribunato una dignitร  conferita dallโ€™Imperatore, e che si trova giร  accennata con termini alquanto disprezzativi ยซumbra nominisยป, nel Codice Theodosiano, XII, I, 74. Permasero, ad ogni modo, piรน di 14 secoli.

12. Ritornando ai nostri tribuni, tutti e tre, spesso, tagliarono sul vero; e il vero ha una virtรน, una potenza che trascina tutti, anche le masse.

13. Ed ambedue i neo-tribuni non sono geni, nรจ pazzi, ma mattoidi, che hanno ben piรน di costoro unโ€™azione potente sulle plebi; poichรจ la grandezza dei primi e la stranezza di concetti dei secondi, e in amendue il contegno sdegnoso, fuor del comune, e la mancanza di tatto, destano diffidenza, ripulsione e ribrezzo: mentre codesti mattoidi essendo bizzarri ma non elevati nei concetti, anzi sovente piรน bassi dei comuni, sono, perciรฒ, piรน accessibili ed accetti alle masse; oltrecchรจ nel contegno privato, nella vita pratica (quasi la durata della malattia ne ottundesse gli angoli acuti e rendessela piรน adattata alla esistenza) o sono affatto normali o spesso piรน abili degli altri: il che lor concilia, maggiormente, la pubblica opinione.

14. Abbiamo vedute le prove recenti del disinteresse di Coccapieller (anche Sbarbaro ha ogni tratto slanci di disinteresse, misti con slanci di aviditร ), che perรฒ poteva qui spiegarsi colla vanitร  in lui dominante.  Pure se, come spero, risultasse aver egli dato prove di quella rara virtรน anche negli anni antecedenti, non perciรฒ verrebbe alterata la mia diagnosi. Infatti, come ho dimostrato nel Genio e Follia, i mattoidi sono in genere i soli i quali nello steeple-chase furioso verso la fortuna, che รจ uno dei caratteri dellโ€™epoca nostra, si mostrino i piรน riserbati ed i piรน sdegnosi, e non affettino, solo, ma serbino una singolare sobrietร .

Mangione era onestissimo e disinteressato! Nel maggio รจ costretto a far debiti, e ne ha tanta vergogna che dal 18 al 23 si astiene dal cibo, e lโ€™ispettore di P. S. lo trovรฒ in letto sfinito dalle privazioni, non avendo voluto accettare nulla dai padroni. Bosisio si nutre di polenta senza sale: Passanante di solo pane; come spesso Lazzaretti di due patate; il che puรฒ spiegarsi dallโ€™aver essi pascolo e conforto sufficiente nelle loro speciali elucubrazioni, come accade appunto agli ascetici e ai grandi pensatori; e perchรจ poveri, preferiscono consumare quel poco che possedono, per ottenere il trionfo delle loro idee, piuttosto che il soddisfacemento del loro stomaci.

15. E poi i mattoidi, proprio allโ€™inverso dei genii, e dei matti, sono legati da una simpatia dโ€™interessi, e, sopratutto, di odii contro il nemico comune, lโ€™uomo dโ€™ingegno, e formano una specie di Massoneria2, tanto piรน potente quanto meno regolare, perchรจ fondata sul bisogno di resistere al ridicolo comune che li invade inesorabilmente per tutto, sul bisogno di sradicare o almeno combattere quella naturale antitesi che รจ per loro lโ€™uomo dโ€™ingegno: e, pure odiandosi fra loro, si fanno solidali lโ€™uno dellโ€™altro, e se non godono dei trionfi reciproci godono ciascuno delle reciproche vittime che lor non mancano mai; perchรจ, come vedemmo, fra il mattoide ed il genio il volgo non dubita punto a sacrificare questโ€™ultimo; e anche ora molti medici pratici non ridono punto dei dosimetrici e ridono dellโ€™omeopatia; e le plebi accademiche ridono ancora di Schliemann e dโ€™Ardigรฒ e non risero mai dellโ€™archeologo P. Secchi nรจ di Renouvier. E ciรฒ puรฒ ben vedersi dagli enfatici e matteschi indirizzi rivolti al Coccapieller ed a Sbarbaro da molti che certo erano piรน matti di loro. E piรน volte ne abbiamo trovato nellโ€™Ezio II che sโ€™accontentavano di chiamare il primo, parodiando una bella frase dโ€™un nostro Ministro, lโ€™onore di Roma. Ed erano firmati. E a Sbarbaro fecero omaggio non pochi uomini politici e pubblicamente. Ed ecco spiegato perchรจ, malgrado il piรน esteso suffragio universale, sotto la Repubblica Romana, mai fosse venuto in mente alla plebe nel 49 di mandare Ciceruacchio al Parlamento. Ciceruacchio era rozzo, ma non era mattoide.

Vโ€™รจ poi da maravigliarsi, dopo tutto ciรฒ, se essi siano entrati in Parlamento, e da farne tanto scalpore? O non rappresentano essi giustamente un dato momento della vita popolana, coโ€™ suoi desideri sfrenati, colle sue aspirazioni generose, coโ€™ suoi odii ciechi e furibondi? Oh se vogliamo escludere costoro, cominciamo col chiudere il varco alla rappresentanza popolare, o per lo meno, a restringere e non ad allargare il suffragio, o meglio, anche allargandolo vieppiรน nelle basi, troviamo il modo di far prevalere la maggioranza piรน assennata, piuttosto che la piรน numerosa.

Se non che, tutto questo rumore contro la loro nomina si fece perchรจ interessi personali erano in giuoco. Nรจ io lessi un solo giornale che protestasse mai contro la nomina, credo senza ballottaggio, di individuo ben piรน intemerato, ma piรน mattoide di questo, che si crede unโ€™incarnazione di Confucio e non so se Dio o semidio in terra, certo figlio di un semidio, nรจ contro la elezione indiscussa, pur troppo, di un uomo che ora si atteggia a Catone, con un passato niente remoto peggiore di molto del suo, e che per giunta non รจ scusato come in lui dalla incultura, nรจ dallโ€™umile classe sociale. E niuno protestรฒ quando al governo della cosa pubblica di un dicastero importantissimo sedeva un altro mattoide, i cui programmi e decreti non furono certo di molto migliori degli articoli di Ezio II.

Un altro quesito: che succederร  di questo uomo cosรฌ rapidamente montato piรน in su dei suoi meriti?

La risposta รจ facilissima. Fino a che lโ€™aura popolare favorirร  una fortuna che era follia sperare, esso si conserverร  relativamente calmo e tranquillo, salvo le escandescenze megalomaniache che colla sua astuzia saprร  far perdonare.

Se nella sua corsa precipitosa non avesse offeso interessi potenti, egli troverebbe un sostegno sempre costante nella lega dei mattoidi, e a guisa dei due sopranominati si conserverebbe, benchรจ con meno prestigio, al suo posto.

Ma se una vanitร  morbosa, come la sua, ed ingrossata dal successo, venisse ad essere irritata dalla sconfitta, non sarebbe difficile che cadesse in un delirio ben piรน grave โ€” nel delirio dellโ€™azione; โ€” cosรฌ dimostrai essere accaduto a Passanante, a Mangione, al G… che, perduta una lite, aveva ferito con un colpo dโ€™archibugio il conte C….. e fu prosciolto, grazie alla singolare eloquenza che sviluppรฒ avanti ai giurati; dieci anni dopo finรฌ con invadere ad armata mano un appartamento che aveva giร  venduto, che voleva riavere ciรฒ malgrado, e che ancora sostiene per suo.

Sbarbaro. โ€” Tutto ciรฒ vale, ben si capisce, per Coccapieller. Quanto a Sbarbaro, egli piuttosto tribuno accademico, borghese, che vero politico; egli non esce che per poco da quella cerchia tutta artificiale, semigiornalistica in cui da tanto sโ€™arrabatta e sโ€™affoga.

Egli, per quanto mattoide al pari del suo collega in tribunato, e per quanto piรน di lui e al pari di lui vellicatore delle basse passioni popolari, e ambizioso di un posto che appena raggiunto non lo farebbe che precipitare piรน in basso del punto di salita, egli non ha perรฒ la sua furberia grossa, se vuolsi, e tavernaia, ma efficace; non ne ha lโ€™apparente e forse vera integritร , e, peggio, non ne ha tutta la rozzezza. Egli ha una coltura quale si raggiunge colla nostra sventuratissima educazione classica, tutta gonfia di frasi e vuota di fatti, che tuttavia non puรฒ essere compresa, se non nella parte piรน immorale, dai piรน. Egli non riescรฌ a conquistarsi che quella plebe di sfaccendati, di impiegatucci, di semi-professionisti che formano, pur troppo, la nostra zavorra politica, e non ebbe… che un successo di scandalo. Il suo trionfo politico non fu che uno scherzo ed insieme una reazione giustificata contro un enorme e troppo tardi rabberciato errore giudiziario, a proposito di un grande colpevole ora defunto.

Per chi ci osservasse che mentre i libri dei mattoidi non sono leggibili, i suoi lo furono e lo sono, almeno in parte, come certo gli articoli deโ€™ suoi giornali, rispondiamo che anche il genere mattoide ha le sue varietร ; la maggior parte uscendo dagli strati piรน bassi della coltura letteraria e volendo sforzarsi ai piรน alti, non ha forma estetica: ma quelli che ebbero una vera cultura classica, naturalmente pongono a servizio della loro follia un capitale maggiore; e non รจ raro il caso in cui la tendenza allโ€™originalitร , che nei loro colleghi si risolve in una bizzarria, in essi dia luogo a qualche, sia pure intermittente, trovata; in Sbarbato poi si aggiunge a quello sterile del mattoide, il fermento fecondo e spesso potente, del delirio ambizioso e persecutorio.

Del resto i suoi grossi volumi sortirono la stessa fortuna di quelli degli altri mattoidi, e stanno negletti negli scaffali; sono, รจ vero, noti i libelli e gli articoli, ma il pubblico non ne faceva suo pro per amor del bello o del vero, ma perchรจ vi trovava quelle violenti personalitร  e quelle sudicie oscenitร  di cui รจ ghiotto, tanto piรน care alla nostra ipocrita pudicizia perchรจ cammuffate da una vernice cattedratica, e perchรจ insieme vi trovava unโ€™eco a quel sentimento di malessere che destano gli errori, non pochi pur troppo, del governo parlamentare e della sua amministrazione giudiziaria.

Si potrebbe domandare perchรจ tanto Coccapieller come Sbarbaro siensi manifestati piรน partigiani della reazione che della rivoluzione, mentre i mattoidi corrono sempre alle idee piรน novatrici; ma questo puรฒ spiegarsi da ciรฒ, che fra noi, dove, almeno a parole, la libertร  รจ giร  antica, il regresso puรฒ apparire una novitร , certo unโ€™originalitร ; sโ€™aggiunga anche quella specie di intuito del vero che รจ proprio di costoro e che li fa accorti dei danni e pericoli a cui menano le nostre attuali istituzioni. Essendovi, fra noi, poca giustizia, falsa istruzione e nessunissima igiene, va venendo meno ogni giorno quello che dicesi lo Stato, quellโ€™ente impersonale che sopravvive agli uomini, che tiene unite le redini di tutte le amministrazioni e le trasmette intatte e rispettate da una allโ€™altra generazione.

Questo difetto, che va sempre facendosi maggiore, fa che per primo rimedio le menti poco elevate ma oneste si rivolgano come a stella polare a quella forma di governo, in cui lo Stato ha le apparenze della maggior energia, alla dispotica.

Note

  1. โ†‘ Sedute del Parlamento, gennaio, 1887.
  2. โ†‘ In una grande cittร  dโ€™Italia prosperano due societร  composte in gran parte di mattoidi.
    Queste genti, dice Daudet (Jack), si attraggono, sโ€™aggruppano accomunando i loro lagni, le loro oziose vanitร .
    Ho giร  mostrato (Genio e Follia) come alcuni mattoidi influirono sui provvedimenti consigliati contro la pellagra. Basta accennare, p. es, la stramba idea di propagare i conigli: un altro gruppo compatto ed abilissimo di costoro era riuscito a persuadere non solo le masse ma perfino dei mezzo scienziati che il maiz scarseggi di azoto e sia indigeribile e perciรฒ solo causa di pellagra โ€” precisamente il contrario del vero: e non mi bastarono 21 anni di fatiche per cancellare lโ€™erronea leggenda.

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CAPITOLO VI.


Una nuova teoria psichiatro-zoologica
delle rivoluzioni.

Ma costoro, per quanto rumore siasene fatto, non meriterebbero che alcuno se ne occupasse, se, insieme al grande Tribuno del Medio Evo, non ci porgessero aiuto a sviluppare unโ€™idea che io accarezzo da molto tempo.

รˆ una teoria psichiatro-zoologica delle rivoluzioni, di cui certo molti storici rideranno. Eccola:

La legge dโ€™inerzia, che domina sovrana in tutta la natura, non perde i suoi diritti nemmeno nel mondo psicologico e nello andamento dei popoli; e la prima prova, la elementare, mi veniva alla mente leggendo una bella osservazione di Bret Harte sul cane conservatore, che abbaiava e sโ€™accaniva ferocemente contro ogni novitร  che vedesse introdotta nel suo villaggio: le ferrovie, le vetture, il gaz, ecc.

Ora, a ben pensarci, tutti gli animali sono conservatori, e i cani, รจ noto, abbaiano a tutti i forestieri solo perchรจ forestieri, e vi hanno cavalli che non si lasciano montare dal padrone solo che abbia mutato vestito.

Lโ€™uomo lo รจ ancor peggio. Il fanciullo piange se lo mutano di appartamento e se gli si affaccia un viso nuovo; e cosรฌ pure spesso il demente. E per gli adulti e sani il cosรฌ faceva mio padre รจ una regola si generale che guai a chi vi manca; e tanto meno egli รจ civile, tanto piรน ha spiccata questโ€™antipatia ad ogni innovazione. Ben inteso, alle grandi novitร ; chรจ delle piccine tutti son avidi e ghiotti, e tanto piรน quanto piรน deboli di spirito, come i fanciulli e le nonne.

Cosรฌ, nei selvaggi, tutti andranno a gara a mettere in mostra prima degli altri una penna di un nuovo colore o un tatuaggio a linee cilindriche invece che quadrate; ma Dio ci guardi di mutare i costumi, anche i piรน assurdi, dei loro padri. Ed รจ bello, a proposito, il fatto di quellโ€™australiano che avendo perduto la moglie di malattia e attribuendola, come era costume della tribรน, a malefizi, voleva vendicare la morte uccidendone i pretesi autori. Fu minacciato del carcere se lo tentasse e per alcuni giorni si astenne. Ma il meschino era perรฒ diventato magro, triste, vergognoso di sรจ. Passati alcuni giorni non potรจ piรน rattenersi, e commesse le uccisioni di rito, ritornava contento come un uomo onesto che ha adempiuto al suo dovere (Letourneau).

Ed in China non รจ molto che era decretata la pena del carcere al marinaio che adottasse unโ€™ร ncora allโ€™Europea; e fra i Dayaki era delitto attaccare i ceppi di vite con dei tagli a V come gli occidentali.

Le religioni sono in gran parte lโ€™effetto della resistenza degli istinti conservatori ad ogni nutazione, sia buona o cattiva; sono la perpetuazione e la consacrazione di questo principio dโ€™inerzia: cominciando dal vestiario, per cui le nostre monache e preti ci conservano il figurino del Medio Evo, e ai nostri nipoti tramanderemo religiosamente il cilindro; finendo in alcuni paesi col cannibalismo sacro, che perpetua unโ€™abitudine feroce nata per improvvisa carestia e che si era eternata in solenne rito religioso, come nel Messico e nelle isole Marchesi (Ferri, Omicidio, 1883, Archivio di psichiatria, vol. III, 1882).

E cosรฌ dicasi della prostituzione sacra vicino ai templi; e della bestiale, che perpetuava le prime caotiche mescolanze dโ€™amore che non permettevano di riconoscere il padre, e le ridusse ad uso sacro e a sacro mercimonio, come mostrerรฒ nella nuova edizione dellโ€™Uomo delinquente.

Che piรน? In un grosso Comune del Piemonte decimato dalla pellagra si radunava or ora il Consiglio comunale per discutere sopra una savia proposta ministeriale di acquistare essiccatoi del grano per prevenirvi il triste flagello. La bella proposta non destรฒ che le meraviglie di quei messeri. ยซI saliยป dicevano in coro, ยซli hanno avuti i nostri padri, i nostri nonni, li abbiamo tutti noi; e che gli salta in mente ai ministri di volere che ce ne liberiamo?…ยป.

Una prova piรน semplice e piรน alla mano รจ nelle scomuniche lanciate non sono molti anni contro lโ€™uso del tabacco, contro i brefotrofi, ecc.

In una scala piรน elevata ciรฒ si ripete anche nelle accademie che coronano festanti le piccole scopertucce, la forma nuova di una chiocciola, il mutamento di una desinenza irregolare, ecc., le quali corrisponderebbero alle nuove foggie di tatuaggio delle galanti Taitiane; ma respingono con superbo disdegno, ogni vasto o nuovo concetto, che conturbi il loro pacifico ambito, e quindi anatemizzarono la scoperta dโ€™America e poscia quella del vapore, ecc., ed ora del Darwinianismo, e le applicazioni delle scienze naturali alle sociali, salvo poi a sostenerle a spada tratta, quando, loro malgrado, saranno divenute di dominio pubblico.

Andiamo piรน in su, e vediamo uno scienziato distinto mettere in canzonatura le scoperte dellโ€™antropologia criminale, che pure porgevano unโ€™applicazione pratica utile alla sterile chincaglieria che forma il piรน grosso capitale degli antropologhi.

La ragione, in fondo, รจ che gli uomini tutti odiano le innovazioni, perchรจ essi obbediscono involontariamente alla legge dโ€™inerzia; e provando una fatica nei centri nervosi, un dolore nel dover afferrarle, cominciano col respingerle, e perseguitare coloro che tentano di convertirneli.

Questa tendenza giova a spiegarci la genesi di quel fenomeno che pure ci pare tanto contrario: lโ€™origine dellโ€™estetica. Quando infatti, noi ci facciamo ad analizzare con Helmoltz e con Janet (Revue scientiphique, 1886) la principalissima fonte estetica, vediamo che essa si riduce alla ripetizione nei toni, nelle rime, nellโ€™aria dominante della musica (in molti selvaggi, e anche nei liguri fra noi, si risolvono canti musicali nella pura e sola ripetizione di un tono), nelle linee simmetriche o quasi simmetriche nellโ€™ornato, e anche nella pittura; ogni volta che il bello cercรฒ il plauso fuori della simmetria, col grottesco, eccitรฒ curiositร  momentanea, ma finรฌ collโ€™insuccesso. Anche nel bello femminile noi cerchiamo assai piรน la simmetria che non paia a prima vista; vโ€™hanno paesi, come Torino, p. es., in cui per molti anni si credette lโ€™ideale della bellezza architettonica essere la ripetizione della stessa facciata in tutta una via ed in tutta una piazza.

Ma voi mi direte: ma con tutto ciรฒ voi ci spiegate lโ€™inerzia, non il moto, non il progresso, non la rivoluzione dello scibile umano. รˆ verissimo. Ma prima di tutto, a chi ben veda, lโ€™inerzia รจ la regola, il progresso รจ lโ€™eccezione.

Ora, come anche accada questa eccezione mi venne suggerito da un aneddoto raccontatomi dallโ€™egregio mio amico il professore Lessona, che รจ certo il piรน ricco miniatore che io mi conosca di osservazioni originali sugli animali, e sul loro primo derivato, lโ€™uomo.

Lessona vide un cane a far bella cera ai forastieri in un alberguccio, dove la loro rara venuta era festeggiata con refezioni di cui esso fruiva.

Ecco qui una delle vie con cui le novazioni sโ€™introducono: gli uomini in preda agli stenti o ai dolori non fanno piรน la guerra solita alle innovazioni quando possono sperare (e la fame o il dolore li aiuta ad illudersi) di vederne mitigata la loro sorte, cambiar di fianco quando sperano vederne scemato il dolore: e cosรฌ accade dei bimbi, che, nemici anche essi di ogni faccia nuova, cominciano ad acchetarsi e farle festa quando essa sโ€™accompagni alla presenza o alla speranza di una chicca o di un balocco.

Ma, non ostante questa spinta potente, la forza dโ€™inerzia terrebbe quasi sempre il soppravvento (non vedo, a primโ€™occhio, eccezione che per le Pasque veronesi, i Vespri siciliani e il sasso di Balilla) senza la comparsa o lโ€™impulso dei geni, degli alienati o dei mattoidi, che, appunto perchรจ tali, appunto perchรจ hanno un organismo e quindi tendenze ben differenti dalle comuni, quando trovino un terreno predisposto, provocano i mutamenti non senza pagarne spesso il fio col martirio, col carcere e con le risate accademiche, e non senza, anche, ricadere nella primitiva legge dโ€™inerzia e lasciar quindi il tempo che trovano, quando essi, come Cola, come Masaniello, come Savonarola, della cui pazzia darรฒ piรน sotto le prove, siano comparsi troppo presto nel mondo.

Gli รจ che in essi soltanto si puรฒ trovare accoppiata alla tendenza opposta dellโ€™inerzia lโ€™originalitร , che รจ propria dei geni e dei pazzi, e piรน ancora di quelli che sono lโ€™uno e lโ€™altro insieme, lโ€™esaltazione capace di generare una tal dose di altruismo che valga a sacrificare i proprii interessi e la vita per far conoscere e spesso accettare i nuovi veri al pubblico, a cui ogni innovazione รจ sempre inaccetta, e che se ne vendica, non di raro, col sangue.

Essi, riunendo la convinzione irremovibile, fanatica, del pazzo, allโ€™astuzia calcolatrice del genio, sviluppano una potenza capace di sollevare in qualunque epoca le torpide masse, stupefatte innanzi a questo fenomeno che appare strano e raro anche ai pensatori e agli spettatori lontani. โ€” Sโ€™aggiunga, a renderlo irresistibile, lโ€™influsso che ha giร  per sรจ la pazzia nei popoli e nei tempi barbari1.

Ben inteso, che essi nulla creano di punto in bianco, ma solo determinano i moti latenti preparati dal tempo e dalle circostanze, perocchรจ, grazie alla loro passione del nuovo, dellโ€™originale, essi sโ€™ispirano quasi sempre alle ultime scoperte o novazioni, e da queste partono per indovinare le future 2. Cosรฌ Schopenhauer scrisse in unโ€™epoca in cui il pessimismo cominciava a venir di moda, mescolato al misticismo ed allโ€™enfasi; ed egli non fece che fondere tutto ciรฒ in un sistema filosofico (v. Ribot, op. cit.).

Lutero riassunse le idee di molti contemporanei e predecessori: basta ricordare Savonarola.

Che se queste idee sono troppo discordi dalle opinioni prevalenti nei popoli, o troppo assurde, esse cadono col loro autore, spesso, anzi, seco lo trascinano nella caduta.

Il pazzo (Maudsley) รจ in contraddizione collโ€™opinione dei piรน, e cosรฌ pure in sulle prime il riformatore; ma questo unisce collโ€™essere accettato, il pazzo col restare solo colla piccola schiera di quelli che ne subirono il contagio (Responsability, p. 48).

Or ora nellโ€™India รจ sorta, grazie a Keshab, fra i Bramini stessi, una religione nuova che mette sugli altari il razionalismo e lo scetticismo moderno โ€” ma evidentemente anche qui la pazzia di Keshab andรฒ innanzi ai tempi, perchรจ il trionfo di una simile religione non รจ probabile nemmeno fra noi che siamo ben piรน innanzi nello scibile3.

Ma egli era a ciรฒ indotto dalla pazzia analoga a quella che descrissi, nel mio Genio e Follia, nel popolano venditore di spugne ed in un allucinato B. di Modena; in fatti il razionalista crede alla rivelazione, e nel 1879 declamava: “Sono il profeta ispirato, ecc.” (Revue des deux Mondes, 1880).

Altrettanto si dica della politica; chรจ i rivolgimenti storici non si fanno duraturi se non sono preparati da una lunga serie di eventi: ma chi ne precipita la soluzione, alle volte, molti anni prima della applicabilitร  pratica, sono i geni alienati, che precorrono gli eventi, non sentono gli ostacoli, nรจ li temono; e perciรฒ spesso riescono laddove i savi sarebbero stati impotenti.

Note

  1. โ†‘ Vedi Genio e Follia, IV, pag. 177, 185, 122, 180, 229).
  2. โ†‘ Vedi Genio e Follia, IV, pag. 177, 185, 122, 180, 229).
  3. โ†‘ Anche lโ€™Europa antica (1680) ebbe il suo Keshab nel Knutzen dello Schleswig, che proclamava non esistere Dio nรจ inferno, i preti ed i magistrati essere inutili e dannosi, il matrimonio essere una fornicazione, lโ€™uomo finire colla morte, ognuno doversi guidare col suo senso interno, e perciรฒ dava ai suoi il nomignolo di coscenziosi. Il tutto in mezzo a citazioni strampalate: basti per esempio questa: ยซAmicus, amicis, amica. Demiratus saepicule qui fieret quod Christiani, idest rotarum in modum nacti, secum discordent, etc.ยป

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CAPITOLO VII.


Esempi di matti politici.

E gli esempi mi pullulano.

I nostri nonni ricordano ancora la potenza di quella vera profetessa monarchica che fu la Giulia di Krรผdener. Era isterica; erotica, fino a gettarsi in ginocchio in pubblico davanti ad un tenore; spinta poi dalla delusione amorosa allโ€™antica fede, si crede eletta a redimere lโ€™umanitร , e trova il vigore di una ardente eloquenza. Va a Basilea e, predicando la prossima venuta del nuovo Messia, mette sossopra la cittร ; alla chiamata evangelica, ventimila pellegrini rispondono; il senato intimorito la bandisce: ella accorre a Baden, dove quattromila persone lโ€™aspettavano sulla piazza per baciarle la mano o la veste; una donna le offre diecimila fiorini per fondare una chiesa. Ella li distribuisce ai poveri, dei quali รจ prossimo il regno. La esiliano da Baden, ed ella ritorna seguita dalle turbe in Svizzera. La polizia la perseguita: ella passa dalle cittร  ai villaggi, acclamata, benedetta; sente dettarsi le opere dagli angeli. Napoleone, che lโ€™aveva disprezzata, diventa per lei lโ€™angelo nero; Alessandro lโ€™angelo bianco: ed essa giunge ad esserne lโ€™ispiratrice, sicchรจ lโ€™idea della Santa Alleanza pare si debba a lei sola.

Loyola, ferito, volge il pensiero alle cose religiose, e spaventato dalla rivolta di Wittemberg, escogita il grande progetto della fatal Compagnia; ed ecco che Maria Vergine lo aiuta in persona neโ€™ suoi progetti ed egli sente voci celesti che ve lo incitano.

Lutero (Archiv fรผr psychiatrie, 1881) attribuiva i suoi dolori fisici e i suoi sogni alle arti del demonio, eppure tutti quelli di cui ci tramandรฒ la descrizione alludono a fenomeni nervosi. Ei soffriva spesso, per esempio, ยซuna implacabile ambascia, causata, secondo lui, da un Dio fiero ed irritatoยป. A 27 anni cominciรฒ ad essere preso da accessi di vertigine, cefalea, susurri alle orecchie, che si rinnovarono a 32, 38, 40, 52 anni, specialmente quando egli era in viaggio per Roma; anzi a 38 anni ebbe una vera allucinazione, favorita forse dalla solitudine eccessiva. ยซQuando nel 1521, scrive egli, io era nel mio Patmo, in una stanza in cui non entravano che due paggi per recarmi il cibo, sentii una sera, mentre ero in letto, moversi le nocciole dentro il sacco e scagliarsi da sรจ contro il letto e intorno al mio giaciglio. Appena mi addormentai, sentii un immenso rumore come se precipitassero molte bacche; mi alzai e gridai: Chi sei tu? Mi raccomandai a Cristoยป, ecc.

Nella chiesa di Wittemberg aveva appena cominciato a spiegare lโ€™epistola ai Romani, quando giunto alle parole: ยซIl giusto viva della vera fedeยป, sentรฌ questi concetti penetrargli nellโ€™animo e udรฌ ripetersi piรน volte quel detto nellโ€™orecchio.

Nel 1570 quelle parole gli rimbalzano quando era ancora in viaggio per Roma, e con voce tonante, quandโ€™egli si trascinava per la scala santa. ยซNon rare volte, egli confessa, mi capitรฒ di svegliarmi verso la mezzanotte e disputare con Satana intorno alla messaยป, ecc., e qui espone molti argomenti addotti dal diavolo, dai quali, notisi, partรฌ per combattere quel rito.

Giovanna dโ€™Arco deve i miracoli dโ€™eroismo alle allucinazioni sofferte fin dai 12 anni.

Nei nostri tempi, Giorgio Fox, il fondatore dei quaqueri, deve lโ€™energia della sua propaganda a vere allucinazioni. In grazia a queste abbandona la famiglia, si veste di cuoio, si chiude nei cavi degli alberi, sente che tutti i cristiani, ortodossiani, son figli di Dio. Niuno gli crede; ma egli ode una voce che gli grida: ยซG. C. ti comprendeยป; sta 14 giorni in una specie di letargia; e mentre il suo corpo sembra morto, la mente continua ad agire: il che si ripete poi nei suoi seguaci, tutti onesti, ma visionari, profeti.

Ma lโ€™esempio, che ancor piรน ci calza, (se non paresse, il dirlo, una bestemmia nazionale), รจ quello offertoci dal Savonarola.

Sotto lโ€™impressione di una visione, fin da giovine, si credette mandato da G. C. a redimere il paese corrotto; parlava egli un dรฌ con una monaca, quando gli parve ad un tratto si aprisse il cielo, e vide sotto i suoi occhi le calamitร  della Chiesa e udรฌ una voce che gli ordinava di annunciarle al popolo.

Le visioni dellโ€™Apocalisse, del vecchio testamento, gli si schieravano dinnanzi. Nel 1491 voleva smettere di trattare di politica nelle prediche. ยซVegliai tutto il sabato, lโ€™intera notte; ma sullโ€™alba udii mentre pregava: Stolto, non vedi che Dio vuole che tu seguiti la medesima via?ยป.

Nel 1492, mentre predica lโ€™Avvento, ha unโ€™allucinazione di una spada su cui era scritto: Gladius Domini super terram. Ad un tratto la spada si rivolge verso la terra, lโ€™aria si oscura, e piovono spade, saette, fuochi; la terra รจ in preda alla fame ed alla peste, ed ei ne predice, fin dโ€™allora, la peste, che infatti avvenne.

In unโ€™altra visione, egli, fattosi ambasciatore a G. C., fa un lungo viaggio al paradiso, vi tiene discorsi con molti santi e colla Vergine, di cui descrive il trono, non dimenticando il numero delle pietre preziose che lโ€™adornavano (VillariVita del Savonarola, p. 11 e 304).

Era una scena simile a quella che ci descriveva Lazzaretti (Vedi Archivio di psichiatria e scienze penali, 1, 1880).

Egli meditava continuamente sopra i suoi sogni, e nelle sue visioni cercava di distinguere quelle che gli angeli producevano, da quelle dei demoni.

Quasi mai lo coglie il dubbio di essere in preda allโ€™errore. In un suo libro dichiara: ยซche il fingersi profeta per persuadere altrui sarebbe lo stesso come far Dio impostore. E non potrebbe essere (continua ad obbiettarsi) che tu ingannassi te stesso? No, risponde; io adoro Dio, cerco imitarne le vestigia, non puรฒ essere che Dio mi inganniยป (De veritate prophetica, 1697). Eppure, con quella contraddizione propria degli alienati, poco tempo prima aveva scritto: ยซIo non sono profeta nรจ figlio di profeta, e sono i vostri peccati che mi fanno per forza profetaยป. Infine in una pagina detta: ยซche il suo lume รจ indipendente dalla graziaยป; mentre poco prima in unโ€™altra aveva dichiarato: ยซche era una medesima cosaยป.

Il Villari giustamente nota: ยซquesta essere la singolaritร  del suo carattere; il vedere un uomo, che aveva dato a Firenze la miglior forma di repubblica, che dominava un intero popolo, che empieva il mondo della sua eloquenza e che era stato il piรน grande filosofo, inorgoglirsi perchรจ sentiva per aria delle voci, e vedeva la spada del Signore!!

Ma, come bene egli conclude, la puerilitร  stessa delle sue visioni ci prova che egli era vittima di una allucinazione; e lo prova ancor piรน lโ€™inutilitร , anzi il danno che a lui ne veniva.

Qual bisogno aveva, per ingannare le plebi, di scrivere trattati sulle visioni, di parlarne alla madre, di discuterne sui margini delle sue Bibbie?

Quelle cose che i suoi ammiratori piรน avrebbero voluto nascoste, quelle che lโ€™accortezza piรน semplice non avrebbe mai lasciate alla stampa, quelle, egli continuava a pubblicare e ripubblicare.

Il vero รจ, come spesso confessava, che sentiva un fuoco interno bruciargli le ossa e farlo parlare; e in quella potenza dellโ€™estasi e del delirio, come trascinava se stesso, cosรฌ riesciva a rapire lโ€™uditorio, il quale ne restava commosso in modo che a noi riesce mal comprensibile quando lo raffrontiamo col testo delle stesse predicheยป.

Ciรฒ ci fa comprendere come egli, a guisa appunto del Lazzaretti, propagasse la sua divina follia non solo direttamente col fanatizzare le plebi, ma col far nascere anche dei veri alienati che, essendo semianalfabeti o ignoranti, pure si trasformavano, grazie alla pazzia, in predicatori e scrittori. Cosรฌ Domenico Cecchi (Villari, p. 406) scrive la Riforma Santa, in cui giustamente propone di liberare il Consiglio maggiore dalle piccole faccende, di tassare i beni ecclesiastici, di porre unโ€™imposta unica, di creare una milizia ed insieme di fissare le doti delle fanciulle; e nella prefazione scrive: ยซMi son messo con la mia fantasia a fare talโ€™opera e non ne posso far altra, e dรฌ e notte me ne pare essere sforzato che ne potrei dire cose di miracolo, e me nโ€™รจ avvenuto che io stesso ne sto stupefattoยป. – Ed ecco spiegati i piccoli Coccapieller che pullulano, collo stesso suo stile, nellโ€™Ezio II.

Sono pochi anni che il Malet, un monomane, chiuso in una casa di salute, senza soldati, senza danari, colla sola alleanza di un prete e dโ€™un servo, tenta, e per un giorno quasi vi riesce, rovesciare Napoleone: falsificando degli ordini, uccide un capo del ministero, sequestra quello della polizia, inganna quasi tutti i comandanti di corpo a cui dร  a credere la morte di Napoleone. E non era la sua prima impresa: chรจ giร  nel 1808 aveva tentato unโ€™altra rivolta, fabbricando di sua testa un senatus consulto (Hamel, Histoire des deux conspirations du gรจnรจral Malet, Paris, 1875).

Masaniello1, garzone di pescivendolo non anco ventenne, colpito dalle prepotenze spagnuole e dalle esagerate gabelle che torturavano il popolo, fissa il chiodo sul modo di liberarlo, comincia a far cantare a dei monelli come lui alcune parole rivoluzionarie, fatte imparare a mente, parole che restavano tanto piรน in mente inquantochรจ esprimevano le piรน care speranze del popolo, cioรจ: lโ€™olio a due tornesi senza gabella, mora il mal governo. A poco a poco quei monelli divennero cinquecento, mille, due mila, e mano mano fino 100 mila, 120 mila; e cosรฌ in un tratto Masaniello si trovรฒ padrone di Napoli. E vi governรฒ da savio ed insieme da pazzo.

Strappรฒ i peli al cranio del Caraffa fatto uccidere crudelmente dal popolo; e non potendo, come desiderava, aver nelle mani il duca di Maddaloni, ne guastรฒ il palazzo, trapassรฒ con ispilli gli occhi al ritratto del padre suo e gli tagliรฒ la testa in effigie.

Si spinse ad abbruciare gli uffici delle gabelle, le case di chi se ne arricchiva, punendo poi chi della distruzione tentava approfittare: cosรฌ per una tovaglia o per un sacco dโ€™orzo qualche popolano fu condannato a morte.

Insieme, perรฒ, dimostrรฒ unโ€™abilitร  straordinaria: organizzรฒ barricate; accettรฒ, prima, il concorso dei banditi; ma quando vide che eโ€™ volevano conservare il cavallo, prevedendo, comโ€™era vero, qualche tradimento, li fece sterminare. Ordinรฒ che le donne non portassero guardinfanti, nรจ i preti mantelli, per impedire il travestimento di altri briganti. Armรฒ battaglioni di donne con bastoni e con materie incendiarie, per dar fuoco ai palazzi nemici; assediรฒ il vicerรจ e poi incominciรฒ le trattative a favore del popolo, esibendosi di abdicare lโ€™immenso potere; ma in questo punto, sia per lโ€™esagerata fatica intellettuale in un uomo predisposto alle malattie mentali, e che giร  ne avea dato, come vedemmo, qualche accenno, sia pel naturale dolore di perdere tutto ad un fiato il comando assoluto, egli che fino allora, (settima giornata), aveva rifiutato somme immense e rifiutato, perfino, di spogliarsi della sua rozza camicia da marinaio e a stento rivestivasi di una bella divisa per presentarsi al vicerรจ, venne colpito, proprio nella chiesa, e mentre si leggevano i patti degli accordi col popolo, da un accesso maniaco: cominciรฒ a mandar a richiedere da un ufficiale, volta per volta, al vicerรจ il diritto di nominare ufficiali, e di concedere licenze dโ€™armi, e che Sua Eccellenza licenziasse tutti i cavalieri alle loro case; di poi si mise a stracciarsi il vestito inargentato e volere che il vicerรจ e lโ€™arcivescovo lโ€™aiutassero a lacerarlo; insomma, agรฌ da alienato di mania ambiziosa, riproducendo molte di quelle follie degli imperatori romani che giustamente attribuisce il Jacoby al sentimento della illimitata potenza.

Vuol, p. es., per forza far accompagnare un arcivescovo, che desidera tornare modestamente al suo paesello, da quattro mila dei suoi dipendenti; e intanto dร  un calcio ad un povero Aversano, e te lo fa cosรฌ… cavaliere dโ€™Aversa; obbliga un terzo a fare degli epitafi in cui si dichiari che a lui non si deve obbedienza, sรฌ bene al vicerรจ; ma viceversa poi agisce perfettamente allโ€™opposto. Non dorme quasi piรน: ยซChe facciamo, grida a se stesso: siano padroni di Napoli e dormiamo?ยป โ€” e ad ogni momento impone nuovi comandi alle guardie che gli stan vicino. Colla spada ignuda percorre le strade, ferisce qualche persona, fa tagliar la testa ad uno che al dire dโ€™un compagno gli aveva mancato in un contratto, sequestra i cavalli del re e poi li rimanda; ordina al Caracciolo di baciargli i piedi per punirlo di non essere smontato di carrozza incontrandolo; spoglia di tutte le sue ricchezze un alto impiegato, visitatore generale, Pozzo di Leone, in compenso di un bacio che egli aveva dato ad un suo nipotino; pretende che il vicerรจ venga a mangiare con lui, gitta dinari in mare e paga chi glieli pesca.

Fa uccidere persone ignote, e senza causa, perfino dei suoi stessi capitani, come fossero (dice il suo storico) dei capponi; minaccia di voler uccidere il vicerรจ, sparla dei ministri, perรฒ sempre facendo di cappello al re di Spagna.

Si getta in mare vestito, e si leva minacciando gli stessi suoi amici che son costretti a legarlo; ma egli fugge, e da una chiesa si raccomanda al popolo, talchรจ i suoi consiglieri piรน intimi, Arpaia, Genuini, minacciati, schiaffeggiati, si trovano costretti ad ucciderlo, E non eran trascorse ancora due settimane.

Veniamo ad esempi piรน recenti.

Tutti ricordano la recente rivoluzione chinese che raggruppรฒ fino a 400 mila guerrieri, e inaugurava nuovi riti analoghi ai cristiani in un paese avverso ad ogni innovazione e ad ogni fanatismo religioso.

Ebbene, chi la sollevรฒ fu un alienato2. Era un Hong-Sion-Tiuen, nato da poveri contadini nel 1813, ma che, a malgrado di un vivace ingegno, fallรฌ spesso negli esami, di sorpassare i quali, egli, poverissimo, aveva piรน bisogno degli altri.

Mentre gemeva sotto la fatica e lโ€™ansia dellโ€™ultimo esame, nel 1837, ebbe alla mano un libro di divozione cattolica. Respinto in quelle prove, sโ€™ammalรฒ ed ebbe allucinazioni: fra le altre, gli pareva di essere trascinato in mezzo ad una assemblea di vecchi venerandi, uno dei quali, piangendo sullโ€™ingratitudine degli uomini, che da lui creati, offrivano doni ed olocausti al demonio, gli consegnava una spada ordinandogli di esterminare gli adoratori del diavolo.

Sotto lโ€™influenza di questโ€™allucinazione egli corse dal padre, dicendogli, come il vecchio di lassรน gli ordinava di esterminare i falsi credenti, e come tutti gli uomini a lui doveano inchinarsi e portargli i loro tesori.

Il povero padre lo giudicรฒ per quello che era: un matto โ€” e ne accagionรฒ i maligni spiriti, che molestassero le ceneri degli avi e quindi influissero sul suo cervello, come รจ credenza del volgo chinese e giร  del nostro.

Questo delirio continuรฒ quaranta giorni, durante i quali sembravagli vedere un uomo di mezza etร  che lโ€™accompagnasse nelle sue corse contro i maligni geni e sโ€™agitava furioso menando la spada per lโ€™aria e gridando: Uccidete! Uccidete! finchรจ stanco di gridare e di agitarsi, ricadeva sul suo letto e si assopiva; altre volte invece pretendeva dโ€™essere lโ€™imperatore celeste della China, e tutto ringalluzzivasi quando i visitatori acclamavanlo per celia con questo titolo.

Molti lo venivano a vedere, e gli appiccicarono invece il nomignolo di pazzo, che gli restรฒ per molto tempo. Il delirio poi cessรฒ; egli tornava alle sue umili funzioni di precettore, ed ai tentativi per la terza volta falliti di ottenere la laurea.

Un giorno ci si mise a percorrere quel tal libricciolo cattolico, giร  avuto a Pekino; e rileggendolo gli parve trovare la chiave di tutte le sue allucinazioni.

Lโ€™uomo vecchio a tonaca nera, era Dio; lโ€™uomo di mezza etร  era Gesรน Cristo, ecc. Egli allora si riconfermรฒ nelle sue idee, cosรฌ che fecesi battezzare da un suo compagno, rovesciรฒ la statua di Confucio, e, trovato qualche vicino che gli prestรฒ fede, fondรฒ una setta che si chiamรฒ degli adoratori di Dio.

Pieno di quel nuovo entusiasmo, si recรฒ dal missionario Roberts e studiรฒ con lui due mesi per ottenere la comunione e il battesimo regolare cristiano; ma anche il missionario, come il dispensatore delle lauree, nol trovรฒ abbastanza degno di ricevere il battesimo.

Allora ritornรฒ ai suoi adoratori, ma fu perseguitato dallโ€™autoritร  e dovette fuggire e star nascosto sette anni; la persecuzione, come accade, aumentรฒ i proseliti; costoro divagavano in teorie teologiche, essendo poi dโ€™accordo in un certo battesimo a cui seguiva una sorsata di tรจ, e nel dovere di distruggere ogni immagine; pare che avessero essi pure allucinazioni come il lor capo.

Cosรฌ un tal Hang si intratteneva col Dio padre, e Sian col Dio figlio, che gli insegnava a guarir tutti i mali e scoprire i ladri.

Il grande profeta fingeva o prestava loro pienissima fede; e valendosi del loro fanatismo e della tattica europea e dellโ€™odio nazionale dei Chinesi contro i Tartari, si fece sempre piรน potente, sicchรจ nel 50 potรจ chiamarsi imperatore Tin-Ouang, e fece re i suoi due matti acoliti, che piรน tardi perรฒ, colla solita contraddizione dei pazzi, fece morire, poco dopo di aver giurato e fatto giurare a tutti i dieci comandamenti della bibbia. โ€” Ci vollero molti anni ancora, e molto sangue scorse, prima che egli potesse venire domato.

Anche nel Madagascar, quando il partito aristocratico tentรฒ abbattere il re Radama, cominciรฒ collโ€™istigare uomini del volgo, che, o matti o fingendosi tali, parlavano di aver visto la morta regina e che il re era indegno di regnare, e davan pugni a chi incontravano: e come pazzi non solo non erano puniti, ma da molti creduti; e la malattia si propagรฒ dagli ufficiali ai soldati.

Nel 1862, tra i selvaggi della Nuova Zelanda si andรฒ formando una nuova religione.

Il fondatore ne era un certo Horopapera, giร  stato pazzo molti anni; il che gli giovรฒ invece, perchรจ i Maori venerano i pazzi e credonli ispirati.

Essendo naufragato un bastimento inglese, fece il possibile per impedire il massacro e saccheggio; non riuscitovi, divenne di rabbia delirante e allucinato. Si credรจ in relazione collโ€™arcangelo Gabriele, che gli insegnava una nuova religione di pace. Onde, fervendo le guerre fra le tribรน, egli predicava la tregua, la pace; fu favorito sulle prime dagli inglesi, ma poco dopo egli fece bruciare la bibbia, cacciare i missionari, tollerando solo gli ebrei dai quali pretendeva discendessero i Maori; sicchรจ i sacerdoti furono chiamati Ieu.

Pretendeva far miracoli, slegandosi dalle corde in cui lโ€™allacciavano; ma volendo guarire il figliuolo lo ammazzรฒ, e conducendo i suoi sotto un forte inglese li fece mitragliare tutti.

Ciรฒ malgrado, divenne il Pietro Eremita di una insurrezione contro gli inglesi. ยซIl Pakeca, lo straniero, โ€” gridava egli, con mille gesti come un ossesso. โ€” รจ un mostro, un serpe che morde chi lo nutre; รจ tempo di distruggerlo…ยป; e poi ipnotizzava i neofiti facendoli rapidamente girare intorno a sรจ stessi o intorno ad un palo, finchรจ cadevano sbalorditi e come pazzi, gridavano come cani, si sodomizzavano in pubblico, bevevano il sangue umano, prendevano dei crani inglesi e volevano farli parlare (Fraser Magazin, 1866).

Or ora, il Mahdi, che mise in iscacco lโ€™esercito egizio nel Sudan e dispose, vuolsi, di 300.000 insorti, e predicava la comunitร  dei beni e faceva leggi, era proclamato per pazzo dai suoi.

Dovunque, insomma, nei popoli piรน barbari come nei piรน civili, e piรน nei primi che nei secondi (e la teoria esposta poco sopra lo spiega), i mutamenti politici e religiosi furono originati o almeno fecondati dai pazzi; ed ecco spiegato completamente lโ€™enimma di Cola di Rienzo.

Quanto ai mattoidi, non avendo i concetti elevati dei primi, anzi non avendo spesso alcun concetto, non poterono estendere tanto la loro azione, che perรฒ guadagnรฒ in intensitร  quanto perdeva in estensione: essi seppero perรฒ diffondere intorno a sรจ tale profonda convinzione delle proprie bizzarrie, da suscitare, se non delle rivoluzioni, per lo meno delle sette che resistettero allโ€™arte della critica e perfino al dente del tempo. Tali i Mormoni di Smith, i Quaqueri di Fox, i Vegetariani di Gleizes, gli Anabattisti di Giovanni da Leida.

Picard si crede mandato al mondo novello Adamo per ristabilire la legge naturale, che consiste nella nuditร  e nella comunitร  delle donne; e ne sorgon gli Adamiti, che vanno nudi in truppe pei boschi e non furono che dopo molti anni disciolti3.

Gleizes si sente gridar in sogno il bisticcio, Gleizes equivale ad Eglise; e da ciรฒ parte a credersi designato da Dio come apostolo della nuova dottrina.

J. Humphrey, o meglio Noyes (tutti costoro aman mutare il nome di nascita), fondรฒ i perfezionisti, che reputano illecito il matrimonio, e ogni azione credono ispirata da Dio.

Dal mattoide Vane, autore del mattesco libro sul Mistero e possa di Dio, si crearono i Secker che cercano le manifestazioni sopranaturali e aspettano il millennio.

Dallโ€™Irving, che pretendeva al dono delle lingue ignote, gli Irvingisti4.

E noi fummo a un pelo di avere i Lazzarettisti5. E grazie ad un mattoide di genio abbiamo i crematoristi, che credono sul serio di giovare allโ€™uomo bruciandolo, dopo morte, quasi piรน che riscaldandolo in vita, e ciรฒ in un paese in cui sรฌ costoso รจ il combustibile! Ed a Londra han la Salvation Army col suo generale Booth e la marescialla Booth, che dispone, pei suoi stupidi e spesso osceni spettacoli, di parecchi milioni ed ha giร  proseliti in America ed in Svizzera.

Oh! che maraviglia se abbiamo, in un paese ed in un tempo come il nostro, in cui lโ€™estrema barbarie teocratica si mescola cogli estremi della civiltร  segnalata dal dominio popolare, uno Sbarbaro, un Coccapieller, e, quel chโ€™รจ peggio, dei Coccapielleristi?

Note

  1. โ†‘ Giraffi, Ragguagli sulla rivoluzione del Regno di Napoli, 1655. โ€” Amadori, Napoli sollevata; Bologna, 1650.
  2. โ†‘ Quarterly Review, London, 1863.
  3. โ†‘ Genio e Follia, p. 172.
  4. โ†‘ Genio e Follia, p. 188.
  5. โ†‘ Genio e Follia, p. 194.

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CAPITOLO VIII.


Rimedi.

1. I bambini vogliono sempre la morale della favola; ed i lettori, dopo lโ€™esposizione di un male, pretendono a quella dei rimedi; ma qui non parrebbemi proprio necessaria, tanto spicca evidente.

Certo, i mattoidi non si sopprimono, e quanto piรน innanzi noi andremo, piรน ne troveremo. Sono produzioni del nostro ambiente civile, arroventato dalle istituzioni politiche, che lasciano, e devono lasciare il varco a tutte le ambizioni. Ciรฒ รจ tanto vero, che essi negli Stati Uniti hanno un nome speciale, Kranks, ed un altro ne hanno nellโ€™Indostan (Babou), fra quegli indigeni che una coltura europea ad alta pressione costringe a trasformarsi in troppo breve tempo.

Ma per quanto siano maggiori i danni che eโ€™ recano dei benefici, sarebbe crudele il volerli sequestrare fino a che non siansi mostrati pericolosi alla pubblica salute e finchรจ sโ€™agitano nei campi astratti della politica, tanto piรน che non di raro essi, come alcune qualitร  di fermenti, giovano, anche colle loro bizzarrie, alla vita pubblica. โ€” Ma quando essi degenerano in forma criminosa, come Sbarbaro, come Mangione, si devono poter colpire, ma colpire non tanto colla pena del giurista, come col sequestro psichiatrico, il che giova cosรฌ alla politica come allโ€™umanitร .

Oh! non fu egli un triste segno dei nostri tempi, il vedere Sbarbaro, che aveva diritto doppiamente alla clausura ed insieme allโ€™immunitร  del manicomio, tradotto davanti ai tribunali come qualunque uomo di mente sana, porgendogli occasione ad una apoteosi, che fu una vergogna del nostro paese, perchรจ mostrava mancare in molti il criterio del vero od il coraggio di proclamarlo?

Non รจ egli accrescere lโ€™importanza di simili bolle, iridescenti ma vuote, a cui non dร  presa che la comune fiacchezza, per non dire viltร , il porgere pretesto al loro povero autore di atteggiarsi a martire, e il tradurlo cosรฌ solennemente davanti ad un tribunale, quando si poteva renderlo innocuo per sempre colla perizia di pochi alienisti, risparmiando al tribunale fatiche e contraddizioni, ed al paese spettacoli tuttโ€™altro che proficui?

Che se non si vuol badare alle conclusioni psichiatriche, si guardi almeno, terra terra, alla vergogna ed ai danni che ve ne vengono dal trascurarle.

Condannando i due tribuni come avete fatto, avete voi conseguito risultati piรน utili, che se li aveste chiusi fino a completa guarigione, dove i loro pari, con meno ingegno, ma spesso con minore intensitร  di morbo, son custoditi e curati?

E non avreste perduto tutto quel tempo, nรจ loro concesso, colla condanna, quel prestigio di martire, quella serietร  di cui, prima, sempre mancarono.

Ma perchรจ ciรฒ si conseguisse, bisognava non solo istituire i manicomi criminali, come ora si fece finalmente, ma modificare le disposizioni di legge cosรฌ che ve ne fosse autorizzato lโ€™invio.

รˆ il caso di ripetere col grande ateniese, ma con minore frutto, forse, di lui: Batteteci, ma ascoltateci.

2. Perchรจ, poi, i mattoidi, cosรฌ poco felici nelle opere e nei progetti, non formino un avvenimento storico, non influiscano punto sullโ€™opinione e sullโ€™azienda pubblica, bisogna, altresรฌ, che non si lasci loro il terreno propizio, che la loro sia una nota discorde sempre dal sentimento pubblico. Non potendo, insomma, distruggere questi microbi politici colle baionette, come malamente ci sognammo di tentare cogli altri microbi, dobbiamo medicare il terreno; togliamo, sopratutto, il sospetto che i giudici si lascino trascinare dalle influenze politiche e parlamentari: e mentre per obbedire alla legge della divisione del lavoro dobbiamo, come ben tentarono Villa, Zanardelli e Taiani, estendere sempre piรน la correzionalizzazione dei reati comuni, sopprimendo per essi quellโ€™istituto preistorico che chiamasi giurรฌ, sottoponiamo invece sempre ai giurati ogni reato che possa accennare anche indirettamente alla politica, e tentiamo sottrarre alle pressioni parlamentari ogni servizio che tocchi la giustizia.

Se vogliamo, infine, che i mattoidi non abbiano seguito, guariamo le nostre piaghe, sulle quali si agitano sempre costoro, come i vermi sul putridume, perchรจ essi, cui il morbo spoglia da ogni misoneismo (v. s.), subodorano da lungi quei mali reali, che, avvertiti dal pubblico, piรน tardi, lo rendon, poi, meno restio ad accogliere qualunque proposta di cura e ad ammirarli come profeti.

Il primo malanno nostro sta nella mediocritร , nellโ€™esaurimento di forze e dโ€™uomini, che ci viene per reazione alle energie consumate nel 48 e nel 59; anzi, a chi miri piรน a fondo, nelle quattro grandi civiltร  di cui fummo maestri al mondo; noi abbiamo in parte a compagne in questo (triste conforto) le altre razze latine; ma non perciรฒ ci รจ chiusa ogni speranza di migliore fortuna, e ben lo vede chi pensa ai grandi progressi fatti dai paesi del Sud e dalla capitale in pochi anni.

3. Concetto di Stato. โ€” La piaga piรน grave, quella che ci rende inferiori innanzi allโ€™Europa, nasce da che in noi la regione, il gruppo, la personalitร  affogano lo Stato, il cui concetto non persiste se non grazie allโ€™abilitร  di qualche individuo sopranuotato al naufragio generale degli uomini cui si deve lโ€™Italia, e costretto, per sopravvivere, a barcamenare ora da un lato, ora da un altro, senza quasi piรน altra mรจta nรจ scopo che di non restare soffocato dalle ondate contrarie.

Certo, se molti fossero questi abili uomini di Stato, e con ampia libertร  dโ€™azione, questa sventura, la massima di una nazione, permarrebbe egualmente; ma noi ne soffriremmo assai meno, e lโ€™influenza dei fanatici e dei mattoidi, che tenta loro sostituirsi, non si avvertirebbe.

Il sistema parlamentare, che fu detto da Spencer la piรน grande delle superstizioni moderne, fu, forse, la causa maggiore di questa piaga, sostituendo tante autoritร  onnipotenti, irresponsabili, alle responsabili che dovrebbero reggere le amministrazioni e la giustizia.

Unโ€™altra causa ne รจ nellโ€™odio contro ogni concetto di Governo, che naturalmente ci dovevano destare e lasciare nelle ossa, dei Governi o stranieri, o nemici di ogni libertร ; vi si aggiunge il danno che viene da un clima caldo, in cui le passioni sono sempre piรน vivaci e gli uomini meno sofferenti del freno: e quello del predominio sopra tutti della casta avvocatesca che non aveva sulle altre il prestigio della storia, come la nobiliare e sacerdotale, nรจ quello della forza, come quella delle caste guerriere, e nemmeno propriamente della cultura, perchรจ svolgendo tutte le sue facoltร  in un campo quasi sempre astratto, quasi sempre lontano dai fatti, non si trova a suo posto se non quando si tratta di leggi; onde, e per lโ€™abitudine professionale e per farsi valere รจ costretta, sempre, a fantasticare, manipolare nuove leggi, a farne, disfarne, rifarne, o trovare in queste, quando sono al Governo, la panacea di ogni sventura, salvo ad eluderle quando i suoi membri cedono il potere e ritornino cittadini.

A molti di questi mali non si vede uno scampo; gli uomini grandi non li possiamo creare: sarebbe giร  bazza se potessimo facilitare loro il potere quando siano sรฒrti.

E questo รจ, forse, il solo lato utile del parlamentarismo.

4. Suffragio universale. โ€” Quanto agli altri lati, troppo dannosi, di questo, postochรจ si tratta dโ€™un male che non si puรฒ sopprimere, senza generarne molti altri, noi dobbiamo temperarli, ricordando quel detto di Spencer, che non sono i piรน che conducono i meno, ma i meno che conducono i piรน; allarghiamo, pure, le basi del suffragio, rendiamolo pure universale, estendendolo ai poveri contadini che sudano sui campi per arricchirci, e muoiono, negletti e famelici, piรน che lโ€™ultimo degli operai, e perciรฒ sono messi da banda anche nei progetti (restati, pur troppo, sempre in istato di crisalide) a favore delle classi inferiori; ma facciamo che essi non siano che elettori di primo grado, e che essi stessi eleggano i veri elettori. Attraverso questa doppia trafila รจ difficile che siano elette le nullitร  ed i mattoidi, o lo sarebbero in numero piccolissimo; per scemare, poi, i pericoli delle inframettenze, diminuiamo il numero dei deputati.

5. Avvocati. โ€” Sopratutto restringiamovi il numero delli avvocati patrocinanti, sicchรจ non sorpassino, che del decuplo, le proporzioni in cui sono le categorie dei colleghi magistrati, professori, per le stesse ragioni per cui si lamentarono quelle, anzi, per ragioni piรน evidenti, perchรจ essi, nelle questioni penali sarebbero parte troppo interessata; oltrecchรจ la necessitร  in cui sono, spesso (Zanardelli), di sostenere il falso nelle difese, li rende facili al sofisma, inclini a sostituirvi spesso il trionfo delle proprie idee e dei proprii interessi a quelli del paese, nella cui sicurezza turbata essi non vedono lโ€™effetto degli abusi da essi provocati.

Io vedo, del resto, nella bellโ€™opera di Zanardelli (Avvocatura, 1879), lodata la proibizione indetta agli avvocati di Francia dal Consiglio dellโ€™ordine, di farsi amministratori di societร  od anche membri dei consigli dโ€™amministrazioni ferroviarie, onde non doversi trovare in collisioni di interessi. Ma quanto piรน ciรฒ non deve applicarsi, quando si tratta di un Parlamento, dove essi, come legislatori, possono essere accusati di favorire leggi, di cui potrebbero approffittare come avvocati?

Come, se non si scema il potere immenso a questa avvocatocrazia che, assai piรน pericolosa, perchรจ meno avvertita, di quella sacerdotale di un tempo, va assorbendo tutto, che riesce ad entrare, come maestra suprema, nella marina, nellโ€™agricoltura, nelle discipline, cui essa รจ assolutamente estranea, come credere che possa permettere uno svolgimento sicuro ed imparziale in quella materia in cui รจ piรน competente, in cui le sue arti possono piรน abilmente essere adoperate e meno controminate e controllate dagli altri? E come puรฒ aver luogo urna vera giustizia, se da un lato si van togliendo, con continue manovre, le barriere contro al vizio, dallโ€™altro, i deboli suoi difensori, i magistrati, sono lasciati inermi innanzi ai colpi dei loro naturali, legittimi, avversari?

Tutto ciรฒ sia detto per lโ€™avvocato patrocinante in penale. Ma per conseguire completamente lo scopo, una certa limitazione dovrebbesi imporre, anche, agli avvocati civilisti; anzi, credo che al benessere pubblico gioverebbe rendere piรน difficile, p. e., con tasse ed esami piรน severi, lโ€™accesso agli studi giuridici, di cui sono troppi i cultori; sicchรจ non dia luogo ad un sedimento, sempre maggiore, di spostati, di mali politicanti.

E sminuirebbe allora questa smania di legiferare. E forse, allora, concentreremo un poโ€™ piรน le nostre forze, le nostre attivitร  nel sostituire la buona, lโ€™attenta applicazione delle leggi esistenti, sempre migliori appunto perchรจ non nuove, perchรจ giร  studiate, perchรจ giร  entrate nelle abitudini a questa eterna vicenda di fare e disfare delle leggi che, mentre mancano sempre allo scopo, ne raggiungono in chi le deve subire, pur troppo, sempre uno, il meno preveduto โ€” quello della sfiducia e dellโ€™indisciplina.

E cosรฌ nelle questioni penali non ci smarriremo dietro ai miraggi di un Codice nuovo, che muterebbe, solo con imbarazzo dei giudici e quindi con ritardo della giustizia, alcune formole astratte ed accrescerebbe quella mitezza della repressione che รจ il peggiore dei pericoli, facendo perdere qualche anno di discussioni, tanto piรน inutili quanto piรน verbose.

6. Polizia. โ€” Miglioriamo, invece, il nostro sistema carcerario e di polizia, rendendolo scientifico collโ€™uso dellโ€™album criminale, delle fotografie, dellโ€™antropometria dei criminali, accrescendone1 a mille doppi cosรฌ lโ€™efficacia, come si perfezionรฒ, rendendola piรน scientifica, lโ€™arte della guerra; miglioriamo il nostro Codice di procedura in modo che le denuncie siano piรน facili, che le vittime non abbiano ancora da perdere in tempo ed in istima pubblica e, forse, in denaro per il solo fatto di volersi far rendere giustizia; impediamo che lโ€™ultima delle ricerche sia quella della constatazione del fatto, mentre si lascia la massima libertร  alla declamazione rettorica, la quale non ha nulla a che fare- nellโ€™illuminare la giustizia.

Perchรจ permetteremo, per esempio, che si dichiari impunemente dal preteso perito di difesa che una forte dose dโ€™arsenico non sia mortale, o che non lo sia una coltellata nel cuore, quando in bocca ad un testimonio che ha pur fatto un egual giuramento, ciรฒ puรฒ essere argomento ad una grave condanna?

7. Assise. โ€” E cerchiamo limitare il numero degli accorrenti alle Corti dโ€™Assise, non permettendone lo accesso ai minorenni, ai sorvegliati o sospetti; e cosรฌ si eviterebbero le scene scandalose che mutano le Assise in un teatro, ed ahi! spesso, in un ritrovo, ancor meno corretto, e sempre, in una specie di scuola pratica dโ€™immoralitร  e dโ€™incitamento alla vanitร  dei criminali; essendo chiaro, del resto, che la presenza dei tristi non puรฒ dare garanzia della bontร  dโ€™un procedimento.

8. Magistratura. โ€” Finchรจ permetteremo lโ€™intromissione continua dei deputati avvocati nelle cause e, peggio, nei Ministeri di Grazia e Giustizia, colla magistratura in gran parte mobile, come impediremo che nasca il sospetto, per quanto sia ingiusto, od almeno esagerato, che questa non sia sempre pienamente libera di sรจ?

Bisognerebbe consacrarne, dunque, lโ€™inamovibilitร , anche di sede, e devolverne le scelte ad un corpo rispettabile ed indipendente, ma pagato, come quello della Cassazione; il quale dovesse servirsi per criterio delle promozioni, prima degli esami e poi del numero delle sentenze non revocate pei magistrati inferiori; infine, per questi e pei procuratori del re, del numero delle cause trattate per citazioni dirette, corretto e controllato dagli esiti in appello, che sarebbe criterio esattissimo e nello stesso tempo stimolo stupendo a ben fare. Le statistiche ci rivelano come, dove vi hanno magistrati assai attivi, la citazione diretta raggiunge una cifra che รจ singolarmente diversa da quella che si nota nel piรน dei casi. Cosรฌ, mentre a Napoli se ne รจ notato solo il 30 % e in Italia in genere il 48 % (Costa. Relaz. statist., 1879. Genova, pag. 46), noi vediamo in Genova nel 1878 essersene avuto il 57 %, in Venezia (Torti) il 53 %, in Milano nel 1878 il 60 p. %, (Sighele).

Perchรจ non approfittare del modo stesso di migliorare la giustizia per avere anche un criterio sicure sulla scelta dei magistrati?

9. Collegialitร  giudiziarie. โ€” La buona scelta dei pretori avrebbe il vantaggio di permettere di diminuire le cause di rinvio, e di togliere pegli appelli certe collegialitร  giudiziarie inutilmente costose, anzi dannose, perchรจ coprono colla moltiplicitร  dei membri la responsabilitร  individuale.

10. Rinvii, Appelli. โ€” Lo strano abuso degli appelli e delle cassazioni, รจ fra le cagioni piรน gravi dellโ€™attuale rilassamento penale. Bisognerebbe provvedere, perciรฒ, che gli appelli fossero concessi solo quando abbiano specialissime ragioni di esistere; e inibiti quando in ritardo o quando non esistessero che semplici errori di forma e quando le nuove prove, su cui si fondassero, fossero di tal natura che si potevano offrire fin da principio al Iยฐ giudizio; siccome si dovettero cassare parecchie sentenze per difetto dei verbali dei cancellieri, si dovrebbero, questi, obbligare ad apprendere la stenografia ed applicarla nei punti piรน essenziali dei processi; punti che non dovrebbero essere protocollati dopo, ma seduta stante, onde impedirne ogni errore2. Quanto risparmio sia con ciรฒ conseguibile, ben lo dimostra la statistica, che ci dร  29,361 ricorsi in appello respinti, perchรจ in ritardo, o irrecivibili sopra 41,000; evidentemente, a piรน della metร  dei ricorsi avrebbe potuto essere risparmiata la presentazione.

Le nostre leggi permettono di appellarsi anche senza addurre motivi, anzi, anche quando motivi non ci sono, sicchรจ avviene, che da un tribunale lontanissimo, p. e., da Vercelli a Torino, il detenuto sia coi suoi complici se esistono, anche se non appellanti, trasportato a Torino, e una Corte si raduni per nullโ€™altro che per ripetergli il non farsi luogo, per mancanza di motivi.

E poi si cercano le economie nei periti, e ci lagniamo che manchi nei luoghi piรน necessari la forza pubblica, occupata in tali serie imprese!

Se noi consultiamo la storia delle istituzioni giudiziarie di Roma, troviamo che la introduzione dellโ€™appello non fu conquista di libertร , nรจ garanzia di retta giustizia, ma invece strumento di politica illiberale e retriva, perchรจ preordinata a mezzo di accentramento del potere nelle mani dei governanti3.

Ai tempi della Romana Repubblica si conosceva lโ€™apellatio ad populum, ma come sindacato verso i magistrati; nella forma attuale fu adottata, solo sotto gli imperatori, e rampollรฒ dal principio cesareo della concentrazione di tutti i poteri nel principe.

11. Cassazione4. โ€” Ammettendo i ricorsi in cassazione solo per gravi errori di diritto, e ammettendo gli appelli, solo in via eccezionale, quando si possano portare nuove prove, si scemeranno molti ricorsi, che rendono cosรฌ ingombre quelle Corti da ritardarne il lavoro e quindi impedire lโ€™applicazione rapida della giustizia che รจ la sola efficace; tanto piรน se vi sโ€™aggiugnerร , come in Francia, e come la giustizia piรน semplice suggerisce, che i nuovi giudizi in rinvio possano aggravare come migliorare la sorte del reo.

Questa riforma della cassazione e degli appelli potrร  giovare anche a diminuire il numero degli impiegati, migliorandone la sorte, ed a scemare lโ€™enormi somme che senza il piรน lieve vantaggio pel paese aggravano il bilancio di giustizia, e tuttociรฒ, accelerando lโ€™esecuzione e definizione delle sentenze.

Il confronto, infatti, col nostro vicino paese, ha dimostrato che spendiamo molto di piรน della Francia, avendo un lavoro assai minore.

In Italia nel 1875 si definirono 175,587 processi in meno, e si giudicarono 228,100 rei in meno che in Francia, e si spesero 694,076 lire in piรน!

Le spese di giustizia per ciascun processo sommarono lire 8,50 in Francia, a 14,20 in Italia, il che si puรฒ spiegare solo in parte colle poche citazioni dirette, e col numero dei processi gravi in piรน (12,706) portati dalla sezione di accusa, e alle Assise 772, ma piรน ancora collโ€™enorme cifra degli appelli (Statistica degli affari civili e penali del Ministero di grazia e giustizia, 1875, Roma).

Scemate le spese di giustizia penale, si potrร  offrire quella gratuitร  vera per le cause civili dei non abbienti, senza cui non esiste eguaglianza civile.

12. Citazione diretta. โ€” Ma contro i ritardi e le impunitร  che sorgono dagli abusi degli appelli e cassazioni, abbiamo aperto e facile un farmaco, senza nessuna legge speciale, collโ€™uso di quella citazione diretta, che รจ, forse, lโ€™unico mezzo che ancora ci resta, onde ottenere, con grande economia di tempo e danaro, la tanto desiderata prontezza ed anche, che รจ meglio, la sicurezza della pena; poichรจ il reato รจ avvenuto da poco, i testimonii ne hanno piรน fresca e precisa memoria, nรจ la loro buona fede fu scossa dalle solite arti, e lโ€™esemplaritร  รจ maggiore, nรจ trattandosi di magistrati abituati alle tristi scene del delitto, si puรฒ temere che lโ€™impressione troppo fresca del fatto possa preponderare nellโ€™animo loro in senso contrario dal giusto.

13. Corpi gratuiti. โ€” Un altro dei danni della nostra doppia piaga parlamentare ed avvocatesca รจ anche la tendenza a sostituire una proposta di legge dove urge un provvedimento immediato, e una Commissione quando il progetto non si trovi su due piedi; e quella dโ€™organizzare, a somiglianza del Parlamento e con unโ€™impotenza ancor maggiore, con unโ€™azione, anzi, solo negativa, ritardataria, e qualche volta contradditoria, dei Corpi consultivi, come i Consigli di sanitร , dโ€™istruzione pubblica, dโ€™agricoltura, ecc., gratuiti tutti, in parte elettivi, di uomini anzi, occupati altrove spesso in gravissime bisogne, i quali idealmente dovrebbero avere la suprema direzione, insieme ai Ministri, dei grandi interessi dello Stato, ma, in fondo, colla collettivitร  gratuita, collโ€™intermittenza e colla mancanza di ogni voto esecutivo, finiscono per ritardare, alle volte peggiorare, orpellandone ed attenuandone la responsabilitร , lโ€™azione dei Ministri.

Gli uomini, p. es., preposti ai Consigli dโ€™igiene, saranno ciascuno individualmente migliori (e per molti la mia amicizia si confonde collโ€™ammirazione) di colui che si dovesse scegliere a capo effettivo della sanitร  del regno; ma malgrado ciรฒ, se esso ne riunisse il potere e la responsabilitร , riescirebbe piรน efficace, piรน utile; saprebbe colpire i morbi epidemici appena sรฒrti, sarebbe indipendente dalle fluttuazioni della politica, e se errasse, ne risponderebbe.

Sostituiamo, dunque, ove sia possibile, degli specialisti ai Corpi consultivi, e diamo loro non solo un voto puramente teorico, ma anche esecutivo, e associato ad una massima responsabilitร  in quella parte in cui non entra affatto la politica, e in cui la scienza moderna vuole specialisti direi specializzati, e non uomini-omnibus che passino dallโ€™uno allโ€™altro ramo piรน diverso.

14. Ministeri Tecnici. โ€” E qui ci pare che un altro modo di controminare i danni del parlamentarismo senza ricorrere a quelle reazioni, contro cui si ribellerebbe ad ogni modo la tempra troppo elevata ed onesta del nostro Monarca, sarebbe di rendere alcuni Ministeri affatto tecnici, e sottratti ad ogni influenza di partito, ma non, ben inteso, ad ogni responsabilitร .

Lasciamo politici e parlamentari fin che si vuole il Ministero dellโ€™Interno e quello degli Esteri; ma che rapporto possono avere colla politica quelli della Marina, dellโ€™Istruzione e dellโ€™Agricoltura? E se la rettorica dominante e lโ€™intrigo parlamentare rende ciรฒ impossibile, innalziamo entro i singoli Ministeri degli uffici con poteri estesissimi, simili a quelli del segretario generale, che non ne dividano le vicende parlamentari, ed i cui funzionari non possano essere scelti che nei professionisti delle specialitร  a cui devono essere addetti.

Allora le ambizioni intra ed extra parlamentari avranno un campo assai piรน circoscritto, e noi saremo piรน serii; e non vedremo degli uomini di Stato rispettabili proporre, senza essere contraddetti, di mutare le acque dei paesi per guarire la pellagra, o suggerire la chiusura delle Alpi per difenderci dallโ€™epidemia cholerica!

Oh! non abbiamo avuto degli avvocati alla Marina ed alla Guerra? E come impedire le aspirazioni piรน bizzarre quando questi casi si moltiplicano sotto i nostri occhi e non destano la piรน lieve reazione?

15. Formalismo. โ€” Noi abbiamo parecchie altre piaghe, che malgrado siano contradditorie lโ€™un lโ€™altre, in questo son sempre dโ€™accordo di rovinarci sempre piรน: il formalismo e lโ€™arcadia.

La burocrazia mi fa lโ€™effetto di unโ€™alienata che io curava, la quale aveva la mania di certe sue infinite cassette, che rientravano una dentro lโ€™altra: ma lโ€™ultima non conteneva che… della stoppa od un ago.

Noi accatastiamo carte su carte, relazioni su relazioni per assicurarci dellโ€™economia di una zuppa in un ospedale: intanto lasciamo dei cassieri senza cauzione, e per una zuppa che risparmiamo, teniamo in carcere otto, nove mesi un individuo non dโ€™altro reo che di non entrare nei casellari di questa strana religione burocratica. Riempiamo, p. es., migliaia di risme di carta per avere poi una cifra mitologica di recidivi, che non giunge nemmeno al terzo del vero, e per farci credere diminuito il delitto quando รจ aumentato.

16. Clero. โ€” Il Vaticano รจ il nostro eterno nemico, ma esso non si combatte colla militare strategia; egli ha la sua forza principale nel sentimento atavistico di conservazione dโ€™ogni uso passato, troppo forte nella donna, nel bimbo, nel vecchio, ed in quelli che lโ€™indebolimento mentale rende simili a loro. Combatterlo colla forza รจ creare dei martiri, aumentandone il prestigio e la forza.

Non vโ€™รจ con lui altra guerra possibile che quella che viene dalla coltura piรน diffusa, come ben si vede nelle cittร  in confronto alle campagne, in cui per la scarsa istruzione il prete comanda assoluto.

Vi sarebbe un altro lato in cui combatterlo, sebbene con maggior difficoltร : nella gerarchia, che ne fa un esercito compatto ed in assetto di guerra; chi sollevasse i gregari contro i generali ed il generale dโ€™armata, promuovendo, come si รจ tentato, per poco, sotto gli auspici del Guerrieri-Gonzaga, lโ€™elezione comunale del parroco, otterrebbe due grandi vantaggi, di rompere questa catena a noi cosรฌ pericolosa e di rendere, col voto elettivo, nazionale unโ€™armata potentissima e nemica.

17. Classicismo. โ€” Finalmente, per difenderci dai mattoidi della specie di Sbarbaro, dobbiamo spogliarci di quel triste retaggio degli avi, chโ€™รจ lโ€™arcadia rettorica. Oh! quanto dovranno sorridere i nostri nipoti pensando che migliaia e migliaia di uomini hanno creduto sul serio, come qualche frammento di classico, studiato sbadigliando e per forza, e dimenticato con piรน facilitร  che non appreso, e peggio ancora, le aride regole grammaticali dโ€™una lingua antica, siansi credute lo strumento piรน prezioso per acuire lโ€™ingegno del giovane, e ciรฒ piรน che non lโ€™esposizione dei fatti che piรน lo dovrebbero interessare e piรน della ragione dei fatti stessi. E chi crederร , fra poco, che anche per fare dei buoni marinai e dei buoni capitani di linea siasi creduto necessario il latino? mentre le norme strategiche e marinaresche hanno cambiato di tanto dopo lโ€™invenzione della polvere, del vapore, della bussola, ecc., e mentre le utili cognizioni storiche si attingerebbero egualmente nelle tradizioni! – Ma intanto si fabbricano generazioni, il cui cervello sโ€™imbeve per molto tempo solo della forma e non della sostanza, anzi, piรน che della forma, (che almeno si tradurrebbe in qualche capolavoro estetico) di unโ€™adorazione feticia della forma, e tanto piรน inesatta, tanto piรน sterile e cieca, quanto maggiore fu il tempo che inutilmente si consumava per apprenderlo, e mancando cosรฌ di una solida base, si getta in braccio alla prima novazione, anche la piรน inesatta5.  E quando crediamo di avere ingolfati a sufficienza quei poveri cervelli di questa classica stoppa, li rinzeppiamo, per soprassello, per anni ed anni di vacuitร  metafisiche, che si continuano, almeno pei legali, fino agli ultimi corsi universitari.

E intanto si lasciano in seconda linea o in mano a professori poco seri quegli strumenti stupendi di coltura sociale che sono gli studi di statistica, di sociologia; e non si parla della psichiatria, dellโ€™igiene, dellโ€™antropologia, dellโ€™etologia, della storia religiosa, della parassitologia, relegate, addirittura, fra le Cenerentole universitarie. E si trascura quella bella scoperta pedagogica chโ€™รจ la Scuola Frรถebeliana; e si aspetta che tutta Europa lโ€™adotti per accettare quella sana innovazione, qual vero antidoto alle tendenze rettoriche, del lavoro manuale nelle scuole, che rannobilendo e stimolando piรน allโ€™arte, sostituendo qualcosa di pratico, di esatto ai miraggi nebulosi dellโ€™antico, ci salverebbe da quel diluvio di laureati, ossia di spostati6, che noi colle nuove facilitazioni universitarie aumentiamo ogni giorno, e che si dovrebbe invece arrestare con gravi tasse e colla diminuzione delle Universitร .

Oh! noi abbiamo e ci bastano le scuole di eloquenza, di declamazione e, magari, sul poema dantesco, e di archeologia; e se di un sol insegnamento di diritto romano non foste proprio contenti, ve ne daremo due altri per ogni universitร . Oh, non รจ noto che noi viviamo, salvo la toga, anzi con quella, coi costumi e le leggi dei nostri antenati!!

Ed รจ con questo bagaglio che noi pretendiamo elevare lโ€™uomo medio dโ€™Italia a grandi destini, fare dei forti, e sopratutto, degli abili cittadini che non si limitino a vantare o rimpiangere sulle orme dei mattoidi e dei frati di Santโ€™Ignazio, le grandezze degli antichi, ma cerchino crearne delle nuove col mezzo delle arti novelle!

Quanto alla stupida smania pei monumenti, che si rannoda a questโ€™arcadismo, non vedo altro nodo di reprimerla che di tassarla come gli avvisi ed i rรฉclames, di cui in fondo fan parte, con unโ€™imposta che cresca in ragione delle spese consumate per la loro erezione. Un simile rimedio, una tassa cioรจ sui giornali che pubblicano processi criminali, gioverebbe, senza toccare la libertร  della stampa, a scemarne questa pericolosa pubblicitร .

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ma scrivendo queste righe, piรน volte mi sono sorpreso a sorridere di me stesso, tanto vani sono i sogni dโ€™un pensatore, sia pur patriota; dinanzi allโ€™apatia generale, e tanto riesce difficile lโ€™applicazione dei concetti, dirรฒ schermatici, di cura che sorgono in mente a chi studia, solo dal tavolo, le nostre miserie.

E lo paragono ad un fanciullo che immaginasse elevare delle dighe di sabbia contro i flutti dellโ€™oceano. Viene unโ€™ondata: e della diga non resta, sulla riva, pure una pallida traccia.

Torino, 2 febbraio 1887.


Note

  1. โ†‘ Vedi Archivio di psichiatria e scienze penali, vol. VII, 6, pag. 611-612.
  2. โ†‘ Lombroso, Incremento del delitto in Italia e mezzi per prevenirlo. โ€” Torino, Bocca, 1879.
  3. โ†‘ Casarini, Dellโ€™Appello. โ€” Riv. penale, novembre 1878.
  4. โ†‘ Lombroso, Incremento del delitto, ecc. โ€” Torino, Bocca, 1879.
  5.  Chi ne dubitasse, ricordi il classicismo dei rivoluzionari dellโ€™89, e legga Valles: Le bachelier et lโ€™insurgรฉ, e vedrร  quanto contribuisca quellโ€™educazione discorde dal tempo a farne uno spostato ed un ribelle.
  6. โ†‘ Vedi nota a pag. 183.

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[cite]

“Un singolare filo rosso”. ‘Storia della Psicologia’, Mecacci 2019 (2022)

In conclusione alla prefazione di ‘Storia della Psicologia. Dal Novecento a oggi’ di Luciano Mecacci (Laterza, prima edizione marzo 2019; l’autore ci informa che una prima edizione di questa storia comparve giร  nel 1992), si trova una osservazione interessante riportata qui di seguito (neretto e link aggiunti) che coinvolge anche aspetti politici delle biografie di alcuni tra i principali esponenti nella storia di psicologia, psicoanalisi e psichiatria.

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“Perรฒ di fronte a una storia della psicologia che invitiamo il lettore a considerare in tutta la sua frammentarietร  e molteplicitร  di voci, ci sembra opportuno segnalare un singolare filo rosso che collega personalmente gli esponenti delle varie prospettive e delle diverse teorie. Si tratta delle biografie degli psicologi: personalitร  complesse, vite inquiete e inquietanti, eventi tragici. Si pensi soltanto alle vicende sentimentali di Franz Brentano, James M. Baldwin, Carl G. Jung e John B. Watson; alle depressioni di William James, Melanie Klein, Jean Piaget, Burrhus F. Skinner; alle sofferenze psichiche e fisiche di moltissimi psicoanalisti e psicologi ebrei a causa delle emigrazioni forzate negli anni ’30; agli ultimi anni di dolore fisico di Sigmund Freud e Lev S. Vygotskij; ai suicidi di Vittorio Benussi, Bruno Bettelheim, Karl Duncker, Lawrence Kohlberg, Stefan Miller, Marta Muchov, Richard Semon e Victor Tausk; alle morti di Vladimir M. Bechterev, avvelenato da Stalin, di Wilhelm Reich in un penitenziario statunitense, di Otto Selz nel lager di Auschwitz, di Georges Politzer e Sabina ล pil’rejn (Spielrein) fucilati dai nazisti, di Isaac ล pil’rejn [nella foto in alto, “il leader della psicotecnica sovietica” e fratello di Sabina, come Mecacci spiega piรน avanti nel libro, ndr] fucilato dalla polizia stalinista; infine alla detenzione o alla morte di molti psicologi russi nei gulag. Non sembra che ci sia altra scienza, se non la psicologia, per la cui comprensione occorra richiamarsi cosรฌ direttamente alla vita, spesso drammatica, dei suoi protagonisti“.

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In conclusione del libro, nell’ultimo paragrafo, l’autore rimanda alla dimensione politica della psicologia: “La sfida della psicologia del terzo millennio non รจ circoscrivibile al superamento delle sue crisi interne, teoriche e metodologiche, ma si configura come un confronto urgente con la societa’ contemporanea che non รจ piu’ inquadrabile โ€“ come schema generale di riferimento โ€“ nella polis entro cui nacque la disciplina nella sua versione occidentale. In effetti, si sta formando da alcuni anni un orientamento che, abbandonando le indagini settoriali, intende rispondere all’esigenza di rivedere la posizione della psicologia sui grandi valori che hanno caratterizzato la societa’ occidentale (la morale, la democrazia, la parita’ dei diritti, e in generale il rispetto della persona), e che oggi sono sotto l’attacco della globalizzazione (Fathali M. Moghaddam, The new global insecurity: how terrorism, environmental collapse, economic inequality, and resource shortages are changing our world, 2010; Albert Bandura, Moral disengagement: how people do harm and live with themselves, 2016; Gian Vittorio Caprara e Michele Vecchione, Personalizing politics and realizing democracy, 2017). Questa prospettiva politica, nel senso nobile della parola, che le deriva dal modello della democrazia ateniese, ci sembra la piu’ promettente per il riconoscimento dell’autonomia della psicologia e del suo ruolo innovativo nella societa’ attuale.”

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[cite]

Immanuel Kant, 1764: ‘Saggio sulle malattie della testa’ (2022)

Qui di seguito il testo – con enfasi in neretto aggiunta – di Immanuel Kant sulle “malattie della testa” nella traduzione di Alfredo Marini, pubblicato originariamente in quattro puntate nel 1764 su ‘Kรถnigsbergische Gelehrte und Politische Zeitungen’ (‘Studiosi di Kรถnigsberg e giornali politici’) il cui direttore fu Johann Georg Hamann. Si veda Saggio sulle malattie della mente / Versuch รผber die Krankheiten des Kopfes (Testo a fronte tedesco) | Ibis Edizioni.

Su PsyPolitics sono stati affrontati in precedenza scritti filosofici settecenteschi che affrontano temi inerenti la politica assieme ad altri quali la psicologia, si veda ‘Psychologie’, ‘politique’. Encyclopรฉdie, 1751-1765 (2021) – PsyPolitics, o il linguaggio della malattia e della follia Il ‘Codice della Natura’, 1755: sentimenti collettivi vs. ragione individuale (2020) – PsyPolitics (entrambi in inglese).

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La semplice e frugale modestia della natura esige e forma nell’uomo soltanto concetti elementari e una rozza onestร : l’artificiosa costrizione e la raffinatezza opulenta della societร  civile producono invece gli spiritosi e i pedanti, talvolta perรฒ anche i pazzi [Narren] e i furfanti [Betrรผger] e generano una savia e costumata apparenza che puรฒ dispensare sia dall’intelligenza che dall’onestร , purchรฉ il bel velo che la rispettabilitร  stende sui segreti disturbi [Gebrechen] della mente o del cuore, sia abbastanza fitto. Via via che l’artificio aumenta, la ragione e la virtรน finiscono col diventare la parola d’ordine di tutti, ma in modo tale che il grande zelo posto nel parlare dell’una e dell’altra puรฒ sollevare persone istruite e bennate dalla pena di possederle. La generale stima di cui ambedue le lodate proprietร  godono comporta, tuttavia, questa notevole differenza: che tutti siano molto piรน gelosi delle proprietร  positive dell’intelletto che non delle buone qualitร  del volere e che, nel confronto tra stupiditร  [Dummheit] e disonestร  [Schelmerel] nessuno esiti a dichiararsi a favore di quest’ultima. Il che ha certamente la sua ragione di essere perchรฉ, se tutto dipende in generale dall’artificio, non si potrร  fare a meno della sua fine astuzia, sรฌ invece dell’onestร  che, in tali circostanze, รจ solo di ostacolo. Io vivo tra cittadini saggi e ben costumati, e cioรจ tra persone che tali sanno apparire, e mi lusingo che si sarร  tanto benevoli da concedere anche a me abbastanza finezza che, se fossi in possesso dei piรน sicuri medicamenti per sradicare le malattie della mente e del cuore, esiterei tuttavia non poco a porre una tale anticaglia tra le ruote della vita pubblica, ben consapevole come la cura di moda per la mente e per il cuore sia giร  nel voluto progresso e come soprattutto i medici del primo (che si chiamano logici) soddisfino molto bene alla richiesta generale da quando hanno fatto l’importante scoperta che la testa della gente รจ in realtร  un tamburo, che risuona solo perchรฉ รจ vuoto. Perciรฒ non vedo di meglio, per me, che imitare il metodo dei medici che credono di essere stati molto utili al loro paziente per aver dato un nome alla sua malattia e propongo quindi una piccola nomenclatura delle storture della mente: della sua paralisi nell’imbecillitร  [Blรถdsinnigkeit] su su fino ai suoi eccessi nella follia [Tollheit]; ma, per conoscere queste disgustose malattie nel loro insorgere graduale, trovo necessario innanzitutto chiarirne i gradi piรน tenui della stupiditร  fino al limite della pazzia, giacchรฉ queste proprietร , piรน comuni nella vita sociale, conducono tuttavia a quelle malattie.

La mente ottusa manca di spirito [Witz], la stupida di intelligenza [Verstand]. La versatilitร  nel comprendere e nel ricordarsi qualcosa e insieme la facoltร  di esprimerlo in modo aggraziato, dipendono moltissimo dallo spirito; perciรฒ una persona non stupida puรฒ essere benissimo ottusa [stumpf], in quanto qualcosa puรฒ entrarle a fatica nella testa benchรฉ subito dopo, in un giudizio piรน maturo, possa anche capirla, e la difficoltร  di sapersi esprimere non dimostra nulla circa la sua capacitร  intellettuale, ma soltanto che non ha abbastanza spirito per vestire i suoi pensieri di certi contrassegni di cui alcuni convengono loro nel modo migliore. Il famoso gesuita Clavius fu cacciato dalle scuole per inettitudine perchรฉ, in base all’esame di intelligenza dell'”orbilio” [Nel testo: Orbile (da Orbilius Pupillus, grammatico, maestro di Orazio). Vuol dire, in generale, insegnante autoritario (sulla storia del termine cfr. Ak. Ausg., vol. II, p. 490)], un fanciullo รจ buono a nulla se non sa fare nรฉ versi nรฉ composizioni retoriche; capitato poi per caso sulle matematiche, il gioco cambiรฒ e, rispetto a lui, i suoi maestri d’un tempo fecero la figura degli stupidi. Il giudizio pratico su cose, di cui si serve il contadino, l’artigiano, o il marinaio ecc., รจ molto differente da quello che si dร  sulle maniere con cui gli uomini trattano tra loro. Quest’ultimo non รจ tanto intelligente quanto scaltro [Verschmitztheit], mentre la grata mancanza di questa capacitร  tanto lodata si chiama semplicitร  [Einfalt]. Se la causa di tale semplicitร  va cercata nella debole capacitร  di giudizio in generale, un uomo di questa sorta viene considerato un babbeo [Tropf], un sempliciotto [Einfaltspinsel] ecc. Poichรฉ gli intrighi e le arti ingannevoli in uso nella societร  civile diventano lentamente massime comuni e complicano notevolmente il gioco delle azioni umane, non c’รจ da meravigliarsi se un uomo altrimenti intelligente e onesto per il quale tutta questa furberia รจ troppo spregevole perchรฉ egli debba occuparsene, o che non sappia indurre il suo cuore retto e ben intenzionato a farsi un concetto tanto odioso della natura umana, possa finire da tutte le parti tra le spire di ingannatori e debba offrir loro occasione di riso. Cosicchรฉ, alla fine, l’espressione ‘buon uomo’ finisce col significare, non piรน in modo metaforico, proprio un babbeo e, se capita, anche un c…; poichรฉ, nel linguaggio dei furfanti, nessuno รจ un uomo intelligente se non considera gli altri niente di meglio di quanto egli stesso sia, e cioรจ degli imbroglioni.

Incisione su legno colorata, dal dipinto ‘Kant e i suoi commensali’ (1892). Il banchiere Johann Conrad Jacobi alla sinistra estrema della tavola; Immanuel Kant alla sua destra, legge da una lettera. Altri amici includono Christian Jakob KrausJohann Georg HamannTheodor Gottlieb von Hippel and Karl Gottfried Hagen. Immanuel Kant – Wikipedia

Gli istinti della natura umana, che se sono molto graduati si chiamano passioni, sono le forze motrici del volere; l’intelletto vi si aggiunge solo per valutare sia la piena importanza delle soddisfazioni e di tutte le inclinazioni in vista di uno scopo, sia per trovare i mezzi adatti a raggiungerlo. Se per esempio una passione รจ particolarmente potente, la capacitร  intellettuale puรฒ farci ben poco perchรฉ l’uomo, cosรฌ affascinato, vede bensรฌ le ragioni contrarie alla sua particolare inclinazione con notevole chiarezza, solo che si sente impotente a dar loro una qualche efficacia. Se questa inclinazione รจ in sรฉ buona, e per il resto la persona รจ ragionevole, e avviene che solo lo strapotere dell’inclinazione le preclude la visione delle cattive conseguenze, questo stato della ragione incatenata รจ la stoltezza [Thorheit]. Uno stolto puรฒ avere molta intelligenza anche proprio nel giudicare quelle azioni nelle quali รจ stolto, anzi, bisogna addirittura che possieda una certa intelligenza e un cuore buono per potersi permettere di usare questo eufemismo nei riguardi delle proprie licenze. Lo stolto puรฒ in ogni caso rivelarsi un ottimo consigliere per altri, benchรฉ il suo consiglio resti per lui senza effetto. Egli si corregge solo attraverso il danno e l’etร , i quali perรฒ spesso rimuovono una stoltezza solo per far posto a un’altra. La passione dominante o un altro grado di ambizione hanno fatto, da che mondo รจ mondo, di gente ragionevole degli stolti. Una fanciulla costringe il terribile Alcide alla conocchia e gli oziosi cittadini di Atene spediscono con la loro sciocca lode Alessandro fino ai limiti del mondo. Ci sono anche inclinazioni di minore forza e generalitร , che tuttavia non mancano di produrre anch’esse la loro parte di stoltezza: la passione per le costruzioni, l’inclinazione a collezionare quadri, o la bibliofilia. L’uomo degenerato รจ distolto dalla sua posizione generale, e quindi รจ attratto da ogni cosa e occupato da ogni cosa. Allo stolto si contrappone il giudizioso; chi perรฒ รจ senza stoltezza รจ il saggio. Questo saggio si potrebbe cercarlo nella luna, forse proprio lรฌ egli sarebbe senza passione e infinitamente ragionevole. L’insensibile รจ protetto contro la stoltezza della sua stessa stupiditร ; agli occhi della gente comune egli ha perรฒ l’aria del saggio. Su una nave in tempesta, mentre tutti si davano da fare preoccupati. Pirro vide un porco mangiare tranquillo al suo trogolo e lo indico’ dicendo: “Cosรฌ dev’essere la calma di un saggio.” L’insensibile รจ una saggio nel senso di Pirro.

Se la passione dominante รจ diventata in sรฉ stessa odiosa e contemporaneamente si รจ estenuata al punto da scambiare per soddisfazione proprio ciรฒ che รจ l’opposto della sua stessa finalitร  naturale, questo stato della ragione distorta รจ la pazzia. Lo stolto comprende molto bene la vera intenzione della sua passione se contemporaneamente le riconosce una forza capace di incatenare la ragione. Il pazzo invece ne diventa contemporaneamente cosรฌ stupido da credere senz’altro di essere in possesso di ciรฒ che brama proprio mentre se ne defrauda. Pirro sapeva benissimo che il valore e la potenza ottengono l’ammirazione generale; egli seguiva coerentemente l’istinto della sua ambizione e non era altro che uno stolto, come appunto lo giudicava Cinea. Quando invece un Nerone si espone alla pubblica derisione leggendo da un palcoscenico miserabili versi per conquistarsi il premio di poesia, e ancora alla fine della sua vita esclama: “Quantus artifex morior!” in questo temuto e deriso dominatore di Roma io non vedo niente di piรน che un pazzo. Io sono del parere che ogni pazzia si sostenga propriamente su due passioni: l’orgoglio e l’avarizia [Hochmuth e Geiz]. Ambedue queste inclinazioni sono ingiuste e perciรฒ sono odiate, ambedue sono per loro natura estenuate e il loro scopo distrugge sรฉ stesso. L’orgoglioso sostiene con scoperta arroganza la propria superioritร  davanti agli altri, attraverso un evidente disprezzo di essi. Crede di farsi onore e invece viene fischiato perchรฉ nulla รจ piรน chiaro del fatto che il disprezzo degli altri stimola la loro vanitร  contro l’arrogante. L’avaro ha, a suo giudizio, bisogno di molte cose, e gli รจ impossibile rinunciare al piรน piccolo dei suoi beni; intanto perรฒ egli fa effettivamente a meno di tutti quei beni in quanto, con la sua spilorceria, li tiene sotto sequestro. L’accecamento dell’orgoglio produce ora sciocchi [Alberne] ora pazzi pieni di sรฉ [aufgeblasene Narren], a seconda che in quelle teste vuote abbia preso dimora una scimunita volubilitร  o una rigida stupiditร . La sordida avarizia ha dato occasione da sempre a storie tanto ridicole che sarebbe difficile inventarne piรน mirabili di come realmente accadono. Lo stolto non รจ savio, il pazzo non รจ intelligente. La derisione che lo stolto attira su di sรฉ รจ allegra e indulgente, il pazzo merita la satira piรน tagliente, solo che lui non la sente affatto. Non si puรฒ disperare del tutto che uno stolto possa ancora tornare prudente; chi perรฒ tenta di rendere intelligente un pazzo fa un buco nell’acqua. Il motivo ne รจ che, nel primo, domina tuttavia una vera e naturale inclinazione la quale, in ogni caso non fa che coartare la ragione, nel secondo invece domina una sciocca fantasia che ne capovolge i principi. Lascio ad altri di decidere se vi sia veramente ragione di preoccuparsi di quella sconcertante profezia di Holberg: che cioรจ l’incremento giornaliero dei pazzi sia tanto considerevole da lasciar temere che questi possano mettersi in testa di fondare la quinta monarchia. Posto perรฒ anche che essi covino tale proposito, non dovrebbero tuttavia affrettarsi troppo, perchรฉ ciascuno potrebbe dire all’altro con ragione in un orecchio ciรฒ che il noto buffone di una corte vicina, mentre cavalcava vestito da par suo attraverso una cittร  polacca, esclamรฒ rivolto agli studenti che lo rincorrevano: “Quanto a voi, signori, siate diligenti, imparate qualcosa, perchรฉ se saremo in troppi non potremo mai avere tutti il pane!”.

E passo ora, da quei disturbi della mente che vengono disprezzati e vituperati, a quelli che comunemente si considerano con compassione, da quelli che non vanno contro la libera societร  civile, a quelli dei quali l’autoritร  costituita si prende cura e per i quali dispone provvidenze. Io distinguo queste malattie in due gruppi: quello dell’impotenza [Ohnmacht] e quello della stortura [Verkehrtheit]. Le prime vanno sotto la denominazione generale di imbecillitร  [Blรถdsinnigkeit], le seconde sotto il nome di squilibrio psichico [gestรถrtes Gemรผth]. L’imbecille si trova in uno stato di grande impotenza per quanto riguarda la memoria, la ragione e spesso perfino la sensibilitร . Questo male รจ in gran parte insanabile perchรฉ, se รจ difficile eliminare i terribili disordini di un cervello squilibrato, deve essere quasi impossibile infondere nei suoi organi avvizziti una nuova vita. Le manifestazioni di tale debolezza, che impedisce a quegli infelici di uscire mai dallo stato infantile, sono troppo note perchรฉ sia necessario soffermarsi piรน a lungo.

I disturbi di un cervello squilibrato si possono distribuire in tanti generi principali, differenti tra loro, quante sono le facoltร  dell’animo che essere colpiscono. Ritengo complessivamente di poterle ordinare sotto i tre gruppi seguenti: in primo luogo la distorsione dei concetti dell’esperienza nell’allucinazione [Verrรผckung], in secondo luogo il disordine prodotto nella capacitร  di giudizio, innanzitutto da questa esperienza stessa, nel vaneggiamento [Wahnsinn], in terzo luogo, lo stato ormai distorto della ragione rispetto a giudizi piรน generali, nello spirito demente [Wahnwitz]. Tutte le altre manifestazioni del cervello malato mi sembra possano essere comprese e sussunte sotto le classi menzionate o come diversi gradi dei casi giร  citati, o come una infelice coesistenza di questi mali tra loro, o infine, come impianto degli stessi su potenti passioni.

Immanuel Kant ritratto dipinto da autore sconosciuto, circa 1790

Per quanto riguarda il primo male, e cioรจ lo sconcerto mentale [Verrรผckung], io spiego le sue manifestazioni come segue. L’anima di ciascun uomo, anche nella condizione piรน sana, รจ sempre occupata a dipingere ogni sorta di immagini di cose che non sono presenti, o anche a perfezionare qualche somiglianza imperfetta, nella rappresentazione di cose presenti, attraverso questo o quel tratto chimerico che la sua capacitร  creatrice associa intimamente alla sensazione. Non c’e’ nessuna ragione di credere che nello stato di attivitร  il nostro spirito segua leggi diverse che nel sonno, รจ piuttosto da supporre che solo le impressioni sensibili piรน vivaci oscurino, nel primo caso, e rendano irriconoscibili le piรน tenere immagini delle chimere, anzichรฉ che queste abbiano tutta la loro forza soltanto nel sonno, quando l’accesso all’anima รจ chiuso a tutte le impressioni esterne. Non c’รจ quindi da meravigliarsi che i sogni, per tutta la loro durata, vengano presi per esperienze veraci di cose reali. Infatti, essi sono allora nell’anima le rappresentazioni piรน forti e sono quindi, nel sonno, proprio ciรฒ che, nella veglia, sono le sensazioni. Supponiamo ora che certe chimere, quale che ne sia la causa, abbiano ferito per cosรฌ dire questo o quell’organo del cervello, in modo tale che l’impressione su questi organi sia diventata tanto profonda e, insieme, altrettanto precisa, quanto quella che solo una sensazione sensibile puรฒ dare: allora questo fantasma dovrร  per forza, anche nella veglia e in condizioni di sana razionalitร , esser preso per un’esperienza reale. Perche’ sarebbe inutile opporre a una sensazione, o ad una rappresentazione che fosse pari ad essa per forza, argomenti razionali, dato che, su cose reali, i sensi sono molto piรน convincenti di qualunque ragionamento. Per lo meno, chi รจ incantato da questa chimera non puรฒ mai essere indotto col raziocinio a dubitare della realtร  della sua presunta sensazione. Si constata altresรฌ che persone le quali mostrano altrimenti sufficiente maturitร  razionale, persistono tuttavia nel sostenere di aver visto benissimo chi sa quali figure spettrali e volti deformi, e che sono inoltre abbastanza intelligenti da connettere la loro esperienza immaginaria con qualche sottile giudizio di ragione. Questa proprietร  di chi e’ squilibrato, per cui egli, senza mostrare in misura particolarmente notevole una malattia acuta, รจ solito in istato di veglia rappresentarsi certe cose come chiaramente sentite, benchรฉ di esse non sia presente nulla, si chiama allucinazione. Questo pazzo รจ dunque uno che sogna durante la veglia. Se l’abituale illusione [Blendwerk] dei suoi sensi รจ solo in parte una chimera, mentre in massima parte รจ una sensazione reale, allora colui che in maggior grado รจ soggetto a tale stortura, รจ un fantasta [Phantast]. Se noi, dopo esserci svegliati, continuiamo a giacere in una molle e dolce distrazione, allora la nostra immaginazione ridisegna le figure irregolari, per es., delle tende del letto o di certe macchie su una vicina parete, quasi fossero figure umane, con una apparente precisione che ci intrattiene in modo non spiacevole, della quale perรฒ, volendo, possiamo di colpo disperdere l’incanto. In tal caso noi sogniamo solo in parte e teniamo in nostro potere la chimera. Se ad uno accade qualcosa di simile in un grado ancora maggiore di intensitร , senza che l’attenzione della veglia riesca a separare nell’immaginazione ingannevole l’illusione allora questa stortura lascia supporre in lui un fantasta. Tale autoinganno [Selbstbetrug] nelle sensazioni รจ del resto molto comune, e fin che rimane soltanto moderato non merita quella denominazione, per quanto, se vi si aggiunga una passione, questa stessa debolezza dell’animo possa degenerare in vera fantasticheria. Del resto gli uomini, nell’accecamento abituale non vedono quello che c’รจ, ma ciรฒ che la loro inclinazione dipinge loro davanti: il naturalista vede cittร  nella pietra di Firenze, il devoto vede nel marmo macchiettato la storia della Passione; quella dama col cannocchiale vede nella luna due ombre di innamorati, il suo parroco invece due campanili. Lo spavento trasforma i raggi dell’aurora boreale in lance e spade, e nel crepuscolo fa di un indicatore stradale uno spettro gigante.

La costituzione fantastica dell’animo non รจ mai tanto volgare come nell’ipocondria. Le chimere che questa malattia genera non ingannano propriamente i sensi esterni, ma provocano soltanto nell’ipocondriaco l’illusione di una sensazione circa il suo proprio stato, del corpo o dell’anima, che per lo piรน รจ un puro capriccio [Grille]. L’ipocondriaco ha una male che, quale che ne sia la sede principale, tuttavia verosimilmente vaga instabile per tutto il tessuto nervoso e in qualsivoglia parte del corpo. Soprattutto perรฒ avvolge di un’esalazione di malinconia la sede dell’anima, di modo che il malato sente su di sรฉ l’illusione di quasi tutte le malattie di cui appena abbia sentito parlare. Perciรฒ egli di nulla parla con piรน piacere che della propria indisposizione, ama leggere libri di medicina, vi trova continuamente i propri casi; quando รจ in societร  il buon umore gli sopravvive inavvertitamente, e allora ride molto, mangia di gusto ed ha di solito l’aspetto di una persona sana. Per quanto riguarda la sua segreta fantasticheria, le immagini assumono spesso nel suo cervello una forza e una durata per lui dolorosa. Quando ha in mente un’immagine buffa (per quanto egli stesso la riconosca subito per una semplice immagine di fantasia) e questo grillo gli strappa in presenza d’altri un riso sconveniente, senza che egli si curi di renderne nota la causa, o quando ogni sorta di nere rappresentazioni suscitano in lui un violento istinto di perpetrare qualcosa di maligno, della qual cosa egli stesso penosamente si preoccupa (benchรฉ all’azione non giunga mai): allora il suo stato รจ molto simile a quello di un pazzo, solo che รจ privo di necessitazione. Il malessere non ha radici profonde e si elimina di solito, per quanto riguarda lo stato d’animo, o da se stesso o tramite qualche medicina. Una stessa rappresentazione agisce sulla sensazione in grado ben diverso, secondo il diverso stato d’animo del soggetto. C’e’ quindi una specie di fantasticheria che viene attribuita a qualcuno, solo perchรฉ il grado dell’emozione che suscitano in lui certi oggetti viene giudicata eccessiva per l’equilibrio di una mente sana. Su questa base, il malinconico [Melancholicus] รจ un fantasta relativamente ai mali della vita. L’amore offre una grande quantitร  di piaceri fantastici e l’abile capolavoro degli antichi stati consistette nel fare dei cittadini dei fantasticatori relativamente al sentimento del bene pubblico. Chi รจ sollecitato da un sentimento morale piรน che da un principio, e ciรฒ in misura maggiore di quanto altri in base a un loro gretto e spesso ignobile modo di sentire possano rappresentarsi, รจ nella loro rappresentazione un fantasta. Io pongo Aristide tra gli usurai, Epitteto tra i cortigiani e Gian Giacomo Rousseau tra i dottori della Sorbona. E giร  mi pare di sentire alte risa di scherno e cento voci gridare: “Che fantasticherie!”. Questo ambiguo sentore di fantasticheria in sentimenti morali in sรฉ buoni รจ l’entusiasmo, e al mondo non e’ mai stato fatto nulla di grande senza di esso. Tutt’altro discorso merita il fanatico (visionario, esaltato) [Fanatiker, Visionรคr, Schwรคrmer]. Costui รจ propriamente un allucinato [Verrรผckter] con una presunta ispirazione immediata e una grande confidenza con le potenze celesti. La natura umana non conosce nessuna illusione che sia piรน pericolosa di questa. Quando la sua apparizione รจ nuova, quando l’uomo che cosรฌ si inganna ha del talento e la gran massa รจ preparata ad accogliere nell’intimo questo lievito, allora perfino lo stato ne tollera talvolta gli eccessi. L’esaltazione conduce l’entusiasta agli estremi, Maometto sul trono principesco e Giovanni da Leyda sul patibolo. Tra le storture della mente, nella misura in cui esse riguardano i concetti dell’esperienza, potrei includere in un certo senso i perturbamenti della capacitร  memorativa. Giacchรฉ questi ingannano il meschino che ne รจ colpito con una rappresentazione chimerica di chissร  quale condizione passata che in realtร  non ci fu mai. Chi racconta dei beni che un tempo avrebbe posseduto o del reame che sarebbe stato suo, mentre per quanto riguarda il suo stato attuale non s’inganna piรน di tanto, รจ un pazzo squilibrato riguardo alla memoria. Il vecchio brontolone convinto che durante la sua giovinezza il mondo sia stato piรน ordinato e gli uomini migliori, รจ invece un fantasta riguardo alla memoria.

Fino a questo punto, nella allucinazione, non รจ propriamente colpita la capacitร  intellettiva, quanto meno non รจ necessario che lo sia; infatti l’errore si annida propriamente soltanto nei concetti, mentre i giudizi, una volta che si sia voluta accettare come vera la sensazione sbagliata, possono essere, di per sรฉ, giustissimi e perfino insolitamente ragionevoli. Uno squilibrio dell’intelletto per contro, consiste in questo: che da esperienze in tutto e per tutto esatte si giudica in un modo del tutto sbagliato. Il vaneggiamento รจ il primo grado di questa malattia, che nei successivi giudizi d’esperienza opera in senso contrario alla comune regola dell’intelletto. Il vaneggiante vede o si ricorda di oggetti con la stessa esattezza di qualunque sano, solo che spiega di solito il comportamento di altri uomini in base ad una vana presunzione di sรฉ, e crede di potervi leggere chi sa quali preoccupanti intenzioni che a quelli non sono mai venute in mente. Quando lo si ascolta si dovrebbe credere che l’intera cittร  si occupi di lui. Le persone che al mercato trattano tra loro e per caso lo guardano, stanno parlando di lui, il guardiano notturno vuol giocargli un brutto tiro e, in breve, egli non vede che una generale congiura contro di sรฉ. Il malinconico, il quale vaneggia nelle proprie tristi e demoralizzanti supposizioni, รจ un depresso [Trรผbsinniger]. C’รจ perรฒ anche ogni sorta di dilettevole vaneggiamento, e la passione innamorata si lusinga o si tormenta con certe spiegazioni stravaganti che sono simili al vaneggiamento. Un altezzoso [Hochmutiger] รจ in certa misura un vaneggiante il quale, dal comportamento di altri, che per gioco lo guardano a bocca aperta, conclude che essi lo ammirano. Il secondo grado di una mente squilibrata nella superiore capacitร  conoscitiva รจ propriamente quello della ragione che รจ andata in confusione perchรฉ si รจ impegnata in immaginare raffinatezze di giudizio su concetti generali, e questo puรฒ essere chiamato lo spirito demente. Nel grado piรน alto di questo squilibrio attraverso un cervello sconclusionato [verbrannt] si hanno ogni genere di intuizioni tracotanti e ultraraffinate: la scoperta della lunghezza del mare, la soluzione di profezie o chissร  che pasticcio di sciocchi rompicapo. Se un infelice di questa sorta ignora altresรฌ i giudizi di esperienza, il suo stato va sotto il nome di spirito aberrante [Aberwitz]. Nel caso egli si basi su molti corretti giudizi di esperienza, solo che la sua sensibilitร  resti talmente rapita dalla novitร  e dalla massa delle conseguenze che si presentano al suo spirito, da fargli dimenticare la correttezza dei nessi, allora ne risulta spesso un’abbagliante apparenza di vaneggiamento; il che puรฒ anche essere compatibile con la grandezza del genio, in quanto la lenta ragione non รจ piรน in grado di accompagnare lo spirito in estasi. Quello stato della mente squilibrata che la rende insensibile alle sensazioni esterne, รจ la insensatezza [Unsinnigkeit]; la stessa, in quanto vi prevale la collera, si chiama frenesia [Raserei]. La disperazione e’ un’insensatezza passeggera di un disperato. La spumeggiante animositร  di uno squilibrato si chiama, in generale, furia [Tobsucht]. Il furioso, in quanto e’ insensato, รจ folle [toll].

L’uomo, nello stato di natura, puรฒ andar soggetto soltanto a poche stoltezze e difficilmente a qualche pazzia. I suoi bisogni lo tengono sempre vicino all’esperienza e impegnano tanto poco il suo buon senso, che egli si rende appena conto di aver bisogno dell’intelletto per agire. L’inerzia conferisce ai suoi desideri elementari e comuni una moderazione, che lascia alla poca capacitร  di giudizio di cui abbisogna forza bastante per dominarli traendone il massimo vantaggio. Da dove dovrebbe egli prendere materia alla pazzia, dal momento che, incurante del giudizio altrui, non puรฒ essere nรฉ vanitoso nรฉ borioso? In quanto non si fa alcuna idea di beni non goduti, รจ assicurato contro l’immoderata e sordida avarizia. E poichรฉ nessuna leziositร  trova adito alla sua mente, cosรฌ egli รจ altrettanto ben garantito contro ogni aberrazione dello spirito. A questo livello di semplicitร , un simile squilibrio psichico puรฒ darsi solo di rado. Salvo che il cervello del selvaggio avesse subito qualche trauma, non so da dove dovrebbe provenirgli una fantasticheria capace di reprimere [verdrรคngen] le sensazioni abituali, le uniche che lo tengano senza sosta occupato. Quale vaneggiamento puรฒ sopravvenirgli, dato che egli non ha motivo di salire troppo in alto [sich zu versteigen] con i suoi giudizi? La demenza spirituale รจ quindi certamente del tutto al di lร  delle sua capacitร . Se malato di mente, egli sara o imbecille o folle. E anche questo deve avvenire molto di rado, perchรฉ egli, essendo libero e in movimento, รจ per lo piรน sano. รˆ nella societร  civile che si trovano le condizioni favorevoli a tutta questa corruzione, e se non sono proprio esse a produrla, sono certamente esse a mantenerla e a incrementarla. L’intelletto, in quanto รจ sufficiente alle necessitร  e ai semplici piaceri della vita, รจ il sano intelletto [gesunder Verstand]. In quanto invece viene stimolato ad un’artificiosa ricchezza, sia nel godimento sia nelle scienze, รจ il fine intelletto [feiner Verstand]. Dunque, il sano intelletto del cittadino sarebbe giร , per l’uomo naturale, un intelletto molto fine e i concetti che in certi ceti presuppongono un fine intelletto non si convengono piรน a coloro che, almeno nei loro pensieri, sono piรน vicini alla semplicitร  della natura e che, se li fanno propri, finiscono solitamente coll’uscir matti. L’abate Terrasson, in qualche suo scritto, distingue gli squilibri psichici in quelli che da rappresentazioni errate concludono in modo corretto, e quelli che da rappresentazioni corrette concludono in modo errato. Questa partizione concorda certamente con la nostra precedente esposizione. In quelli del primo tipo, fantasti o sofferenti di allucinazione, non รจ propriamente l’intelletto a soffrire, ma solo quella facoltร  che suscita nell’animo i concetti dei quali, poi, la capacitร  di giudizio si serve per confrontarli tra loro. A questi malati si possono benissimo opporre giudizi di ragione, se non per ovviare al loro male, almeno per attenuarlo. Ma poichรฉ in quelli del secondo tipo, i vaneggianti e gli spiriti dementi, รจ l’intelletto stesso ad essere colpito, non soltanto รจ stolto ragionare con loro (perchรฉ non sarebbero vaneggianti se fossero in grado di capire questi ragionamenti razionali), ma รจ anche estremamente dannoso. Infatti, in tal modo, non si fa che offrire alle loro menti distorte nuova materia per eccitarli a sconsideratezze; la contraddizione non li guarisce ma li accende ancor piรน ed รจ assolutamente necessario, nel trattare con loro, assumere un atteggiamento freddo e benevolo, proprio come se non si notasse affatto il difetto della loro intelligenza.

Ho chiamato i disturbi della capacitร  di conoscenza malattie, cosรฌ come si chiama la corruzione della volontร  una malattia del cuore. Io ho inoltre prestato attenzione solo ai fenomeni di tali malattie, nell’animo, senza volerne indagare la radice, che certo risiede propriamente nel corpo e, molto probabilmente ha la sua sede principale piรน nell’apparato digerente che nel cervello, come un settimanale di successo, universalmente noto sotto il nome di “Il Medico” riferisce nei suoi numeri 150, 151, 152. Non posso anzi, in nessun modo persuadermi che il perturbamento dell’animo debba nascere, come comunemente si crede, da orgoglio, da amore, da troppo forte meditazione o da chissร  quale abuso delle forze dell’anima. Questo giudizio, che fa della sventura del malato una ragione per rimproveri derisori, รจ molto impietoso ed รจ prodotto da un comune errore, che consiste nell’abitudine di scambiare la causa con l’effetto. Se si presta soltanto un po’ d’attenzione agli esempi ci si accorge: che dapprima รจ il corpo a soffrire e, sviluppandosi il germe della malattia inavvertito, ciรฒ che si avverte รจ solo un’ambigua disfunzionalitร  [Verkehrtheit] che non permette ancora di supporre uno squilibrio dell’animo, il quale intanto si manifesta in strani grilli amorosi o in un carattere tronfio o in arzigogoli inutilmente profondi. Solo col tempo la malattia esplode e induce a vederne la ragione in quello che era lo stato immediatamente precedente dell’anima. Ma si dovrebbe dire, che il soggetto รจ divenuto altezzoso perchรฉ in qualche misura, giร  malato, e non giร  che si sia ammalato per essere stato tanto altezzoso. Queste tristi malattie, a meno che non siano ereditarie, lasciano ancora sperare in una felice guarigione e quello di cui si deve soprattutto cercare l’assistenza รจ il medico. Tuttavia io, honoris causa, non vorrei escludere nemmeno il filosofo, il quale potrebbe prescrivere una corretta dieta dell’animo purchรฉ non chieda, per questo, come per la maggior parte delle altre sue occupazioni, di essere pagato. Per riconoscenza, nemmeno il medico rifiuterebbe la sua assistenza al filosofo, se questi talvolta tentasse la grande ma sempre vana cura della pazzia. Egli ad esempio, a proposito della furia di un dotto urlatore, prenderebbe in considerazione se certi purganti, presi in forte dose, non debbano riuscirgli di giovamento. Dato che, secondo le osservazioni di Swift, una cattiva poesia รจ soltanto una purga del cervello, per mezzo della quale vengono eliminati umori molto dannosi, a sollievo del poeta malato, perchรฉ una miserabile arzigogolata scrittura non dovrebbe essere qualcosa di analogo? In tal caso perรฒ sarebbe saggio indicare alla natura un’altra via di purificazione, in modo che il male venga tolto alla radice e in gran silenzio, senza disturbare per questo la societร .

Il ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Stรธre (qui un suo discorso) e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov davanti alla tomba del filosofo Immanuel Kant. Kaliningrad, Russia. 7 marzo 2011, foto da Utenriksdepartementet UD, CC BY-SA 2.0

“La tomba di Kant a Kaliningrad in Russia. Immanuel Kant era un filosofo tedesco e uno dei pensatori centrali dell’Illuminismo.” Immanuel Kant: Stock Photos, Pictures & Royalty-Free Images – iStock (istockphoto.com)

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[Nellโ€™immagine allโ€™inizio dellโ€™articolo, ritratto di Immanuel Kant opera di Johann Gottlieb Becker, 1768 โ€“ Wikipedia]

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“Essenzialissimo” e “assoluta necessitร ”: l’igienista Beniamino Sadun e l’insegnamento della freniatria a Pisa (2022)

“Uno degli argomenti piu’ interessanti e piu’ in voga nella medicina legale”

Nel libro “L’accademia e la follia. La nascita della Psichiatria all’Universita’ di Pisa” della psichiatra e professoressa Liliana Dell’Osso e del filosofo e storico della scienza Dario Muti (Edizioni ETS, Pisa) pubblicato a settembre 2020 – con Prefazione del politico del Partito Democratico, presidente del consiglio regionale toscano, Antonio Mazzeo – si tratta di alcuni aspetti storici della fondazione della psichiatria a Pisa.

Sul retro di copertina si legge che “la Psichiatria nasce in Italia durante la grande stagione del positivismo [enfasi e link aggiunti, anche nelle successive citazioni, ndr]. Presso lโ€™Ateneo di Pisa giunge in sordina, come insegnamento ancillare, in dipendenza dalla cattedra di Medicina Legale ed Igiene”.

Di Pisa e di suoi professori nel XIX secolo abbiamo gia’ parlato su PsyPolitics, si veda A Pisa, il professor Vaccร  diagnosticรฒ l’abitudine alla droga a Shelley (2020) – PsyPolitics.

In particolare, il primo a insegnare nell’ambito della psichiatria e a formare un “Gabinetto di Medicina Legale e Psichiatria” fu Beniamino Sadun. “Di famiglia israelita senese” – informa il capitolo intitolato ‘Le stanze di osservazione’ – “Sadun (1818-1911) era un medico legale, nonche’ professore ordinario di Igiene e, a partire dal 1863, anche affiliato al Grande Oriente italiano (Mola A.A., ‘Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018’, Milano: Bompiani 2018, p. 771). [Secondo la voce Wikipedia, accesso 23 settembre 2022, “Massone, fu membro della loggia senese Arbia del Grande Oriente d’Italia, della quale fu il deputato all’Assemblea generale del 1863 a Firenze, ndr].

La carriera accademica di Sadun inizia a Siena, e prosegue a Firenze, come riporta un protocollo su carta intestata al Ministero della Istruzione pubblica:

Torino, addi’ 12 novembre 1862

Ill.mo signore,

il sottoscritto crede opportuno di significarle che a norma degli articoli 7 e 17 del Regolamento della facolta’ Medico-Chirurgica gli insegnamenti di Igiene e di Medicina legale che sono nell’anno quinto, saranno dati presso la Sezione medico-chirurgica di Firenze e che a questo fine sono nominati professori della Sezione suddetta i signori Corticelli Alessandro per la medicina legale e Sadun Dr. Beniamino per l’igiene pubblica e privata.

Con la massima considerazione,

Il Ministro,

Matteucci.”

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Il suo arrivo a Pisa” – continuano gli autori – “nel 1862, fu causato da una riorganizzazione delle cattedre relative alle specializzazioni igienico/legali sul terrirorio toscano, come il professore stesso ricorda [parlando di se’ stesso in terza persona, ndr]:

Il Sadun, che sino dal 1859 era Professore Ordinario D’Igiene in Siena, fu chiamato col medesimo titolo all’Istituto di Studi Superiori in Firenze il Novembre del 1862. Col Sadun vi fu pure da Pisa trasferito il Prof. Corticelli come insegnante di Medicina Legale. Allora lo studio della Medicina in Toscana si faceva in 7 anni: cinque (i primi) in Pisa e Siena, due (quelli pratici) in Firenze.

Nel Dicembre dell’anno medesimo (1862) per fatto […] ha la Facolta’ medica di Pisa e l’Istituto superiore di Firenze, il Sadun s’indusse, a mal in cuore [sic], a venire a Pisa destinato ad insegnare la Igiene agli studenti il 4ยบ anno, e a svolgere, in un breve corso, l’Istituzione di Medicina Legale a quelli del quinto anno.

Era convinto altresi’ che a tale effetto fosse al Sadun conferito il titolo di Professore di Medicina Pubblica. Invece col Decreto Reale fu qualificato Professore di Igiene e di Medicina Legale in Pisa.

E nella prolusione, che e’ stampata, esso incominciava col dimostrare sconveniente l’insegnamento unito delle due materie, e al tempo medesimo con indicazione esplicita significava in qual modo potesse e dovesse la igiene insegnarsi in mezzi dimostrativi e sperimentali. Ma […] d’Italia non si era ne’ detto ne’ fatto nulla di simile: si passo’ oltre e non ci si abbado’ [sic]. Tant’e’ vero che nel 1867 in un disegno ufficiale di ordinamento, la Igiene era dimenticata, e in un progetto d’un professore di gran reputazione, la Igiene si voleva affidata all’ambiti del Clinico medico interno e alla semiotica.

Tredici anni dopo si vide che il Sadun aveva ragione [sempre scrivendo di se’ stesso, ndr]: allorche’ Pettenkoffer (ci si riferisce qui, molto probabilmente, a Max Joseph von Pettenkofer, di cui Sadun riporta il cognome con un refuso) nel suo stupendo Istituto a Monaco in Baviera aveva posto la Igiene fra gl’insegnamenti privilegiati.

Per qualche anno (dal 1863 al 1866 incluso) il Professor Sadun dette lezioni di Medicina Legale una volta la settimana ai quinquenni di medicina, e tre volte la settimana lezioni d’Igiene ai quadrienni, a guisa che l’uno dall’altro insegnamento si tenne sempre separato e distinto.

Nel 1867 ridotti a 6, da 7 che erano in Toscana, gli anni dello studio della medicina e chirurgia, non resto’ in Pisa che lo insegnamento della Igiene.

Quando poi al ministro Borghi piacque portare la Igiene al quinto anno di studio, dal 1876 a tutto il 1884, in Pisa si tenne come libero corso.

Nel 1885 alla Facolta’ di Pisa fu concesso il […] in medicina e chirugia; e il Prof. Sadun s’ingegno’ come meglio poteva a supplire agli insegnamenti della Igiene e della Medicina Legale. Al tempo stesso faceva sentire cui di ragione il bisogno di affidare a degli insegnanti i corsi relativi, non senza fornirli dei mezzi necessari e sperimentali e dimostrativi. E la Facolta’ di Medicina, dietro proposito del Prof. Sadun con voti unanimi voto’ [sic] nella seduta dell’8 gennajo e in quella del 2 maggio 1884 deliberava designando i modi che Le sembravano acconci all’uopo. Se non che il prof. Sadun si riservava, come di ragione, la scelta dell’uno o dell’altro insegnamento, a seconda dei compensi che sarebbero stati emessi per ottenerlo decoroso ed efficace.

Qui pero’ cade un annuncio: l’avvertimento che fra tutte le facolta’ di Medicina e Chirurgia del Regno Italiano, Pisa e’ la sola che manchi dell’insegnamento della freniatria, il quale essenzialissimo per qualsiasi esercente medicina, per lo meno dal lato diagnostico, e’ […] ad assoluta necessita’ per avere esplicato uno degli argomenti piu’ interessanti e piu’ in voga nella medicina legale.

E sebbene in Pisa non vi sia Manicomio, nelli Spedali comunali accolgono in osservazione tanti Alienati di mente, da risultare piu’ che sufficienti ad insegnamento propedeutico.

Siamo dunque al caso di dovere scindere l’insegnamento della Igiene da quello della Medicina Legale, e il provvedere alla Propedeutica Frenjatrica.

In tale stato di cose, il prof. Sadun non esiterebbe a scegliere la Igiene se gli fosse dato di ottenere quelli che oggidi’ stima necessario ad un completo ed efficace insegnamento. In difetto di cio’ si contenterebbe di rimanere titolare della medicina legale, coll’incarico della Propedeutica Freniatrica a condizione di ottenere:

1ยบ Stanze entro spedali convenienti alla Propedeutica Freniatrica.

2ยบ Stanze nella Scuola di medicina rispondenti a una Medicina Legale

3ยบ Lire 3000 onde provvedere all’impianto dei Gabinetti

4ยบ lire 1500 annui per la duplice dotazione

5ยบ Un Assistente, un [illeggibile, prob. “ajuto”], un infermiere.

Prof. Beniamino Sadun.

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Gli autori evidenziano: “quale sia la sua autentica vocazione medica, tuttavia, emerge sempre chiaramente dai suoi scritti, caratterizzati da una feroce vis polemica. Questa caratteristica, tipica dell’epistolario del professore, emerge in modo esemplare nel dialogo (morale e politico) I misteri degli oscurantisti.”

Sadun fu chiamato a Pisa nel 1862. “La proclamazione del Regno d’Italia del 17 marzo 1861″ – come recita la voce Wikipedia sul Risorgimento – “fu l’atto formale che sancรฌ, a opera del Regno di Sardegna, la nascita del nuovo Regno d’Italia formatosi con le annessioni plebiscitarie di gran parte degli Stati preunitari. Per indicare questo processo storico si utilizza anche la locuzione “unitร  d’Italia“.

Puo’ essere interessante notare come uno dei personaggi, o maschere oscurantiste, protagonisti del dialogo politico “I misteri degli oscurantisti” immaginato e scritto da Beniamino Sadun – il contesto e’ quello del Risorgimento, anche detto Rivoluzione italiana – viene da Sadun descritto cosi’: “birro per educazione, persecutore dei liberali per proposito, bigotto per interesse ha saputo addossarsi tante giubbe che e’ pervenuto a eta’ avanzatissima stimato dai piu'”.

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[cite]

Aldous Huxley, 1958: intervista Rai in italiano su ‘Ritorno al mondo nuovo’ (2022)

“Ha avuto inizio da Torino” – informava un servizio Rai nel 1958 (enfasi e link aggiunti) – “un ciclo di conferenze che Aldous Huxley terra’ nelle nostre principali citta’, ospite della Associazione culturale italiana nel quadro dei Venerdi’ letterari. Lo accompagna Giuseppe Prezzolini, qui con Montale. Lo hanno salutato scrittori come Italo Calvino e Lorenzo Gigli. Ad Huxley abbiamo chiesto qualche notizia sul suo nuovo romanzo [sic] Seconda visita a un mondo futuro [‘Ritorno al mondo nuovo’, 1958 ndr. Nel fotogramma in alto, Huxley accanto a Prezzolini, Montale e altri].

“Questa seconda visita al mondo futuro” – dichiarava Huxley in un ottimo italiano – “e’ veramente una specie di esplorazione del presente, perche’ la cosa che ho fatto e’ di esaminare le previsioni che ho fatto ventisette anni fa nel Mondo futuro [‘Il mondo nuovo’, 1932 ndr] e di vedere quali previsioni sono gia’ realizzate e di esaminare quali saranno gli effetti sulla societa’, sul problema della liberta’, di queste realizzazioni di previsione.

Dunque ho trovato che ci sono parecchie cose nel mondo attuale, delle forze impersonali e poi delle scoperte tecnologiche che spingono l’umanita’ verso quel totalitarianismo [sic] che ho descritto nel mio, nella mia favola di trenta anni fa. C’e’ per esempio l’aumento rapidissimo della popolazione che spinge in questo senso, e poi la complicazione delle organizzazioni nelle quali gli individui si trovano adesso.

E poi ci sono scoperte tecnologiche soprattutto nel campo della psicologia, della farmacologia e della fisiologia che possono essere utilizzate per dittatori futuri. In questo senso mi trovo un po’ pessimista sull’avvenire.”

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“Interviste a Huxley e Prezzolini nellโ€™ambito dei Venerdi’ letterari.
Huxley parla del suo nuovo libro โ€œSeconda visita al mondo futuroโ€, che riprende temi di critica al mondo contemporaneo giร  presenti nel suo capolavoro โ€œIl mondo nuovoโ€, contro la riduzione dellโ€™uomo a macchina. Prezzolini parla dei suoi libri โ€œLโ€™ Italia finisceโ€ e โ€œIl tempo della Voceโ€.

Aldous Huxley, 1958 –ย Rai Teche

https://www.teche.rai.it/2016/05/adolf-huxley-1958/

Intervista ad Aldous Huxley, 1958 (Rai) su Google’s YouTube

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Si vedano anche, pubblicati precedentemente su PsyPolitics:

su Aldous Huxley e temi vicini a quelli trattati nella intervista Rai: La “rivoluzione ultima” (2019) – PsyPolitics

L’epigrafe de ‘Il mondo nuovo’ di Huxley e lo psichiatra bolscevico Bogdanov (2020) – PsyPolitics (in inglese)

Huxley Archives – PsyPolitics

Anche su Giuseppe Prezzolini (in inglese): ‘Vita in una Tecnocrazia’, 1933: un soviet di tecniciโ€ฆ in America? /10 (2021) – PsyPolitics

Sulla seconda moglie di Huxley, originaria di Torino, la citta’ da cui il ciclo di conferenze del 1958 in italia prese avvio: Laura Archera – Wikipedia

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Grazie a Steppenwolf per la segnalazione del video con l’intervista Rai in italiano del 1958 ad Aldous Huxley.

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“Votate Ugo Cerletti, candidato al Senato”, aprile 1948 (2022)

“Partiamo con un’immagine. Un volantino rosso con l’effige di Garibaldi, e una scritta: “Votate Ugo Cerletti. Candidato al Senato”. Siamo all’indomani della seconda guerra mondiale. Sconvolto dal conflitto, il Paese va incontro alle sue prime elezioni democratiche dai tempi di Mussolini; le consultazioni politiche del 1948 sono, infatti, alle porte. Nella competizione elettorale si scontrano la democrazia cristiana di Alcide De Gasperi e il Fronte popolare (“blocco del popolo”). Uno schieramento, quest’ultimo, che raccoglie le forze di diversi partiti democratici e di sinistra, il partito d’azione, il partito comunista, quello socialista, il partito democratico dei lavoratori.

Nella battaglia elettorale Cerletti e’ in prima fila. E’ stato reclutato da Giancarlo Pajetta, il “ragazzo rosso” del partito comunista italiano.”

Cosi’ l’incipit (enfasi e link aggiunti) del Sesto capitolo su ‘Politica e Scienza’ dal libro ‘Ugo Cerletti. Il romanzo dell’elettroshock’ di Roberta Passione (2007 Aliberti Editore, Studi Unipress).

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Di Cerletti si e’ gia’ parlato su PsyPolitics, si vedano Carlo Angela, allievo di Babiล„ski e politico (2022) – PsyPolitics, ‘Pneumadelico’? Osmond, 1957: “la mia preferenza รจ ‘psichelitico’, o ‘psichedelico'” /3 (2021) – PsyPolitics (in inglese), e Fanon, rivoluzionario e psichiatra del Terzo Mondo tra Mosca e Washington, D.C. (2022) – PsyPolitics (in inglese).

Come giร ย scritto su PsyPolitics: โ€œUgo Cerletti, [era] un neuropsichiatra e Professore a Roma, che con Lucio Bini negli anni โ€™30 inventรฒ ufficialmente il metodo dellโ€™elettroshock per le psicosi, una terapia convulsiva indotta da scariche elettriche che fu proposta anche per โ€œterapia di annientamentoโ€ โ€“ โ€œlโ€™anรฉantissementโ€ โ€“ ed รจ oggi nota come terapia elettroconvulsiva; sia Cerletti (34 volte) che Bini (5 volte) furonoย nominati per il Premio Nobel per la Medicinaโ€.

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‘Entheogens’ and ‘The Road to Eleusis’ (2022)

by Federico Soldani – 11th Aug 2022

The following paper by Carl A. P. Ruck, Jeremy Bigwood, Danny Staples, Jonathan Ott & R. Gordon Wasson (emphasis and links added) first appeared in The Journal of Psychedelic Drugs, Vol. 11 (1-2): 145-146, Jan-Jun 1979 :

Entheogens – PubMed (nih.gov)

Entheogens: Journal of Psychedelic Drugs: Vol 11, No 1-2 (tandfonline.com)

The original article was reproduced as the last chapter, Chapter Seven, of the Thirtieth Anniversary Edition of “The Road to Eleusis. Unveiling the secret of the mysteries” (2008), first edition published in 1978. The book was dedicated to Harvard professor Richard Evans Schultes – considered a father of modern ethnobotany – previously mentioned in PsyPolitics.

The Road to Eleusis by R. Gordon Wasson, Albert Hofmann, Carl A. P. Ruck: 9781556437526 | PenguinRandomHouse.com: Books

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Entheogens (1979)

by Carl A. P. Ruck, Jeremy Bigwood, Danny Staples, Jonathan Ott & R. Gordon Wasson

All languages grow together with the peoples who speak them, borrowing or inventing terms to keep pace with what is new and retiring others when they are no longer needed. When the recent surge of recreational use of so-called ‘hallucinogenic’ or ‘psychedelic’ drugs first came to popular attention in the early 1960โ€™s, it was commonly viewed with suspicion and associated with the behavior of deviant or revolutionary groups. Apart from the slang of the various subcultures, there was no adequate terminology for this class of drugs. Words were manufactured, and in their making they betrayed the incomprehension or prejudice of the times.

Out of the many words proposed to describe this unique class of drugs only a few have survived in current usage. It is the contention of the authors who have subscribed their names to this article that none of these terms really deserve greater longevity, if our language is not to perpetuate the misunderstanding of the past.

We commonly refer, for example, to the alteration of sensory perceptions as ‘hallucination’ and hence a drug that effected such a change became known as an ‘hallucinogen’. (1) The verb ‘hallucinate’, however, immediately imposes a value judgment upon the nature of the altered perceptions, for it means ‘to be deceived or entertain false notions.’ It comes from the Latin (h)al(l)ucinari, ‘to wander mentally or talk nonsensically,’ and is synonymous with verbs meaning to be delirious or insane. It appears, moreover, to have been borrowed from the Greek, where it is related to a group of words that imply restless movement and perplexed excitement, such as that caused by grief and despair. How can such a term allow one to discuss without bias those transcendent and beatific states of communion with deity that numerous peoples believe they or their shamans attain through the ingestion of what we now call ‘hallucinogens?’

The other terms are not less damning. During the first decade after the discovery of LSD, scientific investigators of the influence of these drugs on the mental processes (most of whom, it is clear, had no personal experience of their effects) had the impression that they seemed to approximate deranged and psychotic states. Hence the term ‘psychotomimetic’ was coined for a drug that induced psychosis. Psychology, which is etymologically the study of the ‘soul’, has until recently concerned itself only with mental illness and aberrant behavior, and all of the terms formed from the psycho- root suffer from this connotation of sickness: psychotic, for example, cannot mean ‘soulful.’ Osmond attempted to avoid these adverse associations when he coined ‘psychedelic’, (2) the only word in English that employs the anomalous root psyche- instead of psycho-, in hopes that this term, as distinct from ‘psychotomimetic,’ might indicate something that ‘reveals the soul.’ However, not only is ‘psychedelic’ an incorrect verbal formation, but it has become so invested with connotations of the pop-culture of the 1960โ€™s that it is incongruous to speak of a shamanโ€™s taking a ‘psychedelic’ drug. It is probable, moreover, that even its anomalous formation cannot isolate it from confusion with the psycho- words, so that it suffers from the same problem as ‘psychotropic,’ which tends to mean something that ‘turns one toward psychotic states’ [sic, ed.] instead of merely toward an altered mentality.

We therefore, propose a new term that would be appropriate for describing states of shamanic and ecstatic possession induced by ingestion of mind-altering drugs. In Greek the word entheos means literally ‘god (theos) within’, and was used to describe the condition that follows when one is inspired and possessed by the god that has entered oneโ€™s body. It was applied to prophetic seizures, erotic passion and artistic creation, as well as to those religious rites in which mystical states were experienced through the ingestion of substances that were transubstantial with the deity. In combination with the Greek root gen-, which denotes the action of ‘becoming’, this word results in the term that we are proposing: entheogen. Our word sits easily on the tongue and seems quite natural in English. We could speak of entheogens or, in an adjectival form, of entheogenic plants or substances. In a strict sense, only those vision-producing drugs that can be shown to have figured in shamanic or religious rites would be designated entheogens, but in a looser sense, the term could also be applied to other drugs, both natural and artificial, that induce alterations of consciousness similar to those documented for ritual ingestion of traditional entheogens.

NOTES

1. ‘Hallucinogen’ and ‘hallucinogenic’ were first used in print by Donald Johnson, an English physician [and Member of Parliament, ed.], in a pamphlet entitled The Hallucinogenic Drugs (Christopher Johnson, London, 1953). Johnson, however, borrowed the term from three American physicians, Abram Hoffer, Humphry Osmond and John Smythies, who did not use it in print until the following year.

2. In a letter to Humphry Osmond dated 30 March 1956, Aldous Huxley proposed that mescaline be called ‘phanerothyme‘. Huxley penned the sprightly lines:
To make this trivial world sublime,
Take a half a gramme of phanerothyme.

Osmond replied with the following ditty:
To fathom Hell or soar angelic,
Just take a pinch of a psychedelic.

Much of the credit must go to Ralph Metzner and Timothy Leary for popularizing ‘psychedelic’. In the spring of 1963, the premier issue of Psychedelic Review was published in Cambridge, Massachusetts, under the editorship of Metzner, Osmond and Leary, among others. Psychedelic Review is now defunct, but the term is perpetuated by the title of the present Journal of Psychedelic Drugs. Huxleyโ€™s odd term did not fare so well. From Huxleyโ€™s letter it is clear the word meant ‘soul-manifester’ to him. Greek thymos, however, means ‘organ of passion, temper and anger,’ and ‘phanerothyme’ would indicate a drug which made intense emotions manifest.

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Portrait of American author, ethnomycologist, and JP Morgan executive R Gordon Wasson (1898 – 1986) as he sits behind a desk in his home, Hanover, New York, February 23, 1957. (Photo by Arnold Newman Properties/Getty Images)

[Photograph at the top, The Exaltation of the Flower – Wikipedia, Louvre, Paris]

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‘Hallucinogens, not psychedelics’. A letter to the Editor of The New England Journal of Medicine (2021)

by Federico Soldani – 5th May 2021

The letter below (this introductory text written 31st July 2022, bold added for emphasis) was submitted by myself to the Editor of The New England Journal of Medicine on the 5th of May 2021 – and rejected six days later on the 11th – in response to the Editorial by Jeffrey A. Lieberman โ€œBack to the Future โ€” the Therapeutic Potential of Psychedelic Drugs.โ€ New England Journal of Medicine, vol. 384, no. 15, 15 Apr. 2021, pp. 1460โ€“1461, 10.1056/nejme2102835.

In his Editorial the author wrote: “In The Doors of Perception, Aldous Huxley described his trial of mescaline as โ€œthe most extraordinary and significant experience available to human beings this side of the Beatific Vision. […] The convergence of scientific research and natural substances historically used by Indigenous peoples in healing and religious rituals sparked interest in what the British psychiatrist Sir Humphrey Osmond termed psychedelic (Greek for โ€œmind manifestingโ€) drugs“.

Back to the Future โ€” The Therapeutic Potential of Psychedelic Drugs | NEJM

Back to the Future – The Therapeutic Potential of Psychedelic Drugs – PubMed (nih.gov)

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TO THE EDITOR:

Psychedelics are usually referred to as hallucinogens in medicine, see WHO ICD-11, coming into effect in 2022 (1).

Other names used include phantastica, psychotomimetics, entheogens, schizophrenogenics, mysticomimetics, psychodysleptics, or โ€œclub drugs.โ€

Schultes and Hofmann, fathers of ethnobotany and LSD, respectively, co-authored ‘Plants of the Gods: Origins of Hallucinogenic Use’ (2) and ‘The Botany and Chemistry of Hallucinogens’ (3).

Hallucinogen was to be preferred to the scientifically unsound psychedelic: โ€œNarcotics that induce hallucinations are variously called hallucinogens (hallucination generators), psychotomimetics (psychosis mimickers), psychotaraxics (mind disturbers), and psychedelics (mind manifesters). No one term fully satisfies scientists, but hallucinogens comes closest. Psychedelic is most widely used in the United States, but it combines two Greek roots incorrectly, is biologically unsound, and has acquired popular meanings beyond the drugs or their effects.โ€ (4)

Osmond – who was not โ€˜Sirโ€™ – first thought of โ€œpsychotomimetic,โ€ โ€œpsychotogenโ€ and โ€œdeliriant,โ€ which suggested mimicry of psychoses. In a rhyme exchange with Huxley he wrote: โ€œTo fall in Hell or soar angelic / Youโ€™ll need a pinch of psychedelic.โ€œ (5)

The term โ€˜psychedelicโ€™ was not developed in the scientific literature.

References:

(1) World Health Organization. (2018). International classification of diseases for mortality and morbidity statistics (11th Revision). Retrieved from https://icd.who.int/browse11/l-m/en

(2) Schultes, R.E. and Hofmann, A. (1979). Plants of the Gods : origins of hallucinogenic use. London: Hutchinson. A McGraw-Hill Co-Publication.

(3) Schultes, R.E. and Hoffmann, A. (1980). The botany and chemistry of hallucinogens. Springfield, Ill.: Thomas.

(4) Schultes, R.E. and Smith, E.W. (1976).  Hallucinogenic plants. New York: Golden Press.

(5) Osmond, H. and Agel, J. (1981). Predicting the past : memos on the enticing universe of possibility. New York: Macmillan; London: Collier Macmillan.

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See also:

The โ€œultimate revolutionโ€ (2019) โ€“ PsyPolitics

Viktor Frankl: drugs, LSD and subjective vs. objective meaning (2020) โ€“ PsyPolitics

The โ€œprodigious transfer.โ€ From outside to inside, anti-politics (2020) โ€“ PsyPolitics

Psychedelics. Or hallucinogens? (2020) โ€“ PsyPolitics

Evola on hallucinogens (2020) โ€“ PsyPolitics (in Italian)

Cyber-psychedelic freedom? (2020) โ€“ PsyPolitics (in Italian)

Trump, mass hallucinogens, and the cyber-psychedelic transformation of capitalism (2020) โ€“ PsyPolitics

โ€˜CyPsyโ€™ mind? Cyber super-ego and psychedelic id. Or digital surveillance, mass hallucinogens, and the new โ€˜black goldโ€™ of the unconscious (2020) โ€“ PsyPolitics

The economics of โ€˜ego deathโ€™ (2020) โ€“ PsyPolitics

NASDAQ, Oregon, and Washington D.C.: three steps towards 21st century cyber-psychedelic global capitalism (2020) โ€“ PsyPolitics

Hallucinogens enter the stock market (and not only): a breakthrough in the USA โ€“ ilGiornale.it (2020) โ€“ PsyPolitics (in Italian)

โ€˜The Birth of โ€œPsychedelicโ€,โ€™ 1981 (2021) โ€“ PsyPolitics

โ€˜Pneumadelicโ€™? Osmond, 1957: โ€œmy own preference being โ€˜psychelyticโ€™, or โ€˜psychedelicโ€™ โ€ (2021) โ€“ PsyPolitics

โ€˜Pneumadelicโ€™? Osmond, 1957: โ€œmy own preference being โ€˜psychelyticโ€™, or โ€˜psychedelicโ€™ โ€ /2 (2021) โ€“ PsyPolitics

โ€˜Pneumadelicโ€™? Osmond, 1957: โ€œmy own preference being โ€˜psychelyticโ€™, or โ€˜psychedelicโ€™ โ€ /3 (2021) โ€“ PsyPolitics

Origins of the cyber-psychedelic subculture (2021) โ€“ PsyPolitics

โ€˜Mario Draghi study groupโ€™, 2001. Twenty years later, will a financier escort us through the pandemic into the digital and hallucinogenic matrix? (2022) โ€“ PsyPolitics (in Italian).

Leading London psychiatric hospital starts a partnership with Nasdaq-listed hallucinogens company (2022) – PsyPolitics

[Photograph at the top, 1828 issue of The Boston Medical and Surgical Journal, Vol. I., No. 1. The New England Journal of Medicine – Wikipedia]

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Leading London psychiatric hospital starts a partnership with Nasdaq-listed hallucinogens company (2022)

South London and Maudsley” – a press release on the website of the SLaM NHS Foundation Trust dated 24th of March 2022 makes public (bold added for emphasis) – “has announced a new partnership to launch The Centre for Mental Health Research and Innovation to accelerate psychedelic research and develop new models of care for mental health in the UK.

Working together with the Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience (IoPPN) at Kingโ€™s College London, and COMPASS Pathways, a mental health care company dedicated to accelerating patient access to evidence-based innovation in mental health, this pioneering collaboration will provide patient access to cutting edge research studies in multiple areas of high unmet need in mental health.

The Centre will accelerate research of emerging psychedelic therapies, support therapist training and certification, evaluate real-world evidence, and prototype digital technologies to enable personalised, predictive and preventative care models.  

George Goldsmith, Chairman, CEO and Co-founder, COMPASS Pathways, said, โ€œIn 2021, the UK Government included mental health care as a core pillar of its Life Sciences Vision – a signal of how critical an issue this is becoming. We are grateful to be able to play a part in this, and to be working with SLaM and the IoPPN, UK leaders in patient care and research in mental health. The Centre will accelerate the integration of innovative psychedelic therapies into the NHS following regulatory approval and reimbursement. It is a key part of our strategy to work with health systems to develop innovative evidence-based therapies, and ensure they reach those who might benefit from them as quickly as possible.โ€

Research will initially focus on COMPASSโ€™s investigational COMP360 psilocybin therapy and supportive technologies, and will also cover other novel therapeutic approaches being researched and developed by COMPASS, in areas of significant unmet mental health need including treatment-resistant depression (TRD), post-traumatic stress disorder (PTSD) and anorexia nervosa.

The ambition is for the Centre to be a beacon of innovative mental health care models, and help inspire and accelerate the development of such public-private partnerships among industry sponsors, academic investigators and the NHS under the Mental Health Mission within the new UK Government Life Sciences Vision. The Centre will initially be located at Maudsley Hospital, London, while state-of-the-art facilities are built within a 200 acre woodland at Bethlem Royal Hospital, London. This dedicated and purpose-built space for late-stage clinical trials will be managed by leading clinical investigators with extensive experience in conducting psychedelic clinical trials, and will provide access to COMP360 psilocybin therapy to an estimated 650-700 patients over a five-year term.

David Bradley, Chief Executive of South London and Maudsley NHS Foundation Trust, said, โ€œWe are seeing a rapid growth in the number of people with mental health care needs, in South London and across the UK. We are proud to continue our legacy of innovation and research by partnering with COMPASS Pathways to directly translate research into healthcare treatment and significantly improve care in our communities.โ€

Professor Allan Young, Head of Academic Psychiatry at Kingโ€™s IoPPN, said, โ€œThis new Centre is all about putting patients first. The collaboration with COMPASS Pathways will focus on developing new and effective therapies, as well as considering the patient experience in the real world. We hope it will pave the way for how research and innovations partnerships are developed in the future.โ€

Fruit bodies of the hallucinogenic mushroom Psilocybe semilanceata (Fr.) Kumm. Specimens photographed in Sweden – Psilocybin mushroom – Wikipedia

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PsyPolitics was the first outlet in 2020 to inform the Italian public – through an interview in ilGiornale.it – that for the very first time in history “a pharmaceutical company, the British Compass Pathways, dedicated to hallucinogens and related substances in medicine was quoted at the NASDAQ“.

See also:

The “ultimate revolution” (2019) – PsyPolitics

Viktor Frankl: drugs, LSD and subjective vs. objective meaning (2020) – PsyPolitics

The “prodigious transfer.” From outside to inside, anti-politics (2020) – PsyPolitics

Psychedelics. Or hallucinogens? (2020) – PsyPolitics

Evola on hallucinogens (2020) – PsyPolitics (in Italian)

Cyber-psychedelic freedom? (2020) – PsyPolitics (in Italian)

Trump, mass hallucinogens, and the cyber-psychedelic transformation of capitalism (2020) – PsyPolitics

‘CyPsy’ mind? Cyber super-ego and psychedelic id. Or digital surveillance, mass hallucinogens, and the new ‘black gold’ of the unconscious (2020) – PsyPolitics

The economics of ‘ego death’ (2020) – PsyPolitics

NASDAQ, Oregon, and Washington D.C.: three steps towards 21st century cyber-psychedelic global capitalism (2020) – PsyPolitics

Hallucinogens enter the stock market (and not only): a breakthrough in the USA – ilGiornale.it (2020) – PsyPolitics (in Italian)

โ€˜The Birth of “Psychedelic”,โ€™ 1981 (2021) – PsyPolitics

‘Pneumadelic’? Osmond, 1957: “my own preference being ‘psychelytic’, or ‘psychedelic’ ” (2021) – PsyPolitics

‘Pneumadelic’? Osmond, 1957: “my own preference being ‘psychelytic’, or ‘psychedelic’ ” /2 (2021) – PsyPolitics

‘Pneumadelic’? Osmond, 1957: “my own preference being ‘psychelytic’, or ‘psychedelic’ ” /3 (2021) – PsyPolitics

Origins of the cyber-psychedelic subculture (2021) – PsyPolitics

‘Mario Draghi study group’, 2001. Twenty years later, will a financier escort us through the pandemic into the digital and hallucinogenic matrix? (2022) – PsyPolitics (in Italian).

[Photograph at the top, Pre-Columbian mushroom stones, religious statues involving Psilocybe Mushrooms. Psilocybin mushroom – Wikipedia]

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Carlo Angela, allievo di Babiล„ski e politico (2022)

di Federico Soldani – 15 Aprile 2022

Qui sotto e’ riportato il necrologio del medico Carlo Angela (1875-1949) da l’Acacia Massonica del 1949 (Anno III, No. 7, p. 196).

Meglio conosciuto come padre del piu’ famoso giornalista scientifico italiano del secondo dopoguerra Piero Angela, secondo la voce Wikipedia (accesso 15 aprile 2022, enfasi aggiunta, anche per le successive citazioni) “Carlo Angela si laureรฒ in medicina nel 1899 all’Universitร  di Torino. A Parigi frequentรฒ i corsi di neuropsichiatria di Babiล„ski“.

Joseph Babiล„ski, francese di origini polacche, fu uno dei principali allievi di Jean-Martin Charcot, il famoso neurologo di Parigi presso cui, come discusso su PsyPolitics, studiarono anche Eugen Bleuler, Sigmund Freud e Witold Chodลบko, “altro psichiatra massone, che ha svolto un ruolo significativo nella vita sociale e politica della Polonia nuovamente indipendente”. La massoneria polacca fu riconosciuta dal Grande Oriente d’Italia per rifondarsi nel 1920.

Si vedano a questo proposito anche, in Inglese, Eugen Bleuler e l’influenza dell’illuminismo (2021) – PsyPolitics, cosi’ come “Quale vantaggio trae la Russia da questo istituto?” Lo zar Nicola II sull’Istituto Psico-Neurologico (2021) – PsyPolitics e l’articolo apparso sulla rivista History of Psychiatry citato in Radici della psichiatria polacca (2022) – PsyPolitics.

Come recita la voce Wikipedia in inglese “Nato a Parigi, Babinski era figlio di un ufficiale militare polacco, Aleksander Babiล„ski (1824โ€“1889), e di sua moglie Henryeta Weren Babiล„ska (1819โ€“1897), che nel 1848 fuggรฌ da Varsavia per Parigi a causa del regno zarista del terrore istigato per fermare i tentativi polacchi di raggiungere l’indipendenza e rompere l’unione tra il Congresso della Polonia e l’Impero russo.

Babinski si laureรฒ in medicina all’Universitร  di Parigi nel 1884. Andรฒ presto dal professor Charcot all’ospedale Salpรชtriรจre di Parigi e divenne il suo studente preferito.”

Nell’immagine qui sotto, “uno dei momenti fondativi della psichiatria, ormai parte dellโ€™iconografia classica: il famoso neurologo parigino Jean-Martin Charcot, presso cui Freud studiรฒ allโ€™ospedale Salpรชtriรจre tra il 1885 e il 1886, mostra agli astanti un caso di paralisi isterica. La paziente viene sorretta dallโ€™allievo prediletto di Charcot, Joseph Babinski, mentre il maestro pratica la tecnica dellโ€™ipnosi.”

Si veda anche a questo proposito Una visita a casa Freud /2 (2010) – PsyPolitics.

Charcot dimostra l’ipnosi su una paziente “isterica” di Salpรชtriรจre, “Blanche” (Marie Wittman), che รจ supportata da Babiล„ski (dietro). Notare la somiglianza con l’illustrazione sulla parete di fondo. Joseph Babinski – Wikipedia

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Altro importante neuropsichiatra massone italiano fu Ugo Cerletti che con Lucio Bini elaboro’ il metodo conosciuto come elettroshock o terapia elettroconvulsivante durante gli anni ’30 del secolo scorso in Italia.

Secondo la voce Wikipedia in italiano, “decise di iscriversi a medicina. Terminato il primo anno di studi, poichรฉ la famiglia si stabilรฌ a Milano, si trasferรฌ presso l’Universitร  di Torino dove trascorse due anni. Nel 1898 fece poi ritorno a Roma dove studiรฒ con Giovanni Mingazzini ed Ezio Sciamanna (docenti di neuropatologia il primo e di psichiatria il secondo).

Approfondรฌ i suoi studi con i piรน eminenti neurologi del suo tempo, prima a Parigi, con Pierre Marie [allievo di Jean-Martin Charcot, gli subentrรฒ nel reparto di neurologia della Salpรชtriรจre, ndr] ed Ernest Duprรฉ, e poi a Monaco [di Baviera, ndr], con Emil Kraepelin (il “padre” della psichiatria scientifica moderna) e Alois Alzheimer (scopritore della demenza senile, malattia che porta oggi il suo nome).

Alzheimer e colleghi a Monaco di Baviera. In piedi (da sinistra a destra): Fritz Lotmar (Svizzera); Max Isserlin (?) (Germania); Stefan Rosental (Polonia); Rudolf Allers (?) (Austria); sconosciuto; Alois Alzheimer (Germania); Nicolรกs Achรบcarro y Lund (Spagna), Fritz Jakob Heinrich Lewy (Germania).
Davanti, a sedere (da sinistra a destra): Adele Grombach (tecnica di Alzheimer, Germania); Ugo Cerletti (Italia); sconosciuto; Francesco Bonfiglio (Italia); Gaetano Perusini (Italia). Circa 1909. Archivio di Storia della Psichiatria, Dipartimento di Psichiatria, Universitร  di Monaco di Baviera. La scoperta dell’Alzheimer – PubMed (nih.gov)

Successivamente studiรฒ a Heidelberg, con il neuropatologo Franz Nissl. Tornato dal soggiorno in Germania, Cerletti frequentรฒ il suo ultimo anno di corso presso l’Universitร  di Roma, dove si laureรฒ il 16 luglio 1901 presentando la tesi โ€œSopra i processi di assorbimento consecutivi a lesioni della sostanza cerebraleโ€.

Lo sviluppo della procedura della terapia elettroconvulsivante fu anche descritto da un allievo di Cerletti, Ferdinando Accornero, anche lui psichiatra massone – affiliato per sua ammissione dal 1945 – conivolto in questioni politiche legate alla loggia ‘Propaganda 2’ o ‘P2’, nell’articolo pubblicato postumo in inglese nel 1988 ‘Un resoconto di un testimone oculare della scoperta dell’elettroshock – PubMed (nih.gov).

Ferdinando Accornero nel 1953 | Aspi โ€“ Archivio storico della psicologia italiana (unimib.it). Nato a Genova nel 1910, si laureo’ in medicina e chirurgia all’Universita’ di Roma nel 1935. Fu allievo di Karl Bonhoeffer a Berlino e di Otto Marburg a Vienna, 1936-37. Fu assistente di Ugo Cerletti a Roma, 1937-40. Servi’ come militare durante il secondo conflitto mondiale, 1941-44. Poi Professore di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali all’Universita’ di Roma, 1942-55 e Professore di Neuropsichiatria Infantile dopo il 1955. Mori’ in pensione nel 1985. ‘Un resoconto di un testimone oculare della scoperta dell’elettroshock – PubMed (nih.gov).

Cerletti nel “1946 divenne Presidente della Societร  italiana di Psichiatria e il 20 novembre dello stesso anno venne eletto consigliere comunale a Roma.

Durante le consultazioni politiche del 1948 si schierรฒ nelle file del fronte popolare guidato da Giancarlo Pajetta. Il programma sostenuto fu quello tipico dell’intellettuale liberale poichรฉ incentrรฒ la propria propaganda sull’istruzione e la sanitร . Nel 1950 ricevette la Laurea honoris causa dal Collรจge de Sorbonne dell’Universitร  di Parigi

Massone, fece parte della Loggia Cristoforo Colombo di Roma e fu membro effettivo del Supremo Consiglio del Rito scozzese antico e accettato.” Cerletti scrisse anche sulla rivista ufficiale del fascismo, fondata nel 1922 da Benito Mussolini, Gerarchia – “la cerchia dei collaboratori della rivista รจ sempre stata “a numero chiuso” – “trattando la sezione dedicata alle cronache scientifiche“.

Come giร  scritto su PsyPolitics: โ€œUgo Cerletti, [era] un neuropsichiatra e Professore a Roma, che con Lucio Bini negli anni ’30 inventรฒ ufficialmente il metodo dell’elettroshock per le psicosi, una terapia convulsiva indotta da scariche elettriche che fu proposta anche per โ€œterapia di annientamentoโ€ โ€“ โ€œl’anรฉantissementโ€ โ€“ ed รจ oggi nota come terapia elettroconvulsiva; sia Cerletti (34 volte) che Bini (5 volte) furono nominati per il Premio Nobel per la Medicinaโ€.

E’ rilvevante a questo proposito notare che, come scrisse Joseph Berke nel suo โ€œUomo farfalla. Follia, Degrado e Redenzioneโ€ (Hutchinson of London, 1977), โ€œBenjamin Franklin era un collega di [Benjamin] Rush che era anche interessato al trattamento dei pazzi. In seguito al suo famoso esperimento con aquiloni e fulmini in cui perse i sensi e subรฌ un breve periodo di amnesia, suggerรฌ di “provare la pratica sui matti”.

Si veda a questo proposito anche, in inglese, Fanon, rivoluzionario e psichiatra del Terzo Mondo tra Mosca e Washington, D.C. (2022) – PsyPolitics.

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Carlo Angela, secondo la voce Wikipedia in italiano “Entrรฒ in politica dopo la prima guerra mondiale, aderendo al movimento Democrazia Sociale, un movimento politico nato dalle ceneri del Partito Radicale Italiano. All’interno del partito vi erano molte contraddizioni: insieme con parlamentari di sinistra ve n’erano altri che divennero ministri nel primo governo Mussolini, formato dopo la marcia su Roma.

Angela abbandonรฒ allora il partito e si alleรฒ con i socialisti riformisti di Ivanoe Bonomi, con i quali si presentรฒ alle elezioni del 6 aprile 1924, senza essere eletto. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, nel giugno del 1924, Carlo Angela accusรฒ esplicitamente i fascisti sul settimanale Tempi Nuovi ยซper il nefando delitto che ha macchiato indelebilmente l’onore nazionaleยป.

ยซTempi Nuoviยป settimanale politico torinese di cui il padre di Adriano Olivetti, Camillo Olivetti, fu rispettivamente l’editore e il principale finanziatore. Donato Bachi – per lunghi anni fu anche presidente dell’Istituto Cesare Lombroso di Torino – ne fu direttore; si salvรฒ dalla deportazione rifugiandosi nella casa di cura diretta da Carlo Angela.

Dopo alcuni anni passati come medico condotto del piccolo paese di Bognanco, nell’Ossolano, durante il periodo della dittatura fascista Angela rinunciรฒ ad incarichi politici e si trasferรฌ a San Maurizio Canavese, con l’incarico di direttore sanitario della casa di cura per malattie mentali “Villa Turina Amione”.

Fu qui che, durante l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, Angela offrรฌ rifugio a numerosi antifascisti ed ebrei, falsificando le cartelle cliniche per giustificarne il ricovero. Nella sua opera di soccorso agli ebrei Angela fu aiutato dal suo vice Brun, dalla madre Tecla e dagli infermieri Fiore De Stefanis, Carlo e Sante Simionato. Sospettato dalla polizia fascista, Angela fu convocato e interrogato a Torino e rischiรฒ anche la fucilazione durante una rappresaglia.

Dopo la Liberazione, Carlo Angela fu nominato sindaco di San Maurizio Canavese. In seguito si presentรฒ alle prime elezioni democratiche dopo oltre vent’anni, nella stessa lista di Norberto BobbioMassimo Mila e Ada Gobetti Marchesini, quella del Partito d’Azione, in cui militรฒ dopo aver fatto parte di Giustizia e libertร .

Divenne anche presidente dell’ospedale Molinette di Torino. Morรฌ nel 1949 e ricevette sepoltura nel cimitero di San Maurizio Canavese.

L’impegno in Massoneria. Venne iniziato in Massoneria nel 1905 e raggiunse il 33ยบ grado del rito scozzese antico ed accettato. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale divenne Maestro Venerabile della Loggia Propaganda all’Oriente di Torino (di cui fu poi Maestro Venerabile Onorario fino alla morte) e Presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della stessa cittร . L’8 giugno 1949, cinque giorni dopo la sua morte, si svolse il rito massonico funebre presso il tempio della Loggia Propaganda.”

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Nel 1995 la casa editrice Sellerio pubblico’ le memorie di Renzo Segre con la moglie Nella intitolate ‘Venti Mesi’ che “per sfuggire alla deportazione dei lager e alla probabile morte, si era rifugiato con la moglie in una clinica psichiatrica e vi era rimasto per quasi due anni fingendo di essere un malato mentale e vivendo nell’angoscia costante di essere scoperto e deportato o ucciso. Le tracce di quella vicenda contrassegnarono tutta la vita successiva di Renzo Segre caratterizzata da un “perenne stato di depressione e di ansia per il futuro”.

Qui Segre racconto’ la sua esperienza e le vicende cliniche dei pazienti che si intrecciavano agli eventi politici fuori della clinica psichiatrica privata diretta da Carlo Angela. Tra i ricordi menziona anche le contenzioni necessarie per alcuni pazienti e la pratica dell’elettroshock che era ampiamente usata nella clinica.

Fra i salvati si annoverano lโ€™avvocato Massimo Ottolenghi con il figlio e la moglie, Donato Bachi, direttore di Tempi Nuovi, il colonnello dei carabinieri Lattes, il capitano Finzi, il professor Valobra, la famiglia Fitz, il capitano Dogliotti, lโ€™aristocratico conte Revelli di Beaumont, oltre a Renzo e Nella Segre. Si veda anche a questo proposito ‘La straordinaria โ€œresistenzaโ€ del padre di Piero Angela’. โ€œQuesti? Sono solo dei mattiโ€ E cosรฌ salvava gli ebrei, di Leo Donati, ANPI Patria Indipendente 2007.

Durante il dopoguerra, nel 1945 a Torino, Carlo Angela parlava di psichiatria, in una rubrica medica, alla radio. La Rai, radiotelevisione italiana, ha realizzato e trasmesso nel 2017 un documentario intitolato “Carlo Angela, un medico stratega”. A lui รจ stata intitolata anche una via a Roma, vicino a Saxa Rubra, la sede della Rai.

Angela fu Maestro Venerabile della loggia ‘Propaganda’ di Torino e, come il collega neuropsichiatra Ugo Cerletti sviluppatore dell’elettroshock o terapia elettroconvulsivante, membro del Supremo Consiglio dei 33.

Carlo Angela – Un medico stratega – Venerdรฌ 27 gennaio alle 23.00 su Rai2 – YouTube

Qui di seguito il testo del necrologio di Carlo Angela pubblicato su l’Acacia Massonica nel 1949.

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“Il 3 giugno 1949 e’ passato all’Or. Et. il Carissimo Fratello dott. prof. Carlo Angela, Venerabile Onorario della L. “Propaganda” all’Or. di Torino.

Era nato ad Olcenengo, in provincia di Vercelli, il 9 gennaio del 1875. Aveva conseguito la laurea in medicina e chirurgia a Torino il 10 novembre 1899 e ottenuta la libera docenza in neuropatologia nel 1914.

Medico nel Congo Belga dal 1900 a tutto il 1906. Dal 1907 al 1908 frequento’ a Parigi la clinica Charcot alla Salpetriรจre e i corsi di neuropatologia del prof. Babinski all’Ospedale de la Pitiรฉ.

Dal 1908 al 1910 e’ stato assistente del professore Camillo Bozzolo alla clinica medica di Torino e dal 1910 al 1921 assistente del prof. Camillo Negro alla clinica di neuropatologia.

Prese parte alla guerra italo-turca del 1911-1912 ed alla prima guerra mondiale dal 1ยฐ settembre 1915 a tutto il 1918 col grado di capitano e poi di maggiore medico. Fu insignito di una croce al merito di guerra e della medaglia d’argento al merito della Croce d’oro per anzianita’ di servizio nella Croce Rossa e cavaliere dell’Ordine della Corona del Belgio.

La figura di Carlo Angela come Massone ha emerso rapidamente.

Il Fr.ยท. Angela, 33ยฐ nel Rito Sc. A. ed A. era entrato nella Fratellanza nel 1905 e pervenne ai piu’ alti gradi del nostro Sodalizio in virtu’ del suo carattere adamantino, della sua instancabile attivita’ e delle elette doti di mente e di cuore.

Durante il periodo della persecuzione nazi-fascista mantenne relazioni coi fratelli residenti nell’Or. e fuori, ed a liberazione avvenuta fu il Capo naturale di tutti i Fratelli che cercavano e trovarono in Lui una sicura guida. Nominato M. Venerabile della R. L. “Propaganda” e presidente del Collegio dei Ven. dell’Or. di Torino, occupo’ per tre anni consecutivi tali cariche, risolvendo gli ardui problemi sorgenti ogni giorno nel travaglio affannoso della ricostruzione, primo fra tutti, quello di dare alla Mass. Torinese una sede dignitosa. Cessate tali attivita’ per compiuto triennio di carica, non per questo abbandono’ l’attivita’ massonica: membro del Supremo Consiglio dei 33, era attivissimo partecipante ai lavori di Loggia, dai quali non si assentava ne’ per rigore di clima ne’ per stanchezza che sarebbe pur stata comprensibile, data la sua eta’, e i Fratelli della R. L. “Propaganda” non dimenticheranno mai la rievocazione da Lui fatta, in presenza delle Logge dell’Or. riunite, della figura del Venerato Gr. M. Guido Laj. del quale era stato amico fraterno e fedele collaboratore.

I funerali in forma civile hanno avuto luogo il 4 giugno, e ad essi ha preso parte uno stuolo numeroso di amici, nonche’ quasi tutti i Fratelli della Valle del Po e numerose rappresentanze delle Logge piemontesi. L’on. Casalini, vice-sindaco di Torino, parlando a nome del Municipio, ha rievocato l’opera indefessa dello Scomparso quale professionista e direttore dell’Ospedale principale di Torino.

A cremazione avvenuta, le Ceneri sono state trasportate a San Germano vercellese a cura dei Fratelli di Loggia.

Il Rito Massonico si e’ svolto nella tornata regolare dell’8 giugno della R. L. “Propaganda”. Il Tempio, parato ritualmente a lutto, ha offerto una commovente visione che ha marcato il grande e fraterno amore dal quale era circondato il Fr. commemorato. Dopo la rituale deposizione di fiori ed una elevata rievocazione dell’Estinto fatta dall’attuale M. Venerabile, i Fratelli hanno ricomposto la Catena d’Unione e continuano i lavori.”

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Ville Turina Amione, Casa di Cura neuropsichiatrica a Torino (orpeaitalia.it), casa di cura privata ancora in attivitร . Dal 3 giugno 2003, una strada del paese porta il nome di Carlo Angela, e una targa รจ stata apposta all’ingresso della clinica, di fronte al Palazzo Comunale. San Maurizio Canavese – Wikipedia. A lui รจ stata intitolata anche una via a Roma, vicino a Saxa Rubra, la sede della Rai.

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Roots of Polish psychiatry (2022)

by Federico Soldani – 8th Apr 2022

In a 2012 article in the journal History of Psychiatry the origins of Polish psychiatry were explored as well as their strong relationship with the Polish movement for national independence.

In the abstract of ‘Freemasonry and psychiatry in Poland’, the authors Nasierowski and Britmann explained (emphasis and links added in subsequent quotes as well): “The history of Freemasonry in Poland is linked with the national independence movement. Masonic organizations supported its ideas, even though they were not always compliant with Masonic ethics. Polish Freemasonry was reborn in 1920, with an important role played by three psychiatrists: Rafaล‚ Radziwiล‚ล‚owicz, Witold ลuniewski and Jan Mazurkiewicz, who were Grand Masters of the Grand National Lodge of Poland.

Some of the ethical problems discussed at the lodge sessions were later reflected in their academic and social work. Mazurkiewiczโ€™s work was most crucial to the development of Polish psychiatry. His presentation of the clinical picture of schizophrenia, formulated in the 1930s, was identical with the concept proposed by Andreasen and Crow in the 1980s.”

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The roots of Freemasonry” – the article started – “one of the most important cultural and social phenomena of modern times, are clearly European, but the origins of this fraternal organization are as obscure as they are legendary. Historic facts and myth are inextricably woven here into a story which is open to various interpretations, reaching far beyond the horizon of incontestable facts. There has been very little or no research so far into the impact of the Masonic ideas of tolerance, freedom, equality and brotherhood on the development of psychiatry. The degree of this influence was certainly different from one country to another, but in Poland it was especially important because of the countryโ€™s specific historic circumstances, marked by 123 years of slavery, and the struggle for independence [note: What these 123 years of slavery meant to Poland was very well conveyed by Joseph Conrad (Jรณzef Konrad Korzeniowski) in his essay The Crime of Partition (1919).]

Freemasonry was brought into Poland at the beginning of the eighteenth century by foreigners, particularly officers serving under King August II, and they helped to form the Grand National Orient in Warsaw in 1784. Masons actively participated in the historic changes that took place under the rule of King Stanislaw August Poniatowski, and in the following decades they helped to spread the ideas of liberalism and independence. During the time of the Four-Year Parliament there was a decrease in lodge activity because the local Masons, following the examples of their leaders โ€“ King Stanislaw August; Kazimierz Nestor Sapieha, the Second Marshall of the Parliament; Ignacy Potocki the Chairman of the Elementary Books Society and his brother Stanislaw Kostka Potocki, Julian Ursyn Niemcewicz and Scipione Piatiolliegi โ€“ were very involved in the work of the Parliament.

Many Poles in Napoleonโ€™s army, with Prince Jรณzef Poniatowski [in the portrait below, ed.] leading the way, were Freemasons, and Dฤ…browskiโ€™s legions which marched โ€˜from Italy to Poland had the Masonic emblem on their banners (calipers and bevel)โ€™. Polandโ€™s National Freemasonry, founded on 5 May 1819 by Walerian ลukasiล„ski, and made up exclusively of officers, set itself the goal of working towards national independence, and restoring Poland within its historic borders. […]

Portrait by Josef Grassi, ca. 1810, oil on canvas. Jรณzef Poniatowski – Wikipedia

At the beginning of November 1909, seven well known members of the Warsaw intelligentsia were initiated in the Parisian lodge โ€˜Les Rรฉnovateursโ€™, among them a psychiatrist Rafaล‚ Radziwiล‚ล‚owicz (1860โ€“1929). This led to the establishment of a Masonic lodge in Warsaw, on 10 June 1910. The lodge, named โ€˜Wyzwolenieโ€™ (Liberation), was subordinate to the Grand Orient of  France. Radziwiล‚ล‚owicz, who had been appointed a Master in the โ€˜Les Rรฉnovateursโ€™ lodge on 8 Jan. 1910, became the chairman of the โ€˜Wyzwolenieโ€™ lodge.”

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Radziwiล‚ล‚owicz was born on 20 Dec. 1860 in St Petersburg. He graduated from the 4th Warsaw Gymnasium in 1879, and went on to the Medical Faculty of Dopart University to continue his studies, which he completed in 1886. In 1887 he became a Doctor of Medical Science, having defended his thesis Nachweis und Wirkung des Cytisins (1887), having done the research in the pharmacological laboratory headed by Professor [Rudolf] Kobert, and in the psychiatric clinic of Professor Emil Kraepelin. On 1 Nov. 1889, Radziwiล‚ล‚owicz became an Assistant in the Saint Nicholas the Wonderworkerโ€™s Hospital in St Petersburg. The hospital had been headed since 1881 by a Pole, Professor Otton Czeczot. On 3 July 1889, with the death of Victor Kandinsky, the position of Senior Assistant became vacant; the Municipal Hospital Committee changed it to Assistant, and the post was subsequently taken by Radziwiล‚ล‚owicz. […]

Among his most important publications are: Psychiatria sฤ…dowa (Forensic Psychiatry, 1917), Myล›li o myล›leniu (Thoughts about Thinking, 1921) and Podstawy psychologii (Foundations of Psychology, 1926). […]

During his time at the St Nicholas Hospital, Radziwiล‚ล‚owicz also worked voluntarily in the psychiatric clinic of the Tsarโ€™s Medical Military Academy in St Petersburg, headed by a Polish psychiatrist, Professor Jan Mierzejewski. In St Petersburg, Radziwiล‚ล‚owicz was part of a large circle of Polish psychiatrists, with Assistant Professor Alfons Erlicki being his direct supervisor at the clinic. […]

Neither the political police (Ochrana) nor the Tsarโ€™s gendarmerie managed to penetrate the ranks of the Polish Masons or identify a member during their operations, which ended in 1915. Because of the possibility of conspiracy, and because of the growing number of Brothers, it was decided that another lodge was needed in Warsaw; this was called โ€˜Odrodzenieโ€™ (Rebirth). […]

On 28โ€“30 June 1917, the International Masonic Congress of Allied and Neutral Nations took place, at which the rebuilding of Poland was proposed as one of the principal conditions for peace. At this Congress, Andrรฉ Lebey, the secretary of the Council of the Grand Orient of France, said: โ€˜Rebuilding an independent Poland, with all its lands reunited, is a necessity; it is one of the cornerstones of the foundations, upon which the most lasting pillars of peace will stand in the futureโ€™. […]

The Grand Orient of Italy was eventually chosen, and on 19 Mar. 1920 a new lodge called โ€˜Kopernikโ€™ (Copernicus), based on Scottish rite, was founded in Warsaw, with Radziwiล‚ล‚owicz as its Chairman. On 24 Apr. 1920 the lodge received its foundation document from the Grand Lodge of Italy, thus becoming a regular lodge that could be a mother lodge for new lodges founded in the future. Seven brothers were needed to create a lodge and choose a chairman. […]

As a psychiatrist, he helped various people who were arrested by the Tsarโ€™s police; for example, in 1900 he helped Jรณzef Piล‚sudski to fake mental illness and assisted the organizers of Piล‚sudskiโ€™s hideout in Saint Nicholas the Wonderworkerโ€™s Hospital in St Petersburg, thus helping the future leader of independent Poland to avoid another deportation to Siberia.

Czesล‚aw ลšwirski, who in 1918 was Piล‚sudskiโ€™s assistant, was in a much more difficult situation. He was sentenced to the death penalty for the robbery of the Tsarโ€™s train on 26 Sep. 1908, and he was only saved by pretending to be mentally ill, helped by Radziwiล‚ล‚owicz and others. 

Death sentences for people who were โ€˜suspectedโ€™ of being mentally unstable triggered international protests, especially in Masonic circles where the human rights movement first originated. […]

The Polish Social Medicine Association was started, with Radziwiล‚ล‚owicz as its first President, and Witold Chodลบko as Deputy President. Radziwiล‚ล‚owicz, in his capacity as Head of the Polish Social Medicine Association, organized the First Congress of Military Medicine which took place in Warsaw on 1โ€“2 Feb. 1917. [โ€ฆ] On behalf of the Association, Radziwiล‚ล‚owicz spoke in public about the improvement of mental healthcare and about introducing proper legal regulations concerning mental illness (mental health acts).”  

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The contribution of Freemason psychiatrists to the development of Polish psychiatry.

Three psychiatrists attained the highest positions in the restored Polish Freemasonry. Radziwiล‚ล‚owicz was the Grand Master in 1920โ€“1. During the session of the National Grand Lodge held on 16 Nov. 1928, Jan Mazurkiewicz (1871โ€“1947) was elected the Grand Master for 1929โ€“1931. Witold ลuniewski (1881โ€“1943) held the office in 1925โ€“6 and 1935โ€“7.

Another Freemason psychiatrist, who played a significant role in the social and political life of the newly independent Poland, was Witold Chodลบko (1875โ€“1954), a member of the โ€˜Kopernikโ€™ lodge, and of โ€˜Wolnoล›ฤ‡ Przywrรณconaโ€™ in 1928โ€“38. […]

Chodลบko was born in 1875 in Piotrkรณw Trybunalski. He graduated from the 4th Gymnasium in Warsaw in 1894, and went on to study medicine at the Medical Faculty of Warsaw University in 1899. In 1900 he continued his studies in Parisian hospitals with Professor Jรณzef Babiล„ski [assistant to Jean-Martin Charcot, where Sigmund Freud studied as well, ed.] and Professor Alexis Joffroy, and in Graz with Professor G. Anton. […]

In 1927 Chodลบko was confirmed by the Grand Orient of France as a โ€˜Guarantor of Friendshipโ€™, and he remained in this role until 1938. Chodลบko was a delegate of the Grand National Lodge of Poland to the Convent of the Association Maรงonnique Internationale, 27โ€“29 Dec. 1927. In April 1918, Chodลบko became the Minister of Health and organized the National Health Service in the now independent Poland, together with Radziwiล‚ล‚owicz and Mazurkiewicz, who were also working for the ministry at the time and who dealt mostly with mental health issues. Chodลบko remained in his ministerial position in the next few governments. From 1922 he was on many occasions Polandโ€™s delegate to the General Assembly of the League of Nations. He represented Poland on several committees of the League of Nations and was, for example, the President of the Opium Committee in 1936โ€“7. […]

Convention of Polish Neurologists, Psychiatrists and Psychologists held on 11โ€“13 Oct. 1909. He was a member of the Organizing Committee of the Convention as a delegate for the Polish Psychological Association (registered on 5 Mar. 1907) and he chaired the sessions of the psychological section. The second convention took place on 20โ€“23 Dec. 1912 in Krakow, with a focus on Sigmund Freudโ€™s views and mental health care. […]

Freemason psychiatrists headed the Polish Psychiatric Association throughout the entire inter-war period: Chodลบko in 1920โ€“23 and 1928โ€“30, and Mazurkiewicz in 1923โ€“28 and 1930โ€“47

Radziwiล‚ล‚owicz was the General Secretary of the Association between 1920 and 1928, and he was also the founder of Rocznik Psychiatryczny (Psychiatric Annual), the journal published by the Association. […]

Radziwiล‚ล‚owicz supported and popularized pragmatism in Poland, which in a sense can be defined as the US national philosophy. In fact, there are many similarities between pragmatism and Masonic philosophy, which is not surprising as Masonic organizations had a great impact on the social, political and cultural life of the USA, especially when it first became an independent State. […]

Pragmatism also inspired Radziwiล‚ล‚owiczโ€™s new outlook on psychiatry. He understood pragmatism, with its evolutionary and biological elements, as a bridge connecting neuroanatomical and psychological approaches. […]

He thought that the most important task facing psychiatrists was to define the dynamics of symptoms, through โ€˜thinking about them in evolutionary termsโ€™.  […]

He based his concept of the organization of mental life on the William Jamesโ€™ model, in which personality is presented as a hierarchically organized arrangement of features. Radziwiล‚ล‚owicz thought that โ€˜behaviour is a peak expression of mental activityโ€™, as it appears last in development, and therefore is the last to be affected by illness. 

He was critical of the views of Bleuler and Kraepelin, who were associationists, and wrote: โ€˜I cannot follow the trend which is rather common in German and Polish psychiatry stipulating that there is only one God โ€“ Kraepelin, and Bleuler is his prophet โ€“ no matter how highly I value both as distinguished clinicists to whom I personally owe a lotโ€™. He was, above all, critical of the extent of the concept of schizophrenia , saying that Bleuler was โ€˜seduced by the concept he had created and […] included all mental illnesses of non-organic origin in itโ€™. […] [see Eugen Bleuler and the influence of the Enlightenment (2021) – PsyPolitics].

Like James, Radziwiล‚ล‚owicz subscribed to pluralism, which he thought was โ€˜the only biologically justified view of the worldโ€™ […]

He was the first to introduce the elements of Anglo-Saxon philosophy and psychology into Polish psychiatry. He thought that โ€˜the one-sided tendency of our [Polish] science to yield to German influence is no good, and if it were to be consolidated with critical English empiricism, it would โ€“ without a doubt โ€“ increase the efficiency of our scientific pursuitsโ€™”

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Mazurkiewicz presented his vision of man as psychophysical unity, at the same time rejecting the reflexological (behavioural) concept. He declared he was in favour of interactionist dualism. From the philosophical point of view, Mazurkiewiczโ€™s view on the mind-body problem shifted all the way from physicalist monism to psychological interactionism. […]

He based his psychophysiological theory on two principles: the principle of energetism and the principle of evolution, which he adhered to from the very beginning of his academic career. He acknowledged the primacy of feeling over cognition, accepting memory to be the basis of all mental functions […]

Mazurkiewicz thought that emotions are the basis of behavioural processes, whereas their anatomic and physiological background is in the vegetative system. […] [see, in Italian, Moruzzi: fisiologia della vita vegetativa vs. di relazione (2022) – PsyPolitics] the process of dissolution creates three different clinical pictures at three evolutionary levels; these are: neurotic, schizophrenic-prelogical and delirious-prelogical. […]

Mazurkiewicz who was the creator of the original concept of the normal and pathological functioning and neurodynamics of the central nervous system, defined in neo-Jacksonian terms.[…]

He thought that Bleulerโ€™s introduction of the term schizophrenia (split psychosis) was the result of a misconception that the illness process โ€˜splits the psycheโ€™. What Kraepelin defined as โ€˜basic disordersโ€™ in dementia praecox, i.e. in schizophrenia (weakened judgement and mental activity, creativity, dulled emotionality, loss of strength to act, leading to the dissociation of internal spiritual life), Mazurkiewicz thought were negative (defective) symptoms caused directly by the illness process.”

He also dealt with authors such as “Jackson and the French neo-Jacksonians, such as Henri Ey and Julien Rouart.”

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The third Grand Master, Witold ลuniewski, was, like Radziwiล‚ล‚owicz, mainly involved with forensic psychiatry and ethical problems in psychiatry. […]

Witold ลuniewski was born on 18 January 1881 in Warta. He graduated from a gymnasium in Kalisz, then began his studies at the Medical Faculty of Warsaw University. In 1905, when he was finishing at university, it was closed down due to strikes, and so he was able to graduate only a year later in Kazaล„. As soon as he completed his studies, he started working in the Neurological and Psychiatric Clinic of the Jagiellonian University, and after a few months left for Switzerland for treatment of tuberculosis, was diagnosed in 1905. In 1906, in Zรผrich, he received the Diploma of Medical Doctor, returned to Poland and began working in the Mental Hospital in Kochanรณwka near ลรณdลบ. He nostrified his diploma in Kazaล„, and shortly afterwards was forced to leave for Switzerland, due to his worsening health. In Davos he worked with mentally-ill tuberculosis patients. In the middle of 1908 he became an assistant to Eugene Bleuler at the Burghรถlzli. Soon afterwards, he worked through a brief apprenticeship with Emil Kraepelin in Munich. […]

Freemasons were exposed to hostile attacks from many social circles and powers. They remained faithful to their ideas, in contrast to what they called โ€˜the collective psychosis that altered nations into armed hordes of barbarians, blindly following their commanderโ€™, and attracted hatred, becoming a testing ground of the contemporary political situation. […]

The voice of psychiatric circles was heard. The eugenic law was not passed, in spite of strong internal pressure from the Polish Eugenics Society [see also ‘Polish Psychiatrists and Eugenic Sterilization During the Interwar Period’ by Magdalena Gawin, ed.], and the external pressures expressed in a common belief โ€“ at the time considered to be a mark of modernity โ€“ that eugenics offered ways of developing medicine, and of solving social problems linked to the long-term care of chronically ill people, especially the mentally ill.”

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The authors of the article stated that “Polish Masons played an important role in maintaining Polish nationality, through their involvement in the Constitution of 3 May 1791, the first European constitution [note: the first modern, written constitution in Europe and second in the world (after the US constitution of 1787), which introduced the legislative, executive and judicial separation of powers, increased the powers of the bourgeoisie and announced improvements in the condition of peasants. Its adoption changed Polandโ€™s political system from a parliamentary to a constitutional monarchy], and then, after the partitions, in their struggle for restoring independence.”

On the relation between psychiatry and constitutional law see also Psychiatry, constitutional law, and political power in a 60s TV debate (2020) – PsyPolitics and about Russian psychiatry and its ideological background ‘Russian Psychiatry – Its Historical and Ideological Background’, Zilboorg 1942 (2021) – PsyPolitics and “What benefit does Russia derive from this Institute?” Tsar Nicholas II on the Psycho-Neurological Institute (2021) – PsyPolitics.

“The involvement of Mason psychiatrists” – the article concluded – “aimed at helping those fighting for Polandโ€™s independence may be referred to as political psychiatry. In this case, however, it was specifically rooted in defending human rights, often saving lives.”

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[In the photo at the top, Jan Mazurkiewicz (psychiatrist), circa 1933 – Wikipedia.]

[cite]

Biden: “Un fenomenale impatto psicologico negativo che il CoViD ha avuto sulla psiche pubblica” (2022)

di Federico Soldani – 28 Febbraio 2022

English

Il 46ยฐ presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha rilasciato un’intervista alla Casa Bianca qualche giorno fa – pubblicata sabato 26 febbraio 2022 – a Brian Tyler Cohen – attore, produttore, influente personaggio dei social media, noto per film come Alien Resurgence (2016).

Tra altre testate giornalistiche, Sky News Australia – un network che fa ampio uso di “psicolingua” per spiegare gli eventi politici – ha definito come conseguenza il presidente Biden “confuso” e, secondo la loro visione delle dichiarazioni di Biden, il popolo americano come “sofferente di un varietร  unica di CoViD lungo [long CoViD, ndr].”

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Ecco un estratto di ciรฒ che ha detto il presidente Biden (link all’intervista completa di seguito):

“Come sottolinea Vivek Murthy, il Surgeon General [Chirurgo generale degli Stati Uniti – Wikipedia, ndr], penso che una delle cose significative che troveremo tra dieci anni sia un fenomenale impatto psicologico negativo che il CoViD ha avuto sulla psiche pubblica.

E quindi ci sono un sacco di persone che, nonostante il fatto che le cose siano migliorate molto per loro dal punto di vista economico, che stanno pensando, ma come fai ad alzarti la mattina sentendoti felice – felice che tutto sia a posto?

Anche se il tuo lavoro รจ migliore, anche se hai piรน reddito”.

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Intervista completa qui:

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[cite]

‘The Last King of America’ and proto-psychiatry (2022)

by Federico Soldani – 24th March 2022

Andrew Roberts‘ ‘George III – The Life and Reign of Britain’s Most Misunderstood Monarch’ (Allen Lane, 2021) is an almost eight-hundred pages long biography of George III, King of the United Kingdom of Great Britain and Ireland. The book is published in the U.S. as ‘The Last King of America, The Misunderstood Reign of George III’.

French political cartoon; French satire on the British recruitment of Hanoverian mercenaries and the Duke of Cambridge’s flight from Hanover ahead of a French invasion. Also refers to George III’s madness, showing his doctor, Willis.; Dated in pencil: “9 August 1803”; Dated: 26 Thermidor An XI [i.e. 9 August 1803]

As previously written in PsyPolitics, (emphasis and links added in subsequent quotes from other sources as well) “According to biographer Desmond King-Hele, after the events of the American Revolution started in 1773, โ€œthe Lunar circleโ€™s father-figure, Benjamin Franklin was still in England in 1774, acting virtually as American ambassador: King George III [who came to be known in history for his madness, ed.] was to call him the evil genius behind the Revolution, and Lord North branded him as โ€˜the great fomenter of the opposition in America.โ€™”

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Henry VIII

One might wonder what would have happened if anyone tried to “treat” against his will a monarch as powerful as Henry VIII (1491-1547), who – as recently as 2018 at an exhibition in Oxford, at the university libraries – was presented as follows: “Henry VIII was rightly paranoid about begin infected during epidemics of sweating sickness – which killed his brother – and bubonic plague. Despite isolating himself and his courtiers, he nevertheless contracted smallpox and malaria. As a young man he was fit and athletic, but in 1524 a jousting accident led to migraines and mood change. He developed leg ulcers, started to overeat and gained a lot of weight. His symptoms indicate that he probably developed diabetes and hypertension.”

Weston Library, University of Oxford 2018 (photo by the article’s author)

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George III of England as compared to Dodda Veera Rajendra, Rajah of Coorg

Jain and Sarin in 2015 published in the Indian Journal of Psychiatry an interesting article comparing the events related to George III in England to those of a local Indian King, Dodda Veera Rajendra, Rajah of Coorg, through the personal papers of the Hon. Arthur Henry Cole – son of William Willoughby Cole, 1st Earl of Enniskillen, Ireland – the resident of Mysore (Madness and Rulers: Events in Coorg and London in 1810, as observed by the Hon. Arthur Cole, the resident at Mysore – PMC (nih.gov).

Cole’s papers included “a well-preserved copy of the Madras Courier (Volume 27, #1343, dated July 2, 1811) that talks about the madness of King George III, and its impact on the nature of governance. One also finds letters about the insanity of a local King, who had become pathologically jealous and suspicious. One can only speculate why Cole kept these two sets of documents, and perhaps wonder why the social and political consequences of insanity were so different in these two cases. Insanity and politics are often entwined, and one is tempted to draw lessons about both from history.”

“The King had developed his first major episode in 1789, but recovered sufficiently between episodes to function as the sovereign. He was replaced by the prince regent in 1811 and died in 1820. It was the process of disempowerment of the King while he was still alive and by a prince regent, which concerned the Madras Courier. “The Pilot” of January 30, 1811, which is excerpted in the Madras Courier, mentions that a constitutional crisis was brewing due to the “unfortunate” malady (insanity) that the King suffered from, who was now being “attended by physicians appointed for their skill to that unhappy malady, and supporting their authority by the ordinary attendants in such cases (…) a condition (in which he) could (not) have left 10 pounds by a will” (was legally of unsound mind). […]

The “Pilot” protests that though the incapacity of the King had been discussed in Parliament […] the British Constitution (was) not merely shaken, it (was) dissolved, and the reign (was) given to every revolutionary projector, who may seek to raise himself hereafter upon the ruins of his country,” and the situation makes “the sovereign a slave of his servants.”

“This implies, in a sense, a belief that the King, whether sane or not, could not be deprived of his absolute power. The threat to the State posed by this questioning was larger than the threat raised by the debate between rationality and irrationality. […] They warn the Prince Regent that his concurrence was tantamount to high treason against himself […].

Despite these views, the parliamentary process went on, and the King was divested of his executive role by the Regency Act on February 5, 1811.”

“[Cole] describes certain events recounted by Mr. Ingledon, Esq., his physician, concerning a Rajah (King Veera Rajendra of Coorg) near Mysore, who had previously developed a paranoid disorder.

In 1809, about the middle of Novermber last, the Rajah having found out a formidable conspiracy that was against his life, ordered 2000 men to be killed, without any trial, and all male children to have their head bashed on rocks. On the 16th November, the Rajah ordered a certain number to be slain (for what reason I cannot ascertain; only that his faculties must have been deranged at the time he issued the above inhuman order). The said Rajah has also become very suspicious and ordered many of his concubines to be executed (by bamboo tube being driven into the private parts of his concubine and molten lead poured in); while the eunuch who was found “fondling her” was ordered to be buggered to death” describes Mr. Ingledon.”

“The two accounts” – Jain and Sarin concluded – “preserved in the same set of documents by Arthur Cole, regarding events in Coorg in 1809 and London in 1810, highlight the tension between madness and a sense of political order. The account in the Madras Courier emphasizes that the paramount power of the Regent cannot, and should not, be restricted by any other process, parliamentary or medical, as it was absolute, even though the King was insane. The suggestion that there should be parliamentary oversight was tantamount to treason.”

“These concerns two centuries ago have had profound consequences. A clause of sanity, being a prerequisite for rulers, has been inserted into most political and civil processes, so that those wielding political authority could only be the “sane.” The impact of this formalization of prejudice against the mentally ill is quite obvious [… a] trickle-down effect […]. The distinction between the “madness” of yesteryear and some “common mental disorders” of today has progressively become more blurred.”

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Maria ‘a Louca’ and other European monarchs after the Enlightenment

Maria I, Queen of Portugal. Thomas Hickey or Giuseppe Troni (attributed). Oil on canvas 1783.

Interestingly, many “mad” monarchs were qualified as such around the time when the ideas of the Enlightenment were spreading and parliaments as well as other forms of political control over the monarchs were becoming stronger in Europe, which coincided with the time psychiatry emerged as a discipline.

For instance, the same Doctor Francis Willis who was responsible for the treatment of George III was also called to treat another “mad” monarch of the time, Maria I of Portugal, known as “a Louca.”

See for instance, within a List of mentally ill monarchs – Wikipedia [accessed 24th March 2022]:

  • Maria I of Portugal (1734โ€“1816; ruled 1777โ€“1816), known as Maria, a Louca (“Mary the Mad”).  Around 1790 Maria’s long-expressed anxieties developed into religiously-themed delusions. Her ministers determined that she was insane and appointed her son Joรฃo to govern the kingdom.
  • George III of the United Kingdom (1738โ€“1820; ruled 1760โ€“1820) exhibited signs of mental disorder, in the form of logorrhea, as early as 1788. He fell into a profound depression after the death of his beloved Princess Amelia, and Parliament delegated his state duties to George, Prince of Wales.
  • Christian VII of Denmark (1749โ€“1808; ruled 1767โ€“1808).  Although never completely incapacitated, Christian [George’s brother-in-law, as Roberts points out in his book, ed.] displayed severe emotional and moral instability, and members of his court and personal staff struggled to build a functioning government around him.
  • Ludwig II of Bavaria (1845โ€“1886; ruled 1864โ€“1886) irritated his ministers with his uncontrolled spending on magnificent castles. With no end in sight, they arranged for a panel of psychiatrists to declare him insane and installed his uncle as regent. Although the ministers were motivated by political concerns, medical explanations have been offered that include frontotemporal dementiaschizotypal personality disorder and Pick’s disease.
  • Otto of Bavaria (1848โ€“1916; ruled 1886โ€“1913) suffered from depression, anxiety and insomnia throughout his life. In 1886, the senior royal medical officer wrote a statement declaring that Otto was severely mentally ill.  Otto is believed to have suffered from schizophrenia.
  • Wilhelm II, German Emperor (1859-1941, ruled 1888-1918) is believed to have had histrionic personality disorder.

Roberts, in his biography, notes as well that “Madness in royal houses was not particularly unusual in the eighteenth century”. He highlights that “King Gustav IV of Sweden (1778-1837)’s increasingly erratic behaviour lead to a coup in 1809; and in Russia there were serious questions about the mental health of both Tsar Peter III (who was assassinated in 1762) and Tsar Paul (who suffered the same fate in 1801).”

Doctor Francis Willis, portrait by John Russell, pastel, 1789

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Taizu, better known as Genghis Khan. Portrait cropped out of a page from an album depicting several Yuan emperors (Yuandjai di banshenxiang), now located in the National Palace Museum in Taipei. Paint and ink on silk, 14th century – Genghis Khan – Wikipedia

Genghis Khan and Frederick the Great in a 60s TV debate

As previously discussed in PsyPolitics, it might be relevant to note how psychiatrists Masserman and Visotsky during a TV debate with Szasz during the 60s were speculating about what might have happened if psychiatrists were around at the time of rulers such as Genghis Khan or Frederick the Great.

Masserman: “We must also judge as to what his behavior can be social-wise.

I wish we had psychiatrists at the time, shall we say, of Frederick the Great, who was a paretic.

We could have saved an awful lot of trouble. Or Genghis Khan who may have been a paretic.

But if psychiatrists had judged that these people should have been put under regulation, despite the laws that they themselves passed, a great deal of human sorrow would have been saved.

To which Visotsky replied: “You, Jules, feel that if psychiatrists were around when Genghis Khan was around, or Frederick the Great, that they could have stopped the activity.

That was a political power decision, and Iโ€™m not quite sure that psychiatrists are as powerful as you would want them to be or as Tom fears that they are, and I think maybe this is the concept that we have to discuss.

Masserman concluded: “Letโ€™s take general paresis.

Or you can say this syphilis of the brain, this is a disease, this belongs to neurologists and internists, not psychiatrists.

But suppose the general paretic is still infectious and he thinks heโ€™s a Napoleon and he can go around and infect as many women as possible and he is a real social danger.

He doesnโ€™t think he needs to be hospitalized and as a matter of fact, he can hire a lawyer to defend him.

Would you let such an individual, just because he has the advantage of the Constitution, free in society to infect women, to invoke this delusional system on other people, when as a matter of fact heโ€™d be much better off in the long run, so would society, if he were treated under temporary involuntary commitment.

See Psychiatry, constitutional law, and political power in a 60s TV debate (2020) – PsyPolitics.

Portrait by Johann Georg Ziesenis in 1763 – Frederick the Great – Wikipedia

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Bust of Philippe Pinel on the Pinel Memorial, Royal Edinburgh HospitalPhilippe Pinel – Wikipedia

Philippe Pinel about George III

In 2019 it was noted how “Michel Foucault, in his 1973-74 lecture series on โ€œPsychiatric Powerโ€ at the Collรจge de France, pointed to the madness of King George III of England, monarch of a global British empire, as reported by Philippe Pinel in the seminal โ€œTraitรฉ mรฉdico-philosophique sur lโ€™aliรฉnation mentale; ou la manie,โ€ published in 1800 in Paris.

According to Foucault, such emblematic scene of madness marked the birth of psychiatry as well as the passage from sovereign to disciplinary power in the modern world.”

As noted in PsyPolitics in 2021, and to my knowledge not elsewhere previously, the first genuine translation of the “father” of psychiatry, as he came to be identified, Philippe Pinel describing the scene of the psychiatrization of George III of England was the one in Michel Foucault’s lectures, translated into English, at the College de France on “Psychiatric Power”: Foucault’s “lectures on โ€œPsychiatric Powerโ€ (1973-1974), [were] published only in 2003 (and, by the way, its 2006 English translation included to my knowledge the very first English translation of Pinel openly talking about King George III of England โ€“ the โ€œmad kingโ€ โ€“ after more than 200 years from the original in French, an observation that I am making here for the very first time).”

Indeed two editions of Pinel’s work were published, the first one (1800) containing explicit references to a king that could be relatively easily identified as George III, the second one (1809) in which the text was changed so much as to not allow such identification. The first edition was translated into English in 1806 and in such translation all references to regality were accurately removed. This was the only translation into English during the nineteenth and twentieth centuries. See for instance, Betrayal! The 1806 English translation of Pinel’s traitรฉ mรฉdico-philosophique sur l’aliรฉnation mentale ou la manie – PubMed (nih.gov).

A new translation was published only a few years ago in 2008 by Wiley-Blackwell, sponsored by the French pharmaceutical company Servier, but this time around it was based on Pinel’s second edition (1809), in which the description of George III psychiatrization was not present as such. As a result the first published English translation of the psychiatrization of King George III was in the translation of Foucault’s lectures on psychiatric power in 2006.

A comparison of texts between the original first (1800) and second (1809) French editions of Pinel’s seminal book, as well as their 1806 and 2008 English translations – and the 2006 fragment translated in Foucault’s lectures – wold require a dedicated article.

Robert’s 2021 biography of “The Last King of America” includes an appendix “The Misdiagnosis of ‘The King’s Malady’ as Porphyria” which I found unconvincing as it attempts to deal with such critical turning point only from a medical and not from a political historical perspective.

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Weston Library, University of Oxford 2018 (photo by the article’s author)

The Nollekens bust of Willis in the church at Greatford – Francis Willis (physician) – Wikipedia

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