Evola sugli allucinogeni (2020)

“Cavalcare la Tigre”?

di Federico Soldani

Evola (all’anagrafe Giulio Cesare Andrea, detto Julius, nobile da parte di padre) fu un pensatore prominente nel periodo fascista in Italia, con un passato da artista astrattista e un significativo periodo nel movimento Dada di Tristan Tzara (nelle foto un suo quadro astratto e “Paesaggio Interiore, Illuminazione”, entrambi del 1919, un altro dei numerosi paesaggi interiori, del 1918-1920, e due copertine dalle opere pubblicate a Zurigo in Svizzera nel 1920).

In questi anni si e’ parlato di lui forse soprattutto a causa di Steve Bannon, il manager della prima campagna elettorale e, secondo il New York Times, “ideologo guru” del 45mo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump. Bannon infatti fece riferimento a Evola nel 2014 durante una conferenza in Vaticano.

Il New York Times in un articolo del 2017 su Bannon evidenzio’ “la visione di Evola di un nuovo ordine che distrugge la borghesia, che ha chiamato la civiltà solare.”

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Sotto l’amministrazione Trump e’ stato approvata dalla FDA statunitense nel 2019, in corrispondenza con il piu’ ampio cosiddetto “rinascimento psichedelico” in corso oggi, la prima sostanza allucinogena per una indicazione psichiatrica, ovvero la ketamina per la depressione, sostanza ampiamente usata come allucinogeno ricreativo (enantiomero S, brevettato dalla Johnson and Johnson come esketamina per la somministrazione intranasale).

Nell’agosto 2020 la FDA ha approvato questo allucinogeno persino per il trattamento di chi abbia espresso idee di suicidio e sia ad alto rischio.

La FDA ha in corso di rapida approvazione al momento anche la psilocibina, principio attivo di diversi cosiddetti funghi magici, cosi’ come l’MDMA / ecstasy, la droga da discoteca, parte delle sostanze anche dette in inglese ‘club drugs‘.

Lo stesso Presidente Trump invito’ la Veterans Administration, il servizio sanitario interamente pubblico per militari, dopo l’approvazione da parte dell’FDA a comprare grandi quantita’ di ketamina in modo da poter trattare adeguatamente, a suo modo di vedere, i veterani.

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Puo’ dunque essere interessante leggere a distanza di oltre mezzo secolo cio’ che Evola, questo ideologo del periodo fascista e post-bellico italiano, ebbe a scrivere sulle droghe e in particolare sugli allucinogeni nel libro del 1961 Cavalcare la Tigre in una “Parentesi sulle droghe” che venne riveduta in edizioni successive (il grassetto nel testo e’ aggiunto).

Evola, che studio’ a fondo le tradizioni orientali e scrisse molto in merito, usa qui il detto orientale “cavalcare la tigre”, tigre che rappresenterebbe qui il mondo moderno.

Secondo Evola, coloro che si sentono legati al mondo di quella che lui identificava come tradizione, per non farsi travolgere dai processi inarrestabili del mondo moderno (si veda anche il suo precedente libro Rivolta contro il mondo moderno del 1934) dovrebbe cavalcare questa forza per cercare poi di reindirizzarne l’energia nella direzione voluta.

Questa puo’ essere a mio avviso una chiave di lettura interessante per comprendere il processo rivoluzionario globalista in corso da parte di forze politiche che dichiaratamente sembrano opporsi ai processi globalisti e che fanno capo agli esecutivi di Trump e Johnson. Nei fatti tali esecutivi appaiono come grandi promotori della agenda cyber-psichedelica, a mio avviso il cuore della Rivoluzione Globalista, ovvero della digitalizzazione e della diffusione di sostanze allucinogene a partire dalla cannabis e dai prodotti di questa per le masse.

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Qui e’ riportato un brano da una delle versioni piu’ recenti del testo di Evola (si veda ad esempio la VI edizione corretta delle Edizioni Mediterranee, Roma 2000) ed e’ anche incluso un passaggio presente nella prima edizione del 1961 (tra parentesi quadre) ma espunto dalle successive.

In questo passaggio successivamente espunto, Evola ritiene che le droghe siano un sintomo e non una causa della crisi individuale di chi fa uso di sostanze psicotrope, parla del “primitivismo delle misure legislative repressive piu’ o meno drastiche” (sic) e sostiene che in base allo stesso principio si dovrebbe allora “sopprimere gran parte di cio’ che compone l’esistenza moderna e su cui si basa anche una sviluppatissima e aggressiva industria“.

Nonostante dica che siano valenze puramente dissolutive e regressive a prevalere in strati sempre più vasti delle nuove generazioni che usano queste sostanze psicotrope, il pensiero di Evola non appare dunque in contrasto sotto questo profilo con movimenti prepotentemente in corso oggi nella Gran Bretagna di Johnson e negli Stati Uniti di Trump tra cui ad esempio “Decrimininalizzare la Natura – Restaurare le nostre radici” per la decriminalizzazione degli allucinogeni.

Allucinogeni presentati oggi sotto i piu’ rassicuranti nomi di psichedelici o anche di enteogeni e talora ‘re-branded’ come terapie mediche o per coadiuvare la sedute di psicoterapia.

Da notare come nella retorica corrente non piu’ tanto di legalizzazione si parli, ovvero non piu’ di portare le droghe allucinogene, incluse quelle senza ancora un mercato la cui diffusione sia quindi da promuovere attivamente, sotto l’ombrello della legge ma oltre, fuori da questa, appunto de-criminalizzando e promuovendo sui media di massa e digitali. La questione terminologica e concettuale sulle sostanze allucinogene e’ gia’ stata affrontata su queste pagine (piu’ in dettaglio qui e in parte anche qui).

Nel brano seguente Evola fa un breve cenno ad Aldous Huxley e alla esperienza di questi con la mescalina, sostanza presente in cactus americani quali il peyote (di cui parlo’ in Le Porte della Percezione). Huxley e’ un autore del quale abbiamo gia’ discusso in particolare perche’ il termine ‘psichedelico’, per denotare gli allucinogeni, fu ideato in uno scambio di rime tra lo scrittore inglese trapiantato a Hollywood in California, su Mulholland Highway, e lo psichiatra inglese Osmond che lavoro’ a lungo negli Stati Uniti.

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Parentesi sulle droghe, da ‘Cavalcare la Tigre’, di Julius Evola (grassetto aggiunto)

Paesaggio Interiore, Illuminazione (1919)

Si può capire che per tal via, di là dal campo della musica e della danza si sia condotti verso un dominio assai più vasto e problematico, il quale abbraccia molti altri mezzi aventi un uso sempre più vasto nelle nuove generazioni.  Quando quella beat generation nord-americana, a cui abbiamo già fatto allusione, mise insieme l’alcool, l’orgasmo del sesso e le droghe come ingredienti essenziali pel suo senso della vita, essa associò radicalisticamente tecniche che in realtà hanno un fondo comune – quello or ora indicato.

Non è il caso di soffermarsi troppo su tale dominio. A parte ciò che nel seguente capitolo diremo sul sesso, dato l’accenno già fatto, qui aggiungeremo solo qualche considerazione sul mezzo che, fra tutti quelli usati in alcuni settori del mondo contemporaneo, ha più visibilmente la finalità di una evasione estatica, cioè la droga.

J. Evola, Arte Astratta, Collection DADA Zurich 1920

La diffusione crescente delle droghe fra la gioventù di oggi è un fenomeno assai significativo.

Uno specialista, il dottor Laennec, ebbe a scrivere: «Nei nostri paesi la più diffusa categoria dei tossicomani è rappresentata dai nevropatici e dai psicopatici, pei quali la droga costituisce non un lusso ma l’alimento divenuto vitale, la risposta all’angoscia…  La tossicomania allora appare come un sintomo addittivo della sindrome nevrotica del soggetto, un sintomo fra gli altri, una difesa ulteriore, ben presto la sola e vera difesa».  In una certa misura, queste considerazioni possono venire generalizzate, ossia estese a assai più vaste cerchia di persone che non sono nevrotiche nel senso proprio, clinico, del termine; si tratta soprattutto di giovani che hanno percepito più o meno distintamente il vuoto dell’esistenza moderna e delle routines della civiltà attuale e che cercano una evasione.  L’impulso può essere contagioso, l’uso della droga può estendersi a individui nei quali non esisteva questa causa originaria, questo punto di partenza, e nei riguardi dei quali si può solo parlare di un vizio deprecabile; iniziatisi alla droga per imitazione o voga, costoro soggiacciono alla seduzione degli stati propiziati dalla droga, che spessissimo portano a rovina la loro già debole personalità.

Con le droghe si ripete, in parte, la situazione già indicata per la musica sincopata. Sono stati spesso trasposti sul piano profano e «fisico» dei mezzi che in origine furono anche usati come coadiuvanti per aperture sul sovrasensibile, nel campo delle iniziazioni o di esperienze simili a quelle delle iniziazioni. Come le danze a musica sincopata moderne derivano dalle danze negre estatiche, così diverse delle droghe oggi usate e variamente elaborate dalla farmacopea corrispondono a droghe che in popolazioni primitive venivano usate non di rado per un fine «sacro», seguendo antiche tradizioni. Ciò vale, del resto, già pel tabacco; fra gli Indiani d’America forti estratti di tabacco vennero usati nella preparazione dei neofiti che dovevano ritirarsi per un certo periodo dalla vita profana per ottenere «segni» e visioni. Anche per l’alcool, entro certi limiti, può dirsi cosa analoga; si sa della tradizione circa le «bevande sacre», così come dell’uso dell’alcool nel dionisismo e in correnti ad esso affini; per esempio, il taoismo antico non interdiceva le bevande alcooliche, che anzi considerava come «estratti di vita» propiziatori di una ebrezza che, come quella della danza, può condurre verso una specie di «stato di grazia magica», cercato dai cosidetti «uomini reali». Gli estratti della coca, il mescal, il peyotl e altri stupefacenti facevano e spesso fanno tuttora parte del rituale di società segrete dell’America centrale o meridionale. 

[…]

[In fatto di “equazione personale”, a chi per preoccupazione di igiene sociale combatte con zelo gli stupefacenti vedendovi una causa della rovina morale degli individui da essi intossicati, si dovrebbe ricordare quel che e’ stato generalmente riconosciuto dai patologi e dai neurologi, ossia che nella grandissima maggioranza dei casi gravi l’uso della droga e’ meno la causa che non il sintomo di una alterazione profonda, di uno stato di crisi, di una nevrosi, o simili, del soggetto (fra le tante, sono esplicite queste affermazioni di uno specialista, il dr. Laennec: “Nei nostri paesi la piu’ diffusa categoria dei tossicomani e’ rappresentata dai nevropatici e dai psicopatici, pei quali la droga costituisce non un lusso, ma l’alimento diventato vitale, la risposta all’angoscia…   La tossicomania allora appare come un sintomo additivo della sindrome nevrotica del soggetto, un sintomo fra gli altri, una difesa ulteriore, ben presto la sola e vera difesa).  In altri termini, e’ una preesistente situazione psichica o esistenziale negativa, “coperta” o patente, a spingere all’uso delle droghe come ad una effimera soluzione.  Da qui l’inefficacia, in casi del genere, delle terapie disintossicatrici semplicistiche, cioe’ esteriori, trascuranti il fatto psichico primario; da qui, anche, il primitivismo delle misure legislative repressive piu’ o meno drastiche.  Privata delle droghe, la persona in questione, non ha per nulla risolto il suo problema; ricorrera’ ad altri mezzi per venire piu’ o meno allo stesso punto, oppure crollera’.  D’altra parte, se per legge si dovesse escludere tutto cio’ che all’uomo e alla donna moderni vale come uno “stupefacente’ in senso generico e che serve in modo piu’ blando agli stessi fini di una evasione presentata come “distrazione” o simili […], occorrerebbe sopprimere gran parte di cio’ che compone l’esistenza moderna e su cui si basa anche una sviluppatissima e aggressiva industria.]

Paesaggio Interiore ore 10,30 (1918 -1920)

Comunque, sono l’«equazione personale» e la zona specifica su cui vanno ad agire droghe e stupefacenti (qui potendosi includere anche l’alcool) a condurre il singolo verso l’estraniamento, verso una apertura passiva a stati che gli danno l’illusione di una superiore libertà, di una ebrezza e di una sconosciuta intensità delle sensazioni, ma che in realtà hanno un carattere dissolutivo e che in nessun modo lo «portano oltre». Per attendersi da simili esperienze un diverso esito, si dovrebbe disporre di un eccezionale grado di attività spirituale, e l’atteggiamento dovrebbe essere l’opposto di quello di chi le cerca e ne ha bisogno per sfuggire a tensioni, a traumatizzazioni, a nevrosi, al sentimento del vuoto e dell’assurdo.

Si è accennato alla tecnica della polimetria ritmica africana: una forza è arrestata di continuo in una stasi, con lo scopo di liberare una forza d’ordine diverso. Nell’estatismo inferiore dei primitivi ciò apre la via all’invasamento da parte di poteri scuri. Dicevamo che nel nostro caso questa forza diversa dovrebbe essere prodotta dalla risposta dell’«essere» (del Sé) allo stimolo. La situazione creata dall’azione delle droghe e dello stesso alcool non è diversa. Ma una reazione del genere quasi mai si verifica; l’azione della sostanza è troppo forte, brusca, impreveduta e esterna a che essa non sia semplicemente subita e, quindi, a che il processo possa impegnare l’«essere». È come se una potente corrente s’immettesse di fatto nella coscienza e così la persona potesse solo avvertire il mutamento di stato già avvenuto, senza richiedere il suo assenso: e nel nuovo stato si è sommersi, da esso si è «agiti». È così che l’effetto reale, anche se non avvertito, è un tramortimento, una lesione del Sé, malgrado ogni impressione di una vita esaltata e di beatitudini o voluttà trascendenti.

[…]

La copertina della edizione tedesca (1933) del pamphlet anti-cristiano Imperialismo Pagano, 1928

Qui sarà bene aggiungere qualche dettaglio. In genere, le droghe vengono distinte in quattro categorie: gli euforici, gli inebrianti, gli allucinogeni, i narcotici. Le prime due categorie non presentano, per noi, nessun particolare interesse: più o meno come l’uso del tabacco e degli alcoolici, il quale non ha rilevanza, a meno che divenga un «vizio», ossia che non porti ad un condizionamento.

La terza categoria comprende droghe le quali provocano stati in cui vengono sperimentate visioni varie e quasi altri mondi dei sensi e dello spirito. Questi effetti, in un loro aspetto, sono stati chiamati anche «psichedelici», per l’assunzione che nelle visioni vengano proiettati e divengono palesi dei contenuti riposti della propria psiche profonda, però non riconosciuti come tali. Così i medici hanno perfino provato a usare droghe come la mescalina, per una esplorazione psichica analoga a quella della psicanalisi.

Quando tutto si riduce alla proiezione di un sottosuolo della psiche, nemmeno esperienze del genere possono presentare un interesse per il tipo di uomo che abbiamo in vista. A parte pericolosi contenuti di sensazione e da paradiso artificiale, si tratta di fantasmagorie illusorie che non portano oltre, anche se non si deve escludere che talvolta ad agire non siano soltanto i contenuti della propria sub-coscienza ma anche influenze oscure le quali, trovando la via aperta, si manifestano visionariamente; non è nemmeno detto che ad esse, e non al semplice sottosuolo represso della psiche individuale, non siano da riportarsi certi impulsi che possono prorompere in margine a questi stati (e ve ne sono che hanno spinto compulsivamente perfino ad atti delittuosi).

Un uso utile di tali droghe presupporrebbe una preliminare «catarsi», ossia la neutralizzazione proprio del sottosuolo inconscio individuale che si attiva; allora le imagini e le impressioni potrebbero aver riferimento ad una realtà spirituale sovraordinata anziché ridursi ad un’orgia visionaria soggettiva. Si può rilevare che nei casi in cui questo uso superiore delle droghe è stato considerato, sono stati previsti non solo periodi di preparazione e di purificazione del soggetto, ma anche di contemplazione, ad esempio anche di simboli destinati a guidare adeguatamente il processo.

Talvolta sono state anche previste «consacrazioni», a scopo protettivo. Ci è stato riferito che nell’America centro-meridionale l’uso del peyotl è stato associato, in certe comunità di indigeni, alle figure scolpite in rilievo di certe rovine di antichi templi, le quali solo negli stati propiziati dalla droga «parlavano», rivelavano il loro significato in termini di illuminazioni spirituali.

L’importanza dell’orientamento individuale appare in modo chiaro dagli effetti assolutamente diversi della mescalina in due scrittori contemporanei, A. Huxley e lo Zaehner, che hanno fatto esperimenti con la droga.

E da rilevare che per allucinogeni, come l’oppio e, in parte, l’hashish (vedi cannabis, ndr), quell’assunzione attiva dell’esperienza di cui si è detto dianzi e che dal nostro punto di vista costituisce l’essenziale, è in genere da escludere.

Resta la categoria dei narcotici e di sostanze usate anche nell’anestesia totale, l’effetto normale dei quali è la semplice sospensione completa della coscienza. Essa corrisponde ad un distacco che escluderebbe tutte le forme intermedie «psichedeliche» insieme agli insidiosi contenuti estatici e voluttuosi, dunque ad uno spazio vuoto ove, se la coscienza sussistesse, avrebbe per centro il puro Io rendendo possibili aperture su una realtà superiore. Ma a questo vantaggio si contrappongono le estreme difficoltà di un addestramento capace di garantire quel sussistere della coscienza distaccata.

In genere, si deve tener presente che lo stesso uso delle droghe per un fine spirituale, ossia per cogliere baleni di una trascendenza, ha il suo prezzo.

Come è che le droghe producano certi effetti psichici (non concordanti e non uniformi), ciò dal punto di vista scientifico moderno non è stato ancora accertato. Si vuole che alcune di esse, come già l’LSD, agiscano distruttivamente su date cellule del cerebro. Comunque, un punto è certo: un uso non eccezionale delle droghe (alle quali dovrebbe poi sostituirsi il potere di giungere a stati analoghi con i propri mezzi) porta ad una certa disorganizzazione psichica. Così quando la via che si è scelta si basasse sulla massima unificazione di tutte le facoltà psichiche, questo effetto deve esser tenuto presente e soppesato.

E’ probabile che al lettore comune tutto quest’ordine di idee riesca ostico, mancandogli punti di riferimento personali per orientarsi. Ma, di nuovo, è stato lo sviluppo stesso dell’argomento a imporci anche questo breve sconfinamento. Infatti solo facendo entrare in linea di conto le accennate possibilità, per inusitate che esse siano, v’è modo di fissare adeguatamente delle antitesi necessarie, di riconoscere il punto in cui i processi di evocazione dell’elementare nel mondo d’oggi si trovano del tutto bloccati, per quel che riguarda certe loro possibili valenze positive, mentre sono quelle puramente dissolutive e regressive a prevalere in strati sempre più vasti delle nuove generazioni.

J. Evola, Arte Astratta, Collection DADA Zurich, 1920

Last Updated on October 5, 2020 by Federico Soldani

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